Aziende al lavoro

Asl TO3. Ora basta un tablet per la valutazione delle ulcere cutanee. Primi frutti della collaborazione tra Asl TO3 e Politecnic

Il dispositivo Wound Viewer della spin-off del Politecnico Omniadermal sperimentato dalla Rete Vulnologica Asl TO3

Le ulcere cutanee croniche  rappresentano una delle patologie più diffuse nei paesi occidentali. Si tratta di lesioni che non guariscono e colpiscono soprattutto la popolazione anziana rappresentano una rilevante questione di salute pubblica e un importante problema di assistenza sanitaria con relativo ingente impegno di gestione in termini di risorse umane, materiali e tecnologiche.

Nel 2014, dai risultati raggiunti da gruppi di lavoro dell’Asl TO3, è iniziato un percorso di formazione volto a uniformare i comportamenti degli operatori, in particolare medici e infermieri, nel trattamento di questi pazienti.

Oggi, a distanza di tre anni, la Asl ha a disposizione  un gruppo di professionisti formati (84 Operatori), che si è costituito come rete operativa sul tema delle ulcere cutanee croniche (rete vulnologica) e che sviluppa la propria attività tra i diversi presidi ospedalieri dell’azienda e i diversi servizi territoriali.

L’integrazione Territorio – Ospedale prevista nella riorganizzazione, vede la messa in rete di ambulatori ospedalieri e territoriali di riferimento, con personale esperto nella cura delle lesioni cutanee con i servizi di assistenza territoriale costituita da infermieri esperti, medici di Medicina generale e medici specialisti ambulatoriali dei Distretti e delle Case della Salute, esperti in Wound Care, che gestiranno i pazienti sul territorio, nell’ambito di un percorso di continuità assistenziale.

La convenzione tra la Asl To3 e il Politecnico di Torino ha consentito di far nascere una importante collaborazione tra la rete degli operatori sanitari della rete vulnologica e una startup di giovani ingegneri del Politecnico che ha sviluppato un’innovativa tecnologia per la valutazione delle ulcere cutanee croniche.

Lo strumento, che richiede l’impiego di un semplice  tablet, e che è stato denominato Wound Viewer, è un dispositivo medico di classe 1 in grado di acquisire e processare automaticamente in pochi minuti le immagini delle ferite ulcere cutanee attraverso un algoritmo di intelligenza artificiale (AI) che fornisce al personale sanitario i parametri fondamentali delle lesioni e organizza le informazioni in cartelle cliniche digitali. Il device può quindi essere uno strumento a supporto delle decisioni degli operatori sanitari, consentendo loro di migliorare la produttività, riducendo il tempo di misurazione di oltre 10 minuti a visita, e di identificare sin da subito la migliore terapia per il paziente, riducendo di oltre il 30% il rischio di complicazioni cliniche (tra le più diffuse, l’amputazione degli arti).

Le immagini acqusite attraverso il tablet potranno essere visualizzate a distanza da altri operatori autorizzati e con competenze specialistiche nella valutazione della lesione e consentire pertanto una consultazione in remoto dei dati sanitari rilevati dallo strumento.                                    

 Questa nuova tecnologia specificamente progettata per valutare l’evoluzione, anche minima, della lesione, aiuterà i professionisti dal momento dell’inquadramento diagnostico fino alla definizione di un appropriato programma terapeutico. 

Wound Viewer è uno dei risultati di ricerca dal Politecnico di Torino che sono diventati Spin-Off dell’Ateneo, grazie al supporto delle strutture dedicate alle attività di trasferimento tecnologico: Omnidermal è una start up fondata dai ricercatori Jacopo Secco e Marco Farina, in collaborazione con il Dottor Elia Ricci, medico specializzato nel trattamento e nelle cure delle ulcere cutanee,

“La Rete Vulnologica Asl TO3, in fase di formalizzazione, è costituita da medici e infermieri  impegnati a trattare le lesioni cutanee croniche, e rappresenta sia  una valorizzazione delle competenze dei professionisti (infermieri in possesso di master in vulnologia), fortemente voluta dalla Direzione Generale e dalla Direzione delle professioni sanitarie, sia un oggettivo miglioramento organizzativo nella presa in carico di questo importante problema di salute che troverà nella tecnologia messa a disposizione dalla giovane azienda nata dal Politecnico un valido supporto al miglioramento della qualità delle cure”, commenta Flavio Boraso Direttore Generale dell’Asl TO3.

“L’ambito bioingegneristico – biomedico legato a temi medici sta acquisendo grandissima importanza come campo di convergenza e di applicazione di numerosi ambiti di e ricerca tecnologica del Politecnico, anche in risposta a bisogni sociali fondamentali, come la realizzazione di cure più efficaci, la progettazione di supporti funzionali e la creazione di nuovi servizi capaci di coniugare efficienza e maggiore qualità. La capacità di valorizzare questi risultati, che vede come fondamentale la collaborazione con il mondo medico, rappresenta un passo ulteriore per mettere a sistema le competenze su queste tematiche, in un contesto sempre più multidisciplinare e di supporto alla crescita del territorio, riuscendo anche a supportare la nascita di nuove imprese”, commenta il Vicerettore per il Trasferimento Tecnologico del Politecnico Emilio Paolucci.

Asl TO3. si trasferisce l’Oculistica di Pinerolo

Dal Quinto piano, il servizio, passa al primo

Nell’ottica di migliorare il servizio fornito alla cittadinanza del pinerolese oggi, mercoledì’ 30  agosto, viene  ricollocato il Servizio di Oculistica, che dal quinto piano dell’edificio D (ove era temporaneamente ospitato) viene  trasferito al primo piano dell’edificio E, in nuovi locali, opportunamente ammodernati.

I nuovi locali del servizio di Oculistica prevedono la presenza di un ambulatorio per i servizi diagnostici di fluorangiografia e OCT, un'area riservata alle apparecchiature laser per i trattamenti delle patologie retiniche, un locale destinato ai campi visivi computerizzati ed ai trattamenti di diagnosi e cura delle patologie di competenza ortottica, altri due locali utilizzati appunto per le visite oculistiche ambulatoriali.

L’apertura dei nuovi ambulatori, risultato di un restyling strutturale, porta a compimento il processo organizzativo iniziato a partire dal mese di giugno con l’ implementazione dell’attività ambulatoriale realizzata attraverso l’apertura di nuovi servizi oculistici.

In particolare, già a partire dal mese di giugno, l’Ospedale di Pinerolo aveva visto l'attivazione di un Servizio di prime visite oculistiche: proseguendo l'attività anche nei mesi di luglio ed agosto, nonostante la diminuzione di organico dovuta al periodo estivo, è stato possibile garantire ben 429 prime visite, con un costante graduale incremento previsto per i prossimi mesi (solo per il mese di settembre sono già in programma 225 prime visite).

L’implemento dell’attività ambulatoriale non ha poi impedito di proseguire anche con l’attività di sala operatoria, con la quale si continuano a garantire oltre 80 interventi mensili tra cataratte, interventi palpebrali e chirurgia del glaucoma.

Verrà inoltre potenziata l’attività operatoria anche attraverso l’acquisto di un nuovo microscopio (la cui consegna è prevista nel mese di ottobre) che, con i due facoemulsificatori, permetteranno non solo di implementare l'attività chirurgica, ma di estendere l'offerta anche ad interventi attualmente non realizzabili quali la vitrectomia (intervento sul segmento posteriore dell'occhio). Questo non potrà poi che avere un impatto positivo nella riduzione dei tempi operatori e di attesa, migliorandone la qualità e la sicurezza per il nostri cittadini.

“Il trasferimento di oggi rappresenta un ulteriore tassello al grande lavoro di rinnovo messo in atto presso l’Ospedale di Pinerolo”, sottolinea il Dott. Flavio Boraso, Direttore Generale dell’Asl TO3. “I nuovi locali dell’Oculistica renderanno gli ambulatori più accoglienti e funzionali al fine di ottimizzare le prestazioni fornite dal Servizio di oculistica al cittadino. Ma non solo: l'investimento tecnologico che abbiamo voluto garantire nelle nostre sedi aziendali vedrà i suoi frutti anche in ambito oculistico ove il nuovo microscopio, di ultima generazione, potrà apportare consistenti benefici clinici e di qualità al comparto operatorio ed ai nostri pazienti”.

S. Croce: è Agostino Vaiano il nuovo primario di Oculistica

Dipendente del S. Croce dal 2009, era in aspettativa dal 2015 per lavorare in Spagna

Agostino Vaiano, 45 anni, è il nuovo direttore della struttura complessa di Oculistica dell’azienda ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo. Prenderà servizio venerdi 1 settembre.

Laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Oftalmologia con il massimo dei voti e la lode presso l’Università Cattolica di Roma, il dr. Vaiano ha conseguito, tra l’altro, un dottorato di ricerca in scienza della visione ed ha lavorato presso il Policlinico “Gemelli” di Roma acquisendo competenze in Cornea e Chirurgia refrattiva, Ecografia oculare ed orbitaria, Glaucoma, Strabologia e Ortottica.

Ha inoltre prestato servizio all’Oftalmico di Roma e all’Istituto Neurologico Mediterraneo ”NEUROMED” di Isernia, Centro monospecialistico dedicato esclusivamente a Neurologia, Neurochirurgia e Neuroriabilitazione, ove operano in sinergia la ricerca scientifica e l’attività clinica.

Dopo un’esperienza all’ospedale S. Maria Goretti di Latina, dal 2009 è dipendente del S. Croce di Cuneo, in aspettativa dal 2015 per un incarico presso L’Hospital de Matarò-Consorci Sanitari del Maresme di Barcellona.

Il dr. Vaiano conta interventi in live come primo operatore in alcuni importanti congressi e numerose pubblicazioni su riviste scientifiche di livello nazionale e internazionale.

Mauriziano. Progetto Lean Healthcare: dall'automotive in Giappone all'ospedale Mauriziano di Torino, per la sanità del futuro mi

Verrà applicato, nell'azienda ospedaliera diretta da Sivlio Falco, il modello Toyota

Vantaggi per i pazienti: riduzione tendenziale e crescente dei tempi di attesa correlati alla possibilità di un incremento del numero di interventi per la maggiore efficienza organizzativa. Vantaggi per il personale: semplificazione dei percorsi organizzativi e potenziale riduzione del carico di lavoro per ogni intervento. Coscienza e conoscenza dell'insieme dei percorsi / attività di tutti gli operatori per apportare modifiche condivise esaltando lo spirito aziendale e di gruppo. Vantaggi per la struttura: incremento del numero degli interventi e conseguenti maggiori ricavi; riduzione dei costi per ogni intervento (ore personale per intervento - ripetizione procedure diagnostiche – standardizzazione procedure organizzative).

Questi sono solo alcuni dei vantaggi che il nuovo rivoluzionario Progetto Lean Healthcare Hospital porterà a pazienti, dipendenti ed Azienda. Un Progetto che nasce nel campo dell'automotive in Giappone, si é allargato a numerosi settori industriali ed ora sbarca nel mondo della sanità.

L'ospedale Mauriziano (Direttore Generale dottor Silvio Falco) ha deciso di adottare l'approccio innovativo Lean Healthcare Hospital per la realizzazione di alcuni processi clinico-assistenziali, nell'ottica della ricerca del miglioramento continuo della Qualità dei servizi erogati e dei percorsi per snellire i processi operativi. Numerosi passaggi potranno essere semplificati e sburocratizzati.

Il Progetto, che avrà uno sviluppo nel corso di tutto l'anno, si propone di ottimizzare i flussi dei pazienti con bisogni chirurgici ricoverati presso l'Azienda, attraverso un'analisi delle principali attività che caratterizzano i processi, con particolare attenzione alle attività di sala operatoria, uno dei centri nevralgici dell’ospedale. Nel progetto sono coinvolti in prima persona medici, personale tecnico-assistenziale ed amministrativo, che quotidianamente si prendono cura dei pazienti.

Il personale dell'Azienda Ospedaliera è supportato durante l'intero progetto dallo studio di consulenza Matt & Partner di Bolzano, che aiuterà la struttura ospedaliera ad introdurre il metodo del Lean Management ed a farne una strategia aziendale.

Il Lean Management, nato e sviluppato in Giappone nel dopoguerra nel settore automotive (Toyota Production System), si pone l’obiettivo di definire processi stabili, aumentare le attività a valore e creare quindi prodotti e servizi con maggiore qualità. Il Lean Management ha dato e sta dando ottimi risultati in tutti i settori industriali ed ora verrà applicato anche alla Pubblica Amministrazione ed alla Sanità.

All'inizio l'esperienza presso il Mauriziano coinvolgerà due équipe professionali di elevata esperienza e competenza, l'Ortopedia e Traumatologia (diretta dal professor Roberto Rossi) e la Chirurgia Generale (diretta dal dottor Alessandro Ferrero), strutture che con la loro complessità ed intensità di intervento possono rappresentare molto bene il livello di integrazione ed interdipendenza professionale necessari ai sistemi sanitari per poter funzionare nel migliore dei modi.

L'approccio Lean, partendo dai processi, consente di portare il focus sia sul paziente che sui professionisti, coinvolgendoli nella cultura del miglioramento continuo attraverso l'analisi del valore, sia percepito che da costruire attraverso l'agire professionale.

L'analisi dei flussi consente di conoscere meglio i processi ed il corretto utilizzo delle risorse. Le mappe concettuali di riferimento consentiranno ai partecipanti al progetto di visualizzare i differenti interventi identificando anche le aree di spreco ed i conseguenti margini di miglioramento.

Sono già partiti i primi corsi workshop per il personale. Tutto ciò potrà consentire ad intere équipe di definire un percorso di miglioramento continuo e consapevole dei processi clinico-assistenziali; tale aspetto rappresenta uno degli obiettivi del progetto Lean che punta anche a far crescere la motivazione dei collaboratori ed a fare squadra in un team multiprofessionale per affrontare le sfide della sanità, presenti e future. Unica possibile criticità che richiederà uno sforzo comune saranno le modifiche comportamentali, che sono quelle più difficili da mettere in atto perchè comportano il superamento della consueta fase / frase iniziale…: “ma noi abbiamo sempre fatto così”. Ma stavolta sarà diverso.

AOU Novara. Firmato il protocollo di collaborazione tra l’azienda ospedaliera e il Sichuan Cancer hospital

E’ stato ufficialmente firmato a Chengdu (Cina) l’accordo di collaborazione transnazionale tra l’azienda ospedaliero-universitaria ‘Maggiore della carità’ di Novara e il Sichuan Cancer Hospital and Institute: si tratta dell’avvio ufficiale di una collaborazione che aveva già visto quattro medici cinesi frequentare per sei mesi di stage altrettante strutture del ‘Maggiore’.

La delegazione novarese, invitata dal presidente del  Sichuan Cancer Hospital and Institute , Lang Jinyi, era composta dal commissario Mario Minola e da due direttori medici, Marco Krengli e Gabriele Panzarasa.

Il gruppo novarese è stato ospite del Congresso della Società Cinese di Radioterapia a Chongqing dove il prof. Krengli ha tenuto un’importante relazione scientifica.

Durante un’interessante visita all'ospedale di Chengdu il prof. Krengli e il dott. Panzarasa hanno partecipato direttamente ad alcune procedure specialistiche  con i medici cinesi.

Dopo la firma del protocollo, Minola, Krengli e Panzarasa hanno tenuto in un convegno scientifico tre relazioni sulle esperienze manageriali e specialistiche novaresi e italiane confrontandosi con quelle cinesi.

Con il presidente Lang sono stati presi accordi per cominciare una collaborazione scientifica su importanti progetti che prevedono anche lo scambio reciproco di  medici.

Il progetto avviato con Chengdu è frutto dell'impegno della dott.ssa Lucia Orlandini, fisico sanitario e direttore accademico dell'ospedale cinese, unica straniera strutturata in un ospedale governativo cinese. Recentemente ha ricevuto un importante riconoscimento dal governo del Sichuan per il lavoro di sviluppo clinico all’interno dell'ospedale e per l'attività di collaborazione scientifica con l'estero.

Nel suo intervento durante la cerimonia della firma, il dott. Mario Minola ha sottolineato come “i nostri ospedali pur essendo geograficamente lontani hanno molte affinità. Hanno una mission in comune: combinare l’assistenza ai pazienti con l’insegnamento e la ricerca medica scientifica in collaborazione con l’università per migliorare la salute della popolazione. Anche la vision è la stessa, come dimostra l’accordo che stiamo siglando: cogliere le opportunità di sviluppo e superare gli ostacoli grazie allo scambio delle conoscenze ed alla sinergia delle risorse professionali e tecnologiche. Stiamo seminando su un terreno molto fertile: il raccolto non potrà che essere abbondante grazie alle grandi competenze scientifiche coinvolte”.

Asl VCO. Convenzione con la Fondazione Comunità Attiva di Cannobio

La Casa della Salute, già Centro Polifunzionale Medicina Attiva, con il proprio personale e con le sue strumentazioni diagnostiche garantisce all’Azienda le attività funzionali di:

  • prenotazione di visite e prestazioni sanitarie
  • riscossione ticket organizzazione e gestione dei punti prelievi di Cannobio. Cannero Riviera e Oggebbio
  • stampa e consegna dei referti degli esami ematochimici
  • gestione per via telematica dei referti
  • prestazioni infermieristiche
  • supporto logistico per prestazioni sanitarie specialistiche

La Fondazione assicura il supporto amministrativo e infermieristico per alcune prestazioni specialistiche strumentali come la visita cardiologia ECG, holter cardiaco, visita otorinolaringoiatrica, visita diabetologica, visita ginecologica con ecografia ad integrazione, visita urologica ed ecografia ad integrazione, visita chirurgica vascolare e diagnostica strumentale doppler, visita dermatologica, terapia del dolore, prestazione di medicazioni avanzate.

La Direzione Generale esprime il proprio compiacimento per aver sottoscritto il rinnovo della convenzione che permette di garantire significativi servizi sanitari e amministrativi al territorio e alle comunità dell’Alto Verbano, potenziando così i servizi sanitari territoriali di prossimità.

Il Direttore del Distretto VCO conferma che con i Medici di Medicina Generale è stato avviato un confronto per la realizzazione di percorsi integrati di presa in carico delle patologie croniche più frequenti, secondo la indicazioni della DGR 3-4287 del 29.11.2016 sullo sviluppo delle Case della Salute, tra le quali figura la Casa della Salute di Cannobio.

Il Dott. Franco Squillace, Medico di Medicina Generale, esprime soddisfazione per la sottoscrizione della convenzione che da continuità ad un progetto nato più di dieci anni fa per iniziativa dei Medici di Medicina Generale di Cannobio e dell’Alto Verbano che hanno creduto nello sviluppo della medicina territoriale.

Il Presidente della Fondazione Dott. Federico Carmine sottolinea l’importanza basilare di questo rinnovo, sia nell’ottica della futura programmazione della Fondazione sia per la garanzia pluriennale a sostegno dei servizi sanitari sul territorio.

Asl TO4. Ospedale di Ivrea: terminati i lavori di ristrutturazione della nuova sede del reparto di Oncologia

Il reparto di Oncologia dell’Ospedale di Ivrea, diretto dal dottor Giorgio Vellani, che dal 2003 occupa il primo piano seminterrato del blocco G del Presidio, è stato trasferito al piano terreno del blocco B, in spazi da ultimo occupati dalla sede provvisoria dell’UTIC (Unità di Terapia Intensiva Coronarica) completamente ristrutturati e rinnovati. I lavori sono stati realizzati con un investimento di circa 350 mila euro

“Il trasferimento del reparto di Oncologia – commenta il Direttore Generale dell’Asl TO4, dottor Lorenzo Ardissone – risponde a criteri di umanizzazione della struttura operativa. Ora tutte le camere di degenza, colorate e molto gradevoli, sono illuminate dalla luce naturale, che è fondamentale per il benessere delle persone assistite”.

I nuovi locali assicurano, inoltre, un elevato comfort  alle persone ricoverate. Tutte le stanze di degenza (quattro a due letti, una a tre letti e una a letto singolo) sono dotate di bagno riservato e presa TV. E’ stato realizzato un nuovo impianto di condizionamento a tutt’aria al fine di rispondere alle vigenti norme di accreditamento dei locali. Ogni stanza di degenza è dotata di termostato ambiente tramite il quale è possibile ritarare la temperatura ambientale. È stato realizzato un nuovo impianto elettrico, con l’installazione di nuovi corpi illuminanti a led a basso consumo energetico, e tutte le postazioni sono dotate di moderni testaletto con prese per gas medicali, prese di servizio elettriche, luce di cortesia e sistema centralizzato di chiamate. Nei nuovi locali si trovano anche serramenti con vetri a camera a bassa emissione e con l’installazione di pellicole solari termiche per contenere i consumi energetici.

“I locali che saranno lasciati liberi dal reparto di Oncologia nei prossimi giorni – conclude il dottor Ardissone – diventeranno sede del nuovo Day hospital onco-ematologico, in cui saranno accorpati la struttura di Ematologia, finora operativa presso il Servizio Trasfusionale, e il Day hospital dell’Oncologia, finora ubicato presso il reparto di Oncologia. Questo accorpamento consentirà spazi più ampi e vantaggi dal punto di vista organizzativo, con conseguente beneficio sia per gli operatori sia per gli utenti”. La sede del nuovo Day hospital onco-ematologico sarà pronta entro la fine di quest’anno, dopo aver eseguito lavori di manutenzione e di adattamento della struttura alla nuova attività.

Asl TO3. Ospedale Angelli. Apre il nuovo reparto della salute mentale

Fin dal suo arrivo il Direttore Generale dell’Asl TO3 Flavio Boraso aveva dichiarato la volontà di assicurare un forte impegno dell’Azienda nel miglioramento dei servizi di Salute Mentale, iniziando dall’aspetto considerato da tutti il più critico, ovvero quello dell’inadeguatezza dei locali assegnati al servizio, sia sul territorio sia presso gli Ospedali di Rivoli e Pinerolo. Un impegno ribadito lo scorso anno nel corso di incontri con le Associazioni dei familiari dei pazienti, con il Vescovo di Pinerolo ed il Pastore valdese che avevano condiviso la necessità di interventi in un settore assistenziale delicato e forse privo delle necessarie attenzioni nel corso degli anni

Così è stato; reperite le necessarie risorse, si era iniziato con la nuova sede del Servizio a Torre Pellice, che da una vecchia sistemazione inadeguata a Luserna San Giovanni era stata spostata all’interno del Presidio in un’area di ben 300 mq, poi inaugurata il 30 giugno 2016.

Successivamente era stata la volta del rinnovo totale del Servizio di Psichiatria presso l’Ospedale di Rivoli, collocato in locali rinnovati con un ampliamento di oltre 60 mq, inaugurato il 19 luglio 2016.

Oggi siamo al terzo importante passaggio, quello del completamento dei lavori di realizzazione del nuovo reparto (SPDC) al 4° piano dell’Ospedale Agnelli di Pinerolo, in vista dell’apertura ai pazienti prevista per domani, 23 agosto 2017.

Il 22 agosto, il giorno prima dell’ingresso dei pazienti, il Dott. Boraso ha programmato una visita con tutti coloro (rappresentanti delle chiese locali, associazioni dei familiari, gli stessi Responsabili ed operatori dei servizio) con i quali lo scorso anno si era preso l’impegno che i lavori venissero realizzati ed il nuovo reparto aperto entro l’estate.

Un reparto predisposto per 16 posti letto (inizialmente ne verranno utilizzati 10) che ha comportato un investimento di circa 100.000 euro per l’adeguamento alle esigenze specifiche della Salute Mentale, aggiuntive rispetto all’investimento complessivo da 900.000 euro effettuato a suo tempo per la ristrutturazione dell’intero 4° piano e che fa parte delle ultime fasi di completamento del grande progetto di rinnovo dell’Agnelli, insieme al trasferimento, appena avvenuto ad inizio agosto, del Servizio Immuno-Trasdfuzionale e con l’ultimazione, prevista ad ottobre, del nuovo Reparto di Cardiologia.

Come già accaduto a Torre Pellice e Rivoli, il nuovo reparto è stato progettato con grande attenzione alla qualità della vita dei pazienti, garantendo spazi confortevoli e luoghi di relax e ponendo particolare attenzione agli aspetti riguardanti la sicurezza dei degenti e del personale.

Sono presenti ampie e luminose camere di degenza con uno o due posti letto e relativo bagno; inoltre sono attive tre aree rispettivamente destinate ad uso ricreativo, a refettorio (fruibile anche come area per attività di gruppo di tipo terapeutico-riabilitativo) ed una stanza opportunamente attrezzata per i fumatori.

Il reparto è strutturato in due parti: una specifica per la degenza e l'altra per lo svolgimento di attività clinica quotidiana, con studi medici dedicati e ambulatori.

Tutti gli spazi comuni sono dotati di videosorveglianza, per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità; inoltre, sono stati rimossi tutti gli oggetti che potrebbero creare un pericolo e sono stati rivisti sia il sistema antincendio sia la procedura di evacuazione. Infine, sarà presto attivo anche il sistema antiaggressione attivabile attraverso telecomando, per garantire una migliore sicurezza del reparto.

“Questo intervento ha come obiettivo primario quello di migliorare la qualità della vita di una fascia di popolazione tra le più fragili” sottolinea Flavio Boraso, Direttore Generale dell’Asl TO3. “Sono certo che la presa in carico in un ambiente più confortevole e moderno, in linea con il percorso di umanizzazione delle cure previsto per tutte le strutture dell’Asl TO3, non possa che avere ripercussioni positive sia sui pazienti sia sugli operatori che ogni giorno svolgono con passione il loro lavoro all’interno del Servizio. Con il nuovo reparto a Pinerolo, la Salute Mentale nell’Asl TO3 fa un altro passo avanti, superando delle carenze strutturali precedenti che davvero consentiranno una dignitosa accoglienza degli ospiti ed un ambiente di lavoro ideale per i nostri operatori.”

La Geriatria e Malattie Metaboliche dell'Osso della Città della Salute di Torino ha vinto il primo Premio del progetto Unicredit

La scoperta di una nuova molecola con notevoli potenzialità terapeutiche nel trattamento dell'osteoporosi e delle metastasi ossee ha permesso al gruppo di ricerca afferente al reparto di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’osso universitario della Città della Salute di Torino (diretto dal professor Giancarlo Isaia) di vincere il primo Premio ad un concorso indetto da Unicredit nell’ambito del progetto Unicredit Start Lab, volto a selezionare tra le Aziende di recente costituzione a livello nazionale quelle con le maggiori caratteristiche di innovazione, originalità e ricadute pratiche, a cui viene data la possibilità di partecipare ad un processo di accelerazione e ad un corso di formazione specifico.

La professoressa Patrizia D'Amelio (Ricercatore della Geriatria torinese e del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino) ha presentato, a nome della società Novaicos S.r.L, a cui partecipa insieme ai ricercatori dell’Università del Piemonte Orientale (prof. Umberto Dianzani, dott. Luca Gigliotti e dott.ssa Elena Boggio), una nuova molecola (ICOS-Fc), della quale è stata depositata domanda di brevetto nazionale ed internazionale. Lo scorso anno è stato dimostrato dallo stesso gruppo di ricercatori, che hanno poi dato vita a Novaicos, che questa molecola è in grado di modulare il metabolismo scheletrico, in quanto capace di attivare un recettore espresso a livello degli osteoclasti (le cellule che distruggono l’osso). In particolare è stato evidenziato in vitro ed in vivo nel topo da esperimento che la somministrazione di ICOS-Fc, stimolando questo recettore, inibisce selettivamente il danneggiamento dello scheletro in modelli di osteoporosi da carenza estrogenica e da infiammazione cronica e riduce anche la formazione delle metastasi ossee, senza sopprimere le cellule deputate a tale compito, consentendo così la normale formazione di nuovo osso.

Il progetto di sviluppo di ICOS-Fc è stato presentato dalla prof.ssa D’Amelio ad una qualificata commissione valutativa, composta da prestigiosi esponenti dell’industria nazionale nel settore biomedico, ed è risultato vincitore su oltre 700 Aziende partecipanti. Sono state apprezzate le notevoli potenzialità terapeutiche della nuova molecola identificata dai gruppi di ricerca delle Università Piemontesi nel trattamento dell’osteoporosi ed anche nel controllo delle lesioni ossee secondarie a tumori solidi o a mieloma multiplo. 

Questo importante riconoscimento premia un’attività scientifica di elevato livello che, promossa dal gruppo coordinato dal prof. Giancarlo Isaia, Ordinario di Geriatria dell’Università di Torino, si è sviluppata, anche attraverso adeguate cooperazioni nazionali ed internazionali, ad un livello di assoluta eccellenza, producendo benefici effetti non solo sulla salute e sulla qualità di vita dei pazienti, ma anche importanti ricadute occupazionali ed economiche a livello territoriale.

https://www.unicreditstartlab.eu/it/startlab/attivita/news/CommissioneLSVincitori201711.html

Prosantè: il progetto trasfrontaliero dell’Asl TO3 procede a gonfie vele

Si è tenuto ieri a Briançon il Comitato di Pilotaggio del progetto "Prosantè' " (Alcotrà) che vede l'AslTO3 e la Regione Piemonte coinvolti in un programma transfrontaliero di cooperazione internazionale e reciproco scambio in ambito sanitario tra l'Ospedale di Susa e il Centre Hospitalier des Escartons de Briançon, interessando un ampio territorio di area montana, lavorando proprio sul principio di una "Medicina di Montagna".

Il progetto, avviato già dal mese di febbraio di quest'anno e finanziato dalla Comunità Europea con 578.000 euro, ha visto in questi primi 6 mesi un'intensa attività di scambio tra i due Paesi, che si è concretizzata in incontri strategici ed operativi da un lato e scambi professionali dall'altro. Proprio questi ultimi hanno visto il coinvolgimento attivo degli operatori (medici, infermieri, amministrativi.) dei 2 Ospedali: sono stati infatti organizzati specifici momenti di confronto prima a Briançon (il 16 giugno) e poi a Susa (il 28 giugno), in cui non solo sono state al centro del confronto le varie metodologie di lavoro, gli obiettivi sanitari di area e le procedure/protocolli e percorsi sanitari, ma anche la condivisione di un approccio comune ai bisogni di salute transfrontalieri attraverso il riconoscimento di una medicina di montagna e la raccolta di tematiche di scambio, di convergenza e di complementarietà tra i servizi coinvolti.

In tali occasioni sono emersi peraltro numerosi elementi di solidità del progetto transfrontaliero: la necessità di sinergie "per colmare le carenze", l'identità di due contesti ospedalieri, l'opportunità di complementarietà e "complicità", la possibilità di cooperare, per migliorare insieme, secondo una logica “io vinco tu vinci”.

Il percorso formativo e di scambio professionale avviato con le due giornate seminariali di giugno, proseguirà con ulteriori iniziative di stage formativi che saranno organizzati nelle due sedi del progetto e che consentiranno da un lato di approfondire il livello di conoscenza tra i professionisti e dall’altro di sperimentare sul campo possibili forme di collaborazione e sinergia professionale.

Saranno inoltre previste azioni di formazione linguistica, orientate al rapporto tra professionisti, ma anche per favorire il rapporto e la presa in carico di pazienti di entrambe le nazionalità.

Sarà infine predisposto un sito internet del progetto e verranno allestite infrastrutture comunicative (postazioni di teleconferenza su diverse sedi della nostra azienda) per consentire il dialogo e il confronto a distanza tra gli operatori italiani e francesi, riducendo pertanto i costi di spostamento per riunioni e incontri.

Ulteriore elemento cardine del progetto transfrontaliero, questo, ieri sancito dal Comitato di Pilotaggio, in cui erano rappresentate la delegazione francese, guidata dal Direttore Yann Le Bras, l’AslTO3, guidata dal Direttore Generale Flavio Boraso e la Regione Piemonte con la presenza della Dr.ssa Barbara Manzotti.

In questa occasione è stato definito un apposito gruppo di lavoro ad hoc con il compito di analizzare i vincoli burocratico-amministrativi e le criticità in ordine alla privacy, rischio clinico, gestione e logistica delle attività sanitarie (ad esempio possibilità di transito tra l'Italia e la Francia di mezzi di soccorso).

Sempre in questa prima fase progettuale l'AslTO3 ha avuto il compito di

- progettare uno specifico sito internet (in più lingue) che possa garantire la condivisione delle competenze e conoscenze dei due sistemi sanitari e assicurare i differenti livelli di comunicazione (alla popolazione, ai Comitati tecnici, ai professionisti)

- di effettuare uno studio di ricerca epidemiologico mirato al contesto di montagna rispetto ai bisogni di salute della popolazione ed al livello dei temi attuali.

"Il progetto transfrontaliero che ci vede coinvolti nell'area montana, è un segno che l'attenzione della Regione Piemonte e della nostra Azienda  è molto alta su questo fronte" sottolinea il Flavio Boraso - Direttore Generale AslTO3. " Da febbraio, infatti, operatori sanitari di Susa e di Briancon hanno iniziato un lodevole scambio professionale e di reciproco confronto sui bisogni dei territori montani, accompagnato a specifici momenti formativi e di implementazione di tecnologie atte al sistema salute in area vasta. Da ieri, inoltre, un apposito team di esperti lavorerà per smussare e risolvere le problematiche e i vincoli di tipo burocratico-amministrativo relativamente alle procedure operative sanitarie di cooperazione nei due paesi. Un punto importante da sviluppare è poi quello di fornire alla popolazione locale l'immagine ed il ritorno dell'esistenza di scambi concreti e fattivi tra operatori: la miglior ricaduta, infatti, è poter mettere insieme competenze per migliorare la salute dei cittadini di questo territorio"

E’ nato il primo bambino concepito tramite tecnica Icsi eseguita nel Laboratorio di Embriologia del Centro di Procreazione Assistita di Galliate.

Il lieto evento è avvenuto presso la Scdu Ginecologia e ostetricia dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” di Novara.

Il bambino sta bene e pesa 3300 grammi. La procedura di inseminazione in vitro era stata effettuata a novembre 2016 per riscontro di una infertilità sia di origine maschile che femminile per ridotta riserva ovarica in paziente nullipara.

Il prof. Nicola Surico, direttore della Struttura complessa a direzione universitaria di ginecologia e ostetricia   dichiara che «questa nascita ha segnato un importante traguardo di un lungo percorso che si è concluso con l’apertura del centro di II livello di Procreazione Assistita ubicato a Galliate e inaugurato a novembre 2016».

La dott.ssa Elisabetta Fortina, responsabile del Centro di Procreazione Assistita, sottolinea «l’importanza di questo traguardo per tutte le coppie con problemi di infertilità che desiderano una gravidanza. Tutte le donne hanno il  diritto di poter diventare mamme ed è dovere dei sanitari operarsi per poter offrire loro tutte le opportunità disponibili».

Le procedure di fecondazioni in vitro effettuate da ottobre 2016 ad oggi presso il Centro sono state 120 con una percentuale di gravidanza del 31%, in media con i dati nazionali.

Sono in corso altre numerose gravidanze che daranno alla luce a breve altri neonati da tecnica di Procreazone medicalmente assistita. 

E’ nato il primo bambino concepito tramite tecnica Icsi eseguita nel Laboratorio di Embriologia del Centro di Procreazione Assistita di Galliate.

Il lieto evento è avvenuto presso la Scdu Ginecologia e ostetricia dell’Azienda ospedaliero-universitaria “Maggiore della Carità” di Novara.

Il bambino sta bene e pesa 3300 grammi. La procedura di inseminazione in vitro era stata effettuata a novembre 2016 per riscontro di una infertilità sia di origine maschile che femminile per ridotta riserva ovarica in paziente nullipara.

Il prof. Nicola Surico, direttore della Struttura complessa a direzione universitaria di ginecologia e ostetricia   dichiara che «questa nascita ha segnato un importante traguardo di un lungo percorso che si è concluso con l’apertura del centro di II livello di Procreazione Assistita ubicato a Galliate e inaugurato a novembre 2016».

La dott.ssa Elisabetta Fortina, responsabile del Centro di Procreazione Assistita, sottolinea «l’importanza di questo traguardo per tutte le coppie con problemi di infertilità che desiderano una gravidanza. Tutte le donne hanno il  diritto di poter diventare mamme ed è dovere dei sanitari operarsi per poter offrire loro tutte le opportunità disponibili».

Le procedure di fecondazioni in vitro effettuate da ottobre 2016 ad oggi presso il Centro sono state 120 con una percentuale di gravidanza del 31%, in media con i dati nazionali.

Sono in corso altre numerose gravidanze che daranno alla luce a breve altri neonati da tecnica di Procreazone medicalmente assistita. 

ASL TO5. Nuovi monitor e telemetrie per la Cardiologia del Santa Croce

L’Utic di Moncalieri si arricchisce di tecnologia all’avanguardia

Sei monitor (uno per ogni posto letto UTIC), 2 monitor portatili per garantire il trasporto del paziente in sicurezza, e 10 telemetrie per i posti letto del Reparto di Degenza sono stati acquistati dall’Asl TO5 per la Struttura di Cardiologia del Santa Croce di Moncalieri.

“Una preziosa strumentazione di monitoraggio – illustra Maria Teresa Spinnler direttore della Struttura di cardiologia - la cui peculiarità è quella di poter registrare in tempo reale l’elettrocardiogramma in tutte le 12 derivazioni dando pertanto la possibilità di una  valutazione multiparametrica  continua che consenta di identificare , in modo specifico ed accurato,   potenziali aritmie o eventi che necessitino  l’intervento immediato medico-infermieristico.

Questo avanzato sistema di monitoraggio a 12 derivazioni è presente in pochi centri in Italia e, nello specifico  il sistema da noi acquisito che soddisfa i requisiti tecnici e scientifici dettati dalla linee guida Nazionali ed Internazionali, è unico in Piemonte”.

Il numero dei ricoveri in Cardiologia per anno è circa 900, la maggior parte dei quali per problemi coronarici acuti e  tra questi circa 150 all’anno per infarto miocardico acuto che necessita di angioplastica primaria, eseguita in Emodinamica.

 

La Struttura Complessa di Cardiologia è attiva dal 1990 e comprende una Terapia Intensiva Cardiologica ( UTIC) ed un Reparto di Degenza. Fanno anche parte della Cardiologia l’Emodinamica, l’Elettrofisiologia ed Impiantistica Pace-Maker, i laboratori di Ecocardiografia ed altri Test non invasivi e gli Ambulatori nei tre presidi dell’Asl TO5 (Moncalieri, Chieri e Carmagnola).

I pazienti cardiopatici proprio per le caratteristiche di instabilità, presenti o possibili, necessitano durante il ricovero in UTIC o nel reparto di degenza di un sistema di monitoraggio che permetta di valutare in tempo reale sia l’Elettrocardiogramma che il controllo dei parametri vitali (es pressione,  saturazione ed altri ancora).

“Si tratta di un sistema di monitoraggio completamente nuovo con caratteristiche all’avanguardia per la rilevazione di tutti i parametri strumentali e clinici -  ha sottolineato Massimo Uberti direttore generale dell’asl TO5 -. Questa strumentazione è in grado di garantire e dare sempre migliori e più efficaci risposte ai pazienti che si rivolgono alla nostra struttura”.

La Cardiologia dell’Asl TO5  che negli anni si è distinta per la qualità dell’assistenza erogata, essendo infatti stata dichiarata  prima in Piemonte per la ridotta mortalità correlata all’ infarto miocardico (dati PNE Agenas), ancora una volta conferma la volontà di offrire cure di eccellenza ai propri assistiti.

“Le apparecchiature per il monitoraggio cardiologico acquistate dall’Asl TO5 fanno parte di quel rinnovamento tecnologico che la Regione Piemonte intende realizzare ora che è definitivamente uscita dal piano di rientro – ha puntualizzato l’Assessore alla sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta -. Le nuove tecnologie ci permetteranno di dare risposte sempre più efficaci per la sicurezza dei pazienti e per migliori condizioni di lavoro degli operatori”.

Aou di Novara. Nominati i nuovi direttori sanitario e amministrativo

Sono  Roberto Sacco e Anna Burla

Il commissario dell’Aou “Maggiore della Carità” di Novara, dott. Mario Minola, ha provveduto alla nomina dei nuovi direttore sanitario e direttore amministrativo: sono il dott. Roberto Sacco e la dott.ssa Anna Burla. Sostituiscono rispettivamente il dott. Gianenrico Guida e il dott. Giampietro Savoini, che non potevano proseguire nei loro incarichi.

Il dott. Roberto Sacco, nuovo direttore sanitario, è medico specializzato in igiene e medicina preventiva con indirizzo in igiene e tecnica e direzione ospedaliera.

Proviene dall’Asl TO3, dove era direttore medico di presidio; vanta numerose pubblicazioni e una lunga esperienza in ambito di direzione sanitaria in Piemonte e Valle d’Aosta. Collabora da lungo tempo con l’assessorato alla sanità della Regione Piemonte e ha fatto parte dei servizi medicali delle Olimpiadi di Torino 2006.

La dott.ssa Anna Burla, nuovo direttore amministrativo, è laureata in giurisprudenza.

Ha sempre svolto la sua attività all’Asl VC come responsabile della funzione acquisti e di recente ha assunto la direzione della Struttura complessa di coordinamento ambito sovrazonale gestione acquisti all’Aou di Novara. Ha seguito numerosi corsi di perfezionamento post-universitaria sia alla Bocconi di Milano che all’Università di Torino.

Il commissario dott. Mario Minola ha voluto "ringraziare il dott. Guida e il dott. Savoini per il loro impegno e la preziosa collaborazione fornita in questi anni".

Asl TO4. La Regione rafforza il centro per i disturbi alimentari di Lanzo. Un riferimento per le famiglie del Piemonte

La Regione sta lavorando a un rafforzamento del Centro per i disturbi del comportamento alimentare di Lanzo. Lo precisa l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta rispondendo a una interrogazione presentata in Consiglio regionale.

 “La direzione dell’Asl To4 ha incontrato nelle scorse settimane la responsabile del Centro, la dottoressa Panzeca, per approfondire le prospettive future sulla base dei dati di attività – sottolinea l’assessore Saitta -. Grazie alla qualità del lavoro del personale, il Centro ha assunto negli anni un valore di riferimento per le famiglie, non soltanto del territorio: è quindi nostra intenzione mantenere e migliorare il servizio offerto”.

Nel dettaglio, la direzione dell’Asl To4 ha stabilito la conferma delle due psicologhe in servizio presso il Centro di Lanzo, con la possibilità di incremento delle ore previste, l’aumento delle ore di nutrizionistica e di dietistica e la copertura delle ore di psichiatria che resteranno vacanti dopo il trasferimento di uno dei professionisti operanti.

Proprio per discutere delle problematiche legate ai disturbi alimentari, venerdì 21 luglio l’assessore Saitta incontrerà la Commissione per le Pari opportunità della Regione, "con la quale - ricorda - già lo scorso 1° aprile avevamo organizzato un importante convegno di riflessione sul tema dei disturbi alimentari e sulle problematiche che coinvolgono ragazzi e ragazze sempre più giovani”.

Farmaci Biosimilari

Farmaci Biosimilari. La Regione Piemonte risparmia il 30% sui prezzi. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso di una casa farmaceutica

La Regione Piemonte rafforza la strategia di riduzione dei costi sulla farmaceutica. Nei giorni scorsi il Consiglio di Stato ha riconosciuto in via definitiva la validità delle gare effettuate in questi anni dalla Giunta Chiamparino sui farmaci biosimilari, respingendo il ricorso presentato da Ipsen spa sulla procedura bandita da Scr per il principio attivo somatropina, ovvero l’ormone della crescita.

Il campo è quello dei medicinali biologici: dal 2015 in avanti la Regione ha scelto di aprire al mercato la fornitura di quei prodotti per i quali è scaduto il brevetto del farmaco originale, definito “originator”, con l’obiettivo di ottenere consistenti riduzioni di prezzo. I giudici del Consiglio di Stato hanno confermato l’orientamento del Tar del Piemonte, sancendo l’equivalenza terapeutica fra originator e biosimilare e dunque sostanzialmente comprovando la bontà della linea adottata dall’assessorato alla Sanità.

 “Si consolida la strada che abbiamo intrapreso con la decisione di effettuare le gare sui farmaci, nei casi in cui è possibile – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta -. Questa per noi è la conferma che le gare si possono fare: in futuro intensificheremo ulteriormente questo meccanismo, anche in virtù dei risultati ottenuti in questi anni”.

Soltanto per quanto riguarda i sette farmaci biologici con disponibilità di biosimilare, la Regione è riuscita a ottenere un risparmio del 30,3% nell’ultimo biennio, con picchi del 61,2% sul principio attivo Filgrastim, utilizzato nelle terapie antitumorali, e del 40,3% per l’Eritropoietina. In termini assoluti le economie realizzate solo nei primi cinque mesi del 2017 sfiorano i 6 milioni di euro, se si rapportano i costi a quelli dei primi cinque mesi del 2015. Su base annua, la proiezione è di oltre 14 milioni di euro risparmiati.

Secondo una recente ricerca del Centro studi dell’Italian biosimilars group, il Piemonte è la prima regione d’Italia insieme alla Valle d’Aosta per utilizzo dei farmaci biosimilari, con una quota di mercato del 73,1% sulle quattro molecole principali, davanti a Trentino Alto Adige, Toscana, Emilia Romagna e Veneto.

Asl TO4. 22 settembre – 23 ottobre: un mese di campagna informativa sui disturbi del comportamento alimentare (DCA) a cura dell’

L’Associazione In Punta di Cuore, costituita da familiari, amici e utenti che hanno trovato accoglienza e cura presso il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) dell’Asl TO4, e lo stesso Centro, che ha sede presso l’Ospedale di Lanzo, organizzano un mese di Campagna informativa sui DCA, dal 22 settembre al 23 ottobre 2016. Campagna organizzata in occasione del secondo anniversario del Centro DCA e del primo anniversario dell’Associazione.

Nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare rientrano le patologie come l’anoressia e la bulimia nervosa e i disturbi da alimentazione incontrollata. L’obiettivo della Campagna è quello di informare e di sensibilizzare sul problema tutta la cittadinanza, di cercare di abbattere i pregiudizi sui DCA e di aprire lì dove la patologia tende a chiudere.

“Queste patologie – commenta il Direttore Generale dell’Asl TO4, dottor Lorenzo Ardissone – rappresentano un vero allarme socio-sanitario. Perché il numero di casi è in crescente aumento e perché sono patologie gravi, invalidanti e con un elevato tasso di mortalità. Si tratta di problemi che alterano profondamente la qualità di vita degli interessati, che spesso sono giovani, e delle loro famiglie. Per questo sosteniamo con forza le attività del nostro Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare e ringraziamo l’Associazione In Punta di Cuore per il sostegno continuo, attivo e propositivo, alle attività del Centro. L’Associazione “In Punta di Cuore” è un esempio di come la comunità che interagisce con il servizio pubblico rappresenti una risorsa per la salute dei cittadini”.

“Avendo sperimentato i benefici del coinvolgimento della Comunità nella lotta a questi disturbi – prosegue il dottor Ardissone – riteniamo fondamentale avere al nostro fianco in questa Campagna di informazione i Primi Cittadini del territorio. Il mese di Campagna informativa si apre, quindi, con un incontro rivolto a tutti i Sindaci dell’Asl TO4”.

L’incontro iniziale della Campagna informativa, dedicato ai Sindaci, si è svolto questa mattina, giovedì 22 settembre, presso l’Aula didattica dell’Ospedale di Lanzo Torinese.

A partire dal 22 settembre 2016, poi, l’Associazione in Punta di Cuore, insieme al Centro DCA dell’Asl TO4, svolgerà giornate informative aperte a tutti presso i Comuni che aderiranno all’iniziativa. Sono già state fissate alcune date: il 28 settembre alle 18 a Settimo Torinese (presso la sala Levi della Biblioteca cittadina, piazza Campidoglio 50); il 5 ottobre alle 18 a Ivrea (presso la sala Santa Marta, piazza Santa Marta); le date ulteriori saranno pubblicate nei siti web www.inpuntadicuore.it e www.aslto4.piemonte.it.

Il mese informativo si chiuderà con due serate (il 22 e 23 ottobre alle ore 21 presso il Teatro Auditorium Lanzo Incontra di Lanzo Torinese) dedicate a uno spettacolo teatrale sulla tematica dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare

I disturbi del comportamento alimentare sono complesse malattie della sfera psichica che portano, chi ne è affetto, a vivere con l'ossessione del cibo, del peso e dell'immagine corporea. Il peso, tuttavia, non è un marcatore clinico obbligatorio di disturbi del comportamento alimentare, perché anche persone di peso corporeo normale possono essere affette dalla patologia.

Si tratta di disturbi che possono compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo (cardiovascolare, gastrointestinale, endocrino, ematologico, scheletrico, sistema nervoso centrale, dermatologico, ecc.) e portare a morte. Colpiscono con più frequenza le giovani donne e tendono a essere molto mutevoli, anche nello stesso individuo. L'età di esordio si è abbassata e non è raro ormai trovare forme di disturbi del comportamento alimentare anche tra bambini e pre-adolescenti.

 

Alcuni dati per comprendere l’entità del fenomeno

Da Le Buone Pratiche di cura nei Disturbi del Comportamento Alimentare, pubblicazione promossa dal Ministero della Salute e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Gioventù, uscita nel febbraio 2014, si ricavano i dati che seguono.

In Italia, i disturbi del comportamento alimentare coinvolgono circa tre milioni di giovani, di cui il 95,9% donne e il 4,1% uomini.

La letteratura internazionale indica che, rispetto alla popolazione generale, i casi di anoressia nervosa sono compresi tra 1,4 e 2,8% (con valori inferiori riferiti per la popolazione maschile: 0,24%), percentuale che arriva al 4% se si aggiungono anche i disturbi sottosoglia. I casi di bulimia nervosa sono circa il 5% e tutti gli altri disturbi del comportamento alimentare il 6%.

Il numero di nuovi casi in un anno sono 102 per 100.000 abitanti per l’anoressia nervosa e 438 per 100.000 abitanti per la bulimia nervosa. I disturbi bulimici sono in rilevante aumento negli ultimi decenni.

Il numero di decessi in un anno, rispetto a coloro che soffrono di un determinato disturbo del comportamento alimentare, sono i seguenti: per l’anoressia nervosa tra 5,86 e 6,2%, per la bulimia nervosa tra 1,57 e 1,93% e per gli altri disturbi tra 1,81 e 1,92%.

Alcuni studi affermano che la percentuale di utenti che afferiscono ai centri clinici con domanda di cura per disturbi del comportamento alimentare è del 27,5% per anoressia nervosa, 21,5% per bulimia nervosa e 11,4% per gli altri disturbi. Questi dati sono preoccupanti se si considerano il crescente numero di casi e l’elevato tasso di mortalità. Inoltre, circa il 60-70% delle persone con disturbi del comportamento alimentare che si rivolgono ai servizi di salute mentale ottiene risposte terapeutiche aspecifiche e non ottimizzate per la cura e la gestione dei DCA. Senza considerare la difficoltà, spesso, nell’individuare precocemente queste patologie e nel raccordare la domanda di cura e i servizi di assistenza offerti. Da qui il bisogno di creare centri dove la patologia possa essere affrontata in modo multidisciplinare integrato.

 

Il Centro DCA dell’AslTO4

Il Centro per la prevenzione e la cura dei disturbi del comportamento alimentare dell’ASL TO4, che ha sede presso l’Ospedale di Lanzo, è operativo dal 22 settembre 2014.

L’équipe multidisciplinare integrata dedicata alla cura delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare è costituita, come previsto dalle linee guida del Ministero della Salute, da medici psichiatri, da psicologi, da medici specializzati in dietetica e nutrizione clinica esperti nel settore tra cui la dottoressa Lilia Gavassa, Responsabile della struttura di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Azienda, e da  dietiste esperte nel settore. Operatori che, peraltro, possono avvalersi delle consulenze dei medici della Medicina di Lanzo, della struttura di Recupero e Rieducazione Funzionale, dell’Ostetricia e Ginecologia e della Medicina Nucleare di Ivrea. Referente aziendale e Coordinatore dell’équipe multidisciplinare è la dottoressa Maria Ela Panzeca, medico psichiatra.

Per accedere al Servizio, le persone interessate, i loro familiari, i medici di famiglia o gli altri Servizi invianti, possono prendere contatto con il servizio di accoglienza del Centro presso l’Ospedale di Lanzo (telefono 0123 300724), dalle 8,30 alle 16 dal lunedì al venerdì. La presa in carico delle persone affette da disturbi del comportamento alimentare prevede l’accoglienza da parte di operatori appositamente formati, con accesso sempre dalle 8,30 alle 16 dal lunedì al venerdì. Questi operatori garantiscono la prenotazione degli appuntamenti, ricevono le persone interessate e le loro famiglie e fungono da coordinamento tra le varie figure professionali dell’équipe, non sempre presenti contemporaneamente nel Centro.

L’Associazione “In Punta di Cuore”

L’Associazione “In Punta di Cuore” è stata presentata il 22 settembre 2015 presso la sede del Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda, a un anno esatto dall’apertura del Centro.

E’ un’Associazione – la prima di questo tipo in Piemonte – che nasce in collegamento con il Centro DCA dell’Azienda dall’iniziativa di persone che conoscono il disagio profondo che accompagna i disturbi del comportamento alimentare. “In Punta di Cuore” è un’Associazione autonoma, senza scopo di lucro, di utenti, familiari e amici che hanno trovato accoglienza e cura presso il Centro DCA dell’Asl TO4, di cui ne condividono i principi e gli obiettivi, e di sostenitori del progetto. L’Associazione è consorziata con “ConsultaNoi”, Federazione delle Associazioni nazionali che si occupano di disturbi del comportamento alimentare.

Per il Centro DCA dell’Azienda l’Associazione “In Punta di Cuore” è un sostegno importante per il lavoro quotidiano dedicato alla prevenzione e alla cura dei disturbi del comportamento alimentare. Il loro ruolo può essere strategico per contrastare la diffusione delle patologie alimentari, che hanno effetti gravissimi dal punto di vista fisico, relazionale, emotivo, organizzativo e sociale. A questo fine, la condivisione delle esperienze è fondamentale.

L’Associazione lavora in un’ottica di informazione e di sensibilizzazione in modo da facilitare la diffusione di una maggiore conoscenza e comprensione dei disturbi del comportamento alimentare. Ma si propone anche di fare in modo che familiari e persone che soffrono per patologie alimentari escano dall’isolamento e affrontino con fiducia il percorso di recupero, sostenendoli in questo “viaggio”. È proprio la solitudine, indotta dal pudore e dal riserbo tipici di queste malattie, che facilita l’aumento del disagio.

La costituzione dell’Associazione è stata un punto di arrivo e di partenza importante, per il Centro DCA dell’Azienda, per le persone direttamente interessate dalle patologie alimentari e per le loro famiglie, un approdo che in Piemonte prima non avevano.

Acquisizione del sistema di biopsia prostatica su guida radiologica “Fusion” Biojet per la struttura di urologie universitaria

L’acquisto dello strumento del costo di 100mila euro è stato possibile grazie ad una donazione della Fondazione Bpn per il territorio

La Fondazione BPN per il Territorio (presieduta dall’avvocato Franco Zanetta) ha messo a disposizione dell’Aou “Maggiore della Carità” di Novara la somma di 100mila euro per l’acquisizione, a favore della struttura complessa a direzione universitaria “Urologia” diretta dal professor Alessandro Volpe, dell’apparecchiatura “Biojet”, una moderna strumentazione che permette una diagnosi più accurata della patologia prostatica tramite l’integrazione dell’immagine ecografica con quella della risonanza magnetica prostatica multiparametrica (Fusion biopsy). 

Grazie al finanziamento di questa nuova tecnologia sarà possibile migliorare in modo significativo la diagnosi precoce e la terapia della neoplasia più frequente nella popolazione maschile: il carcinoma prostatico. Si tratta infatti di un nuovo e sofisticato sistema per la biopsia prostatica che consente di intercettare meglio il tumore alla prostata con un’elevata accuratezza diagnostica ed minor numero di prelievi bioptici, con un conseguente notevole miglioramento della “compliance” del paziente.

L’acquisizione del sistema di biopsia prostatica “fusion” Biojet costituisce un ulteriore potenziamento dell’armamentario diagnostico e terapeutico della Struttura di Urologia del Maggiore, che da anni è all’avanguardia nel trattamento delle neoplasie urologiche. L ‘acquisizione nel luglio 2014 del sistema robotico di nuova generazione daVinci Xi permette infatti di eseguire l’intervento di prostatectomia radicale (asportazione della ghiandola prostatica per tumore) con minore invasività, modesto rischio di sanguinamento, breve tempo di ricovero, ottima preservazione della continenza urinaria ed anche della funzione sessuale nei casi con adeguata indicazione. Il Prof. Volpe e la sua equipe hanno eseguito finora quasi 200 interventi di chirurgia robotica, in prevalenza prostatectomia radicali, con risultati estremamente soddisfacenti. Nei casi con tumore prostatico avanzato ad alto rischio è anche possibile associare alla chirurgia (eseguita questa volta con tecnica tradizionale) la radioterapia intraoperatoria, della quale il Maggiore è il centro con maggiore esperienza a livello internazionale.

500 interventi di Chirurgia Generale e Urologia. Bedogni: “Vogliamo stare al passo con i tempi, seguiremo l’evoluzione di questa tecnologia.”

Visione tridimensionale vera, assenza di tremore, magnificazione delle immagini, una tecnologia che consente all’attrezzatura una mobilità superiore a quella del polso umano. Sono alcune delle caratteristiche che giustificano i circa 500 interventi (300 di chirurgia generale e 200 di Urologia) eseguiti con il robot chirurgico “Da Vinci”, acquistato dall’azienda ospedaliera S. Croce e Carle, 3 anni fa con il contributo totale della Fondazione della Cassa di Risparmio di Cuneo.

A fare il bilancio di questa tecnologia avveniristica, giovedi 22 settembre nel salone di rappresentanza del S. Croce di Cuneo, c’erano il direttore generale del S. Croce Corrado Bedogni, il direttore del dipartimento di Area Chirurgia e primario di Chirurgica Generale Felice Borghi, il primario di Urologia Giuseppe Arena. 

Bedogni: “L’adozione di questa tecnologia ha rappresentato un momento di crescita per l’ospedale, ma i costi suggeriscono di mantenere alta la guardia sull’appropriatezza dell’utilizzo. I vantaggi sono indubbi per il paziente, ma anche per il chirurgo. In futuro potremo estenderne l’impiego probabilmente anche ad altre discipline chirurgiche, come l’Otorinolaringoiatria e la Ginecologia.“

Borghi: “Siamo intervenuti, nell’ultimo triennio, su circa 300 pazienti, nella maggior parte dei casi su tumori maligni, soprattutto in interventi ad alta complessità. Il ricorso al robot presenta indubbi vantaggi per il paziente perché riduce al minimo i sanguinamenti, riduce la degenza post-operatoria e le complicanze; ma anche per il chirurgo per vantaggi di tipo posturale, minore stress fisico e fatica, maggiore lucidità.” La tecnologia consente anche di eseguire interventi in modo più accurati rispetto alla laparoscopia, ad esempio quando si tratta di asportare linfonodi.

I robot chirurgici sono 83 in Italia (seconda alla Francia e in linea con la Germania), 6 in Piemonte di cui 5 in aziende pubbliche, utilizzati soprattutto per la chirurgia colo-rettale e in urologia, in particolare per interventi di prostatectomia totale.

Ma è sicuro il robot? “La macchina è sotto il nostro controllo - spiega Borghi - è una piattaforma computerizzata, arricchibile nel tempo. Il S. Croce desidera stare al passo con l’evoluzione tecnologica, pertanto non perderà le occasioni di miglioramento anche in questo tipo di tecnologia.

I maggiori costi sono un problema, tuttavia in parte sono riassorbiti dalla minore degenza media del paziente”.  

L’apparecchiatura è presente in tutti i continenti del mondo ad eccezione dell’Africa, la massima concentrazione è negli Stati Uniti; per quanto riguarda l’Italia in Lombardia e Toscana, mentre mancano in Calabria e nel Molise.   

Giuseppe Arena, primario di Urologia: “In Urologia il robot è utilissimo soprattutto per interventi di prostatectomia totale, poiché la prostata è un organo di piccole dimensioni circondato da strutture particolarmente delicate. Questo tipo di intervento è il più diffuso al mondo da quando esiste la robotica ed è anche l’unico intervento per il quale esistono evidenze scientifiche dei vantaggi del ricorso al robot. Ci sono sei centri in Piemonte in cui si eseguono più di 50 prestazioni con questa tecnologia e uno di questi è l’ospedale S. Croce”.     

Aggiunge Arena: “La robotica presenta una curva di apprendimento breve e ciò significa che è possibile la formazione di un maggior numero di professionisti. Per questo si parla di democratizzazione della robotica.” 

Presenti in sala il Prefetto Giovanni Russo, il comandante provinciale dei Carabinieri Rocco Italiano, il Maggiore della Guardia di Finanza Mario Invincibile e l’assessore comunale Maria Gabriella Aragno. Per la Fondazione CRC Marco Formica, che in Consiglio Generale rappresenta il settore della Sanità.

Città della Salute – Infantile Regina Margherita. Nei mesi estivi aumentati del 30% gli interventi chirurgici con conseguente ca

Una forte spinta voluta dal Direttore generale Gian paolo Zanetta in accordo con il nuovo direttore della Struttura Franca Fagioli

L'attività chirugica dell'ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino ingrana la sesta e fa segnare negli ultimi mesi estivi un sensibile aumento di interventi con conseguente calo delle liste di attesa. Grazie alle nuove sale operatorie infatti, proprio nei mesi di giugno, luglio ed agosto, quando notoriamente ovunque si ha un calo fisiologico dell'attività in coincidenza delle vacanze estive, quest'anno il Regina Margherita si segnala con numeri in controtendenza. Nel solo mese di giugno la Chirurgia pediatrica ha aumentato il proprio numero di interventi del 70,2% rispetto allo stesso mese del 2015. L'Ortopedia un aumento del 55,2% di interventi, l'Urologia pediatrica del 53,8%, l'Otorinolaringoiatria del 46,9% e la Chirurgia Labio palatine del 22,2%. L'aumento medio degli interventi chirurgici rispetto all'anno precedente è stato del 32,3% con un aumento dell'occupazione delle sale operatorie del 13,9%.

Nei mesi di luglio ed agosto l'aumento medio dei numeri degli interventi dell'attività chirurgica rispetto agli stessi mesi del 2015 è stato del 27,3% con il 5,6% in più di ore di occupazione delle sale chirurgiche. I picchi in questi due mesi sono stati raggiunti dall'Urologia pediatrica con il 104,2% di aumento di interventi, la Chirurgia pediatrica del 45,3%, la Chirurgia Labio palatine del 38,9% e la Otorinolaringoiatria del 38,5%.

Tutti questi risultati lusinghieri hanno comportato un calo di circa il 4% medio delle liste di attesa chirugiche. E questo non è altro che solo il primo passo di un'attività che si intensificherà ulteriormente nei prossimi mesi per permettere di tagliare drasticamente le liste di attesa che da sempre sono state il punto debole dell'ospedale Infantile. Sta portando i primi frutti la politica adottata dalla Direzione aziendale (Direttore Generale avvocato Gian Paolo Zanetta) di concerto con il nuovo Capo di dipartimento pediatrico infantile dottoressa Franca Fagioli.

Inoltre nel prossimo autunno verrà riaperto il vecchio blocco operatorio ristrutturato che permetterà di intensificare l'attività di Day Hospital e di Day Surgery. Infine un ulteriore impulso positivo potrà darlo la fresca nomina del dottor Marco Spada quale nuovo Direttore della Pediatria.

Asl TO3. L’ospedale di Susa protagonista del progetto “Salviamo il cibo” destinato alle fasce sociali meno abbienti

Il programma nasce da una collaborazione tra: Azienda sanitaria, Città di Susa, Consorzio socio-assistenziale valle di Susa, Caritas San Giusto, Cri, ditta Alessio, IIS Ferrari e Agesci

Con apposito atto deliberativo è stata ufficializzata l’intensa sancita tra l’Asl TO3, il Comune di Susa, Caritas, Cri, Ditta Alessio e altri Enti territoriali, con la quale si è esteso il progetto denominato “Salviamo il cibo” anche all’Ospedale di Susa. Il progetto, a forte valenza sociale, si prefigge di garantire alle fasce meno abbienti della popolazione il sostentamento alimentare attraverso il recupero e la distribuzione delle eccedenze alimentari provenienti dalla mensa ospedaliera del presidio di Susa. Un accordo che assume un peso ancora più importante se confrontato con i dati forniti da Regione Piemonte da cui emerge che la percentuale di utenti meno abbienti nel territorio piemontese si attesta al 6%, superiore rispetto alle altre Regioni del Nord Italia ed in crescita rispetto al periodo precedente. Tale iniziativa trova le sue fondamenta nella legge n. 155 del 2003 dal titolo “Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari ai fini di solidarietà sociale”, conosciuta anche come “Legge del buon samaritano”, che mira ad incoraggiare e facilitare il recupero di cibo e prodotti alimentari ancora pienamente utilizzabili, responsabilizzando le organizzazioni non lucrative in merito all’importanza del mantenimento di corretto stato di conservazione, trasporto e distribuzione a persone bisognose. È doveroso ricordare che nella Città di Susa il progetto “salviamo il cibo” è già presente grazie alla collaborazione con le mense degli istituti scolastici cittadini. Tale esperienza, avviata nell’anno scolastico ormai terminato, ha conseguito importanti risultati sia sociali, aiutando numerose persone in difficoltà, sia etici creando un senso di solidarietà tra studenti, associazioni di volontariato e utenti. Con la conclusione dell’anno scolastico il servizio si è però interrotto determinando così la sospensione di questo importante aiuto. La richiesta fatta dal Comune di Susa all’Azienda Sanitaria Locale Torino 3 ha permesso la riattivazione del progetto, attraverso la partecipazione attiva del Presidio Ospedaliero di Susa, a far data dal 1 Agosto 2016. Secondo la procedura concordata tra le parti, la ditta Alessio s.r.l., società per la gestione della ristorazione presso l’Asl TO 3, ha il compito della raccolta del cibo non distribuito in Ospedale prevedendo il recupero di frutta, pane, cibi freddi non facilmente deperibili, nonché di cibi caldi sfusi, secondo specifica procedura. La fase di raccolta viene eseguita nel rispetto di tutte le norme di sicurezza alimentare vigilate dal Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (Sian sempre dell’AslTO3, diretta dalla Dr.ssa Vietti. Collocato negli appositi contenitori dedicati e differenziati, il cibo viene quindi consegnato ai volontari della Croce Rossa entro le ore 13,30 e da quest’ultimi ai volontari della Caritas che provvedono alla distribuzione alle famiglie bisognose presso la casa per ferie “Monsignor Rosaz”, sito in via Madonne della Grazie n. 4 a Susa. Tutte queste derrate sarebbero state altrimenti destinate a diventare rifiuto con oneri aggiuntivi nonché rappresentando una fonte d’inquinamento per l’ambiente; invece sono state un prezioso ausilio, appunto, per far fronte alla progressiva richiesta di aiuto di cittadini in condizioni di grave disagio economico.

Rispetto al progetto, gli interessi sono molteplici: prevalgono gli aspetti educativo, sociale ed ecologico.

Un programma che funziona, dunque, su tutti i versanti, ma che va sottolineato, ad oggi, oltre il 90% del recupero delle derrate viene da Enti privati: questo, invece, rappresenta uno tra i primi esempi di “buona politica” a favore dei bisognosi da parte della Pubblica Amministrazione.

“Un progetto dalla forte valenza etica e sociale - sottolinea il Dr. Flavio Boraso, Direttore Generale dell’Asl TO3. - Ho infatti immediatamente accolto la proposta del Sindaco di Susa di estendere la collaborazione, già attivata a fine del 2015, anche alla mensa dell’Ospedale di Susa. Questa è la dimostrazione che si sta creando un circolo virtuoso tra la nostra Azienda e gli Enti caritativi e Istituzioni del territorio che garantisca, ai meno abbienti appunto, l’assistenza di cui hanno bisogno. “Sono certo, infatti, che la lotta agli sprechi alimentari debba essere una priorità anche a livello delle nostre mense aziendali. "La Legge del Buon Samaritano” è un esempio da perseguire: con una specifica ed articolata procedura, condivisa tra il nostro Servizio di Igiene degli Alimenti ed il Comune di Susa, si è semplificato il processo di recupero delle derrate che ha consentito alle organizzazioni caritative di distribuirle, perfettamente commestibili, agli utenti bisognosi del nostro territorio. Un progetto snello e subito operativo che, a costo zero, elimina burocrazia, attua i principi di solidarietà e sussidiarietà e fa sì che i pasti (caldi e freddi) raggiungano chi ha fame, invece di finire in discarica. Penso che dovremo prendere a modello questo tipo di intervento, perché si possa estendere anche ad altre realtà, cui stiamo già lavorando. Colgo infine l’occasione per ringraziare il Sindaco di Susa, la Ditta Alessio gli Enti Caritatevoli e tutti gli operatori del nostro servizio che si sono adoperati fattivamente per il raggiungimento di questo ulteriore importate progetto”.

Asl TO3. L’ospedale di Susa protagonista del progetto “Salviamo il cibo” destinato alle fasce sociali meno abbienti

Il programma nasce da una collaborazione tra: Azienda sanitaria, Città di Susa, Consorzio socio-assistenziale valle di Susa, Caritas San Giusto, Cri, ditta Alessio, IIS Ferrari e Agesci

Con apposito atto deliberativo è stata ufficializzata l’intensa sancita tra l’Asl TO3, il Comune di Susa, Caritas, Cri, Ditta Alessio e altri Enti territoriali, con la quale si è esteso il progetto denominato “Salviamo il cibo” anche all’Ospedale di Susa. Il progetto, a forte valenza sociale, si prefigge di garantire alle fasce meno abbienti della popolazione il sostentamento alimentare attraverso il recupero e la distribuzione delle eccedenze alimentari provenienti dalla mensa ospedaliera del presidio di Susa. Un accordo che assume un peso ancora più importante se confrontato con i dati forniti da Regione Piemonte da cui emerge che la percentuale di utenti meno abbienti nel territorio piemontese si attesta al 6%, superiore rispetto alle altre Regioni del Nord Italia ed in crescita rispetto al periodo precedente. Tale iniziativa trova le sue fondamenta nella legge n. 155 del 2003 dal titolo “Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari ai fini di solidarietà sociale”, conosciuta anche come “Legge del buon samaritano”, che mira ad incoraggiare e facilitare il recupero di cibo e prodotti alimentari ancora pienamente utilizzabili, responsabilizzando le organizzazioni non lucrative in merito all’importanza del mantenimento di corretto stato di conservazione, trasporto e distribuzione a persone bisognose. È doveroso ricordare che nella Città di Susa il progetto “salviamo il cibo” è già presente grazie alla collaborazione con le mense degli istituti scolastici cittadini. Tale esperienza, avviata nell’anno scolastico ormai terminato, ha conseguito importanti risultati sia sociali, aiutando numerose persone in difficoltà, sia etici creando un senso di solidarietà tra studenti, associazioni di volontariato e utenti. Con la conclusione dell’anno scolastico il servizio si è però interrotto determinando così la sospensione di questo importante aiuto. La richiesta fatta dal Comune di Susa all’Azienda Sanitaria Locale Torino 3 ha permesso la riattivazione del progetto, attraverso la partecipazione attiva del Presidio Ospedaliero di Susa, a far data dal 1 Agosto 2016. Secondo la procedura concordata tra le parti, la ditta Alessio s.r.l., società per la gestione della ristorazione presso l’Asl TO 3, ha il compito della raccolta del cibo non distribuito in Ospedale prevedendo il recupero di frutta, pane, cibi freddi non facilmente deperibili, nonché di cibi caldi sfusi, secondo specifica procedura. La fase di raccolta viene eseguita nel rispetto di tutte le norme di sicurezza alimentare vigilate dal Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (Sian sempre dell’AslTO3, diretta dalla Dr.ssa Vietti. Collocato negli appositi contenitori dedicati e differenziati, il cibo viene quindi consegnato ai volontari della Croce Rossa entro le ore 13,30 e da quest’ultimi ai volontari della Caritas che provvedono alla distribuzione alle famiglie bisognose presso la casa per ferie “Monsignor Rosaz”, sito in via Madonne della Grazie n. 4 a Susa. Tutte queste derrate sarebbero state altrimenti destinate a diventare rifiuto con oneri aggiuntivi nonché rappresentando una fonte d’inquinamento per l’ambiente; invece sono state un prezioso ausilio, appunto, per far fronte alla progressiva richiesta di aiuto di cittadini in condizioni di grave disagio economico.

Rispetto al progetto, gli interessi sono molteplici: prevalgono gli aspetti educativo, sociale ed ecologico.

Un programma che funziona, dunque, su tutti i versanti, ma che va sottolineato, ad oggi, oltre il 90% del recupero delle derrate viene da Enti privati: questo, invece, rappresenta uno tra i primi esempi di “buona politica” a favore dei bisognosi da parte della Pubblica Amministrazione.

“Un progetto dalla forte valenza etica e sociale - sottolinea il Dr. Flavio Boraso, Direttore Generale dell’Asl TO3. - Ho infatti immediatamente accolto la proposta del Sindaco di Susa di estendere la collaborazione, già attivata a fine del 2015, anche alla mensa dell’Ospedale di Susa. Questa è la dimostrazione che si sta creando un circolo virtuoso tra la nostra Azienda e gli Enti caritativi e Istituzioni del territorio che garantisca, ai meno abbienti appunto, l’assistenza di cui hanno bisogno. “Sono certo, infatti, che la lotta agli sprechi alimentari debba essere una priorità anche a livello delle nostre mense aziendali. "La Legge del Buon Samaritano” è un esempio da perseguire: con una specifica ed articolata procedura, condivisa tra il nostro Servizio di Igiene degli Alimenti ed il Comune di Susa, si è semplificato il processo di recupero delle derrate che ha consentito alle organizzazioni caritative di distribuirle, perfettamente commestibili, agli utenti bisognosi del nostro territorio. Un progetto snello e subito operativo che, a costo zero, elimina burocrazia, attua i principi di solidarietà e sussidiarietà e fa sì che i pasti (caldi e freddi) raggiungano chi ha fame, invece di finire in discarica. Penso che dovremo prendere a modello questo tipo di intervento, perché si possa estendere anche ad altre realtà, cui stiamo già lavorando. Colgo infine l’occasione per ringraziare il Sindaco di Susa, la Ditta Alessio gli Enti Caritatevoli e tutti gli operatori del nostro servizio che si sono adoperati fattivamente per il raggiungimento di questo ulteriore importate progetto”.

Asl Vco. Attivati 55 posti di continuità assistenziale di pronta accoglienza sul territorio

Potranno essere ospitati anziani non autosufficienti o persone i cui bisogni sanitari ed assistenziali siano assimilabili ad anziano non autosufficiente.

Sono 55 i posti letto di continuità assistenziale deliberati dalla Direzione Generale dell’Asl VCO. L’atto deliberativo è stato assunto di concerto con i Direttori dei Distretti Sanitari. La disposizione è temporanea e vale sino al 31 dicembre 2016 in attesa dell’attivazione dei posti CAVS (Continuità A Valenza Sanitaria). I 55 posti letto sono distribuiti in tre strutture residenziali: 20 posti letto alla RSA Massimo Lagostina di Omegna, 20 posti letto alla RSA di Premosello Chiovenda e 15 posti letto alla RSA di Domodossola

Gli accessi saranno autorizzati dal Nucleo Distrettuale di Continuità delle Cure (NDCC) che sulla base delle specifiche condizioni cliniche e delle necessità assistenziali del paziente stabilirà la durata del ricovero, che non potrà superare i sessanta giorni.

Con questo ulteriore sforzo, la Direzione Generale conferma la propria attenzione alle esigenze del territorio e la continua ricerca di soluzioni atte ad offrire una sanità sempre più vicina a pazienti con problematiche socio assistenziali che necessitano di un temporaneo ricovero per una risposta più efficace ed efficiente ai loro bisogni di salute.

Prosegue l’attività del progetto dedicato ai minori vittime di violenza grazie al rinnovo del finanziamento da parte della Fonda

Il direttore generale Serpieri: “Una sempre migliore sinergia tra Istituzioni e Asl”

Prosegue l'attività dell'Asl di Vercelli dedicata a bambini e ragazzi che hanno subito abusi o maltrattamenti gravi. Si tratta di un progetto, finanziato dalla sua attivazione nel 2013 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, unico, per le sue caratteristiche, sul territorio piemontese. Si tratta di un progetto, svolto in collaborazione con la Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario, attraverso cui viene garantito, come la Legge prescrive, che i minori che sono presunti vittime di violenza fisica o sessuale vengano ascoltati dalle Forze dell'Ordine, per il primo interrogatorio, in un contesto di attenzione e protezione del loro stato emotivo di sofferenza, affiancati da uno Psicologo

“Nel corso di questi tre anni dall’attivazione – commenta il Direttore dell’Asl Chiara Serpieri -  abbiamo avuto modo di affinare sempre meglio la sinergia tra l’Asl ed Istituzioni nella gestione di queste complesse e difficili situazioni. La Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, cui rinnovo i miei ringraziamenti, ha creduto nel progetto rendendolo una ricchezza ormai consolidata per il territorio”

L’attenzione e la presenza dell’Asl VC nell’ambito delle problematiche legate ad abusi e violenza abbraccia anche la sfera della violenza contro le donne attraverso progetti mirati supportati e patrocinati da Fondazione CRV e Soroptimist in collaborazione con il Pronto Soccorso dell’Asl.

ASL AT - Asti SoLidalmente: un progetto per il recupero delle eccedenze alimentari

Un contributo fattivo al sostegno delle fragilità del territorio

Il progetto del Buon Samaritano avrà una “base” anche all’Asl AT. L’Asl astigiana, infatti, di concerto con il Comune e in collaborazione con la Cooperativa Elsa e la Casa di Riposo Città di Asti intende attraverso questo progetto per il recupero delle eccedenze alimentari, fornire gratuitamente i pasti non distribuiti nella mensa dell’Ospedale Cardinal Massaia, ma ancora perfettamente utilizzabili e sicuri sotto il profilo igienico sanitario e nutrizionale, a favore di soggetti bisognosi di solidarietà sociale

Obiettivi del Progetto che è stato denominato “Asti SoLidalmente” sono quelli di promuovere azioni di contrasto alla povertà e alla marginalità sociale, sostenere comportamenti finalizzati al recupero e a una piena valorizzazione delle eccedenze alimentari ancora edibili oltreché valorizzare associazioni Onlus che operano gratuitamente ai fini di utilità sociale, riconoscendo la loro funzione di integrazione degli interventi pubblici e di ruolo fondamentale nella valutazione dei bisogni del territorio.

“Si calcola che quotidianamente al Massaia non vengano distribuiti circa 30/40 pasti al giorno – afferma Ida Grossi direttore generale dell’Asl AT -. Questo ci permette di sostenere un servizio di utilità sociale a favore di soggetti bisognosi. Anche in questo ambito l’Asl contribuisce fattivamente per dare risposte alle purtroppo numerose fragilità presenti sul territorio”.

Un progetto che la Regione Piemonte sta sostenendo fortemente così come afferma la consigliera Angela Motta: “Una legge quella sul recupero dei beni invenduti e di spreco come possono essere quelli alimentari che la Regione ha approvato da un anno. L’intenzione è di allargare questo modo di agire alle Scuole, ai Comuni, alle aziende sanitarie e a tutti gli enti interessati affinchè si possano aiutare le persone più bisognose e in difficoltà”.

"Avevo assistito alla nascita di progetti come questo in altre città – ha dichiarato monsignor Francesco Ravinale vescovo di Asti -. Ho sempre avuto il desiderio di realizzarlo. Quello che viene sottoscritto oggi è la realizzazione di un mio desiderio. Auguro tutto il bene per questa iniziativa a cui la Diocesi guarda con interesse e sosterrà con grande piacere".

Il sindaco Fabrizio Brignolo ha sottolineato la l’importanza della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti: “La collaborazione concreta permette a iniziative come questa di mettere motore anche ad altre attività per dare risposte ai bisogni dei cittadini e, in particolare, a quelli fragili e meno fortunati”.

Per quanto riguarda le collaborazioni, i volontari della Cooperativa Elsa, sotto la supervisione degli operatori della Cucina dell’Asl, provvedono al trasferimento delle eccedenze alimentari negli appositi contenitori forniti dalla Casa di Riposo e all’attuazione del  successivo processo di abbattimento e stoccaggio. La Casa di Riposo Città di Asti, per parte sua, mette a disposizione mezzo di trasporto con autista dell’Associazione Auser Onlus.

L’iniziativa ha anche ricevuto il patrocinio dell’Università.

Sono intervenuti: l’assessore alle politiche sociali della Città di Asti Piero Vercelli, la direttrice della Casa di riposo Laura Panelli, il presidente della Cooperativa Elsa Maurizio Bologna, la coordinatrice cittadina dell’Auser Francesca Giovanna Penna e la vicepresidente dell’ordine dei medici Maria Luisa Amerio che ha avviato, prima del pensionamento, il progetto. Per l’Università è intervenuto Luca Casile Tutti, in qualche modo hanno messo in evidenza il ruolo della rete e del valore fondante della solidarietà.

L’Asl AT investa sulla prevenzione

Promozione degli stili di vita, screening, prevenzione delle malattie infettive, sicurezza alimentare, lavoro e salute, ambiente e salute. Sono questi i cardini del dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria astigiana. Iniziamo, oggi, un viaggio nell’ambito della prevenzione delle salute nel territorio astigiano

E’ notizia di questi giorni che, secondo le prime stime 2015, per la prima volta in 10 anni la speranza di vita alla nascita in Italia sia arretrata, seppure di poco; tra i correttivi individuati dagli esperti per migliorare la salute della popolazione si auspica un potenziamento della prevenzione. E’ interessante, quindi, fare il punto della situazione nella nostra Asl, rispetto alla salute, ai suoi determinanti e alla prevenzione messa in campo.

Il termine prevenzione abbraccia una serie di ambiti e attività che, nella sanità, che intersecano i “percorsi” di salute. La prevenzione è “attiva” e si compone di  “promozione”, ma anche di “vigilanza e repressione”. Si promuovono stili di vita sani, alimentazione, vaccinazioni, miglioramento dell’ambiente circostante; si vigila per verificare il rispetto delle norme e si reprime per sanzionare situazioni che mettono a rischio la sicurezza e la salute.

“In entrambi i casi però – illustra il direttore del Dipartimento di prevenzione Daniela Rivetti - , la nostra azione è quella di prevenire situazioni che possono compromettere la salute di tutti i cittadini; dunque anche la vigilanza è uno strumento di salute”.

Il Dipartimento di Prevenzione è una macrostruttura della Asl AT che interpreta il livello di assistenza dei LEA Assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro. Con il nuovo Piano di Organizzazione aziendale, sulla scorta degli indirizzi regionali, sono stati ricondotte al Dipartimento di Prevenzione tutte le funzioni attinenti, compreso il coordinamento dello screening e la Medicina Legale. Il Dipartimento risulta così composto da 4 servizi medici (Igiene e Sanità Pubblica, Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, Prevenzione e Sicurezza in Ambiente di Lavoro, Medicina Legale) e 3 aree Veterinarie (Area A, Area B, Area C). Dal 2010, attraverso l’attuazione del Piano Locale di Prevenzione (PLP) il Dipartimento di Prevenzione coordina le proprie azioni con le altre strutture della Asl AT per migliorare i risultati raggiunti.

Ma com’è la  salute della popolazione astigiana?

La Asl AT ha una popolazione anziana, con un indice di vecchiaia superiore a quello della regione Piemonte (che già supera quello medio italiano). Per contro la natalità è più bassa rispetto ai valori medi regionale e nazionale.  Il tasso di mortalità generale è paragonabile a quello medio della Regione Piemonte; i dati confermano che gli uomini muoiono di più delle donne e che le cause di mortalità più importanti sono quelle legate alle malattie dell’apparato cardiocircolatorio, ai tumori e alle malattie respiratorie.

In questi dati, però, si rilevano differenze con il resto del Piemonte: nella Asl AT la mortalità per cause cardiocircolatorie è più alta (soprattutto nei maschi) mentre i decessi per cause neoplastiche sono mediamente inferiori a quelli regionali (ancora con significatività statistica nei maschi).

Se poi si guarda agli stili di vita, la situazione non è incoraggiante: mentre in Italia e in Regione Piemonte gli stili di vita continuano a migliorare, non altrettanto si può dire per la Asl AT.

La proporzione di soggetti fumatori, misurata negli ultimi 10 anni attraverso la sorveglianza epidemiologica PASSI condotta dal Dipartimento di Prevenzione fra i residenti di età compresa fra i 18 e i 69 anni, mostra una costante tendenza all’aumento; negli ultimi anni fuma il 30% della popolazione giovane adulta ed il rispetto del divieto di fumo nei luoghi pubblici e nei luoghi di lavoro è tra i più bassi della regione. Stessa tendenza all’incremento mostra il consumo a rischio di alcol, che interessa oggi il 19% della popolazione. Il 28% della popolazione è completamente sedentario, il 37% è in eccesso ponderale (sovrappeso o obesità) e solo una persona su 5 mangia ogni giorno le porzioni di frutta e verdura raccomandate. Si tratta di fattori di rischio prioritari, in grado di determinare un peggioramento della salute della popolazione.

“Per fortuna la sorveglianza OKKIO, sempre condotta dal Dipartimento di Prevenzione ma rivolta alla popolazione infantile in età scolare – prosegue la dottoressa Rivetti - dimostra che i bambini, invece, stanno progressivamente migliorando le loro abitudini: fanno più attività sportiva e più attività fisica quotidiana (dal 12% al 21%  tra il 2008 e il 2014), stanno meno davanti alla televisione e la proporzione di bambini obesi si riduce. Ciò verosimilmente grazie alla costante opera di promozione ed educazione svolta dalla scuola, con la collaborazione anche degli operatori sanitari della ASL e del Dipartimento di Prevenzione”.

Infine, la fotografia dello stato dell’ambiente prodotta da ARPA nel 2015 testimonia alcuni risultati positivi, raggiunti con il contributo di tutti gli Enti e della popolazione, anche nella provincia di Asti: progressivo miglioramento della qualità dell’aria sul lungo periodo, buona qualità dell’acqua di falda profonda confermata da controlli positivi nel 99,5% dei casi sulla rete degli acquedotti, percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti superiore alla media regionale.

Asl TO1. “Colora il tuo pasto”. Promozione della salute nei luoghi di lavoro

L’Azienda sanitaria TO1 sostiene il progetto WHP - “Lavoratori sani in Aziende Sane” per promuovere stili di vita salutari, incoraggiando l'attività fisica per i propri dipendenti e migliorando le abitudini alimentari.

Accanto alla pratica del “fitwalking”, (costituzione di gruppi di cammino sportivo), al progetto Psyclette o al più semplice invito a fare le scale a piedi (evitando l’utilizzo degli ascensori aziendali), parte da lunedì 4 luglio l’ambizioso progetto “Colora il tuo pasto”, per migliorare le abitudini alimentari, sia in mensa che negli esercizi convenzionati

Il progetto ha l’obiettivo di migliorare la consapevolezza alimentare, ridurre il consumo di sale e grassi, aumentare il consumo di frutta e verdura, assumere i nutrienti in modo corretto e prevenire alcuni comportamenti alimentari non salutari.”- -dichiara la dott.ssa M. Antonella Arras, Responsabile della Struttura Promozione della Salute ASL To1, promotrice dell’iniziativa,  “Il progetto non vuole quindi essere uno strumento per stilare diete personalizzate e non sostituisce eventuali prescrizioni dietetiche per patologia.”

Il progetto “Colora il tuo Pasto”, è così articolato:- nelle due mense aziendali (Ospedale Martini e Ospedale Oftalmico), ogni piatto

- del menù giornaliero sarà caratterizzato da un colore (rosso, giallo, verde) per consentire abbinamenti alimentari consapevoli

- pasti compatibili con le scelte dietetiche del dipendente;- sono state predisposte ed affisse  presso tutte le sedi aziendali locandine con suggerimenti utili per una corretta alimentazione;

- sono stati realizzati volantini informativi per una corretta alimentazione, con esempi di “menù equilibrato, che saranno distribuiti nelle mense ospedaliere”;

- è stata predisposta sulla intranet aziendale un’area dedicata all’alimentazione equilibrata, contenente oltre al materiale del progetto una guida all’utilizzo di “Colora il tuo Pasto” e un “libretto di educazione alimentare” .

“Il progetto Colora il tuo pasto va ad arricchire tutta una serie di iniziative di promozione di corretti stila di vita, che partono dall’interno dell’Azienda per diffondersi su tutto il territorio cittadino. – afferma Giovanni Maria Soro, Direttore Generale Asl To1 – “L’Asl To1 è impegnata nel miglioramento della qualità dei propri ambienti di lavoro, condizione necessaria per offrire servizi di qualità nei confronti della cittadinanza.”

Numerosi i dipendenti che hanno partecipato, con entusiasmo, alla progettazione dell’iniziativa, per i relativi livelli di competenza (Servizio Igiene della Nutrizione, Servizio Dietetica Ospedali Martini e Oftalmico, Approvvigionamento e Logistica, Promozione della Salute, Ufficio Relazioni con il Pubblico), oltre alla Ditta appaltatrice delle mense aziendali.

L’Asl VC individuata come Centro di riferimento per la somministrazione dei nuovi farmaci per il trattamento dell’epatite C

La struttura vercellese va così ad integrare l’elenco degli undici centri regionali autorizzati di cui fanno parte l’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, le Aziende Ospedaliere di Cuneo, Alessandria e Mauriziano di Torino, le Aziende Ospedaliere Universitarie San Luigi di Orbassano, Maggiore della Carità di Novara e Città della Salute di Torino e le Asl di Asti, Biella e VCO

La Struttura di Malattie Infettive dell’Asl VC, diretta dal Dr. Silvio Borrè, è stata individuata come Centro specialistico aziendale autorizzato dalla Regione Piemonte[1] alla prescrizione dei nuovi farmaci antiepatite C.“Siamo molto soddisfatti di questo importante riconoscimento – sottolinea il Direttore Generale Chiara Serpieri – che non fa che confermare il prestigio della nostra struttura e il lavoro svolto in questi anni”..

“.Attendevamo l’autorizzazione – spiega Borrè - per offrire, ai pazienti che da anni si rivolgono al nostro ambulatorio epatologico, la possibilità di essere trattati senza essere inviati ad altri centri per ottenere i farmaci”.

Queste nuove terapie presentano importanti vantaggi in termini di tollerabilità e, se pure con percentuali diverse di successo in base al genotipo virale e all’entità del danno epatico, elevate percentuali di eradicazione del virus dopo 3 – 6 mesi di trattamento.

“Altre molecole in sperimentazione – conclude Borrè - completeranno lo scenario terapeutico, raggiungendo l’obiettivo primario di intervenire in modo indiscriminato su tutti i genotipi HCV (azione pangenotipica),  anche sui pazienti “più difficili da trattare”(GT3, cirrosi, pazienti con problemi renali/in dialisi, ecc..), riducendo la durata delle terapie, tutte senza interferone e in molti casi senza ribavirina, al massimo a 8 settimane”.

Terminate le procedure burocratiche previste da AIFA,nei primi giorni di luglio, inizieremo i trattamenti.

 

[1] D.D. 308 del 1 giugno 2016

Asl CN1 - Mondovì, Puppo primario di Ostetricia e Ginecologia

41 anni, vanta una notevole esperienza nella chirurgia complessa della pelvi ed applica in prevalenza tecniche mini-invasive 

Andrea Puppo è il nuovo primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Mondovì. 41 anni, dopo la specializzazione ha lavorato presso l’Istituto tumori di Genova, l’ospedale San Martino poi, dopo un primo periodo di consulenza, all’Asl CN1 come dirigente medico a Mondovì. Dopo il pensionamento del dr. Galletto, che era stato nominato primario sulle due strutture di Savigliano e Mondovì, al dr. Puppo era stata attribuita la responsabilità, come facente funzioni e in attesa di concorso, della Ostetricia e Ginecologia del Regina Montis Regalis.

Il nuovo primario nel corso degli anni ha sviluppato prevalentemente competenze riguardanti la chirurgia e la diagnostica ginecologica, concentrandosi principalmente sulla diagnosi e cura della patologia complessa della pelvi (oncologia, endometriosi) con l’utilizzo di tecniche mini-invasive. Ha al suo attivo oltre duemila interventi di chirurgia maggiore ed ha collaborato con diversi lavori su riviste scientifiche internazionali. Per l’Asl CN1 è responsabile del gruppo di ginecologia oncologica.

Piemonte. Anziani a domicilio, parte la sperimentazione “Rsa Aperte”

 Più libertà di scelta per gli ultrasessantacinquenni non autosufficienti e le loro famiglie

Si chiama   "Rsa aperte"  la piccola grande rivoluzione che vede la Regione Piemonte impegnata ad aumentare il proprio budget di spesa per consentire ad almeno 2mila anziani ultra65enni di essere curati a casa con assistenza domiciliare infermieristica garantita  e concordata anzichè essere ricoverati nelle Rsa.

Questa mattina gli assessori alla sanità e alle politiche sociali hanno presentato alla Giunta regionale la delibera di avvio della sperimentazione che può costituire una risposta positiva alle famiglie interessate a non ricoverare gli anziani, ma a farli curare ed assistere nel loro ambiente.

Si tratta di un tassello fondante della rete di assistenza territoriale approvata dalla Giunta regionale nll'aprile del 2015 con la delibera "Pianificazione economico-finanziaria e definizione delle regole del Sistema Sanitario piemontese in materia di assistenza alle persone anziane non autosufficienti con decorrenza dall’esercizio 2015”  che avviava il potenziamento dei servizi per la residenzialità attraverso un incremento di risorse (+ 15 milioni di euro/anno su un budget complessivo di 265 milioni/anno)  ed una maggiore flessibilità della rete di offerta: le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, a parità di condizione di bisogno, hanno la libertà di scelta del luogo e della forma di assistenza.

 Di fatto, una revisione della rete di offerta tradizionale dei servizi di RSA, con un’articolazione del sistema di classificazione di fasce assistenziali e di remunerazione che risponda ai nuovi bisogni e al percorso delineato: con la delibera approvata questa mattina, gli assessori alla Sanità e alle Politiche sociali introducono il Progetto residenziale RSA aperta  cioè  l'ampliamento della gamma di risposte alla condizione di non autosufficienza,  attraverso la flessibilità e l’integrazione degli interventi, nonché la capacità, sviluppata negli anni, delle Strutture Residenziali socio-sanitarie accreditate di erogare prestazioni assistenziali qualificate anche al domicilio della persona.

 Per ora si tratta di una tipologia di offerta sperimentale  che prevede interventi sanitari flessibili  (infermiere, fisioterapista, logopedista,) e assistenza tutelare (OSS) erogati al domicilio dalle Residenze Sanitarie Assistenziali per anziani non autosufficienti. Si stima che saranno almeno 300 le figure professionali interessate al progetto e che potranno essere inserite nella sperimentazione con nuove assunzioni

I destinatari sono anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti, riconosciuti in sede di valutazione dell’Unità di valutazione geriatria (UVG) come destinatari di un progetto residenziale, che presentano condizioni sanitarie e socio-sanitarie tali da poter rinviare, almeno temporaneamente, il ricovero in RSA con  un intervento sanitario al loro domicilio. 

Si è quindi introdotto il concetto “che una persona ritenuta dall’Unità di Valutazione Geriatrica. idonea per la RSA può decidere liberamente se usufruire della RSA o se avvalersi di pacchetti di prestazioni da erogare al domicilio demandando ad un successivo provvedimento attuativo della Giunta di definire i seguenti aspetti:

adeguamento del sistema di valutazione multidimensionale del bisogno;
contenuti del Progetto Individuale;
prestazioni erogabili al domicilio;
soggetti accreditabili e procedure di accreditamento per l'erogazione delle prestazioni;
modalità di remunerazione e rendicontazione delle prestazioni;
modalità di effettuazione dei controlli.

Il progetto durerà fino al 31  dicembre 2018 e le Direzioni Sanità e Politiche sociali lo monitoreranno costantemente per valutarne i benefici in rapporto anche al budget aggiuntivo; rientra appunto nel più ampio percorso di riforma delle prestazioni domiciliari in lungoassistenza, che punta ad armonizzare le prestazioni offerte dalla legge regionale 10/2010, attraverso il confronto con l’Anci Piemonte e il coordinamento degli Enti Gestori delle funzioni socio- assistenziali del Piemonte, le rappresentanze sindacali e le associazioni del terzo settore.

Regione. Il 16 maggio viene consegnato all’impresa appaltatrice il cantiere ed autorizzato l’avvio d

La struttura avrà un costo di 17,8 milioni che sono resi disponibili grazie all’impegno congiunto di 3 istituzioni: per 8,4 provengono dallo Stato, per 7,1 milioni sono fondi regionali e per 2,3 provengono da un mutuo decennale stipulato dall’Asl TO3

Un passaggio formale che si attendeva da tempo, considerando che la difficile congiuntura del passato aveva messo in forse la realizzazione di questa importante opera, una struttura nella quale convergeranno in un unico moderno immobile tutti i servizi sanitari di questa ampia e popolosa area territoriale dell’Asl TO3. Era stato l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, verificate le criticità in cui si trovano i servizi sanitari nel vecchio ospedale, ad imprimere un’accelerazione, assumendosi l’impegno di portare a compimento l’opera, in costante raccordo con la Direzione dell’Asl TO3. E’ stato confermato  il finanziamento per la parte regionale, consentendo all’opera di non venire cancellata dalla programmazione delle opere pubbliche a valenza sanitaria.

La struttura nel rispetto del riordino della rete regionale avrà una destinazione non ospedaliera ma poliambulatoriale specialistica e distrettuale e rappresenterà il polo sanitario di riferimento per una popolazione di oltre 90 mila persone.

L’attesa per la nuova struttura aveva più volte indotto la popolazione locale a far sentire pubblicamente la propria voce, tenuto conto che il primo accordo di programma  per la riallocazione dei servizi sanitari di Venaria in una nuova area è datata 12 anni fa, quando venne sottoscritto da  Regione, Asl e Comune il 10 novembre del 2004.

Un impegno alla realizzazione che era stato attivamente condotto anche dalle  amministrazioni comunali succedutesi in questi anni a Venaria, e che aveva determinato  la messa a disposizione, attraverso un comodato d’uso gratuito per 99 anni, del terreno necessario alla realizzazione della struttura, situato  in una comoda area fra Via Don Sapino e la strada provinciale 176 della Savonera, un’area funzionale allo scopo sufficientemente vicina e comoda da raggiungere  ma al contempo decongestionata dal traffico del centro storico.

Ed ecco dunque che, dopo la conferma della disponibilità  dei 17,8 milioni di euro necessari,  tutte le  complesse procedure progettuali e di appalto e per l’assegnazione dei lavori (condotte dalla Società di Committenza Regionale SCR in sinergia con il Servizio Tecnico dell’ASL ), sono giunte al termine, superando ostacoli, contrattempi e conseguenti ritardi: l’ultimo problema  in ordine di tempo, che aveva causato alcuni mesi di interruzione è stata la necessità di  intercettare in profondità nel terreno interessato eventuali ordigni bellici.

Per la precisione i 17,8 milioni disponibili sono il frutto dell’impegno congiunto di 3 istituzioni: per 8,4 provengono dallo Stato (art. 20 L.67/88 ecc.), per 7,1 milioni sono fondi regionali e per 2,3 provengono da un mutuo decennale stipulato dall’Asl TO3.

Nella fase conclusiva delle procedure, gli ultimi passaggi indispensabili li ha puntualmente compiuti il Dr. Flavio Boraso – Direttore Generale dell’Asl TO3 che il 25  novembre 2015 aveva approvato e sottoscritto la  necessaria  Convenzione  fra la Società di Committenza regionale SCR e la stessa Direzione  dell’Asl TO3 dando la  possibilità alla stessa

SCR di  procedere con l’affidamento del  cantiere alla ditta appaltatrice  per dare   il via ai lavori; infine  il 26 aprile 2016 la Direzione Asl  ha  approvato  il progetto esecutivo dopo la validazione tecnica da parte della citata Società di committenza SCR che ha dato il via alla consegna del cantiere.

Era  stata altresì completata nei giorni scorsi la bonifica bellica  resasi necessaria sul terreno interessato, un’indagine effettuata con il supporto dell’Autorità militare e del Politecnico di Torino con l’imminente ultimazione della relazione finale (informalmente si sa che non sono stati rilevati ordigni di sorta).

Lunedì 16 maggio alle ore 10.00 viene dunque consegnato il cantiere all’impresa appaltatrice  e successivamente potranno iniziare i  primi scavi del terreno, dapprima  per determinare se il medesimo  potrà  essere portato  in normale discarica per il reimpiego nell’edilizia oppure se debba essere  oggetto di  particolari smaltimenti, e poi per le fondazioni; lo scavo verrà  realizzato a gradoni ovvero profondo  da  3  metri fino a 7 metri nell’area più centrale dove sorgerà l’immobile. L’impresa affidataria dei lavori, Ditta Paolo Beltrami di Cremona,  avrà 900 giorni di tempo per ultimarli.

“Una struttura che diverrà il polo sanitario di riferimento per questa popolosa area territoriale consentendoci di riallocare in un unico contesto moderno e funzionale  i servizi sanitari del territorio come per esempio i letti della continuità assistenziale, gli ambulatori specialistici, le attività diagnostiche e distrettuali.” sottolinea il Dr. Flavio Boraso –Direttore Generale Asl TO3 “in piena sinergia con la Regione abbiamo fatto tutti i passi necessari nei tempi previsti affinché si completassero le procedure consentendo di aprire finalmente i lavori. Credo sia un momento importante, ed atteso, per la città di Venaria, per i Comuni circostanti e per tutta la popolazione della zona. Si tratterà di un polo sanitario territoriale che verrà realizzato e potrà interpretare un ruolo fondamentale nell’ambito della rete extraospedaliera dei servizi sanitari, in linea con quanto auspicato dalla programmazione Regionale”.

Asl Cn1. Saluzzo gestirà il numero unico europeo di emergenza “112”

Con 32 nuovi operatori tecnici. Smisterà le chiamate a 118, Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco. Saranno attivati anche il 116 e 117 per la continuità assistenziale, con altri 15 operatori. La Maxiemergenza regionale traslocherà nei locali della Protezione Civile di Fossano

L’Asl CN1 diventa protagonista, insieme a Torino, nella riorganizzazione nella gestione dell’attività di emergenza regionale, con l’attuazione da metà ottobre del numero unico europeo di emergenza 112.

Presso la Centrale Operativa di Saluzzo, a cui faranno capo circa 2,2 milioni di abitanti da tutto il sud Piemonte e le altre province (esclusa Torino), è previsto l’arrivo di 32 operatori tecnici impegnati su 12 postazioni in locali al piano terreno della sede della Croce Verde: il 112 smisterà le chiamate a 118, Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco. E’ prevista anche l’attivazione dei numeri 116 per 117 per la continuità assistenziale, con altri 15 operatori. L’individuazione della Centrale Operativa della CN1 (e, per Torino, della Città della Salute e della Scienza) è stata suggerita da attente valutazioni della dotazione tecnologica da mettere in condivisione e già esistente nonché delle capacità di garantire e mantenere i requisiti per la sicurezza e continuità del servizio.

La messa a disposizione della rete telefonica e delle relative strutture e traffico sono a carico del contratto di telefonia regionale, la predisposizione dei supporti informatici sono ricompresi nel contratto con il CSI Piemonte. All’Asl CN1 compete la predisposizione della logistica dei locali per i call center.

 

La riorganizzazione logistica dei servizi del 118 determina a sua volta la necessità di trovare nuova adeguata sistemazione alla struttura regionale di Maxiemergenza. La scelta è caduta sul Presidio di Protezione civile di Fossano, risultato idoneo dopo un sopralluogo effettuato lo scorso 22 aprile. 

 

“E’ un’importante valorizzazione dell’attività della CN1 nel suo complesso – spiega il direttore generale dell’Asl Francesco Magni – e in particolare delle città ospitanti di Saluzzo e Fossano: nel primo caso si implementano notevolmente il numero delle postazioni di call center per la gestione centralizzata di tutte le chiamate che perverranno al nuovo numero unico europeo 112. Un’attività che valorizzerà ancora di più la sede della Croce Verde che ospita già la Centrale Operativa del 118. D’altra parte, ragioni di logistica suggeriscono, considerando l’interoperatività di Maxiemergenza e Protezione Civile, di collocare fisicamente vicine le due strutture. E Fossano, in questo senso, offre le risposte logistiche più idonee.”

Dal 17 ottobre ci sarà l’avvio della struttura: a fine novembre partiranno Verbano, Biella e Vercelli, a dicembre Novara e Alessandria, entro fine anno Asti e Cuneo.

Asl AT Nominati i Direttori di Dipartimento

Il direttore generale Ida Grossi: “Si concretizza l’assetto organizzativo aziendale”

Dopo la nomina del direttore della struttura di Cardiologia, l’Asl AT ha designato i nuovi capi dipartimento. Sono sei le strutture dipartimentali di cui si è dotata l’Asl astigiana: Chirurgia, Medicina, Servizi, Materno-Infantile, Emergenza e Accettazione e Prevenzione.

Il dipartimento di Chirurgia è stato affidato a Bartolomeo Marino mentre quello di Medicina a Mauro Favro. Elda Feyles è stata nominata al dipartimento dei Servizi e Maggiorino Barbero a quello del Materno Infantile. A Silvano Cardellino è stato affidato il dipartimento di Emergenza e Accettazione mentre a Daniela Rivetti quello della Prevenzione. Il provvedimento della direzione generale dell’Asl è diventato immediatamente esecutivo.

“Con questo atto si concretizza il graduale assetto organizzativo della struttura aziendale – ha detto Ida Grossi Direttore generale dell’Asl AT -. Con la nomina del direttore della struttura di cardiologia della scorsa settimana e con il provvedimento assunto ieri, l’Asl è sempre più avviata, così come definito dagli atti aziendali, sulla strada dell’organizzazione dei propri servizi a iniziare dai responsabili di Area.”

Asl AT Presentato il Bilancio sociale

Il Direttore generale Ida Grossi: “E’ il primo dell’Azienda sanitaria astigiana e rappresenta uno strumento che vuole favorire il dialogo e il confronto tra Istituzioni e cittadini”

Questa mattina, nel corso della “Festa di Natale”,  la Direzione generale ha presentato a dipendenti e cittadini il Bilancio Sociale dell’Asl AT. Quello del 2014 è il primo Bilancio sociale dell’Asl astigiana. Si è trattato di un lavoro di ricerca e analisi di migliaia di dati che sono stati resi “leggibili” da un gruppo di lavoro che ha realizzato con impegno, una pagina dopo l’altra, una pubblicazione stampata in forma cartacea nel numero di 250 copie e che sarà disponibile tra qualche giorno sul sito aziendale.

“Il bilancio sociale costituisce il segnale di un’esigenza crescente di partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni - ha illustrato Ida Grossi Direttore generale dell’Asl At -. Si tratta di uno strumento che vuole favorire il dialogo e il confronto, aiutare a individuare le priorità nelle scelte dell’amministrazione in un processo circolare di condivisione dei percorsi di programmazione e di valutazione dei risultati. Il Bilancio Sociale – ha proseguito Ida Grossi - è uno strumento che rappresenta la certificazione di un profilo etico, l'elemento che legittima il ruolo di un soggetto istituzionale agli occhi della comunità di riferimento, un momento per enfatizzare il proprio legame con il territorio, un'occasione per affermare che perseguendo il proprio interesse prevalente si contribuisce a migliorare la qualità della vita dei membri della società in cui è inserito”.

I dati economico-finanziari, infatti, non leggono l’attività e i risultati dell’amministrazione dal punto di vista del cittadino, che è interessato principalmente a capire in che modo essa svolge il suo mandato, quali sono le priorità e gli obiettivi di intervento, quali i livelli di prestazione attesi e realizzati e soprattutto gli effetti prodotti dalla propria azione.

Il bilancio sociale nelle amministrazioni pubbliche sembra rispondere in modo nuovo e più efficace a alla crescente esigenza di trasparenza e comunicazione all’esterno delle scelte e dei risultati raggiunti. Si tratta, in altri termini, di esplicitare in un dialogo aperto con la comunità di riferimento il modo in cui l’amministrazione interpreta il proprio ruolo e assume le proprie responsabilità. Oggi le amministrazioni pubbliche sono sempre più spesso chiamate a dar conto del proprio operato ai cittadini, dei risultati conseguiti con l’uso delle risorse pubbliche.

“Negli ultimi anni, il bilancio sociale ha ricevuto un’attenzione crescente nelle amministrazioni pubbliche, particolarmente negli enti locali, come strumento idoneo a sperimentare nuove forme di rendicontazione – ha sottolineato Ida Grossi -. C’ è un elemento di fondo che accomuna l’utilizzo del bilancio sociale nelle diverse amministrazioni che lo hanno adottato ed è la consapevolezza che occorre dare evidenza alla funzione sociale dell’azione amministrativa. Il bilancio sociale, infatti, è innanzitutto uno strumento per riaffermare e legittimare il ruolo delle amministrazioni pubbliche nella società, per esplicitare il rapporto tra il processo di formulazione e attuazione delle politiche pubbliche, o di erogazione di servizi e il livello di benessere della collettività, di valore prodotto per i cittadini”.

 

Il bilancio sociale costituisce anche il segnale di un’esigenza crescente di partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni. Si tratta, infatti, di uno strumento che vuole favorire il dialogo e il confronto, aiutare a individuare le priorità nelle scelte dell’amministrazione in un processo circolare di condivisione dei percorsi di programmazione e di valutazione dei risultati. In questo senso, l’introduzione della rendicontazione sociale nelle amministrazioni pubbliche può rappresentare un’occasione per dotarsi di metodologie e strumenti più efficaci nei processi di formulazione e valutazione delle politiche pubbliche.

La lettura di un bilancio sociale va posta in relazione al valore che esso può assumere nel processo di cambiamento delle amministrazioni pubbliche, per contribuire a renderle sempre più vicine alle esigenze dei cittadini e delle imprese e sempre più efficaci nella realizzazione degli impegni assunti.

Ed è proprio in questo contesto che l’Asl, ha voluto la stesura del bilancio sociale, documento che integra quello tradizionale soffermandosi, in particolar modo, sugli aspetti di natura qualitativa, focalizzando l’attenzione sul modo attraverso cui viene creato benessere per la collettività.

 

La pubblicazione è stata curata dalla Struttura di Comunicazione dell’Asl che ha inteso, in questo senso, dare voce ai numeri illustrando positività e criticità di un’azienda sanitaria in perfetto stato di salute.

Asl To4. All’Ospedale di Ciriè visite cardiologiche e urologiche ad accesso diretto

Il Direttore generale Lorenzo Ardissone: “Continua il nostro impegno in merito alla riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni specialistiche ambulatoriali”

Anche all’Ospedale di Ciriè, come avviene da tempo presso l’Ospedale di Ivrea (nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì), è possibile effettuare le prime visite cardiologiche (non i controlli) ad accesso diretto, senza prenotazione e con impegnativa del medico curante. In questo periodo iniziale, il servizio è attivo il giovedì, con accettazione dalle ore 9 alle 11 e con esecuzione della visita in giornata (eccetto i giorni del 24 e del 31 dicembre). Sono escluse dall’accesso diretto le visite di controllo periodico per coloro che sono affetti da patologia cardiologica cronica, le visite per il rinnovo della patente e i controlli per il rinnovo del piano terapeutico di farmaci cardiologici. Si prevede, poi, una riorganizzazione dell’attività ambulatoriale nello stesso Presidio di Ciriè e nell’Ospedale di Lanzo nel corso dei primi tre mesi del 2016, in modo da poter estendere il servizio ad accesso diretto anche agli altri giorni della settimana.

In ogni caso, fino alla completa riorganizzazione del servizio, resteranno attive le normali modalità di prenotazione delle prime visite cardiologiche e sarà garantita la visita richiesta con codice di urgenza. Successivamente, per tutte le prime visite cardiologiche, all’Ospedale di Ciriè sarà previsto l’accesso diretto. In attesa della completa attivazione del servizio, gli utenti – nei giorni di martedì, mercoledì e venerdì – hanno comunque la possibilità di rivolgersi all’ambulatorio di Cardiologia ad accesso diretto dell’Ospedale di Ivrea. 

Anche per quanto riguarda le prime visite urologiche (non i controlli), presso l’Ospedale di Ciriè è ora attivo un ambulatorio ad accesso diretto, senza prenotazione e con impegnativa del medico curante, nei giorni di lunedì e mercoledì (con esclusione del periodo che va dal 28 al 31 dicembre). Per accedere a questo ambulatorio è necessario registrarsi, dalle 8,30 alle 10 degli stessi giorni di lunedì e mercoledì, presso il front office degli ambulatori di Urologia, ubicato al secondo piano del Presidio ospedaliero. Le visite avranno luogo nel corso della giornata, secondo l’ordine di registrazione. In questa prima fase, sono di conseguenza state sospese le prenotazioni per le prime visite urologiche, fatto salvo quelle già acquisite. Al fine di evitare o, comunque, di minimizzare la duplicazione delle visite, i medici di famiglia sono stati informati sugli esami preliminari di cui devono disporre gli utenti con patologie accertate o presunte a carico di reni, vescica o prostata al momento della visita.

Soddisfatto del risultato il Direttore generale dell’Asl To4 Lorenzo Ardissone che conclude: “Sono queste alcune delle soluzioni adottate grazie al lavoro costante di lettura dei numeri del fabbisogno dei nostri cittadini, accompagnato da un’analisi globale e integrata dei problemi”.

Da gennaio l'eccellenza odontoiatrica del servizio pubblico della Dental School di Torino per tutti i cittadini

Un progetto sperimentale sostenuto e promosso dal Direttore generale della Città della Salute Gian Paolo Zanetta

La Dental School della Città della Salute di Torino (diretta dal professor Stefano Carossa) da gennaio 2016 fornirà anche prestazioni odontoiatriche extra Lea a tutti i cittadini, adottando un proprio tariffario a prezzi assolutamente concorrenziali destinati alla copertura delle spese di esercizio, assicurando quindi una assoluta qualità a costi ridotti. L'eccellenza a prezzi accessibili.

Premesso che continueranno ad essere garantiti i servizi e le attività già precedentemente fornite sotto forma di Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) nel campo dell'assistenza odontoiatrica, ovvero con programmi di tutela della salute odontoiatrica nell'età evolutiva ed all'assistenza odontoiatrica e protesica (protesi rimovibili) a determinate categorie di soggetti in condizioni di particolare vulnerabilità (sanitaria e sociale), da gennaio la Dental School, su impulso del Direttore Generale avvocato Gian Paolo Zanetta, partirà con un progetto sperimentale, avallato dalla Regione Piemonte, di prestazioni odontostomatologiche in regime di non Lea a carico del paziente non vulnerabile sanitario con un proprio tariffario aziendale. La Dental School quindi erogherà prestazioni odontoiatriche anche ai cittadini che, pur non rientrando nelle categorie Lea degli aventi diritto in base ai suddetti criteri di vulnerabilità sanitaria, decideranno di rivolgersi, con l'intera spesa a carico loro, all'eccellenza del pubblico della Dental School anziché al privato, con un significativo risparmio sulla base del tariffario aziendale adottato per le prestazioni extra Lea, dalla detartrasi all'estrazione di denti e radici e dalla inserzione di protesi rimovibile alla terapia canalare di denti. I pazienti verranno inseriti normalmente nelle liste di programmazione della Dental School sulla base dei nuovi criteri.

Al Castelli prende il via il progetto Buon Samaritano

All’ospedale del Vco verranno distribuiti, ai bisognosi, i pasti in eccedenza

L’Azienda Sanitaria Locale Vco, grazie alla collaborazione della ditta Elior che nel Vco gestisce le mense dell’ospedale Castelli, delle scuole di Domodossola e da gennaio anche di quelle di Verbania, promuove il progetto Buon Samaritano per offrire pasti gratuiti  per persone in difficoltà alla mensa dell’ospedale Castelli di Verbania grazie alle eccedenze del servizio di ristorazione.

Dal 14 dicembre 2015 nel locale mensa dell’ospedale di Verbania, dopo il servizio ai dipendenti vengono distribuiti gratuitamente pasti agli aventi diritto.

Lo spreco di cibo in una fase di crisi come quella attuale è un problema sociale al quale occorre dare risposta -  sostiene il Direttore Generale dell’Asl Vco Giovanni Caruso - E’ una proposta lodevole che va curata in ogni dettaglio, garantendo un approccio adeguato a chi usufruisce del servizio, nel pieno rispetto della dignità di tutti.

Gli aventi diritto saranno individuati con la collaborazione dell’Assessorato Comunale ai Servizi Sociali e il coinvolgimento del Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano, della Caritas, e delle Parrocchie che possono essere contattati per informazioni e richieste. Una tappa successiva dell’iniziativa sarà l’ampliamento del progetto  l’impiego delle eccedenze delle mense scolastiche di Domodossola e di Verbania.

AO di Alessandria. Giornata scientifica: un piano strategico della ricerca con un ruolo di primo piano per l’Azienda Ospedaliera

Giovanna Baraldi,  Direttore generale e Antonio Maconi, responsabile della Struttura Sviluppo e Promozione Scientifica hanno sottolineato nel corso della giornata di lavori il ruolo di riferimento che l’Ao AL sta assumendo sul territorio nazionale

Un piano strategico per la ricerca. Una struttura ad essa dedicata. Un coordinamento con le aziende del territorio in collaborazione con la Camera di Commercio per la creazione di strartup innovative. Una più stretta collaborazione con le università. Sono i risultati emersi dalla giornata scientifica “Progettare la ricerca per innovare l’assistenza” organizzata dalla struttura sviluppo e promozione scientifica dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, diretta da Antonio Maconi. Giovanna Baraldi, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera, è determinata e lucida nella sua analisi, introducendo i lavori della giornata e in conclusione, dopo una maratona di quaratacinque presentazioni dei professionisti e ricercatori aziendali, con lavori pubblicati su riviste nazionali e internazionali e presentati in prestigiosi convegni scientifici: “Dobbiamo accettare la sfida di governare l’innovazione. Dobbiamo percorrere questa strada e vogliamo sostenere e appoggiare i nostri professionisti attraverso un percorso metodologico. Solo con visione sistemica, piano strategico e chiarezza sarà possibile avere un risultato di grande soddisfazione. Lo faremo con pragmatismo, sapendo i nostri limiti, ma ci dedicheremo al piano strategico della ricerca con prospettive, determinazione e valori. Lo possiamo fare perché abbiamo il supporto del territorio, di istituzioni come la Camera di Commercio e Confindustria, di un legame ancora più forte con l’università”. Nella sua relazione “Sanità avanguardia dell’innovazione” il prof. Renato Balduzzi, ha sottolineato come l’Azienda Ospedaliera abbia incrementato nel tempo capacità di sviluppare ricerca e assistenza, nonché di fare rete con il territorio e l’Università, avendo quindi tutti i requisiti per candidarsi a dare avvio al percorso che la possa portare a diventare Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico: “IRCCS non si diventa, si è. La sanità piemontese è una sanità di buon livello che deve subire la concorrenza di quella lombarda che conta ben 17 IRCCS, contro l’unico piemontese di Candiolo.  L'ospedale di Alessandria, per la sua storia e le sue peculiarità, può procedere in equità direzione. Ma a livello di sistema è necessario aver presente che per competere abbiamo problemi di risorse. Non possiamo tacere su questo. Se non c’è un ciclo economico virtuoso non si possono aumentare risorse. Ma non si possono nemmeno definanziare. Perché poi si sconta la demotivazione”. A seguire poi la tavola rotonda “Collaborazioni tra Azienda Ospedaliera e imprenditoria: innovazione tecnologica al servizio del paziente” moderata da Renato Balduzzi e dal consigliere regionale Domenico Ravetti, che ha visto gli interventi di Gian Paolo Coscia, Susanna Cichero, Marco Pizzi, Giancarlo Cicalini, Piero Cavigliasso. Tutti concordi nel sottolineare le ricadute economiche e le opportunità di lavoro e di occupazione che le reti di ricerca possono generarsi intorno all’Azienda Ospedaliera. Paolo Coscia presidente della Camera di Commercio, ha presentato alcuni dati relativi all'innovazione che l'ente camerale realizza all'interno del sistema piemontese, chiudendo la sua relazione nel ribadire la missione: "Siamo a supporto delle imprese e dell'Azienda per poter costruire insieme percorsi innovativi: la nostra sede è aperta e disponibili, certi che questa sia una delle prospettive economiche di sviluppo del territorio".
Il prof. Bellomo, presidente della facoltà di Medicina del Piemonte Orientale, in rappresentanza del Rettore, ha sottolineato come l’università guardi con interesse il percorso realizzato in questi anni dall’Azienda, a vantaggio di entrambe le istituzioni. La tavola rotonda sulla progettualità europea, moderata da Giuliana Moda, responsabile per i progetti europei in sanità della Regione Piemonte, ha visto i contributi di Giorgio Costantino, Greta Falavigna, Raffaello Furlan, Azzurra La Verde, Francesco Risso, Alessandro Varrica e Roberto Ippoliti: tutti hanno sottolineato come l’innovazione e la capacità di fare rete sia l’elemento fondamentale per riuscire ad attivare una sinergia finalizzata a studi che possano generare miglioramenti al paziente.
Nel pomeriggio Antonio Maconi, responsabile della Struttura Sviluppo e Promozione Scientifica ha illustrato i dati della rendicontazione scientifica annuale, contenente la sintesi dei lavori realizzati e delle sperimentazioni svolte dall’Azienda: “Sono orgoglioso di lavorare insieme a questi professionisti: ci sono lavori di grande importanza, pubblicati su riviste riconosciute dalla comunità scientifica ad altissimo livello. E nel tempo la nostra struttura sta cercando di essere sempre di più a supporto e di riferimento per l’attività. Affinché si possa continuare a crescere e seguire con concretezza gli spunti che la tavola rotonda ci ha dato, collaborando con il territorio e l’università”. Erano presenti autorevoli rappresentanti di centri di ricerca nazionali come il Mario Negri per la collaborazione con l'UFIM e importanti attività sul mesotelioma. A seguire il pomeriggio, con la dottoressa Paola Costanzo direttore sanitario, ha visto la maratona dei giovani professionisti dell'azienda con interventi costellati di ricerche spesso multicentriche con prestigiosi ospedali nazionali e internazionali e con risultati pubblicati sulle riviste più importanti del mondo: questo significa per i pazienti che afferiscono all’Azienda di Alessandria ricadute importantissime sul miglioramento della assistenza. Commenta Baraldi: “Giovani motivati e dinamici dipendenti ma anche specializzandi dell’Azienda che sono la ricchezza e il futuro del nostro paese”.

Città della Salute. Zanetta confermato Direttore generale

Gian Paolo Zanetta continuerà a guidare la Città della Salute e della Scienza di Torino.

Lo ha deciso la Giunta regionale del Piemonte dopo la verifica di metà mandato. Zanetta che è anche presidente regionale di Federsanità Anci ha così modo di proseguire nell’intenso programma previsto dai piani aziendali così come puntualizza lui stesso “in primo luogo il percorso per la realizzazione del Parco della Salute ma anche altri fondamentali obiettivi previsti dalla tabella di marcia che ci siamo prefissati con la Regione”.

Alla guida dell’Azienda ospedaliera, Zanetta sarà affiancato dai riconfermati Andreana Bossola (Direttore amministrativo) e Maurizio Dall’Acqua (Direttore sanitario). Il mandato scadrà nell’aprile del 2017.

Asl To5 - Scrigni di carta. Il territorio chierese nei documenti medioevali patrimonio dell’ospedale Maggiore di Chieri

Sarà allestita una mostra che consente ai cittadini chieresi,e non solo, un pezzo sulle origini della propria città. Tra i documenti anche un antico registro dell’Ospedale Maggiore

Quattro documenti di proprietà dell’Archivio dell’Ospedale Maggiore di Chieri, conservati nell’archivio storico comunale “Filippo Ghirardi”, saranno prestati per la mostra “Scrigni di Carta. Il territorio chierese nei documenti medioevali” che si terrà a Chieri dal 12 dicembre al 31 gennaio 2016.

La mostra è organizzata dall’Associazione La Compagnia della Chiocciola onlus, in collaborazione e con il contributo del Comune di Chieri, in occasione della chiusura del progetto “Scrigni d’Argilla. Segni d’arte europea nel Tre-Quattrocento chierese”, finanziato dalla Compagnia di San Paolo.

L'inaugurazione si terrà sabato 12 all'Oratorio di San Filippo in Via Vittorio Emanuele II a Chieri. I documenti che saranno esposti sono di rara importanza e di significativo interesse nella storia artistica chierese. Si parte con il Libro Rampart dell’Ospedale dell’Annunziata (1456) per continuare con un curioso Registro dei Conti dell’Ospedale di Santa Maria (1493), per concludere den con un Repertorio cronologico del XIX secolo e il Testamento Broglia risalente al XV secolo.

“E’ un tassello che si va ad aggiungere ai tanti momenti culturali che si svolgono nella città di Chieri – ha detto Massimo Uberti direttore generale dell’Asl To5 -. Trovo queste iniziative significative anche dal punto di vista della collaborazione tra le associazioni del territorio e le Istituzioni, segno di un fermento sempre vivo nella tradizione cittadina”.

“Il territorio chierese nei documenti medioevali ” rappresenta l’ultima tappa di un percorso iniziato anni fa con il progetto “Scrigni d’argilla. Segni d’arte europea nel Tre-Quattrocento del Chierese”, a cui anche l’AslTO5 ha aderito, finanziato dalla Compagnia di San Paolo con un bando sulla valorizzazione territoriale culturale – illustra il coordinatore Angelo Gilardi. - Un progetto che è stata anzitutto una sfida. Un territorio, il Chierese, che per la prima volta si metteva  intorno a un tavolo per condividere un progetto esclusivamente culturale, le sue azioni e  un budget  impegnativo (453 mila euro). Ora, a distanza di 3 anni, possiamo dire che la sfida è stata vinta. Vorremmo che la mostra “Scrigni di Carta” fosse la ciliegina sulla torta di questo progetto, che meritava di  finire con un evento culturale importante e di richiamo che, lasciatemelo dire, mancava da tanti anni a  Chieri e nel territorio chierese. La scelta è ricaduta sui documenti medioevali. Spesso trascurati, i documenti  sono alla base della nostra storia e in ogni caso della nostra convivenza (come gli Statuti e Ordinati dei Comuni). E raccontano la nascita e la storia di un territorio, il Chierese, che aveva già confini precisi nel Medioevo.”

Asl To3 - Approvata la convenzione per la realizzazione delle nuova struttura sanitaria di Venaria

Il documento rappresenta un  atto  fondamentale perché  contiene il frutto della conclusione di tutti i passaggi di un percorso lungo, complesso ed articolato; da oggi in poi, un crono programma renderà possibile  il materiale avvio delle opere. Per la sua realizzazione sono stati stanziati 17milioni800milaeuro

Era un momento molto atteso da anni: l’approvazione della convenzione fra la Direzione Generale dell’Asl TO3 e la Società di committenza regionale Scr per affidare il cantiere e dare il via ai lavori di realizzazione della nuova grande struttura sanitaria a Venaria Reale, un immobile posizionato tra Via Don Sapino e la strada provinciale SP 176 della Savonera, che andrà a sostituire l’attuale scomoda e non più funzionale sede storica dell’Ospedale situato in centro città.

Un percorso, quello avviato alcuni anni fa, che ha visto impegnato l’attuale Direttore generale Dr. Flavio Boraso, nel seguire in prima persona e sollecitare , per quanto di competenza dell’Asl TO3 ,  la conclusione dei provvedimenti fermi da tempo  fino all’atto conclusivo del percorso avvenuto ieri con l’ approvazione della convenzione e che segue agli impegni presi la scorsa primavera dallo stesso Assessore Regionale alla Sanità  Antonio Saitta.

Si tratta di un’opera importante che verrà costruita su di un terreno messo a disposizione dell’Asl da parte del Comune di Venaria Reale con un comodato d’uso per 99 anni, amministrazione che ha sostenuto in ogni momento, accanto all’Azienda Sanitaria,  la necessità di riordinare i servizi  sanitari in un contesto moderno e funzionale al servizio di una popolazione che nell’area  di riferimento raggiunge    le 90  mila unità.

Fra le ultime complicazioni che si sono dovute gestire  vi è anche la necessaria  “bonifica bellica” ovvero una ricognizione, attualmente in corso, sotto stretta osservazione dell’autorità militare,  che ha comportato  una ricognizione del sottosuolo per intercettare eventuali ordigni bellici; finita la bonifica l’impresa Paolo Beltrami SpA di Cremona, potrà posare il cantiere ed iniziare i lavori.

La nuova struttura sanitaria  (che verrà realizzata in circa 3 anni) sorgerà su 3 piani fuori terra.    Sono stati stanziati   per la sua realizzazione 17.800.000 di euro  in parte di provenienza statale, in parte regionale ed in parte della stessa AslTO3.

Già evidente fin da ora nel progetto quello che sarà sostanzialmente il quadro dei servizi previsti, calibrati secondo i bisogni espressi dalla popolazione residente ;  verranno attivati i previsti posti  di continuità assistenziale , mantenute le attività ed i numerosi ambulatori specialistici, ricollocati i servizi distrettuali ecc.

“Questa struttura diverrà il polo sanitario di riferimento per questo territorio - sottolinea il Direttore Generale dell’AslTO3 Dr. Flavio Boraso .- vi  confluiranno infatti in un contesto moderno e razionale, gran parte dei servizi sanitari dedicati ai cittadini . L’approvazione della convenzione sblocca l’affidamento dei lavori alla ditta appaltatrice consentendo di avviare finalmente il cantiere”.

Susa. Nuove asunzioni per il Pronto soccorso a copertura H24 del soccorso avanzato.

A partire dal 30 novembre, data in cui sarà chiuso il Punto Nascite e si avvierà il nuovo servizio assistenziale Day Service Materno Infantile, saranno rafforzati tutti i servizi dell’ospedale di Susa indispensabili per il nuovo progetto. In questi giorni il Direttore Generale Flavio Boraso sta ultimando gli ultimi passaggi logistici, strutturali ed organizzativi e ha definito un accordo con il direttore del 118, il Dr. Danilo Bono, che prevede l’assunzione di un medico e di due infermieri per rafforzare il Pronto Soccorso e la copertura h24 della postazione del servizio di soccorso avanzato (MSA).

“Tutto questo a conferma di quanto andiamo dicendo da tempo – afferma l’assessore Antonio Saitta - , ovvero che è nostra intenzione tutelare le mamme e i bambini garantendo la loro sicurezza nel rispetto delle normative nazionali e dei parametri previsti del Patto per la Salute”. L’assessore alla sanità è intervenuto durante i lavori del Consiglio regionale per ribadire “l’importanza del progetto del presidio valsusino dedicato all’area materno infantile – ha precisato -, ricordando anche che “dal secondo semestre di quest’anno anno è attiva l’area di atterraggio notturna per l’elisoccorso presso il campo sportivo di Susa”.

In previsione della chiusura del Punto Nascita del Presidio Ospedaliero di Susa, in programma per il prossimo Lunedì 30 Novembre 2015, sono in fase di ultimazione i passaggi logistici, strutturali ed organizzativi finalizzati alla realizzazione del nuovo modello assistenziale, dedicato all’area materno infantile, denominato Day Service Materno Infantile.

Si tratta di un modello organizzativo finalizzato alla gestione di casi clinici la cui soluzione richiede l’erogazione di indagini cliniche e strumentali plurime e multidisciplinari anche complesse, previste da uno specifico percorso diagnostico terapeutico centrato sul problema clinico del paziente e non sulla singola prestazione.

Per l’area dell’emergenza-urgenza sono stati disposti, ed è in fase di attuazione, specifici momenti di formazione dedicata agli operatori medici e del comparto di Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero di Susa relativamente agli aspetti principali dell’area ostetrico-ginecologica e pediatrica finalizzato a dare risposta ad un bisogno di aggiornamento, emerso durante le edizioni del corso di formazione sul nuovo modello organizzativo appena conclusosi. In sinergia al percorso formativo, un tavolo tecnico, costituito da professionisti dell’area materno-infantile e dell’emergenza, ha definito i protocolli operativi interni per la gestione del paziente in regime di urgenza-emergenza, anche in relazione con quanto siglato a livello regionale tra l’Azienda e il Dipartimento 118.

È attualmente in corso la campagna informativa a tutta la popolazione della Valle di Susa finalizzata ad informare l’utenza sui nuovi futuri cambiamenti che interesseranno il Presidio Ospedaliero omonimo. L’ampia diffusione dell’informazione è stata garantita grazie alla predisposizione di locandine e comunicazioni, tradotte in sei lingue, e distribuite ai differenti servizi (sanitari, commerciali, scolastici ed aggregativi) presenti sul territorio. Tale campagna, fondamentale in questo periodo che precede la chiusura del Punto Nascita, verrà protratta anche nel periodo successivo alla chiusura al fine di raggiungere il maggior numero di residenti e di turisti.

Due ulteriori passaggi operativi sono attualmente in fase di realizzazione per garantire operatività e continuità al nuovo servizio di Day Service. Accanto alla predisposizione e decorazione degli spazi strutturali dedicati al nuovo servizio, è stato predisposto un tavolo tecnico tra Direzione Sanitaria, Direzione Amministrativa e  SC Sistema Informatico indirizzato alla creazione di un canale di comunicazione, a natura informatica, tra il servizio di Day Service e gli altri servizi aziendali. Questo risultato permetterà di facilitare la gestione e presa in carico dell’utente potenziando così l’auspicata integrazione tra ospedale e territorio, oltre ad aumentare il governo del sistema attraverso un monitoraggio dei volumi di attività e dell’appropriatezza clinica.

“La riorganizzazione di un setting di cura è un percorso arduo ed impegnativo e come tale “sottolinea il Dr. Flavio Boraso – Direttore Generale dell’Asl TO3” richiede un notevole sforzo di programmazione dei passaggi logistici, organizzativi e strutturali per raggiungere tale obiettivo. I risultati già ottenuti e quelli in fase di realizzazione in queste ultime settimane, che precedono la chiusura del punto nascita, sono fondamentali per l’operatività e la continuità del nuovo Day Service Materno Infantile. L’offerta sanitaria che intendiamo garantire alla Valle di Susa vuole essere una reale risposta ai bisogni della popolazione, attraverso il miglioramento della qualità dei servizi erogati e della presa in carico dei pazienti.

Con l’accordo siglato tra la nostra Azienda e il 118, anche l’area dell’emergenza-urgenza ha potuto trovare una risposta gestionale forte e lineare e per questo intendo ringraziare il Direttore del Dipartimento 118 per aver collaborato proficuamente alla realizzazione di questo importante risultato”.

Mauriziano. Un film che racconta la battaglia contro la leucemia. Luce Mia, questo il titolo, sarà proiettato alla prossima ediz

Uno sguardo interno ed emozionale, non solo sul percorso clinico di una malattia oncologica, ma anche sull'inevitabile confronto dei protagonisti sul mutamento del corpo e della propria anima, sui luoghi che li hanno accolti, sulle relazioni umane che si sono create all'interno di quelle stanze di ospedale. Un modo per testimoniare la difficoltà di un percorso, ma anche per ripensare all'approccio alla vita durante e dopo la malattia.

Luce Mia è un gioco di parole per rappresentare la leucemia. Luce Mia è un viaggio dentro, attorno e fuori dalla malattia. Luce Mia è un film documentario, che verrà proiettato in anteprima durante il prossimo Torino Film Festival il 21.

Lucio Viglierchio (35 anni) è l'autore, il regista, ma soprattutto il protagonista del film. Nel 2010 gli è stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta. Oggi, dopo tre chemioterapie vissute in regime di isolamento ed alcuni mesi trascorsi all'interno del reparto di Ematologia dell'ospedale Mauriziano di Torino (diretto dal professor Massimo Massaia), ha raggiunto il grande traguardo della guarigione dalla malattia e la nascita della sua prima figlia, Nora.

Così ha deciso di affrontare la paura, tornare in reparto e cercare di ritrovare una parte di sé. Nel suo cammino a ritroso, grazie ai medici ed al personale che l'avevano curato e seguito, ed in particolare al dottor Alessandro Cignetti, è entrato in contatto con Sabrina, che stava affrontando la sua stessa malattia nelle stanze del Mauriziano che l'avevano ospitato due anni prima. Insieme hanno deciso di percorrere la sua battaglia, la loro battaglia, uno appoggiato alla spalla dell'altra, alla ricerca di quell'attimo in cui si smette di essere pazienti e si torna esseri umani.

Un anno è durato il loro cammino insieme. Un anno di chemioterapie, trapianti, sofferenza e profonda amicizia nata nelle stanze dell'ospedale Mauriziano. Un anno e poi i loro destini si sono separati: Sabrina infatti, nonostante il trapianto di midollo, non ce l'ha fatta.

Così nasce Luce Mia, un documentario girato all'ospedale Mauriziano che racconta il percorso dal punto di vista dei pazienti, nel confronto con la malattia, con l'ospedale, con le emozioni, con la vita.

L'intento del documentario è anche quello di diventare uno strumento di riflessione e di confronto per tutti coloro che affrontano il dramma di una malattia mortale. Affrontare le cure, riabituarsi alla vita, accettare il cambiamento, convivere con la paura, interagire con i medici e con il personale infermieristico, tutelare i propri cari sono tutti temi che andranno a formare il caleidoscopio emotivo del film.

La peculiarità del film rimane il punto di vista personale ed assolutamente interno della storia del protagonista, dato dal suo precedente ricovero, che consente al film di rimanere sempre in bilico tra un approccio riflessivo ed emotivo. Perché è testimonianza di come la leucemia, che era ancora con lui all'inizio del film, se non come malattia almeno come ombra dell'anima, sia mutata nel corso della storia, fino a diventare qualcos'altro, fino a diventare non più leucemia ma Luce Mia.

Luce Mia, un film che racconta soprattutto di due amici, della malattia che li ha fatti conoscere, delle stanze che li hanno ospitati. Che non esita a porre le domande che fanno paura, ma prova a restituire le risposte che danno coraggio.

LUCE MIA (82 minuti) è una produzione Zenit Arti Audiovisive in collaborazione con Rai Cinema e con il supporto della Fondazione Scientifica Mauriziana Onlus, l'AIPE (Associazione Italiana Pazienti Emopatici) e la Film Commission.

Al film si accompagna una piattaforma crossmediale di taglio decisamente più scientifico, realizzato grazie alla consulenza scientifica del dottor Riccardo Bruna dell'ospedale Mauriziano ed alla disponibilità di tutto il reparto di Oncoematologia. All'interno di tale piattaforma si trovano interviste a medici ed infermieri del Mauriziano, oltre che di alcuni pazienti, e si tenta di dare risposte esaurienti e precise alle domande più comuni che i degenti di un reparto di oncoematologia si trovano ad affrontare.

Ciclo di incontri sulla salute a Novara

Gli argomenti verranno trattati da esperti del mondo sanitario, da rappresentanti delle Istituzioni e da testimoni dell’universo uomo, dal punto di vista psicologico, spirituale, della salute e dei diritti ad essa connessi.

E’ stato presentato il ciclo incontri che si terrà tra novembre dicembre e il prossimo mese di gennaio in cui si parlerà di sanità, delle prospettive future e dei cambiamenti che si preannunciano a breve, così come di altri aspetti di rilevante importanza quali, l’assistenza spirituale e il “fine vita”.

Gli incontri sono promossi dall’Associazione a Tutela dei Diritti del Malato di Novara, è qui presente il Presidente Roberto Mari che è entrato  dopo nel dettaglio dell’iniziativa, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria Maggiore della Carità di Novara, l’Ordine dei Medici di Novara e con il patrocinio della Fondazione Comunità del Novarese.

Il primo incontro è previsto il 13 novembre presso l’Aula Magna dell’Aou Maggiore della Carità di Novara, dal titolo “La nostra salute: quale futuro?” dove interverranno i Direttori Generali dell’Azienda Ospedaliera e Sanitaria Locale, il Fondatore e l’attuale Presidente di Cittadinanza Attiva e Roberto Mari; l’Assessore alla Sanità per impegni inderogabili ha dovuto declinare l’invito. Il secondo incontro è previsto il 18 dicembre presso l’Aula Magna dell’Aou Maggiore della Carità di Novara e vedrà come relatori, Federico D’Andrea
Presidente Ordine dei Medici,  Domenico Nano Direttore Dipartimento Interaziendale di Salute Mentale Asl NO e  Mons. Franco Giulio Brambilla Vescovo della Diocesi di Novara.

Il terzo incontro è previsto il 16 gennaio e verrà affrontato il tema delicato e importante del “fine vita” con figure di spicco della Comunità Novarese e Nazionale.

"Coco torna a scuola"

Anche al Regina Margherita parte la Campagna in linea con il nuovo Protocollo USR Piemonte del MIUR - Regione Piemonte per la gestione dei bambini con bisogni speciali di salute a scuola. Il primo in Italia In Piemonte è disponibile a scuola ed in 10 ospedali. E’ la tappa regionale della Campagna Nazionale di Educazione alla Salute Infantile: utile a bambini, genitori e docenti, è aperta al pubblico, con fumetti e puzzle in regalo.

Il fumetto “Coco torna a scuola” è uno strumento che aiuta i bambini con diabete a comprendere ed accettare la propria condizione, ma anche a condividerla con i compagni di scuola, trasformando tutto in un gioco. Fa capire che i bambini sono tutti uguali e che il controllo sull’alimentazione e una buona attività sportiva portano benefici e migliorano la qualità della vita. È un mezzo che nella sua semplicità vuole sostenere le famiglie nell’affrontare i momenti difficili dando al bambino la consapevolezza di potersi autogestire e rassicurare i genitori che affrontano le problematiche quotidiane nell’ambito sociale e scolastico

 

La “lezione” del fumetto Lilly Disney: condivisione ed aggregazione, stili di vita corretti

Il messaggio che il fumetto Lilly Disney trasmette a bimbi e genitori è tanto semplice quanto efficace: racconta con immagini e dialoghi semplici e divertenti, infatti, come i bambini possono comprendere ed accettare i coetanei con diabete e come tutto possa diventare un gioco. Ma anche che alunni con e senza diabete possono giocare e mangiare insieme, come non ci siano che piccole differenze nelle quantità di cibo che si può assumere; lo sport, invece, è davvero uguale per tutti e fa sempre bene ai bambini. In questo modo, il fumetto Lilly Disney favorisce la condivisione e l’aggregazione. Il fumetto rappresenta quindi uno strumento informativo ed educativo pratico ed innovativo che costituirà anche un supporto costante per chi deve gestire quotidianamente la malattia, dai genitori alle maestre.

 

Gli aspetti medici e sociali: fumetto Lilly Disney strumento utile a tutti

“La nostra Società Scientifica è da sempre impegnata nella gestione clinica e sociale del bambino con diabete” -spiega il professor Franco Cerutti, Presidente eletto SIEDP, Società Italiana Endocrinologia Diabetologia Pediatrica – “ed ha partecipato ai lavori per l’elaborazione del Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica ma anche del Documento strategico di intervento integrato per l’inserimento del bambino, adolescente e giovane con Diabete in contesti Scolastici, Educativi, Formativi, al fine di tutelarne il diritto alla cura, alla salute, all’istruzione ed alla migliore qualità di vita, presentato alle istituzioni il 7 novembre 2013.

E’ fondamentale che il bambino con diabete sia integrato e non subisca nessuna esclusione. Il nostro impegno si è profuso anche a livello regionale, a partire dal Piemonte. L’arrivo a Torino del fumetto Lilly Disney è in linea con la nostra attività. Si tratta di uno strumento che può facilitare la collaborazione tra le figure coinvolte nella gestione del diabete infantile. Sarà utilizzabile da medici, operatori sanitari, famiglie ed insegnanti”.

 

“Il nuovo fumetto Coco torna a scuola” – aggiunge la dottoressa Ivana Rabbone, medico pediatra presso il Centro di Diabetologia Pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino, responsabile del Gruppo di Studio sul Diabete SIEDP – “offrirà importanti vantaggi ai bambini con diabete: grazie al linguaggio semplice e divertente, ai personaggi conosciuti e vicini al mondo infantile, può favorire la comprensione del significato dei sintomi fin dalla tenera età. Può essere un utile mezzo al momento dell’inserimento del bambino con diabete a scuola, facilitando l’integrazione in maniera divertente ma allo stesso tempo istruttiva”.

Il punto di vista delle Associazioni pazienti Piemonte e Valle D’Aosta

Questa nuova iniziativa si inserisce in modo ideale nella dinamica Scuola, Famiglia, Sanità che – sottolinea Fabio Parasole dell’Associazione per l’Aiuto al Giovane Diabetico (AGD) del Piemonte e Valle d’Aosta – è fondamentale per il benessere dei giovani con diabete. Tanto più si rinforza ed interagisce questo “Triangolo virtuoso” tanto più si possono apprezzare gli effetti positivi non solo nella gestione medica del diabete ma anche nella sua componente psicologica”.

L’evento educazionale di Torino in pratica

I bambini dell’Istituto scuola media Rosselli dell’Istituto Comprensivo Ricasoli di Torino giovedì 22 ottobre dalle ore 10.00 alle ore 12.00 seguiranno, con il supporto del team diabetologico dell’ospedale Regina Margherita di Torino, un percorso ludico educativo basato sulla lettura e sul commento del fumetto Lilly Disney. Lo staff medico, insieme al corpo docente, in particolare, illustrerà i diversi aspetti sociali e di salute. Al termine i bambini riceveranno il puzzle Disney realizzato per la Campagna.

 

L’applicazione del Protocollo Ufficio Scolastico Regionale Piemonte MIUR – Regione Piemonte

“In sintonia con Il Protocollo d’intesa “Sinergie istituzionali per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni affetti da patologie croniche che comportano bisogni speciali di salute in orario scolastico”, sottoscritto il 5 giugno 2014 dall’USR per il Piemonte del MIUR, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e dalla Regione Piemonte - spiega la dottoressa Antonietta Di Martino, dirigente scolastica in servizio presso l’USR - l’iniziativa del fumetto Lilly Disney evidenzia quanto sia importante condividere e gestire in maniera integrata le problematiche relative alla tematica affrontata, per garantire i diritti fondamentali degli studenti e per migliorare la qualità della loro vita e di quella delle loro famiglie”.

 

La diffusione del diabete di tipo 1 in Piemonte, bambini ed adulti

In Italia sono affetti da diabete tipo 1 circa 300.000 (fonte: Ministero della Salute – dicembre 2013).

In Piemonte si stima siano 750-800 i bambini con diabete di tipo 1 sotto i 14 anni.

Anche gli adulti possono essere affetti da diabete di tipo 1: nella maggior parte dei casi si tratta dei bambini che, grazie alle terapie mediche e ad uno stile di vita corretto, una volta cresciuti, trovano un lavoro e si costruiscono una famiglia, conducendo una vita normale. Proprio grazie alle attenzioni, alle nuove tecnologie ed alle cure, le aspettative di vita di una persona con diabete sono oggi uguali a quelle della popolazione generale.

La Campagna Nazionale di Educazione alla Salute Infantile

L’iniziativa è presentata da AGD Italia (coordinamento Associazioni Italiani Giovani con Diabete), con il patrocinio di Diabete Italia (l’Ente che raggruppa medici specializzati nel trattamento del diabete, operatori sanitari e associazioni di persone affette da diabete) e di SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica. È realizzata con il contributo di Eli Lilly.

 

Facebook, sito e Numero Verde

Per informazioni chiama il Numero Verde 800117678, per seguire le attività e gli eventi legati alla Campagna visita www.facebook.com/diabete.a.colori; www.condividilamagia.it.

 

Fumetti di salute dell’alleanza Lilly Disney in 50 Paesi del mondo

Lilly Diabetes ha sviluppato sin dal 2011 una collaborazione innovativa con Disney Publishing Worldwide con l’obiettivo di fornire risorse educative per famiglie di bambini con diabete. Prevede la realizzazione di una serie di libri e fumetti personalizzati per i bambini di varie età e fasi della vita, che convivono con il diabete di tipo infantile. Obiettivo della collaborazione è quello di portare sicurezza, salute, sollievo e un po’ di magia ai bambini di tutto il mondo. La distribuzione dei fumetti avviene in 50 Paesi del mondo.

 

Pregiudizi e disinformazione che scuole e famiglie devono affrontare

Famiglie e docenti delle scuole primarie si possono trovare ad affrontare un possibile problema di disinformazione, se non di pregiudizio, nei confronti dei bambini con diabete. Chi non ha un'adeguata conoscenza del diabete mellito di tipo 1 può essere portato a discriminare inconsapevolmente i bambini affetti da tale patologia, può capitare ad esempio che non vengano invitati alle feste di compleanno perché si pensa erroneamente che non possano mangiare dolci. In alcuni casi, inoltre, i bambini con diabete non partecipano alle ore di educazione fisica nel timore che queste possano nuocere, mentre invece è il contrario. A questo può aggiungersi un problema più generale, fortunatamente meno frequente che in passato, costituito dalla difficoltà delle famiglie a rivelare la condizione del figlio a scuola e nella società, temendo che possa provocare esclusione e solitudine nel bambino.

Può capitare infine che diversi disagi del bambino con diabete siano causati dalla scarsa formazione ed informazione dei docenti nelle scuole e dal timore delle maestre di non essere sufficientemente preparate a gestire le complicanze acute legate alla condizione.

Città della Salute. Il trapianto di fegato compie 25 anni all'ospedale Molinette di Torino

Un grande traguardo storico: il Centro trapianti di fegato dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (diretto dal professor Mauro Salizzoni). Venticinque anni fa il primo intervento su un uomo di 44 anni

Il primo trapianto di fegato a Torino avveniva il 10 ottobre 1990 presso le Molinette in un uomo di 44 anni, affetto da epatite virale, che ha vissuto per 13 anni con trapianto funzionante.

Da allora questo programma di trapianto ha avuto uno sviluppo importante ed in 25 anni sono stati eseguiti 2737 trapianti di fegato. Alcuni di questi sono stati chirurgicamente più complessi: 126 sono infatti trapianti di una sola parte del fegato (il cosiddetto “split”), 57 sono trapianti in combinazione con altri organi, quali rene, pancreas o polmone, 14 sono trapianti da donatore vivente e 6 sono trapianti con tecnica “domino”.

 

Il primo trapianto di fegato in un paziente in età pediatrica è stato effettuato sempre alle Molinette di Torino il 10 gennaio 1993 in una diciassettenne, con ottimo esito. E’ però dal 14 ottobre 1999 che decolla il programma di trapianto pediatrico a favore anche di pazienti molto piccoli, affetti da patologie congenite. Dal 1993 ad oggi sono stati trapiantati 150 pazienti in età pediatrica, anche di pochi mesi,con fegato intero o split.

 

Le persone che oggi sono in lista di attesa per il trapianto di fegato presso il Centro di Torino sono 79, con un tempo di attesa calcolato sulla mediana di circa 6 mesi.

 

In questi 25 anni la sopravvivenza d’organo è risultata del 75% a 5 anni, ma questa sale all’80% se si analizzano gli ultimi 8 anni di attività di trapianto, a conferma dei grandi progressi chirurgici, rianimatori, immunologici e terapeutici. Ancor più elevata è la sopravvivenza dei pazienti pediatrici, che raggiunge il 93% a 10 anni dal trapianto.

Questi dati sono da considerarsi ancor più di eccellenza, se si pensa all’età sempre più elevata dei donatori e riceventi ed alla concomitanza per entrambi di ulteriori patologie.

 

Il Centro di Trapianto di Fegato di Torino è allineato con i migliori centri internazionali per standard di qualità e per volumi di attività. In Italia detiene da diversi anni il primato nel numero dei trapianti effettuati e nella qualità degli esiti. Sono solo pochi i Centri nel mondo che possono vantare una simile esperienza. Tra i Centri che contribuiscono con i loro dati allo studio internazionale collaborativo sui trapianti (CTS), solo due Centri del Regno Unito (Birmingham e King’s College di Londra) ed un Centro USA (Dallas) hanno collezionato un numero di trapianti di fegato superiore a quello di Torino.

 

Dietro questa eccellente attività sono coinvolti tantissimi professionisti, a vario titolo.

A tutti loro e, soprattutto, ai nostri donatori ed alle loro famiglie, va il ringraziamento per questo successo medico e di grande umanità.

Asl To3. I referti consultabili anche on line

Un servizio che permetterà ai cittadini di 109 comuni del territorio di conoscere i risultati degli esami di laboratorio effettuati dalla propria abitazione. Un servizio H24

Dal 1 Ottobre 2015 sarà pienamente attivo  in tutta  l’Asl TO3  il servizio di consultazione, stampa  e ritiro on line dei referti degli esami di laboratorio,   tramite semplice connessione  ad  Internet, da domicilio o da qualunque luogo in  rete senza dover tornare allo sportello per il solo ritiro.

Il Direttore Generale dell’Asl TO3 Flavio Boraso ha infatti dato disposizione ai Laboratori analisi, ai Direttori dei Distretti  ed al Sistema informatico di  attivare entro tale data a regime  in  tutta l’azienda la nuova opportunità sulla base di  un progetto realizzato  per l’intero sistema sanitario  dalla Regione Piemonte in collaborazione con il CSI Piemonte attraverso cui  sono attualmente in corso le progressive adesioni  da parte delle  aziende sanitarie; un’opportunità tanto più importante per l’Asl TO3 considerato l’ampio e decentrato territorio composto da 109 comuni.

Il servizio è semplice, gratuito, facoltativo e attivo 24 ore su 24.: per accedere  è necessario essere maggiorenni ed essere in possesso delle credenziali (username, password e pin)  rilasciate una tantum sulla base del riconoscimento dell’identità fatto di persona da parte di un operatore di sportello.

All’indirizzo www.aslto3.piemonte.it sono indicate le sedi territoriali dove è possibile rivolgersi per ottenerle, presentando un documento di identità valido e la tessera sanitaria.

A quel punto, dopo aver pagato il ticket, se non si è esenti, per consultare o stampare i referti dal proprio pc, ( o da quello di famigliari o amici in caso di impossibilità personale come nel caso di molti anziani)  basta connettersi al sito dell’ASL TO3 www.aslto3.piemonte.it o al sito della Regione Piemonte www.regione.piemonte.it/sanita/ritiroreferti, inserire le credenziali e il codice identificativo associato al prelievo, assegnato allo sportello al momento dell’accettazione.

Non solo referti on line: fra i servizi digitali disponibili  per i cittadini maggiorenni presso l’Asl TO3 c’è anche quello della “prenotazione visite ed esami” per prenotare prestazioni ambulatoriali delle Aziende Sanitarie pubbliche di Torino e provincia . E ancora, il “cambio medico di famiglia” che permette di cambiare o revocare il proprio medico direttamente on line, collegandosi sempre al sito  dell’ASLTO3. Al riguardo, per ogni Medico di famiglia è possibile visualizzare l’orario di ricevimento, l’indirizzo dell’ambulatorio, calcolare la distanza dalla propria abitazione e scegliere l’opzione preferita con un semplice click.

Il servizio “gestione appuntamenti Prevenzione Serena” permette invece di visualizzare gli appuntamenti per gli esami di screening, stampare un promemoria o modificare data e luogo della convocazione.

In caso di necessità di informazioni circa la procedura  da utilizzare  è possibile ottenere informazioni oltrechè  presso  la sede dei Distretti Asl anche al servizio di assistenza del CSI Piemonte scrivendo alla casella di posta assistenza.salute@csi.it

“La consultazione dei referti on line rientra  nel programma di azioni  finalizzate a ridurre gli accessi di persona agli sportelli utilizzando Internet , attraverso connessioni in rete che ormai anche nelle valli più decentrate sono attualmente disponibili “ sottolinea il Flavio Boraso – Direttore Generale dell’Als TO3 “ la filosofia di fondo è quella di avvicinare i servizi al cittadino e non il cittadino ai servizi, e su questo abbiamo iniziato e continueremo nella nostra azione di governo dell’Azienda”.

Asl CN1: Saluzzo, un medico in più per Radiologia

Riorganizzata l’attività dei tecnici per incrementare l’attività e ridurre le liste di attesa. Chiuso un bando per reperire Medici di Pronto Soccorso

Da qualche mese la Radiologia di Saluzzo può contare sull’attività di tre specialisti, dopo l’assunzione di un nuovo radiologo: una risorsa preziosa, considerando che i medici devono refertare ed essere presenti fisicamente per effettuare ecografie, TAC e durante gli esami in reperibilità. La Direzione Generale ha inoltre disposto di recente una riorganizzazione dei tecnici di Radiologia per consentire un incremento dell’attività complessiva e ridurre le liste di attesa: “Un preciso impegno della Regione – precisa il direttore generale Francesco Magni –. Da parte nostra adotteremo tutte le strategie utili nel rispetto dei cittadini che hanno diritto ad ottenere una prestazione di qualità entro tempi accettabili.” 

Lo scorso venerdi intanto sono scaduti i termini per presentare le domande per l’assunzione di un medico nella disciplina di medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza. “Le Scuole per la formazione di   questi specialisti sono aperte da pochi anni – spiegano alla Direzione Sanitaria – le figure non sono ancora molte, ma è nostra intenzione procedere gradualmente al loro reperimento e all’impiego nei Pronto soccorso. Anche Saluzzo, che è integrato con Savigliano beneficerà di questa novità.”

Asl To4 - Operating Room Management (ORM)

Un progetto aziendale per la gestione ottimale delle sale operatorie. Responsabile aziendale del progetto è il dottor Francesco Arnoletti, dirigente medico, dipendente dell’Asl TO4 presso la Direzione medica dell’Ospedale di Ivrea, di comprovata esperienza nell’ambito della direzione ospedaliera e già Direttore Sanitario dell’Azienda Usl Valle d’Aosta

E’ in fase di realizzazione il progetto aziendale Operating Room Management (ORM). Progetto il cui macro obiettivo è la gestione ottimale delle sale operatorie attraverso la valutazione dei migliori processi operatori e l’attuazione delle eventuali azioni correttive. Il dottor Arnoletti, responsabile del progetto, si avvale della collaborazione della coordinatrice infermieristica dottoressa Clara Occhiena, dipendente dell’Azienda presso l’Ufficio gestione del personale sanitario dell’area eporediese.

Come spiega il Direttore Generale dell’ Asl TO4, dottor Lorenzo Ardissone: “L'interesse pubblico nei confronti dell'Operating Room Management è cresciuto notevolmente negli ultimi anni, in particolar modo a causa della necessità di ridurre e razionalizzare la spesa sanitaria a fronte di una pressione crescente in termini di domanda di questi servizi da parte dei cittadini. Alcuni studi hanno dimostrato come, all'interno dell'ospedale, l'unità chirurgica è quella che certamente genera i maggiori costi e che incide maggiormente in termini di rischio clinico per la persona assistita. Di conseguenza, garantire la sicurezza del paziente e nel contempo monitorare l'utilizzo delle risorse sono due tra le priorità d'analisi. Miglioramenti incrementali nell'utilizzo delle sale operatorie in termini di efficienza possono, quindi, avere delle conseguenze tangibili sull’efficienza e sull’efficacia  del servizio”.

L'ORM, infatti, è studiato in misura crescente al fine di comprendere come poter ottimizzare alcuni aspetti del percorso chirurgico, tra cui: la garanzia della sicurezza della persona assistita e del risultato dell'intervento su di esso; la garanzia di un accesso razionalizzato da parte dei chirurghi alla sala operatoria, così che i pazienti possano essere operati in modo tempestivo; la massimizzazione dell'efficienza nell'utilizzo dei luoghi, del personale e del materiale di sala operatoria; la riduzione dei ritardi per le persone assistite; la soddisfazione delle persone assistite stesse e del personale di sala operatoria.

Tra i fattori chiave identificati come funzionali al miglioramento dell'efficienza delle sale operatorie si possono menzionare la coordinazione del flusso dei pazienti, la tempestiva preparazione preoperatoria dei pazienti, la ricezione efficiente dei pazienti, la presenza di strutture "flessibili" e di processi incentrati sul paziente e il miglioramento continuo del processo.

Tra gli indicatori che permettono di misurare l’efficienza del blocco operatorio sono contemplati, per esempio, il ritardo del primo intervento della giornata rispetto all’orario programmato, il tasso di cancellazione degli interventi programmati e il ritardo nell’ammissione all’area di recupero post-anestesiologico.

“Il lavoro dei dottori Arnoletti e Occhiena in merito al progetto ORM – aggiunge il dottor Ardissone –  è svolto in collaborazione con tutti gli operatori interessati senza distoglierli dalla loro attività e non comporta costi in più per l’Azienda perché entrambi sono già dipendenti. Così come non comporta costi aggiuntivi l’istituzione della figura del Manager dei tempi d’attesa da poco attivata, ruolo per cui è stata individuata un’altra dipendente aziendale, la dottoressa Eva Anselmo. Tutti e tre i professionisti – Arnoletti, Occhiena e Anselmo – continueranno a svolgere la loro attività istituzionale oltre a impegnarsi nei nuovi progetti aziendali e non ci saranno, quindi, costi di sostituzione”.

“Dal loro impegno – conclude il dottor Ardissone – ci aspettiamo un’analisi che riesca a produrre miglioramenti a favore dei cittadini, sia nei termini della riduzione delle liste d’attesa per gli interventi chirurgici programmati sia nei termini della riduzione dei tempi d’attesa per le prestazioni specialistiche ambulatoriali”.

9 settembre. Convocazione Comitato Direttivo Federsanità Anci Piemonte

Il Comitato Direttivo di Federsanità ANCI Piemonte si svolgerà mercoledì 9 settembre, ore 12.30, presso la Sala Rappresentanza della Città della Salute, Corso Bramante 88, Torino, con il seguente ordine del giorno:

Comunicazioni del Presidente;
Aggiornamento attività;
Completamento surroghe;
nomina collegio revisori dei conti;
Adesione al progetto di donazione organi “Una scelta in Comune”;
Varie ed eventuali

Città della salute. Doppio trapianto di fegato e Cellule staminali

Per la prima volta in Italia effettuato su un bambino venezuelano di otto anni affetto da sindrome di Iper-Ig M. Fondamentali le sinergie tra i professionisti dell’Ospedale torinese

Dal Venezuela a Torino per un miracolo. Per la prima volta in Italia e tra le prime al mondo è stato effettuato con successo un doppio trapianto di fegato e di cellule staminali ematopoietiche su un bambino di otto anni affetto da sindrome di Iper-Ig M, presso la Città della Salute di Torino.

Si tratta di un bimbo che vive in Venezuela e che è affetto da una rara e grave forma di immunodeficienza, la sindrome da Iper-Ig M. In questo caso si tratta di un caso per ora unico e senza precedenti: la sindrome è relata a difetto di CD40 ligando. La  mutazione suddetta non è mai stata pubblicata ed è oggetto di studio, non è pertanto deducibile un tasso d’incidenza per il tipo specifico di malattia. Peraltro questa patologia congenita è caratterizzata da livelli anormali di immunoglobuline, molecole glicoproteiche ad attività anticorpale che sono indispensabili per un corretto funzionamento dell’immunità e per difendersi dalle infezioni. Proprio questa incapacità espone il bimbo ad un’infezione particolare, da Cryptosporidium parvum, che ha una particolare predilezione per il fegato, determinando nel tempo un grave quadro di epatopatia cronica, la colangite sclerosante. Il trattamento per  correggere il difetto immunologico prevede il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche da donatore. La compromissione epatica purtroppo indica che è necessario eseguire anche un trapianto d’organo. I genitori di Andrea iniziano a cercare nel mondo un centro dove sia possibile affrontare un percorso così impegnativo e così rischioso. Giungono in Italia nella primavera del 2014, supportati dalla  Cooperazione sanitaria ATMO, “Associazione per il Trapianto di Midollo Osseo”, in contatto con la Fundacion para el  Transplante de Médula Osea in Venezuela. Viene eseguita una valutazione congiunta delle due èquipes, dirette dal professor Mauro Salizzoni e dalla dottoressa Franca Fagioli, Direttori rispettivamente del Centro Trapianto di Fegato dell'ospedale Molinette e dell’Oncoematologia e Centro Trapianti dell'ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino. Si decide di eseguire per primo il trapianto d’organo, per consentire di affrontare il successivo trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche, che prevede una preparazione con chemioterapia e che necessita di adeguate funzionalità d’organo. Nell’ottobre 2014 il bambino viene messo in lista d’attesa per il trapianto di fegato e nel marzo del 2015, presso le Molinette,  viene sottoposto a trapianto di fegato, da donatore pediatrico dall'équipe del professor Salizzoni. Dopo pochi giorni in regime intensivo, viene trasferito all'ospedale Regina Margherita, reparto di Gastroenterologia, diretto dalla professoressa Cristiana Barbera. Come da programma condiviso, diventa indispensabile mantenere un intervallo di tempo relativamente breve tra il primo ed il secondo trapianto per poter affrontare il secondo percorso con un organo nuovo e ben funzionante. A circa 30 giorni dal trapianto di fegato, Andrea viene sottoposto a trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche midollari dalle dottoresse Elena Vassallo, Francesca Nesi, Paola Quarello e Massimo Berger. Il donatore è una donna americana compatibile. Dopo un periodo di isolamento, necessario per l’importante immunosoppressione, il bambino sta ora gradatamente ripredendo la sua quotidianità, insieme alla famiglia, ed è ora ricoverato presso l'Oncoematologia del Regina (diretta dalla professoressa Fagioli).

In letteratura è riportato per la malattia in oggetto (ma senza queste caratteristiche uniche) un solo altro caso di doppio trapianto pubblicato nel mondo, avvenuto nel 2000 a Londra.

Per l'ennesima volta si sono rivelate determinanti le sinergie di professionisti che operano ad elevati livelli di specializzazione e che interagiscono con profonda collaborazione all'interno degli ospedali della Città della Salute di Torino. Da un gesto di solidarietà può rinascere una vita.

Città della Salute. Raggiunto lo storico traguardo di 3000 trapianti di rene, presso l'ospedale Molinette

Un percorso iniziato nel 1980 che, per l’azienda, così come ha sottolineato il professor Antonio Amoroso, direttore del Centro Regionale Trapianti “rappresenta uno stimolo per proseguire in un cammino arrivato ai 30 anni di attività”

Il Centro trapianti renali “Antonio Vercellone” dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, ha raggiunto lo storico traguardo di 3000 trapianti di rene. Con questo prestigioso risultato, il Centro si conferma così il primo in Italia per trapianti di rene effettuati e per sopravvivenza. Per il trapianto numero 3000 si è trattato di un ritrapianto su un paziente della provincia di Cuneo, il cui primo trapianto di rene era durato 12 anni. L'organo è arrivato da una donatrice deceduta all'ospedale di Novara.

I numeri aggiornati riportano 3002 trapianti di rene, di cui 94 trapianti doppi, 490 ritrapianti, 41 trapianti combinati di rene e pancreas e 49 trapianti combinati di rene e fegato (grazie alla collaborazione con il Centro Trapianti di Fegato, diretto dal professor Mauro Salizzoni), 3 di rene e cuore (grazie alla collaborazione con il Centro Trapianti di Cuore, diretto dal professor Mauro Rinaldi), 57 pediatrici fino al 2000 (i successivi 70 effettuati presso l'ospedale Infantile Regina Margherita). Infine, sempre più intenso, sulla scia dei 130 finora eseguiti, l’impegno a potenziare il  trapianto renale da donatore vivente, oggi agevolmente realizzato anche in presenza di incompatibilità del gruppo sanguigno. I dati di sopravvivenza dell'organo dopo il trapianto sono dell'86% dopo 5 anni. Ben tre pazienti trapiantati nel lontano 1982 sono ancora in vita con l'originario trapianto di rene iniziale.

Come dichiara il professor Antonio Amoroso, Direttore del Centro Regionale Trapianti: “Questo tremillesimo trapianto non costituisce ovviamente un punto di arrivo, ma scandisce soltanto la continuità di un cammino avviato agli inizi degli anni '80”.

E’ stato grazie alla  tenacia ed alla competenza di un gruppo di clinici torinesi (i nefrologi professori Antonio Vercellone e Giuseppe Paolo Segoloni, il chirurgo vascolare professor Roberto Ferrero, l’urologo professor Giovanni Sesia, il rianimatore professor Mario Maritano ed il genetista professor Emilio Sergio Curtoni) l’aver saputo avviare un programma regionale, esordito il 7 novembre 1981 con il primo trapianto renale da donatore deceduto a Torino, e che ha assunto rapidamente un crescente ruolo di rilievo, affermandosi fino ad oggi, come il Centro Italiano con la più elevata attività.

Attualmente l’impianto organizzativo continua ad articolarsi, unico in Italia e tipico della Regione Piemonte, sulla sinergica collaborazione tra l’equipe nefrologica della Nefrologia universitaria Dialisi e Trapianto (diretta dal professor Luigi Biancone), che  si fa carico della gestione clinica del paziente sia nella fase pre che post-trapianto con la Chirurgia vascolare (diretta dal dottor Maurizio Merlo, responsabile dottor Piero Bretto), con l’Urologia universitaria (diretta dal professor Bruno Frea, responsabile dottor Omid Sedigh) e della Immunogenetica e Biologia dei Trapianti (diretta dal professor Antonio Amoroso) .

Come dichiara il professor Biancone, responsabile del Programma di Trapianto renale alle Molinette: “Grazie alla convergenza di queste differenti competenze, perfettamente integrate da oltre trent’anni di impegno sul campo, è stato possibile offrire la realizzazione di un trapianto a centinaia di pazienti non presi in considerazione da altri centri trapianti per la loro complessità”.

Città della Salute. Scoperto come prevenire l’infezione da citomegalovirus in gravidanza, presso l'ospedale Sant'Anna

Il virus è  il principale agente infettivo responsabile di sordità e di ritardo psicomotorio congenito. Uno studio tutto italiano ha permesso di scoprire come prevenire l'infezione primaria da citomegalovirus nelle donne in gravidanza.

Si tratta di una scoperta che ha avuto un risalto mondiale ed è stata pubblicata ieri sulla prestigiosa rivista internazionale EBioMedicine, la nuova rivista online di medicina traslazionale nata dallo sforzo congiunto delle redazioni di The Lancet e Cell Press. (http://dx.doi.org/10.1016/j.ebiom.2015.08.003)

Il citomegalovirus (CMV) è il principale agente infettivo responsabile di sordità e di ritardo psicomotorio congenito. Si stima che ogni anno circa 40.000 bambini negli Stati Uniti, 35.000 in Europa e 2.000 in Italia nascano con l’infezione congenita (cioè contratta durante la gravidanza) da CMV. Il 10 - 20% di questi bambini (circa 200 - 400 in Italia) viene alla luce già sintomatico o svilupperà sintomi più o meno gravi nei primi anni di vita, un numero analogo a quello dei nati con la molto più nota sindrome di Down. Il costo sanitario e sociale dell’infezione congenita da CMV è enorme. In Paesi come la Germania e l’Italia i costi diretti di una infezione congenita da CMV superano i 60.000-100.000 euro, mentre le conseguenze per le famiglie colpite sono incalcolabili.

La trasmissione al feto è più frequente e le conseguenze per il bambino sono più gravi quando la gestante contrae l’infezione per la prima volta durante la gravidanza. Per ragioni legate alle caratteristiche del virus, il CMV è frequentemente e abbondantemente presente nelle urine e nella saliva dei  bambini al di sotto dei tre anni di vita ed una delle più frequenti modalità di infezione  avviene quando si portano inavvertitamente alla bocca mani o oggetti contaminati.  E’ questa la ragione per cui gestanti sieronegative (ovvero suscettibili all’infezione primaria), che hanno frequenti contatti con bambini piccoli per ragioni familiari o di lavoro, sono ad elevato rischio di contrarre l’infezione. Circa i due terzi di tutte le infezioni primarie avvengono infatti  in donne alla seconda o più gravidanza.

 

Viene oggi pubblicato uno studio che dimostra in modo inequivocabile che una donna incinta ben informata sulle norme igieniche da seguire è in grado di evitare l’infezione durante la gravidanza e quindi di non infettare il suo bambino. Lo studio è stato condotto presso le Cliniche Ostetrico Ginecologica universitaria dell’ospedale Sant'Anna della Città della Salute di Torino (diretta dalla professoressa Tullia Todros) e della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Università di Pavia (diretta dal professor Giuseppe Gerna) ed è pubblicato su EBioMedicine, la nuova rivista online di medicina traslazionale nata dallo sforzo congiunto delle redazioni di The Lancet e  Cell Press.

 

Lo studio congiunto Torino - Pavia, che ha coinvolto circa 9000 gestanti, si prefiggeva di valutare l'efficacia e l'accettabilità di un intervento basato sulla identificazione, all’inizio della gravidanza, delle donne ad alto rischio di infezione e sulla loro informazione. Alle donne veniva raccomandato di lavarsi frequentemente le mani, di non baciare i bambini piccoli sulla bocca o sulla faccia, di non condividere stoviglie, biancheria, cibo o bevande. Più in generale, veniva raccomandato di non portare alla bocca qualunque cosa potesse essere stata nella bocca del bambino (ciuccio, manine e piedini inclusi).

I risultati sono stati inequivocabili: mentre nel gruppo di controllo (donne non informate) 9 donne su 100 hanno contratto l’infezione da CMV, solo 1 su 100 ha contratto l’infezione nel gruppo che aveva ricevuto adeguate informazioni. Inoltre, quando richieste di esprimere un giudizio al termine dello studio, il 93% delle donne ha ritenuto che l’impegno richiesto per seguire  le norme igieniche raccomandate (incluso quella, non facile da mettere in pratica, di limitare gesti spontanei di affetto come baciare il proprio bambino sulla bocca / faccia) fosse del tutto proponibile alle donne a rischio di infezione.   

Questa favorevole combinazione si è verificata tre anni fa dall’incontro dei ricercatori dell’Università di Pavia, coordinati dal professor Giuseppe Gerna e dalla dottoressa Maria Grazia Revello, e dell’Università di Torino, coordinati dalla professoressa Tullia Todros e dalla dottoressa Cecilia Tibaldi, con la Fondazione Carlo Denegri di Torino. I risultati di questo studio dimostrano in modo tangibile che prevenire è meglio che curare.

Asl To4. Polmoniti acquisite in comunità dell’età pediatrica

E’ stato approvato il percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (PDTA) sulle polmoniti acquisite in comunità dell’età pediatrica (da 4 settimane a 13 anni). Un percorso condiviso tra ospedale, territorio e centro di riferimento regionale: le Pediatrie e Neonatologie degli Ospedali di Chivasso, di Ciriè e di Ivrea – dirette dai dottori Ettore Rossi e Adalberto Brach del Prever –, i Pediatri di famiglia convenzionati con l’Asl TO4 e il presidio ospedaliero Regina Margherita di Torino (la Chirurgia generale pediatrica, la Pediatria 2 universitaria, la Pediatria d’Urgenza, la Pneumologia pediatrica).

Si definisce polmonite acquisita in comunità (CAP, acronimo in lingua inglese di Community Acquired Pneumonia) dell’età pediatrica qualunque forma di polmonite pediatrica acquisita in ambiente extraospedaliero da un soggetto precedentemente sano, non ospedalizzato e senza fattori di rischio predisponesti.

In Europa, l’incidenza delle CAP per i piccoli di età inferiore a 5 anni è stimata pari a 30-40 casi su 1.000 bambini, mentre nei soggetti di età compresa tra 5 e 16 anni è di 11-16 casi su 1.000 bambini. Le CAP costituiscono uno dei principali motivi di visita presso il medico curante e di accesso al Pronto Soccorso, con frequente necessità di ricovero. Il picco di incidenza si verifica nei mesi più freddi, sia per la maggior circolazione dei principali agenti virali associati alle CAP, sia per il maggior affollamento tra i bambini (all’asilo e a scuola). In Italia, il picco massimo delle forme dovute allo pneumococco si osserva tra gennaio e febbraio. La stessa variazione stagionale con picchi in inverno si registra anche per le forme causate da virus respiratorio sinciziale, virus influenzale e parainfluenzale 1 e 2, non per il virus parainfluenzale 3, il cui picco si raggiunge tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Al momento, comunque, l’8-40% delle CAP infantili sono dovute a infezioni miste (virali e batteriche).

In considerazione dell’elevata rilevanza clinica, sociale ed economica delle CAP, una diagnosi tempestiva e un’impostazione terapeutica appropriata sono essenziali per contenere l’impatto della malattia. In assenza di linee guida nazionali in merito e a fronte di un comportamento spesso disomogeneo nelle scelte diagnostiche e terapeutiche, si è ritenuto importante giungere alla stesura di un documento, condiviso tra tutti i professionisti coinvolti, che definisca il percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale di riferimento. Nella consapevolezza che condividere un percorso di questo tipo non implichi perdere autonomia e flessibilità, ma avere a disposizione uno strumento che sia di supporto nella quotidianità operativa.

“Proseguiamo – commenta il Direttore Generale dell’Asl TO4, dottor Lorenzo Ardissone –, anche dal punto di vista clinico, un’azione di coinvolgimento, di integrazione e di sinergia tra tutti gli attori interessati a una tematica, compreso, e lo voglio sottolineare, Cittadinanzattiva, in qualità di rappresentanza della popolazione”.

“Lo strumento elaborato – aggiunge il dottor Ardissone – può aiutarci a mantenere la qualità dell’assistenza sanitaria e, contemporaneamente, ad attuare tutte le strategie per ridurre varie tipologie di sprechi, tra cui il sovra-utilizzo di interventi diagnostici e terapeutici, la mancata prescrizione di interventi sanitari efficaci e appropriati e l’utilizzo di interventi inefficaci e inappropriati”.

Per poter procedere alla stesura del documento PDTA è stata svolta una valutazione conoscitiva dell’orientamento diagnostico-terapeutico adottato dai pediatri (ospedalieri e del territorio) operanti nell’Asl TO4. Valutazione che è stata realizzata attraverso la compilazione di un sintetico questionario online, reso anonimo nella fase di estrazione dei dati, con l’obiettivo di ottenere un’immagine reale della pratica clinica corrente e una definizione condivisa di CAP, di identificare potenziali ostacoli al cambiamento e di costruire indicatori idonei a misurare la qualità delle cure. A questa prima fase, è seguita un’attenta e puntuale revisione della letteratura nazionale e internazionale sulla tematica.

“L’obiettivo di questo percorso – riferisce il Direttore Sanitario dell’Asl TO4, dottor Giovanni La Valle – è quello di migliorare l’approccio al piccolo paziente con polmonite acquisita in comunità che acceda al pediatra o al medico di famiglia oppure al Pronto Soccorso. Miglioramento che si raggiunge uniformando l’atteggiamento clinico a livello ambulatoriale, di Pronto Soccorso, di Osservazione Breve Intensiva e di reparti di Pediatria. Ma anche favorendo, nel contempo, l’aderenza alle linee guida nella scelta dell’antibioticoterapia in funzione di efficacia e di costi e riducendo l’esecuzione di esami radiologici ed ematici non indicati, nel rispetto dei bisogni di salute del piccolo utente”.

“Propedeutico all’elaborazione di questo percorso – conclude il dottor La Valle – è stato il Convegno sulle polmoniti acquisite in comunità dell’età pediatrica, che abbiamo organizzato per lo scorso 15 novembre a Ciriè e che ha visto l’intervento dei massimi esponenti clinici a livello regionale e nazionale sull’argomento”.

Asl AT. Nuova sede per il servizio di Continuità Assistenziale a Costigliole d'Asti.

La nuova sede realizzata dal comune di Costigliole d'Asti in collaborazione con l'Asl AT, ospiterà dal  prossimo 27 luglio (a partire dalle ore 20) anche i medici  di continuità assistenziale che coprono i comuni di Antignano, Castagnole delle Lanze, Coazzolo, Costigliole d'Asti, Isola d'Asti, Montaldo Scarampi, Montegrosso d'Asti,San Martino Alfieri e Vigliano d'asti. Resta inalterato il numero  telefonico verde gratuito  800700707  a cui richiedere una consulenza medica in caso di necessità  notturne festive e prefestive,  o negli orari non coperti dal medico di famiglia.

Asl To3. Presentato il nuovo servizio di radiologia domiciliare. Ridurrà disagi dati dallo spostamento dei pazienti.

Il servizio consentirà di erogare prestazioni radiologiche presso l’abitazione del paziente diminuendo anche i ricoveri impropri migliorando la qualità della vita del paziente stesso

E’ stato presentato l’avvìo nell’AslTO3 del nuovo Servizio di “Radiologia domiciliare”, che rientra nell’ambito del percorso di sviluppo dei servizi territoriali e della Telemedicina .

 L’obiettivo principale del servizio è quello di consentire, attraverso attrezzature informatiche portatili l’esecuzione di radiografie al domicilio del paziente, circostanza di grande importanza specie nel caso di persone anziane, disabili le cui condizioni di salute non permettono il trasporto in una struttura ospedaliera se non sottoponendo la persona a disagi, a rischi di alterazioni psicofisiche e con un elevato costo .

L’attività consiste quindi  nell’eseguire  al domicilio del paziente radiografie del torace, degli arti e delle articolazioni a pazienti difficilmente trasportabili. In questa categoria rientrano particolarmente i pazienti  fragili: anziani, oncologici, disabili, grandi obesi e malati con gravi alterazioni psichiche.

 Il servizio di radiologia domiciliare non è pertanto da considerarsi sostitutivo rispetto ad un servizio di radiologia “ospedaliera” dal momento che al domicilio si possono eseguire solamente esami per i quali le limitazioni tecnologiche non causino una riduzione della qualità diagnostica delle immagini prodotte.

Relativamente agli aspetti inerenti la sicurezza in termini di radioprotezione sia per il paziente, sia per il caregiver, sia per gli operatori, è stata effettuata un’attenta analisi da parte della Fisica Sanitaria, da cui è emerso un rischio di esposizione molto contenuto.

Pur rappresentando una preziosa risorsa a beneficio della persona assistita, la diagnostica domiciliare deve essere pensata come valida alternativa al servizio ospedaliero soltanto per gli esami per i quali la tecnologia portatile sia in grado di garantire adeguati livelli qualitativi e di sicurezza e per i casi in cui le condizioni cliniche della persona rendano opportuno effettuare l’esame a domicilio piuttosto che in ospedale.

Tali tecnologie, infatti, possono potenziare il sistema delle cure domiciliari, favorendo il mantenimento dei soggetti nel proprio contesto abitativo e sociale e migliorando la cooperazione tra gli interventi di tipo sanitario e sociale, in una ottica di continuità delle cure, ottimizzazione delle risorse e miglioramento dell’appropriatezza della presa in carico globale

A chi è rivolto e quando - Il servizio di Radiologia domiciliare è rivolto a pazienti (Asl TO3) con dimissione a domicilio, assistiti in Cure Domiciliari (ADI Assistenza Domiciliare Integrata, ADP Assistenza Domiciliare Programmata, SID Servizio Infermieristico Domiciliare) o ospitati dalle RSA (residenze sanitarie per anziani) per i quali situazioni di allettamento forzato o disabilità psico-fisica rendono difficile o sconsigliabile lo spostamento dal domicilio verso le strutture ospedaliere. Il servizio di radiologia domiciliare sarà inizialmente disponibile un giorno alla settimana con orario 8 - 15,30 coinvolgendo inizialmente i Distretti di Susa, Rivoli, Collegno e Venaria. Da settembre la frequenza sarà di due giorni alla settimana interessando, inoltre, anche il Distretto di Giaveno e Orbassano. Al termine del semestre verrà condotta un’analisi sui dati di attività del servizio al fine di implementarlo ulteriormente estendendolo al territorio del Pinerolese.

Come funziona - La richiesta di prestazione di radiologia domiciliare è a carico del Medico di Medicina Generale (MMG). Il radiologo di riferimento verifica l’appropriatezza della prestazione e l’esecuzione dell’esame. Un tecnico sanitario di Radiologia Medica (TSRM), appositamente formato, effettua l’esame radiologico a domicilio con il supporto di un operatore tecnico per gli aspetti logistici. Le apparecchiature utilizzate nel servizio permettono di mostrare al medico radiologo della S.C. Radiodiagnostica di Rivoli le radiografie prodotte al domicilio in tempo reale. Il referto verrà trasmesso al referente delle cure domiciliari.

Vantaggi della radiologia domiciliare - La Radiologia domiciliare è, dunque, un servizio “ponte” tra l’ospedale ed il territorio; in quanto attività rivolta a persone a letto e non deambulanti, è destinato a tutto il territorio, ma, soprattutto, alle aree non urbane, in particolare quelle montuose, ove si rende necessaria la valorizzazione delle potenzialità di strumenti quali la telemedicina e l’informatica medica nonché di tutti gli strumenti utili a tutelare la continuità assistenziale, anche stante lontananza dai centri di primo soccorso e di emergenza. Inoltre, questo nuovo servizio rappresenta un valido sviluppo professionale della figura del tecnico sanitario di radiologia medica in quanto offre la possibilità di applicare competenze e capacità in totale autonomia.

 

I vantaggi sono quindi di tipo sociale, economico e relazionale” sottolinea Flavio Boraso Direttore Generale dell’Asl TO3 “ ma un aspetto  straordinariamente importante è quello umano: le persone stanno sicuramente meglio a casa loro ; per i pazienti lo spostamento è un disagio in più ed è possibile che nel trasporto debbano venire coinvoli anche i familiari della persona con disagi aggiuntivi. Infine il trasporto di malati particolarmente complessi, presenta costi superiori alla prestazione stessa, sottraendo, tra l’altro, mezzi e strutture per casi gravi ed urgenti.”

L'ultimo modello del Robot Da Vinci sbarca alla Città della Salute e della Scienza di Torino

La Città della Salute e della Scienza di Torino acquisisce l’ultimo modello di Robot Da Vinci. Si tratta del sistema da Vinci XI, un’apparecchiatura che permette ad un singolo chirurgo di azionare simultaneamente 4 bracci robotici, consentendogli così di eseguire movimenti estremamente precisi nel corso di interventi chirurgici ad elevata complessità.

Il nuovo sistema, acquistato grazie al contributo di circa 1 milione e 900 mila euro stanziato dalla Compagnia di San Paolo, è stato installato e collaudato oggi e sarà operativo a partire dal 22 luglio.

Dotandosi della tecnologia da Vinci di ultima generazione, la Città della Salute intende dare un ulteriore impulso al programma di sviluppo della chirurgia robotica non solo attraverso un consolidamento del suo utilizzo in urologia (prostatectomia radicale, chirurgia dei tumori del rene e chirurgia delle malformazioni renali) e chirurgia generale (asportazione di tumori del retto e dello stomaco), ma anche mediante l’ampliamento ad altre specializzazioni chirurgiche (chirurgia ginecologica, otorinolaringoiatria e chirurgia maxillo facciale) con l’obiettivo di porsi quale polo regionale di riferimento multidisciplinare per la chirurgia robotica.

Grazie all’acquisizione del nuovo sistema, presso la Città della Salute si potrà raggiungere un aumento del 50% degli interventi di urologia (in particolare la prostatectomia radicale) e di chirurgia generale (tumori del retto e dello stomaco) passando dagli attuali 200 all’anno a 300 procedure entro la sola fine dell’anno in corso.

Che cos’è il sistema robotico da Vinci?

Il sistema robotico da Vinci è ad oggi l’unica tecnologia disponibile per accedere ad una reale chirurgia robotica.

Per chirurgia robotica da Vinci si intende l’ ultima evoluzione della chirurgia mininvasiva , successiva alla laparoscopia, in cui il chirurgo non opera con le proprie mani, ma manovrando un robot a distanza: seduto ad una console computerizzata posta all'interno della sala operatoria, il sistema computerizzato trasforma il movimento delle mani in impulsi che vengono convogliati alle braccia robotiche. Un approccio tecnologicamente avanzato che porta innumerevoli benefici, sia per il paziente che dal punto di vista clinico, pre-intra-post operatori.

La chirurgia robotica – rispetto alle tecniche tradizionali – permette un gesto chirurgico più preciso, minor sanguinamento, rischi di infezione post-operatoria più bassi, tempi di degenza e recupero inferiori.

Quali vantaggi comporta per la chirurgia il sistema da Vinci Xi

Il robot da Vinci Xi è, tra i sistemi da Vinci, la piattaforma più evoluta, nonché il sistema più avanzato per la chirurgia mininvasiva .

È costituito da tre componenti principali:

· Console chirurgica : è il centro di controllo. Tramite la console il chirurgo controlla la fibra ottica e gli strumenti per mezzo di due manipolatori e di pedali.

· Carrello paziente : è il componente operativo del sistema da Vinci e si compone di quattro braccia movimentabili e interscambiabili dedicate al supporto della fibra ottica e di strumenti da 5 mm ad un massimo di 8 mm.

· Carrello visione : contiene l'unità centrale di elaborazione e processamento dell’immagine.

Sviluppato sul concetto della "Immersive Intuitive Interface" , è l’unico sistema robotico che:

· traduce i movimenti del chirurgo in modo intuitivo , consentendo un controllo intuitivo della fibra ottica e dello strumentario, evitando i complessi movimenti laparoscopici;

    * permette una reale visione tridimensionale del campo operatorio . Il chirurgo viene letteralmente "immerso", senza ausilio di occhiali o altre apparecchiature, così da valutare al meglio i piani di dissezione anatomici e "vivere" l'intervento chirurgico quasi dall'interno del corpo del paziente;


· consente una visione 3D con ingrandimento fino a 10 volte , assicurando una chiarezza e precisione dei dettagli nettamente superiore alla tecnica laparoscopica;

· minimizza l’impatto del tremore fisiologico delle mani del chirurgo o di movimenti involontari;

· è dotato di un sistema di posizionamento tramite laser che permette di ottimizzare il posizionamento delle braccia in base al tipo di intervento selezionato e alla posizione dei trocar, per ridurre i tempi di preparazione e i tempi operatori;

· utilizza strumenti con diametro da 5 mm a un massimo di 8 mm , chiamati Endowrist poichè consentono libertà di movimento su 7 assi (a differenza dei 4 gradi degli strumenti di laparoscopia convenzionale) e una rotazione di quasi 360°;

· è l’unico sistema che consente di intervenire attraverso la tecnologia Single-Site : un unico accesso, attraverso l’ombelico, usato maggiormente per patologie benigne, che ottimizza l’aspetto estetico dell’intervento e riduce i costi;

· consente una chirurgia multiquadrante , ovvero di effettuare interventi più complessi agendo su organi posizionati in diversi quadranti anatomici, senza la necessità di prevedere spostamenti del paziente o del robot;

· possiede una seconda console che permette a due chirurghi di collaborare durante la procedura, così da aumentare l’efficienza nella formazione e nella supervisione, ridurre la curva di apprendimento, oltre a consentire un’assistenza chirurgica;

· consente una fase di formazione ottimale: attraverso il simulatore virtuale , corsi di formazione e master in Italia e all’estero, l’operatore migliora l’apprendimento nell’utilizzo del sistema da Vinci.


Vantaggi per i pazienti operati con il sistema da Vinci presso la Città della salute e della scienza


Prostatectomia radicale

L’intervento di prostatectomia radicale per tumore alla prostata eseguito con tecnica robotica, rispetto alla tecnica tradizionale a cielo aperto produce i seguenti vantaggi :

· Periodo di degenza e convalescenza ridotti (degenza media ridotta di 2,2 giorni rispetto alla chirurgia tradizionale)

· Tempi ridotti per la ripresa della continenza urinaria (continenza a 1 anno: da Vinci 95% - laparoscopia 77% - chirurgia open 80% )

· Migliore recupero della funzione erettile (potenza sessuale a 1 anno: da Vinci 70% - laparoscopia 81% - chirurgia open 50% )

    * Ridotto dolore nel post-operatorio
    * Riduzione delle perdite ematiche (non sono necessarie trasfusioni)
    * Riduzione delle complicanze post-operatorie
    * Precoce ritorno alle normali attività socio-lavorative (11 giorni con il da Vinci – 49 giorni con chirurgia open).


Chirurgia del retto:

Nel corso di questi anni è stata sviluppata l'applicazione della chirurgia robotica colo-rettale dopo una già consolidata esperienza di laparoscopia convenzionale in questo settore presso la Città della Salute e della Scienza. Particolare attenzione è stata rivolta all'impiego del robot nella chirurgia oncologica del retto. Il tempo pelvico della chirurgia rettale è quello che è maggiormente risultato agevolato dall'impiego del robot, soprattutto in caso di pazienti con retto voluminoso in una pelvi stretta e profonda (come più frequentemente accade nel sesso maschile).

In caso di neoplasia rettale la dissezione pelvica robotica ha consentito un'accurata escissione totale del tumore, la conservazione dei nervi deputati alle funzioni genito-urinarie. Inoltre, nelle neoplasie molto basse e prossime al canale anale, la dissezione del retto è stata condotta agevolmente con conservazione dell'ano.

Chirurgia dello stomaco: tumori ed obesità

L’impiego della tecnologia robotica nella chirurgia del bypass gastrico per obesità grave sembra essere una valida alternativa alla tecnica laparoscopica, permettendo di ottenerne gli stessi vantaggi, con una maggior precisione di esecuzione in particolare nella fase di ricostruzione, vantaggi che si sono recentemente rivelati particolarmente utili nella chirurgia del cancro gastrico, da poco iniziata per via robotica presso la Città della Salute e della Scienza.

Asl To4 - Rete aziendale dedicata alla cura delle donne con patologie del basso tratto genitale

In sei mesi di attività abbattute le liste d’attesa per il trattamento delle lesioni pretumorali del collo dell’utero. Dallo scorso mese di novembre sono stati effettuati 130 interventi senza complicazioni  intra o post operatorie

Nel giugno 2014, una delibera della Direzione Generale aveva approvato l’istituzione di una nuova rete aziendale dedicata alla cura delle donne con patologie del basso tratto genitale. Intendendo per patologie del basso tratto genitale femminile le patologie tumorali, infettive e degenerative che riguardano il collo dell’utero, la vagina e i genitali esterni, unitamente al coinvolgimento dei distretti urinario e ano-rettale.

L’attività della Rete, coordinata da Fabrizio Bogliatto, che opera presso l’Ostetricia e Ginecologia di Chivasso, diretta da Luciano Leidi, è iniziata nel novembre 2014. A distanza di poco più di sei mesi, è stato raggiunto l’obiettivo dell’abbattimento delle liste d’attesa per il trattamento delle lesioni pretumorali del collo dell’utero in regime ambulatoriale. A oggi, quindi, non risultano più donne in lista d’attesa che non siano già state programmate nelle prossime sedute operatorie.

“Questo – commenta il Direttore Generale dell’Asl TO4, Lorenzo Ardissone – è uno dei risultati di una rete aziendale che assicura a tutte le donne affette da patologie del basso tratto genitale, indipendentemente dalla sede di accesso ai servizi dell’ASL, una presa in carico multidisciplinare e individualizzata per ogni singolo caso, con tempestività e coordinamento nella gestione clinica”. “Ancora una volta – aggiunge il dottor Ardissone – l’esperienza dimostra che la sinergia e la condivisione tra professionisti, il «fare sistema» insomma, che è il principio che sta alla base di una rete aziendale, costituiscono una strategia vincente”.

 

Dallo scorso novembre sono stati eseguiti 130 interventi e in nessuno di questi si sono manifestate complicazioni intra o post operatorie che abbiano richiesto il ricovero o l’intervento di personale di supporto, chirurghi o anestesisti.

“Con soddisfazione possiamo dire – riferisce il Direttore Sanitario dell’Asl TO4, dottor Giovanni La Valle – che ora, in caso di pap-test positivo, è possibile eseguire una colposcopia e un relativo eventuale trattamento chirurgico nell’arco di 30 giorni. Nelle ultime settimane, in occasione degli incontri con i medici di famiglia con cui si è parlato di appropriatezza prescrittiva, abbiamo loro illustrato la Rete per poterne diffondere capillarmente la conoscenza su tutto il territorio aziendale. Per questo, in autunno saranno organizzati eventi formativi aperti preferibilmente ai medici di famiglia, ma anche ai nostri specialisti ospedalieri non coinvolti nella Rete”.

118 - Il volo notturno con elicottero sanitario

"Le nuove metodiche di navigazione applicabili al volo notturno". Un convegno il prossimo 19 giugno al Centro Incontri della Regione Piemonte. Organizza l'Enav con i patrcini della Regione Piemonte e dell'Enac

Dallo scorso mese di novembre è operativo, in Piemonte il volo notturno con elicottero sanitario. A sei mesi dall’avvio del servizio che ha già effettuato circa 50 interventi sia in Regione sia fuori Piemonte, gli operatori si incontrano per illustrare le nuove metodiche di navigazione applicabili al volo notturno. Lo  faranno nel corso di un convegno che si terrà il prossimo 19 giugno ed avrà proprio come argomento lo sviluppo delle procedure Pbn nel mondo Hems. L’evento è organizzato dall’Enav ed ha il patrocinio della Regione Piemonte e dell’Enac. La location è al centro incontri della Regione Piemonte in corso Stati Uniti 23. ed avrà inizio alle ore 10. Tra i relatori il presidente Hems association  Angelo Giubboni, il Direttore generale Enav Massimo Bellizzi e il Direttore del dipartimento interaziendale 118 Piemonte Danilo Bono.

Citta della Salute - Due recenti scoperte italo – canadesi: l'epigenetica la nuova strada per la cura dei pazienti con demenza

Negli ultimi anni sono stati scoperti numerosi geni coinvolti nelle malattie degenerative. Tuttavia, la scoperta di questi geni, pur di estremo interesse scientifico, ha spiegato solo in parte i meccanismi responsabili di gravi patologie, quali la malattia di Alzheimer o le demenze frontotemporali e non ha, sinora, modificato la terapia.

Recentemente è stata sviluppata una nuova rivoluzionaria strategia di ricerca per le malattie neurodegenerative, quella dell’epigenetica, che sta aprendo interessanti prospettive scientifiche e, soprattutto, terapeutiche. L’epigenetica indaga quei meccanismi che regolano l’espressione del nostro patrimonio genetico. L’attività  di un gene può essere modulata, infatti, sia dall’ambiente interno (il nostro organismo) che dall’ambiante esterno. Quest’ultimo include i nostri stili di vita, l’alimentazione, le sostanze con cui veniamo a contatto, l’attività lavorativa svolta. L’epigenetica studia come eventi non genetici possano modificare l’espressione dei nostri geni. I cambiamenti epigenetici consistono in modificazioni degli istoni (proteine di base che si legano al DNA) e nella metilazione del DNA stesso.

Un esempio di tale novità scientifica viene fornito dalla recente pubblicazione su due prestigiose riviste internazionali (Human Molecular Genetics e Acta Neuropathologica) di due ricerche che hanno studiato i meccanismi epigenetici nei pazienti affetti da demenza frontotemporale (FTD). Questi studi sono il risultato di una stimolante collaborazione scientifica tra un gruppo di neurogenetisti dell’Università di Toronto, in Canada, ed alcuni ricercatori italiani tra cui, in particolare, il gruppo coordinato dai professori Lorenzo Pinessi ed Innocenzo Rainero del Dipartimento universitario di Neuroscienze e dell'ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Lo studio è stato condotto su un'ampia casistica di pazienti affetti da demenza frontotemporale, una patologia neurodegenerativa caratterizzata dalla coesistenza del comportamento e del linguaggio. Nel 2011, è stato isolato un gene, il C9orf72, le cui anomalie geniche (espansioni) risultano essere oggi la causa più frequente di FTD familiare. Studiando la metilazione del DNA nei pazienti con demenza frontotemporale, associata ad espansione di C9orf72, e valutando lo stesso processo in pazienti FTD senza espansione e nei controlli sani, il gruppo di ricerca italo-canadese ha dimostrato che la metilazione è significativamente più elevata nei pazienti con espansione sia nelle regioni adiacenti che all’interno della stessa espansione del DNA. Questi sono i primi studi a dimostrare il ruolo dei meccanismi epigenetici nella demenza frontotemporale e risultati analoghi sono stati  anche dimostrati nei pazienti affetti da SLA - sclerosi laterale amiotrofica.

Questi studi supportano la convinzione ormai diffusa che le mutazioni geniche siano certamente importanti nello sviluppo delle malattie neurodegenerative ma, da sole, non spiegano tutti i complessi meccanismi che le caratterizzano. Inoltre, aprono nuove, stimolanti prospettive terapeutiche: la modulazione epigenetica delle demenze può essere una nuova strategia per controllare l’evoluzione di queste devastanti malattie. E’ già in corso in alcuni modelli sperimentali di demenza (topi transgenici) la valutazione di diverse molecole che possono modulare i processi di metilazione, rallentando così le progressione di malattia. E’ possibile, pertanto, che queste sperimentazioni aprano finalmente la strada ad innovative strategie terapeutiche per le demenze.

Asl To4- Ospedale di Settimo Torinese: nuovo ambulatorio di oncologia a gestione integrata tra l’Asl TO4 e l’Asl TO2.

E’ frutto di un lavoro di sinergia e di integrazione tra l'Azienda, l’Amministrazione comunale settimese, l’ Asl TO2 e la Cooperativa sociale Frassati. Si tratta di uno degli esempi concreti di quanto il «fare sistema» tra istituzioni e con altre realtà territoriali dia origine a opportunità a vantaggio dei cittadini non altrimenti possibili

Un nuovo ambulatorio di oncologia è operativo dallo scorso 28 maggio presso l’Ospedale di Settimo Torinese, presidio che rappresenta un’esperienza di sperimentazione gestionale caratterizzata dall’integrazione tra servizio pubblico e privato sociale. Si tratta, infatti, di una società mista a forte maggioranza pubblica (Asl TO4 34,0%; Comune di Settimo Torinese 31,5%; Asl TO2 18,0%; Cooperativa sociale Frassati 16,5%). Il nuovo servizio è gestito in integrazione tra l’ Asl TO4 e l’ Asl TO2

“Il nuovo ambulatorio di oncologia – dichiara il Direttore Generale dell’ Asl TO4, dottor Lorenzo Ardissone – è frutto di un lavoro di sinergia e di integrazione tra la nostra Azienda, l’Amministrazione comunale settimese, l’ Asl TO2 e la Cooperativa sociale Frassati. Si tratta di uno degli esempi concreti di quanto il «fare sistema» tra istituzioni e con altre realtà territoriali dia origine a opportunità a vantaggio dei cittadini non altrimenti possibili”. “Abbiamo così realizzato – aggiunge il dottor Ardissone – uno degli obiettivi che si pone alla base della nostra azione di direzione strategica, quello di avvicinare i servizi ai luoghi di vita delle persone in un’ottica di appropriatezza”.

“L’apertura del servizio di oncologia nell’ospedale di Settimo Torinese – riferisce il Sindaco della Città di Settimo Torinese, Fabrizio Puppo – rappresenta un ulteriore rafforzamento e sviluppo del nostro presidio, che sempre più si conferma un punto di riferimento importante nel panorama sanitario regionale. Devo ringraziare soprattutto l’assessore alla Sanità del Comune di Settimo Rosa Catenaccio, che ha lavorato in questo primo anno di mandato in modo continuo e paziente per portare a casa tale grande risultato. Il nuovo servizio di oncologia rappresenta una significativa opportunità per i cittadini di Settimo e dei territori limitrofi, che oggi possono trovare risposte ai propri bisogni di cura direttamente nell’ospedale di Settimo”.

Nel progetto di organizzazione del servizio è previsto, in fase iniziale, un ambulatorio a settimana per l’ Asl TO4 e uno per l’ Asl TO2. Ciascuna Azienda si prende cura, con propri medici oncologici, delle persone residenti sul proprio territorio. Gli infermieri, invece, sono forniti dalla Cooperativa sociale Frassati, che già gestisce il personale infermieristico e tecnico dell’intero Ospedale, e sono stati appositamente formati presso le due Aziende.

“In questo nuovo ambulatorio – spiega il Direttore Sanitario dell’ Asl TO4, dottor Giovanni La Valle – si effettua l’inquadramento clinico della persona con problemi oncologici e si identifica il percorso da seguire per l’eventuale approfondimento diagnostico. Indirizzando, quindi, l’utente, per la presa in carico globale, a uno dei Centri Accoglienza e Servizi della rete dei servizi oncologici dell’Azienda di riferimento, quello più vicino alla residenza della persona interessata”.

Il Centro Accoglienza e Servizi (Cas) è la struttura di riferimento della persona nell’ambito della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta in termini di assistenza, orientamento e supporto, anche dal punto di vista amministrativo-gestionale, ed è situato, di norma, presso i Servizi Oncologici delle Aziende Sanitarie. Nell’ Asl TO4 sono presenti quattro Cas – presso le strutture di Oncologia degli Ospedali di Chivasso, di Ciriè, di Ivrea e di Lanzo (il Cas di Ciriè è momentaneamente trasferito presso l’Ospedale di Lanzo) – e un Punto Informativo e di Servizio presso l’Ospedale di Cuorgnè.

“Presso l’ambulatorio oncologico dell’Ospedale di Settimo Torinese – conclude il Dott. La Valle – si svolge anche l’attività di follow up, cioè l’attività di controllo del paziente stabilizzato, successivamente al percorso di cura già avviato presso il Cas di riferimento”.

L’Asl To3 assume 11 infermieri professionali in sostituzione di quelli assegnati al servizio emergenza 118

Le aziende sanitarie iniziano ad adeguarsi e ad adottare provvedimenti di assunzione urgente di personale infermieristico. L’Asl To3, ha applicato la delibera regionale dello scorso 25 maggio, assumendo 11 infermieri in sostituzione di quelli “ceduti” al Servizio emergenza 118.

Dopo aver ricevuto due giorni fa dall’Assessorato Regionale alla sanità le comunicazioni autorizzative inerenti  i processi di mobilità e di assunzione  di personale infermieristico per consentire il decollo della rete di Emergenza territoriale 118 nella nuova configurazione migliorativa, il  Direttore  Generale dell’ASL TO3 Dr. Flavio Boraso  ha immediatamente attivato  le procedure per la concessione del nulla osta   alla mobilità  di 11 infermieri professionali verso il Servizio  118, servizio afferente all’Azienda Ospedaliera Città della salute e della scienza di Torino.

Gli infermieri si aggiungono così ai 27 già trasferiti allo stesso servizio 118 ad inizio anno 2015  completando così puntualmente l’impegno assunto con la Regione di trasferire 38 unità complessive di personale infermieristico, per consentire ad un servizio così importante come quello dell’emergenza di disporre delle risorse professionali necessarie.

Peraltro, al fine di non  arrecare alcun pregiudizio nei servizi dove attualmente operavano tali infermieri, la stessa Direzione dell’ASL TO3  ha oggi richiesto  all’Azienda Ospedaliera Mauriziano ed all’ASL TO4  di Ciriè-Chivasso-Ivrea di poter utilizzare con immediatezza le graduatorie per infermieri professionali  attualmente aperte e valide in quelle aziende,  tenuto conto che l’ASL TO3 non dispone al momento di graduatorie a tal fine utilizzabili.

Nel contempo si stanno già attivando i necessari contatti con l’Azienda Ospedaliera San Luigi di Orbassano con l’obiettivo di preparare un percorso comune e sinergico per le ulteriori assunzioni di personale infermieristico che si renderanno prossimamente disponibili a livello Regionale  in particolare con l’obiettivo di predisporre un bando di concorso unico per ottimizzare costi e tempi di attuazione, visto il prevedibile consistente afflusso di candidati.

Resta comunque evidente che gli atti di mobilità e di assunzione di personale come quelli su riportati sono da ricondurre ad una pianificazione più ampia ed articolata nella gestione delle risorse umane e professionali  in corso di definizione per l’anno in corso nel rispetto degli indirizzi ed  indicazioni regionali.

“Consapevoli delle necessità di personale nei servizi aziendali ma anche della necessità di assicurare il nostro apporto alla messa a regime  di servizi importanti quali il 118 , stiamo lavorando per garantire una rapida e quando possibile immediata attuazione di tutti gli atti regionali di autorizzazione alle assunzioni  ed alle mobilità di personale sanitario - sottolinea il direttore generale dell’Asl To3 Flavio Boraso - ottemperando così puntualmente al mandato dell’Assessorato regionale di procedere con celerità in tali assunzioni firmando possibilmente i contratti già nel mese di giugno 2015”.

AO AL Casa Amica: al via il numero solidale per la raccolta fondi della fase 2

45508 è il numero solidale che dal 1 al 14 giugno sarà disponibile per donare due euro alla Fondazione Uspidalet ONLUS, destinato al progetto Casa Amica. L’obiettivo è la realizzazione di una struttura ad elevatissima tecnologia, di assoluta importanza a livello europeo, che consente alle persone ricoverate di trovare, dopo un lungo periodo di ospedalizzazione, un luogo confortevole che le accompagni, insieme con i famigliari, a ritrovare una buona qualità della vita.

Sulle televisioni e radio nazionali  a partire da La7, Sky e Mediaset e nell’area nordovest su Telecity, unitamente ad una lunga serie di emittenti locali televisive e radiofoniche che hanno manifestato la loro disponibilità a sostenere l’iniziativa,  andrà in onda lo spot che valorizza l’attività realizzate presso il presidio Riabilitativo Borsalino con una testimonial di eccezione: Alba Parietti.

Obiettivo della raccolta fondi è l’avvio della seconda fase del progetto Casa Amica, una struttura nata all’interno del Borsalino, il Dipartimento Riabilitativo dell’Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria. E’ una struttura ad elevatissima tecnologia, di assoluta importanza a livello europeo, che consente alle persone ricoverate di trovare, dopo un lungo periodo di ospedalizzazione, un luogo confortevole che le accompagni, insieme con i famigliari, a ritrovare una buona qualità della vita.

È uno dei tanti “fronti” sui quali la Fondazione è impegnata, come dichiara la presidente della Fondazione Alla Kouchnerova: “Il progetto di Casa Amica, nato dall’esperienza del Dottor Petrozzino e dei suoi collaboratori, è una realtà tuttora in fase di sviluppo.  L’ obiettivo è aumentare l’autonomia delle persone per rendere la vita più normale. Questo vale per disabile fisico e cognitivo, ma è utile e fondamentale anche per le famiglie, in quanto fornisce una serie di risposte pratiche alla nuova esperienza di vita. Il Progetto di “Casa amica” è unico e innovativo perché offre soluzioni adatte non solo alle disabilità motorie, ma anche cognitive. Per questo abbiamo bisogno che tutti ci sostengano: questa volta bastano due euro con una telefonata”.

“Casa Amica è un laboratorio nel quale  si sperimenta tutto per la casa e  dove il protagonista attivo non è il sanitario, non è l’ambiente, ma è la persona che deve aumentare la propria autonomia - spiega Salvatore Petrozzino - L’innovazione è nel fatto che fino ad oggi le case realizzate in altre strutture ospedaliere si sono orientate verso soluzioni tecnologiche di ausilio alla disabilità motoria. Qui facciamo un passo più avanti, perché la nostra Casa, grazie alle innovazioni che stiamo approntando, è il primo esempio di casa pre-dimissioni allestita sulle esigenze delle persone con disabilità cognitiva e comportamentale”.

Giancarlo Cicalini, direttore generale di Insis, società che ha sviluppato le tecnologie per la Casa Amica, spiega: “La Domotica aiuta le soluzioni, ma l’approccio al disabile cognitivo è differente perché queste persone hanno necessità anche di avere un sistema di sorveglianza e ausilio alla decisione attraverso algoritmi di intelligenza artificiale”.

Il progetto complessivo ha un valore di 370mila  euro, si tratta di una opera ambiziosa ma anche unica nel suo genere: ecco perché la Fondazione ha accettato questa sfida e ha avviato questa importante raccolta fondi per poter completare la seconda fase di Casa Amica, così come ha già dimostrato di saperla costruire. Naturalmente questo solo grazie alla solidarietà e alla generosità di tutti. 

Asl To2 - Carcere luogo di riabilitazione attraverso lo sport

Venerdì si disputerà la XIX edizione del torneo di pallavolo in carcere tra i detenuti tossicodipendenti e gli studenti degli istituti: Ettore Majorana di Torino, Giuseppe Peano di Torino e Luigi Des Ambrois di Ulzio. Ad organizzare l’evento l’Associazione sportiva socio-culturale Iride di Grugliasco in collaborazione con l’Asl To2.

Rappresentative di detenuti tossicodipendenti vs studenti di Istituti superiori di Torino e provincia L’Associazione Sportiva Socio-culturale Iride di Grugliasco, in collaborazione con il Servizio Dipendenze Area-Penale dell’Asl TO2 e l’Amministrazione Penitenziaria, organizza il 22 maggio, nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, un torneo di pallavolo fra detenuti tossicodipendenti e studenti di Istituti Scolastici Superiori di Torino e provincia.

Le scuole coinvolte sono il Liceo Scientifico Ettore Majorana di Torino, l’Itis Giuseppe Peano di Torino e l’Iiss Luigi Des Ambrois di Ulzio. La manifestazione sportiva, giunta alla XIX edizione, quest’anno vede per la prima volta anche la partecipazione di una squadra amatoriale femminile di volley, “La Stella Rivoli”.

I detenuti tossicodipendenti partecipanti al torneo di pallavolo fanno parte della Comunità Arcobaleno, gestita dal Servizio Dipendenze - Area Penale dell’Asl TO2, in collaborazione con l’Amministrazione Penitenziaria, una struttura terapeutica situata all’interno della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, che si occupa della cura e riabilitazione dei detenuti con dipendenza da sostanze, che volontariamente scelgono di intraprendere un percorso di elaborazione e condivisione di un modello di vita estraneo a quello tossicomane e alla cultura deviante.

“La dipendenza da sostanze è una patologia complessa, che si caratterizza per una compromissione dei meccanismi cerebrali di ‘ricompensa’, la cui disfunzione si accompagna a un’ incapacità di astenersi dall’uso di sostanze, a disturbi nel controllo del comportamento, scarsa percezione dei rischi collegati ai propri comportamenti e alterazione delle gerarchie motivazionali – spiega Enrico Teta, Responsabile Ser.D. Area Penale Asl TO 2 – il programma terapeutico-riabilitativo della dipendenza si avvale di un progetto individualizzato centrato sulla persona, sulle sue caratteristiche e bisogni, finalizzato a valorizzare e ripristinare le sue abilità residue o potenziali, per un positivo reinserimento sociale. Il trattamento è favorito da relazioni e ambienti incentivanti e positivi, che alimentano la fiducia nella possibilità di cambiamento e nella capacità di realizzarlo. Per questo nella Comunità Arcobaleno l’organizzazione della vita quotidiana, le modalità relazionali, le attività terapeutiche e riabilitative sono tese a creare un ambiente dove il tossicodipendente detenuto possa sperimentarsi in una nuova dimensione, scoprire le proprie risorse e fare suoi nuovi comportamenti e sistemi valoriali”.

La Comunità Arcobaleno, collocata presso il Padiglione E del Lorusso e Cutugno, gode di un regime penitenziario definito ‘a custodia attenuata’, che favorisce, pur in una condizione detentiva, la realizzazione di questo tipo di interventi sanitari di cura e riabilitazione.

“Fra le attività svolte un ruolo significativo riveste lo sport, la cui pratica richiede allenamento fisico, ma anche costanza, disciplina e gioco di squadra per conseguire validi risultati – prosegue il Dott. Teta – ciò stimola l’apprendimento dell’importanza delle regole, il riconoscimento del valore del gruppo e della cooperazione per il conseguimento dell’obiettivo. L’attività sportiva costituisce anche un significativo strumento per mettere in contatto la realtà interna al carcere con quella esterna, favorendo una reciproca conoscenza, una condivisione di esperienze ed emozioni, che aiuta a contrastare i pregiudizi e la diffidenza verso un mondo che la società tende ad ignorare. Durante le gare l’agonismo sportivo si alterna con momenti in cui i ragazzi e i detenuti si raccontano frammenti di storie di vita, errori e desideri, accomunati nella speranza di un futuro migliore. Le droghe inevitabilmente irrompono nei dialoghi e diventano motivo di riflessione per gli studenti che, attraverso la voce di coloro che ne sono stati vittima e le stanno combattendo, possono comprenderne ancora di più gli effetti nefasti”.

Se il carcere è in una qualche misura il riflesso del disagio della società, anche grazie allo sport può divenire invece opportunità riabilitativa e luogo di confronto e incontro per nuove relazioni sociali.

Asl To2 – Ospedale Maria Vittoria: ostetricia e ginecologia primo reparto cardioprotetto in Piemonte

Il prossimo 21 maggio il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino riceverà un defibrillatore semi-automatico (DAE) in dono dall’Associazione Gineceo – che si occuperà anche della formazione e certificazione all'utilizzo di tutto il personale sanitario ed ausiliari – diventando così il primo reparto di maternità "cardioprotetto", anche per non addetti ai lavori, del Piemonte.

Il defibrillatore verrà consegnato nell’ambito dell’evento pubblico “Ti salvo io” dove nell'occasione si proporrà una lezione gratuita di manovre di disostruzione pediatrica, tenuta da medici ed istruttori regionali.

“La presenza di un DAE nel reparto di Ostetricia potrebbe essere un primo passo per sensibilizzare ancor di più la popolazione e i media verso questa nuova frontiera della rianimazione precoce – spiega il ginecologo Luca Bello, specialista del Maria Vittoria e socio fondatore di Gineceo, nonché istruttore nazionale BLS/D – il sottoscritto e il collega Luca Ferrero formeremo gratuitamente tutto il personale medico e non medico del reparto al BLS/D, con certificazione regionale all’utilizzo del defibrillatore semi-automatico. Questo permetterà una risposta pressoché immediata all’arresto cardiaco improvviso (ACI) con un aumento sensibile della sopravvivenza a un evento catastrofico, che non conosce distinzioni di età e di sesso, ma in parte è reversibile, grazie alla defibrillazione precoce”.

L’iniziativa di Gineceo è in linea con uno degli obiettivi delle nuove Linee Guida ILCOR 2015: Raddoppiare la sopravvivenza, incrementando il numero dei soccorritori occasionali e facendo acquisire fiducia nella popolazione a praticare manovre rianimatorie di base.

La Asl TO 2, durante l’anno 2014, ha già collaborato alla realizzazione di due affollatissimi corsi gratuiti di Manovre di Disostruzione pediatriche, insieme agli Istruttori Salvamento Academy del Piemonte, e ha inserito tali lezioni anche nei corsi di preparazione al parto del Maria Vittoria.

Nell’ambito del Dipartimento Materno Infantile Asl TO2 (direttore Dott.ssa Giovanna Guala) di riferimento per l’intera area nord della Città di Torino nonché della Regione Piemonte per la Neonatologia, la Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale Maria Vittoria, diretta dal Dott. Flavio Armellino, è dotata di Pronto Soccorso specialistico ad accesso diretto 24 ore su 24, che conta circa 10 mila passaggi all'anno, di Punto Nascita che ha registrato circa 1600 parti nell’anno 2014 ed effettua 1299 interventi chirurgici ginecologici con 2736 ricoveri l’anno, più le visite specialistiche ambulatoriali e il servizio di ecografia ostetrica e di screening fetale.

Gineceo, neo nata associazione culturale torinese senza scopi di lucro, per la tutela delle donne e delle famiglie, mantiene la mission di Salvamento Academy, della quale i soci fondatori sono istruttori, e ha ampliato la possibilità di divulgazione del messaggio della defibrillazione precoce e della tutela dei bambini, in collaborazione con realtà didattiche presenti sul territorio regionale.

In Italia, ogni anno muoiono 73.000 persone per arresto cardiaco improvviso: 200 al giorno, 7,2 al minuto. Morti in parte evitabili se tutti fossero addestrati al BLS-d/p-BLS-D.

Solo in Piemonte nel 2013 sono state colpite da arresto cardiaco 1400 persone.

La possibilità di sopravvivenza infatti si riduce del 10/12% per ogni minuto che trascorre prima della defibrillazione, mentre la rianimazione cardio polmonare (RCP) precoce aumenta la sopravvivenza di 3 volte, e più dell’80% degli adulti che sopravvive ad arresto cardiaco è stato salvato risolvendo una fibrillazione ventricolare.

Asl Vco - Ospedale Castelli e la Paffoni per il "Teddy Bear Toss"

Una delegazione della Paffoni Fulgor Basket Omegna è stata accolta dal reparto di Pediatria dell’ospedale “Castelli” di Verbania per completare la missione proposta dalla pagina Facebook “La giornata tipo”, promossa dalla Lega Nazionale Pallacanestro e accolta della Paffoni Fulgor, ossia il “Teddy Bear Toss”,

un’iniziativa che ha coinvolto i tifosi di squadre dalla Serie A alla Promozione con il lancio di peluches in campo dopo il primo canestro dei match del 14 e 21 dicembre. Un modo per sostenere tutte quegli enti, organizzazioni e istituti che lottano al fianco dei bambini con più difficoltà. La Paffoni Fulgor così ha donato centinaia di orsacchiotti e pupazzetti raccolti ai bambini ricoverati nel reparto di Pediatria dell’ospedale “Castelli” di Verbania. Il coach della Paffoni Fulgor Alessandro Magro, il preparatore atletico Eros Biagioli, i giocatori Giacomo Gurini, Antonio Iannuzzi, Alessandro Cappelletti e Giovanni Vildera, accompagnati dal direttore sportivo Michele Burlotto, hanno consegnato i peluches al Dott. Andrea Guala, Direttore della SOC Pediatria.

Il Direttore Generale dell’ASL VCO Dott. Giovanni Caruso ha ringraziato la Paffoni Fulgor per aver aderito all’iniziativa nazionale di sensibilizzazione sui problemi dell’infanzia, che – ha ricordato - non è una questione di “alcuni”, ma di tutti.

Il Dott. Andrea Guala, nell’unirsi ai ringraziamenti per il simpatico gesto, ha assicurato che i peluche verranno consegnati ai piccoli ospiti del Reparto, così da rendere un po’ meno spiacevole il soggiorno nella struttura ospedaliera.

Asl To2 - Al via il Congresso di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni

Duecento esperti di medicina dei viaggi e delle migrazioni (medici, infermieri, biologi, farmacisti, assistenti sanitari) si sono dati appuntamento a Torino per il 14 e 15 maggio 2015, per discutere l’evoluzione della medicina in questi ambiti alla luce degli ultimi fatti di cronaca.

Il biennale Congresso di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni, giunto alla VI edizione, è organizzato a Torino dalla SS Medicina dei viaggi (Responsabile Dott. Guido Calleri)  e dalla SC Malattie Infettive e Tropicali I (Direttore Dott. Pietro Caramello) dell’Ospedale Amedeo di Savoia -ASL TO2.

“Sia gli eventi sanitari come l’epidemia di Ebola, sia demografici come l’aumento degli arrivi dei migranti dall’Africa sub sahariana, inducono profonde riflessioni su come si possano e si debbano affrontare le nuove emergenze sanitarie – spiega il Dott. Pietro Caramello, Direttore S.C. Malattie Infettive e Tropicali I dell’Amedeo di Savoia – sia da un punto di vista clinico, per le patologie nuove e inusuali, sia di organizzazione sanitaria, in termini di strutture in grado di far fronte a eventi sanitari improvvisi e con richieste superiori alla media, oltre che di accesso alle cure quale diritto fondamentale della persona”.

“Si affronterà il tema di come i servizi sanitari esistenti siano preparati ad affrontare la nuova ondata di migrazione – precisa il Dott. Guido Calleri, Responsabile del Centro di Medicina dei Viaggi dell’Amedeo di Savoia ­– a partire dai servizi di accoglienza e screening, proseguendo con la medicina di base, con i servizi territoriali specialistici, fino ai servizi ospedalieri super specializzati e di eccellenza”.

“Gli esperti valuteranno insieme anche la lezione tratta dall’epidemia di Virus Ebola, per la quale i servizi sanitari (118, Pronto Soccorso, Reparti di Malattie Infettive) sono stati tenuti per un anno in allarme e sono andati incontro a sforzi enormi in termini di acquisto di materiali e di formazione del personale – prosegue il Dott. Caramello –  Questo sforzo fatto in tutto il mondo ha permesso di controllare in tempi rapidi e senza troppi casi i focolai che si stavano diffondendo tramite la rete dei trasporti internazionali e inoltre si è potuto di curare in sicurezza i connazionali contagiati sul posto, ma ora occorre capitalizzare questa esperienza in vista di futuri episodi di questa o altre malattie e mantenere l’efficienza di quanto è stato creato in così breve tempo”.

“Nell’ambito del congresso ampio spazio verrà dato all’aggiornamento sulle nuove infezioni esotiche che vengono osservate in Italia, sia importate, come Dengue e Chikungunya, sia autoctone, con serbatoi già presenti sul territorio nazionale come la West Nile fever, nei cavalli e nei volatili, focalizzando anche la sorveglianza che si deve organizzare per prevenire e poi tenere sotto controllo la diffusione di questi patogeni emergenti – conclude il Dott. Calleri – Inoltre si farà il punto sulla Malaria quale patologia in evoluzione, per la quale i programmi di controllo nei paesi endemici stanno raggiungendo discreti successi in termini di morbosità e mortalità, ma il parassita è sempre più resistente ai farmaci esistenti e si segnala resistenza anche agli ultimi farmaci usciti. Le nuove indicazioni nazionali per il comportamento da parte dei viaggiatori sono in discussione, tra scuole più severe che optano per la profilassi sempre, e scuole più aperte alle novità, come la profilassi solo con rischio alto e grande attenzione rivolta ai farmaci, per cui diventa fondamentale la ricerca di un consenso”.

Il Centro di Medicina dei Viaggi dell’Amedeo di Savoia svolge attività ambulatoriale di consulenza pre-viaggio per i viaggiatori internazionali e di consulenza post-viaggio per i problemi di salute verificatisi durante o a seguito del soggiorno all’estero.

Nel 2014 ha eseguito oltre 1.000 consulenze pre-viaggio e somministrato oltre 3.200 dosi di vaccino, incluso il vaccino per la febbre gialla.  Ha inoltre eseguito circa 250 visite post-viaggio, prevalentemente per malaria, gastroenterite, lesioni e infezioni cutanee, febbri di varia origine. Fornisce anche informazioni telefoniche e via mail  sia a utenti sia a operatori del settore e cura un sito web specifico di informazioni ai viaggiatori, www.ilgirodelmondo.it, che è stato completamente rinnovato anche nella parte analitica, destinazione per destinazione. I dati epidemiologici relativi a oltre 30 patologie “tropicali”, per 198 paesi del mondo, sono stati aggiornati utilizzando sia le fonti ufficiali (OMS, CDC, Ministero della Salute) sia le segnalazioni individuali (ProMed), e con esse i consigli ai viaggiatori sulla prevenzione.

Ao AL - Fondazione Uspidalet: completata la raccolta Terapia Intensiva Neonatale di Eccellenza grazie alla cena benefica

La Fondazione Uspidalet ONLUS ha completato la raccolta fondi per il progetto di Terapia Intensiva Neonatale grazie alla splendida serata che si è svolta lo scorso 8 maggio: una cena di beneficienza che ha avuto come meravigliosa cornice la nave Silver Spirit della compagnia Silversea, ancorata nella baia di Portofino.

Un risultato straordinario, che ha permesso di raccogliere oltre centomila Euro, grazie prima di tutto alla sensibilità dell’armatore dott. Manfredi Lefebvre d’Ovidio, che ha messo a disposizione la Silver Spirit sulla quale aleggiava uno spirito di solidarietà.

Fin dal momento dell’invito che la Fondazione ha esteso ai numerosi ospiti, le adesioni non sono mancate, così come molteplici donazioni a bordo della nave.

La Presidente della Fondazione Alla Kouchnerova esprime grande soddisfazione: “Questa serata è stata un successo che ci dà molta gioia, che vogliamo condividere con tutti gli ospiti e coloro che hanno donato, con l’armatore dott. Manfredi Lefebvre d’Ovidio. A lui i nostri più sentiti ringraziamenti, alle sue validissime collaboratrici, Elisabetta de Nardo e Alessandra Cabella, per il supporto dell’attività in preparazione della serata; ma anche a tutto lo staff a bordo, a partire dal Capitano Mino Pontillo.

Abbiamo già avviato le pratiche di acquisto per le attrezzature utili al progetto, Terapia Intensiva Neonatale di Eccellenza, presentato con competenza e amore per il suo lavoro dal dr. Diego Gazzolo, direttore della struttura presso l’Infantile di Alessandria. Tutti fin da ora invitati alla cerimonia di inaugurazione, dove la Fondazione potrà ringraziare ogni donatore”.

I ringraziamenti vanno anche a Gian Maurizio Foderaro, noto giornalista di Radio Rai e amico della Fondazione, che ha condotto con garbo e simpatia la serata, resa ancora più magica da Marco Berry (illusionista, giornalista e conduttore televisivo) con la sua straordinaria abilità.

Per lasciare un ricordo della serata, la Fondazione Uspidalet ha donato ad ogni ospite una pietra di fiume dipinta a mano dalla socia Mariolina Pernecco che con amore ha decorato ottanta pietre, una diversa dall’altra.  Grazie Mariolina!

L’iniziativa ha potuto avere successo anche grazie alla collaborazione del Comune di Portofino e del Sindaco Giorgio D’Alia, oltre alla società FAI Service ed alla Coopsette, che hanno contribuito in maniera significativa per i costi organizzativi dell’evento.

Un ultimo ringraziamento alla Camera di Commercio di Alessandria, alle società Elah-Dofour, Centrale del Latte, Mongetto, Demo che hanno offerto con generosità i prodotti del loro territorio e che hanno permesso di valorizzare le eccellenze della nostra Provincia.

Città della salute - Grande successo per la Prima Gara podistica “La Cittadella corre per la Salute” con 1400 iscritti ed una ra

Grande successo ha riscosso la I^ Gara Podistica “La Cittadella corre per la Salute”, che si è corsa su un percorso di 7 km. Lungo il Valentino domenica 10 maggio 2015, organizzata a scopo benefico dalla Città della Salute e della Scienza di Torino.

Gli iscritti sono stati quasi 1400 ed è stata raccolta la considerevole cifra di circa 12.948 euro, comprensiva delle quote di iscrizione e di quanto offerto dagli sponsor.

Il denaro raccolto sarà destinato all'umanizzazione dell'ospedale Infantile Regina Margherita ed ai Pronto soccorso dei quattro ospedali che fanno parte della Città della Salute. Tra gli uomini primo si è classificato Umberto Baracchi, che lavora presso la Dental School, con il tempo di 23' 45”, mentre tra le donne ha tagliato per prima il traguardo Giorgia Murdolo con il tempo di 28' 41”. Al termine i primi tre classificati di ogni categoria sono stati premiati dal Direttore Generale avvocato Gian Paolo Zanetta.

Asl To3 - Parte oggi il progetto Cardio 50

L’Asl TO3 aderisce al programma nazionale di screening del rischio cardiovascolare per la prevenzione attiva nei cinquantenni. 

L’Asl TO3 partecipa, come rappresentante della Regione Piemonte, al Programma di valutazione attiva (Screening) del rischio cardiovascolare e di prevenzione delle malattie cardiovascolari  nei soggetti cinquantenni  (nati nel 1964);  un progetto che in Italia  ha come capofila la Regione Veneto.

L’iniziativa consiste in uno screening  gratuito a cui vengono  sottoposti da oggi tutti i soggetti cinquantenni residenti nell’area di riferimento,  dopo essere stati invitati con lettera a domicilio.

Effettuata la  valutazione del rischio individuale,  i cittadini saranno quindi informati, attraverso counselling specifico, sulle corrette abitudini alimentari e stili di vita e sulle iniziative volte a favorire l’attività motoria e, nel caso di riscontro di ipertensione o valori alterati di glicemia o colesterolemia, saranno invitati a rivolgersi al proprio Medico di Famiglia  per  gli approfondimenti necessari.  Al riguardo proprio oggi alle 10 si è tiene un primo  incontro di informazione e coinvolgimento con i rappresentanti dei Medici di famiglia operanti nei comuni interessati.

 In questa  sua prima fase sperimentale, l’iniziativa si rivolge ai  cinquantenni residenti in 15 comuni , presi come campione,  appartenenti al Distretto di Susa in particolare ai residenti nei comuni di  Almese, Avigliana, Borgone Susa, Buttigliera Alta, Caprie, Caselette, Chiusa di San Michele, Condove, Rubiana, San Didero, Sant'Ambrogio di Torino, Sant'Antonino di Susa, Vaie, Villardora e Villar Focchiardo.

La valutazione del rischio individuale prevista dallo screening verrà effettuata negli ambulatori del CAP- Centro di Assistenza Primaria  di Avigliana  che saranno aperti a tal fine  il venerdì pomeriggio e il sabato mattina, fino a marzo 2016.

Il Progetto è condotto dal Servizio di Igiene e Sanità Pubblica- diretto dal Dr Nicola Suma- in collaborazione con il Centro di Assistenza Primaria (CAP) di Avigliana del Distretto Sanitario di Susa – diretto dal Dr Pasquale Grassano- e si svolge in collaborazione con il Servizio Sorveglianza e prevenzione nutrizionale del SIAN, con il Centro antitabacco del SERT dell’area di Avigliana e con i gruppi di cammino localmente.attivati.

Secondo Enrico Procopio, responsabile del progetto, “Il Programma di valutazione attiva (Screening) del rischio cardiovascolare e di prevenzione delle malattie cardiovascolari nei soggetti cinquantenni rappresenta un’opportunità nel campo della prevenzione perchè propone, accanto all’analisi del rischio cardiovascolare, una valutazione degli stili di vita e dei valori glicemici, colesterolemici e pressori ai fini di indirizzare soggetti selezionati a percorsi di prevenzione e diagnostico-terapeutici appropriati. Tale coorte di età, che da precedenti esperienze risulta essere per il 70% bisognosa di interventi preventivi, è stata individuata in quanto rappresenta un momento particolare della vita in cui si riscontra maggior sensibilità e disponibilità al cambiamento.”                   

Ogni anno in Europa le Malattie Cardio-Vascolari (MCV) determinano la morte di 4 milioni di persone e rappresentano la principale causa di morte nei soggetti con un’età inferiore ai 65 anni nella maggior parte dei Paesi Europei. Solo in Italia, secondo i dati ISTAT  il numero dei decessi  risulta annualmente pari a quasi 600.000 casi all’anno; l’analisi della mortalità per cause conferma che le malattie del sistema circolatorio sono la prima causa di morte con 225.000 decessi (38,2%), seguite dai tumori con 76.000 decessi (25,2%). A fronte del peso dei dati epidemiologici si riscontra nella popolazione una bassa percezione collettiva del rischio di malattia cardiovascolare e una scarsa informazione sui fattori predisponenti.

“I dati riportati evidenziano con chiarezza   la necessità di organizzare  programmi di screening di  prevenzione cardiovascolare in forma attiva “ sottolinea Flavio Boraso – Direttore Generale dell’Asl TO3 “ in tal senso dopo la sperimentazione che viene  attivata ora  nei primi 15 comuni,  valuteremo la possibilità di estendere il progetto  ai cinquantenni residenti in tutta l’ASL TO3;mai come oggi infatti l’attenzione va spostata dalla cura alla prevenzione dei fenomeni; e ciò è tanto più valido dal momento in cui gli interventi hanno un’efficacia ormai verificata, come nel caso dell’effetto positivo di un miglioramento degli stili di vita sull’incidenza di malattie cardiovascolari”.

Asl VC - Congresso interregionale ACOI “Le patologie esofago-gastriche: attualità e problemi”

Presso il Seminario Arcivescovile di Vercelli si svolgerà il prossimo 15 maggio, il Congresso interregionale ACOI (Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani) Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta dal titolo “Le patologie esofagogastriche: attualità e problemi, il cui presidente è il Dr. Silvio Testa, Direttore della S.C. di Chirurgia di Vercelli.

Le patologie esofago gastriche in particolare le neoplasie dello stomaco presentano tutt’oggi problemi di diagnosi precoce e di trattamento chirurgico e postchirurgico. Tali temi saranno dibattuti dai Chirurghi Ospedalieri più esperti delle tre regioni anche con il contributo di clinici non chirurghi in particolare l'Endoscopista Dr. Marcello Rodi, Responsabile della struttura dell’ASL VC e il Direttore della S.C. Oncologia Dr.ssa Elvira Demarino.

<<Ritengo molto importante che l'ACOI abbia scelto la nostra città ed il nostro Reparto per organizzare questo evento in un momento molto delicato per la Sanità sia regionale che nazionale>> commenta Silvio Testa. <<Oltre infatti a discutere delle problematiche cliniche, una sessione sarà dedicata alla riorganizzazione della rete ospedaliera e sulle ricadute che tale riforma comporta sulla qualità e sulla tipologia delle prestazioni che ospedali di differente complessità, dovranno offrire>>.

Alla seduta parteciperà anche un funzionario del Ministero della Salute con il compito di illustrare gli obiettivi che i numerosi provvedimenti legislativi in tema di Salute intendono realizzare in termini di razionalizzazione e di risparmio.

Città della salute - 5 - 7 maggio 2015: Convegno “Indicatori di esito e di processo in Neonatologia nell'assistenza ai neonati g

Da martedì 5 (alle ore 12) a giovedì 7 maggio 2015 (alle ore 9), presso l’Università del Gusto di Pollenzo (Bra - CN), si confronteranno esperti clinici neonatologi, ostetrici, epidemiologi italiani e stranieri in un Convegno dal titolo “Indicatori di esito e di processo in Neonatologia: quale utilizzo nella pratica clinica?”, organizzato dalla Terapia Intensiva Neonatale (diretta dal professor Enrico Bertino) e dalla Ginecologia e Ostetricia II (diretta dalla professoressa Tullia Todros) dell'ospedale Sant'Anna della Città della Salute di Torino.

 Per la prima volta saranno coinvolti nel Convegno anche i genitori, con partecipazione di circa 50 Associazioni delle Terapie Intensive Neonatali di tutta Italia, riunite nel coordinamento di Vivere ONLUS, invitate per questa occasione dalla Associazione Piccoli Passi, di cui è presidente il professor Claudio Fabris.

L’obiettivo del Convegno sarà quello di trattare temi inerenti la salute del neonato gravemente prematuro, ma soprattutto la novità sarà quella degli “indicatori”, cioè di strumenti il più possibile affidabili e condivisi che permettano di “misurare” la qualità dell’assistenza. Insomma le nuove sfide nel campo dell'assistenza ai neonati gravemente prematuri.

Infatti la straordinaria evoluzione nella qualità dell’assistenza ostetrica e neonatale degli ultimi decenni ha permesso un miglioramento degli esiti, in primis della sopravvivenza, di neonati gravemente prematuri, impensabile fino a 15-20 anni fa. Questo grazie allo sviluppo ed all’utilizzo di tecnologie sempre più avanzate, complesse ed anche costose. A questo approccio intensivista si è però affiancata parallelamente anche una filosofia assistenziale diversa, che si potrebbe brevemente riassumere in questa frase: “Less is More”. Tale visione ha significato il tentativo, anche in un campo estremo come la Terapia intensiva neonatale, di non “sostituirsi a” ma di “sostenere ciò che c’è”, nel singolo bambino (le potenzialità, le capacità fisiologiche, minime ma esistenti, di essere “autonomo” dal punto di vista respiratorio ed alimentare) e nella sua famiglia (la possibilità per la madre di utilizzare il proprio latte, il coinvolgimento dei genitori nell’accudimento). Ha spinto al massimo la “semplicità” (non la semplificazione) dell’approccio, con scelte anche drastiche (ad esempio la rinuncia, dove possibile, alla nutrizione per via endovenosa a favore di un’alimentazione per bocca “goccia a goccia”, con il latte materno).

Per utilizzare al meglio questa combinazione, che è stata alla base di tutta l’evoluzione dell’assistenza perinatale, emerge oggi con sempre crescente evidenza la necessità di disporre di indicatori che ci permettano di monitorare la qualità dell’assistenza al fine di migliorare gli esiti a breve e lungo termine di questa “nuova” popolazione di neonati e di utilizzare  in modo appropriato le risorse, problema oggi di pressante attualità. La sfida che è alla base del  Convegno, in un momento di grandi difficoltà economiche per la Sanità, è proprio quella di arrivare a fornire a tutte le figure coinvolte nell’assistenza perinatale (politici, amministratori, professionisti clinici) dei nuovi strumenti che permettano una valutazione critica delle scelte assistenziali al fine di raggiungere il miglior compromesso tra spesa sanitaria e miglioramento degli esiti.

Città della Salute - La Geriatria delle Molinette riconosciuta come reparto di eccellenza nazionale da ThatMorning

Il reparto di Geriatria dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (diretto dal professor Giancarlo Isaia) risulta, in base alla valutazione di ThatMorning

 – Scegli tu dove curarti, qualitativamente di molto superiore con un punteggio di 6.2 rispetto alla media nazionale di 4.3. Al reparto è stato assegnato un attestato di qualità riservato ai soli reparti di eccellenza nazionali.

La valutazione dei reparti e degli ospedali proposti si basa sull'elaborazione degli ultimi dati pubblici messi a disposizione dal Ministero della Salute riguardanti i dati di attività di ricovero pubblica. Nel dettaglio, la valutazione di un reparto si compone di 6 elementi: la dimensione del reparto, la dimensione della struttura, la specializzazione di un ospedale, la sinergia tra i reparti, i risultati economici, giudizio sulla qualità delle cure. ThatMorning consente alle persone di scegliere il luogo migliore in cui curarsi.

Asl To4 Approvato il progetto per l’attivazione del CAVS (Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria) presso l’Ospedale di L

La Direzione Generale dell’ASL TO4 ha approvato e deliberato il progetto di attivazione del CAVS (Continuità Assistenziale a Valenza Sanitaria) presso il terzo piano dell’Ospedale di Lanzo. Si tratta di una struttura sanitaria intermedia tra ospedale e territorio a valenza territoriale, dotata di 18 posti letto, che inizierà a essere operativa nel prossimo mese di maggio.

Le linee di indirizzo regionali per lo sviluppo della rete territoriale emanate lo scorso novembre segnalano che in Piemonte esiste da tempo un eccesso di ricoveri in post-acuzie ospedalieri, conseguenza di una domanda che dovrebbe trovare una risposta più appropriata sul territorio attraverso la disponibilità di assistenza domiciliare, RSA e strutture intermedie sanitarie a valenza territoriale.

“In linea con le disposizioni regionali e credendo fermamente nel ruolo strategico dei CAVS, che hanno una valenza di «cerniera» tra ospedale e territorio, per soddisfare i bisogni di salute della comunità, – riferisce il Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Flavio Boraso – ci siamo impegnati per definire il progetto di attivazione del primo CAVS dell’Azienda, che sarà operativo, a livello sperimentale, a partire dalle prossime settimane”.

Sono, infatti, già state completate le procedure per l’acquisizione di personale aggiuntivo da dedicare al CAVS: quattro infermieri e dieci operatori socio sanitari.

Per quanto riguarda l’attività medica, è prevista la figura del geriatra, che garantirà la presenza per un totale di 15 ore a settimana, dal lunedì al venerdì. Nelle ore notturne, nei prefestivi e nei festivi, gli interventi a carattere d’urgenza e/o indifferibili saranno assicurati dal medico di continuità assistenziale (ex guardia medica), che ha sede presso lo stesso Ospedale di Lanzo. Tuttavia, essendo il CAVS incardinato all’interno dell’Ospedale, sono stati predisposti protocolli operativi con l’area medica ospedaliera per supportarne, in caso di necessità, le attività cliniche.

“Nel mese di giugno dello scorso anno avevamo approvato il progetto di riorganizzazione per intensità di cure dell’area medica degli Ospedali di Ciriè e di Lanzo – prosegue il dottor Boraso –, che sta dando risultati molto soddisfacenti, e già nei percorsi di cura previsti era compresa la gestione dei pazienti all’interno del CAVS. Ora abbiamo completato quanto allora progettato, anche a conferma del ruolo fondamentale che il Presidio di Lanzo potrà svolgere a favore non solo del circondario, ma anche rispetto all’intero ciriacese e del suo Ospedale”.

I posti letto del CAVS di Lanzo, come disposto dalla normativa, sono dedicati a persone con moderata complessità clinico assistenziale: pazienti con disabilità complesse prevalentemente motorie (come esito di ictus o di altre patologie neuromotorie) o con disabilità di grado moderato (conseguenti a problemi neurologici, ortopedici, traumatologici, pneumologici o cardiologici) che non possano seguire un appropriato percorso di continuità di cure al domicilio per problemi socio-ambientali  o socio-familiari.

L’inserimento nel CAVS è autorizzato dal Distretto su richiesta del reparto di provenienza della persona assistita, cioè i reparti per acuzie e di lungodegenza dell’ASL TO4 e i reparti di riabilitazione (Recupero e Rieducazione Funzionale di 3°, 2° e 1° livello).

Di norma la degenza è prevista per un massimo di 30 giorni, prolungabili di altri 30, così come previsto dalla normativa, sulla base di specifica valutazione da parte del geriatra del CAVS e previa autorizzazione da parte del Distretto. La dimissione della persona assistita può avvenire al domicilio (con l’eventuale attivazione di un percorso di Assistenza Domiciliare Integrata, qualora vi siano necessità sanitarie) o in regime residenziale (che potrà essere definito in RSA, qualora sussistano le condizioni e i requisiti stabiliti dall’Unità di Valutazione Geriatria, o come ricovero di sollievo a carico della famiglia).

Stante i posti letto CAVS autorizzati dall’Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte a favore dell’ASL TO4 nello scorso novembre, un secondo nucleo di Continuità Assistenziale sarà previsto successivamente presso il Presidio di Cuorgnè, questa volta al servizio dei pazienti dell’Alto Canavese.

Asl To4 - Primo anniversario di attività dell’hospice di Foglizzo

L’Hospice di Foglizzo, una delle strutture residenziali dell’ASL TO4 dedicata alle cure palliative, ha compiuto un anno di attività . La Struttura – avviata il 4 aprile 2014, inizialmente con cinque dei dieci posti letto disponibili –  ha completato la Rete aziendale di Cure Palliative domiciliari e residenziali, costituita fino ad  allora dalle Unità Operative di Cure Palliative (UOCP) di Chivasso, di Ciriè e di Ivrea e dagli Hospice di Lanzo e di Salerano.

 Nel 2014 sono state 92 le persone assistite e 30 nel primo trimestre  2015. La Cooperativa sociale Frassati Onlus, che ha in gestione la Struttura, assicura  le attività alberghiere, l’assistenza OSS (Operatori Socio Sanitari), quella infermieristica e riabilitativa con operatori specializzati. L’Associazione SAMCO Onlus mette a disposizione medici esperti in cure palliative, già coinvolti nel servizio di Cure Palliative domiciliari, la psicologa e i volontari.

Alla cerimonia è intervenuto il Vescovo di Ivrea, monsignor Edoardo Aldo Cerrato, che ha celebrato la Santa Messa. Sono seguiti i saluti istituzionali del Presidente della Cooperativa Frassati, dottor Roberto Galassi, del Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Flavio Boraso, del Presidente del Comitato dei Sindaci del Distretto di Chivasso, dottor Libero Ciuffreda, co-fondatore dell’Associazione SAMCO, e del Dirigente Medico dell’ASL TO4 Referente per le attività dell’Hospice, dottor Giovanni Bersano.

“Abbiamo fortemente voluto aprire questa Struttura  – ha dichiarato il dottor Boraso –, completata e pronta da molti anni, ma mai attivata nonostante fosse stata inaugurata più volte, perché crediamo con fermezza nella logica del fare rispetto ai bisogni dei cittadini e del territorio, che si  traduce in iniziative concrete al di là delle dichiarazioni di intento. Noi avevamo preso un impegno e lo abbiamo realizzato, anche grazie a un lavoro di rete e di sinergia tra operatori: la funzione distrettuale aziendale, il Comune, la Cooperativa Frassati e l’Associazione SAMCO. Si tratta di un ottimo esempio di come il «fare sistema» possa concretizzare un obiettivo importantissimo, che rappresenta un valore aggiunto per l’Azienda e per la comunità di riferimento, rappresentata dai Distretti di Chivasso-San Mauro e di Settimo Torinese. I risultati di questo primo anno di attività hanno premiato i nostri sforzi”.

“L’esperienza dell’Hospice di Foglizzo costituisce un’importante sperimentazione di integrazione fra l’ente pubblico e il privato sociale – ha riferito il dottor Galassi. I risultati e il diffuso apprezzamento per il servizio erogato in questo primo anno di attività costituiscono un valido esempio di come l’integrazione ente pubblico-privato sociale possa portare a modelli virtuosi di gestione innovativa della sanità pubblica. La Cooperativa P.G. Frassati, una delle prime cooperative sociali impegnate nella gestione di un Hospice, ha investito nel progetto dell’Hospice di Foglizzo, nella formazione e nella professionalità dello staff di cura ed è orgogliosa del percorso svolto nella gestione di un servizio così delicato. Ringraziamo l’ASL di questo territorio che ha permesso lo sviluppo operativo di questo progetto”.

Spesso si pensa alle cure palliative come sinonimo di qualcosa di poco utile o anche di “effetto placebo”, come spesso si pensa all’hospice come luogo in cui si va solo a morire. Non è così, in entrambi i casi. Le cure palliative sono cure attive e totali delle persone la cui malattia di base, in rapida evoluzione, non risponda più a trattamenti specifici. Cure che non agiscono sulla causa della malattia, ma sui sintomi, come per esempio il dolore, per prevenirli e contenerli il più possibile, e che prevedono un supporto di tipo psicologico e sociale rivolto sia alla persona malata sia al nucleo familiare. E l’hospice è il luogo dedicato alle cure palliative quando non sia possibile prestare le stesse cure al domicilio della persona, per difficoltà familiari o per particolari situazioni cliniche. Ma l’hospice non è un luogo anonimo, è una casa speciale, dove gli operatori lavorano per assicurare la miglior qualità di vita possibile della persona, valorizzando la relazione con le persone a lei care, e dove i familiari ricevono accoglienza, sollievo, aiuto per la sofferenza emozionale e spirituale, anche nel periodo difficile del lutto.

La struttura e l’organizzazione dell’Hospice di Foglizzo sono state studiate per mettere al centro delle cure il malato e la sua famiglia, non la malattia: le stanze sono singole con la possibilità di ospitare il familiare anche durante la notte, non vi sono orari di visita per permettere tutta la relazione affettiva possibile e vi sono anche una cucina e un soggiorno a disposizione delle famiglie.

Paziente con Asma presso l’Aou San Luigi Gonzaga

Un progetto per favorire l’accesso dei pazienti al servizio sanitario e garantire l’appropriatezza delle cure

Nel corso del 2014 all’Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano è stato avviato il progetto relativo alla stesura, implementazione e applicazione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (P.D.T.A.) per la gestione del paziente adulto con asma. La prima fase del progetto si è conclusa a Gennaio 2015, con la stesura definitiva del documento del P.D.T.A. e la sua validazione all’interno dell’Aou San Luigi. Nel corso del 2015 si procederà alla fase pilota di applicazione del P.D.T.A. nella struttura ospedaliera. Obiettivo del progetto è ottimizzare la gestione del paziente affetto da asma nel percorso ospedaliero, fornendo a tutti gli operatori sanitari coinvolti linee di indirizzo semplici e condivise, per l’applicazione di un percorso di cura che possa garantire livelli essenziali e uniformi d’intervento ai pazienti affetti da asma. In particolare, si intendono migliorare l’appropriatezza terapeutica e i tempi di gestione del paziente, con la riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni e una più efficiente allocazione delle risorse. Grazie ad un’apposita codifica (ICD-9-CM) relativa ai pazienti che intraprendono il nuovo percorso sarà possibile identificare i pazienti con asma afferenti all’Aou San Luigi, in modo da poterne monitorare l’andamento e gli esiti, sia clinici sia economici.

 

ATTORI COINVOLTI

Le strutture dell’Aou San Luigi coinvolte nel progetto sono:

- D.E.A. – Pronto Soccorso – S.C. Medicina d’Urgenza;

- Ambulatorio Allergologia Respiratoria;

- S.C. Malattie dell’Apparato Respiratorio ad indirizzo Fisiopatologico 1 (M.A.R.1);

- S.C. Malattie dell’Apparato Respiratorio 3 – Endoscopia respiratoria (M.A.R. 3);

- S.C.. Malattie dell’Apparato Respiratorio 2 (M.A.R. 2);

- S.S.D. Laboratorio di Fisiopatologia Respiratoria e Centro Disturbi Respiratori nel Sonno

(F.P.R.).

Per la parte gestionale e amministrativa sono state coinvolte anche:

- S.C. Direzione Medica di Presidio Ospedaliero;

- Controllo di Gestione.

Il progetto si è avvalso del contributo incondizionato di Novartis Farma s.p.a. ed è stato coordinato da AdRes s.r.l., Centro di Ricerche Farmacoeconomiche e di Economia Sanitaria, con il supporto di SEEd Medical Publishers s.r.l. Il progetto è stato presentato alla Asl TO3 nell’ottica di poter implementare in futuro un Profilo Integrato di Cura condiviso dalle due realtà, in modo da poter favorire la gestione coordinata e coerente del paziente sul territorio.

 

PROCESSO REALIZZATIVO

Il processo di costruzione del P.D.T.A. è stato impostato attraverso una serie di momenti fondamentali, così come specificato dalle Raccomandazioni A.Re.S.S.: 1. Scelta del problema di salute; 2. Definizione del gruppo di lavoro; 3. Ricognizione dell’esistente; 4. Costruzione del “percorso ideale”; 5. Costruzione del “percorso di riferimento”.

La ricognizione dell’esistente, basata sulla compilazione di questionari realizzati ad hoc, hapermesso di individuare il percorso terapeutico seguito dal paziente con asma all’interno dell’Aou San Luigi fino al 2014: grazie all’analisi e alla discussione del Gruppo di lavoro su tale percorso, è stato possibile delineare il nuovo percorso, che intende favorire l’appropriatezza terapeutica ed il miglioramento delle pratiche cliniche messe in atto, sia in termini di utilizzo di risorse sia in termini di riduzione dei tempi di attesa. In particolare sono stati concordati alcuni interventi migliorativi come la codifica del paziente che entra nel percorso del P.D.T.A. e la realizzazione di nuovi accordi multidisciplinari, oltre a quelli già esistenti, per garantire prestazioni e tempi definiti.

DESCRIZIONE DEL NUOVO P.D.T.A.

Il nuovo PDTA si sviluppa su 3 livelli, che corrispondono alle diverse necessità diagnostico terapeutiche del paziente con asma o sospetta asma afferente all’Aou S. Luigi

Il PRIMO LIVELLO

è costituito dall’inquadramento diagnostico del paziente, che può avvenire con diverse modalità: tramite accesso al Pronto Soccorso e successivo invio agli Ambulatori di Pneumologia/ Laboratorio di Fisiopatologia Respiratoria, oppure tramite accesso diretto presso gli Ambulatori di Pneumologia. In base ad accordi già esistenti ed attivi, è stata costituita una sorta di “corsia preferenziale” che consente ai Medici di Medicina Generale di inviare i pazienti direttamente presso le strutture che si occupano d Malattie dell’Apparato Respiratorio di tramite la richiesta di una “visita specialistica urgente” (con codice U). Tale provvedimento intende diminuire gli accessi al PS su invio del MMG per i soli casi non gravi. Il primo livello prevede anche l’invio diretto da MMG all’Ambulatorio di Allergologia Respiratoria, per i pazienti con sintomi allergici prevalenti.

 

Il SECONDO LIVELLO rappresenta un approfondimento diagnostico ulteriore, che può avvenire tramite: studio funzionale di secondo livello; studio allergologico; esame dei biomarcatori (es. FeNO). Con l’implementazione del P.D.T.A. si farà ricorso al codice ICD-9-CM per asma per identificare il paziente che ha intrapreso tale percorso e potergli garantire l’esecuzione delle prestazioni di II livello in tempi definiti secondo gli Accordi Multidisciplinari. Per pazienti con asma difficile / asma grave è inoltre previsto un TERZO LIVELLO cheprevede l’esecuzione di ulteriori accertamenti per indagare l’eventuale presenza di comorbiditàe/o patologie alternative (es. disfunzioni delle corde vocali, broncopneumopatia cronicoostruttiva (B.P.C.O.), sinusite cronica, obesità, reflusso gastroesofageo, apnea notturna, rinite persistente e disturbi psichiatrici) e valutare l’eleggibilità del paziente all’uso di farmaci biologici. Le prestazioni di terzo livello riguardano la diagnosi differenziale e coinvolgono, per la maggiorparte, strutture diverse dalle Pneumologie. Per tali prestazioni sono in fase di realizzazione Accordi Multidisciplinari che prevedono specifiche disponibilità da parte delle strutture che erogano il servizio. Paziente con Asma presso l’Aou San Luigi Gonzaga

CN1 - Fondi sanitari integrativi, una realtà

L’Azienda della “Granda” ha stipulato una convenzione con Unisalute e Faschim. In corso d’anno sono previsti accordi con altri Fondi 

A fine 2014 l’Asl CN1 ha stipulato convenzioni in forma diretta con due fondi: Unisalute (che gestisce anche l’assistenza, tra gli altri, per il Fondo Est e Sanarti, con almeno 50 mila iscritti in provincia di Cuneo) e Faschim, fondo specifico per i lavoratori dell’area chimica. E’ diventata quindi una realtà, presso la più grande azienda sanitaria cuneese, l’attivazione, dal 1 gennaio, di un canale di attività extraistituzionale dedicato, nel quale convogliare le richieste per prestazioni professionali coperte, interamente o parzialmente, da un fondo sanitario integrativo.

Da alcuni anni il ricorso a forme integrative di assistenza sanitaria si fa sempre più frequente. In particolare riscuotono attenzione le forme di mutualità volontaria e tra queste appunto i fondi sanitari integrativi, che consentono, nel periodo attivo dell’individuo, di disporre di un sostegno accessorio per le cure medico–sociali ad un costo determinabile e, nelle forme più economiche, accessibili a molti lavoratori.

I fondi integrativi sono stati concepiti dal legislatore 15 anni fa, in concomitanza e in conseguenza alla definizione dei livelli essenziali di assistenza, per coprire innanzitutto le prestazioni non previste, o non più previste, come erogabili dal Servizio Sanitario Nazionale.

Molti contratti di lavoro prevedono una tutela aggiuntiva ai propri lavoratori da parte dei datori di lavoro che, nel concedere un plus ai loro collaboratori, ottengono notevoli facilitazioni fiscali. Il grado di copertura e le prestazioni garantite variano da fondo a fondo e da polizza a polizza, avendo come prima variabile influente il premio annuale.

Come funziona un fondo?

Le prestazioni sono erogate fuori dall'orario istituzionale, in forma non nominativa ma di équipe: il paziente non può scegliere il professionista, come avviene invece nel rapporto di libera professione. Si viene a configurare un terzo canale di attività, che si colloca a metà tra il Servizio Sanitario Nazionale e la libera professione, e riconosce come committente i fondi integrativi, con un risultato che però può essere influente anche sull’offerta pubblica, poiché contribuisce alla riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni istituzionali.

L’adesione dei dipendenti nella forma diretta è volontaria e ha permesso di attivare agende sulle cinque sedi ospedaliere dell’Asl (Ceva Fossano Mondovì Saluzzo e Savigliano), che nel loro insieme coprono tutto lo spettro delle specialità principali e presenti in azienda. L’attività comprende l’erogazione di prestazioni che possono essere comprese o no nei livelli essenziali di assistenza.

Il primo periodo di attività segna numeri in crescita costante, in coerenza con il diffondersi della conoscenza di tale possibilità da parte degli iscritti ai fondi.

Esiste un centro di prenotazione specifico - che risponde al numero 0171078699 ed alla casella mail fondi.integrativi@aslcn1.it -, ma è dedicato soprattutto ai rapporti con i call center dei fondi integrativi. Di norma l’iscritto deve contattare il proprio fondo, che provvede a valutare la situazione in termini di previsione e copertura nel piano individuale, ad autorizzare e poi a prenotare comunicando quindi all’interessato tutte le specifiche per l’accesso.

E’ previsto, nel corso del 2105, il convenzionamento diretto anche con altri fondi integrativi.

ASL CN1 - Busca, inaugurati i nuovi locali delle Cure palliative

Lunedi 16 febbraio sono stati inaugurati i nuovi locali per l’attività di cure palliative dell’Asl CN1, ora con sede presso l’ex Ipab Ospedale Civile di Busca.   Presenti il presidente del consiglio di amministrazione dell’Ospedale Tommaso Alfieri, il sindaco Marco Gallo, Daniela Bianco ed Elvio Russi per la Lega Tumori, il presidente provinciale dell’Adas Massimo Silumbra.

“E’ raro avere una situazione in cui ci sono servizi rispetto ai quali tutte le segnalazioni sono sempre positive. Per l’Hospice, invece, è così e credo sia dovuto al fatto che l’attività che svolgete va oltre il solo lavoro.” Le parole del direttore sanitario dell’Asl CN1, Gloria Chiozza, sono emblematiche di una realtà che si è affermata sul territorio, nel cuore della gente. Pietro La Ciura è il direttore della struttura Cure palliative e Hospice: “Abbiamo adottato Busca e vorremmo essere adottati a nostra volta, anche se operiamo su tutto il territorio della CN1. La nostra è una realtà complessa, spesso siamo identificati solo con l’Hospice mentre molta attività si svolge sul territorio, in sinergia con La lega Tumori e l’Adas con cui abbiamo rapporti sempre più stretti, insieme ovviamente ai medici di famiglia e ai nostri Distretti.” Un’attività che presenta numeri importanti: 197 pazienti in Hospice (che conta 11 posti letto), circa 200 seguiti a domicilio in ADI con la consulenza specialistica delle cure palliative (in altri casi è invece sufficiente l’ADI con i medici di famiglia) ,700 pazienti per anno seguiti in ambulatorio e 142 in day hospice.  

Russi è anche vice presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Cuneo: “Prestiamo un servizio nei momenti più utili, Adas e Lilt lavorano in sinergia, spero si integrino sempre più.”

ASL TO4 - Numerose iniziative benefiche a favore del territorio

Una certezza, che gratifica la Direzione Generale e gli Operatori dell’ASL TO4, è la vicinanza sensibile e generosa del territorio, che esprime la propria attenzione nei confronti dell’Azienda con numerose e frequenti iniziative benefiche.

“In questi anni caratterizzati da una crisi economica grave che ha investito l’intero Sistema Paese e che ha avuto ovviamente riflessi anche sulla sanità pubblica, – commenta il Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Flavio Boraso – la forte solidarietà dimostrata dal territorio è stata ed è fondamentale per continuare a investire nella qualità dei servizi offerti ai nostri cittadini”. “Solidarietà che si traduce in iniziative concrete – prosegue il dottor Boraso – quando si riconosce la credibilità e l’affidabilità dell’Azienda e la professionalità degli operatori che quotidianamente si impegnano con passione, pur tra tante difficoltà, per garantire servizi efficaci, appropriati ed efficienti”.

Ne sono un esempio le diverse iniziative benefiche che si sono concentrate nello scorso anno, da parte di Associazioni e di singoli Cittadini, di cui di seguito se ne citano alcune.

Le Associazioni che da anni collaborano con gli operatori delle Pediatrie di Chivasso, di Ciriè e di Ivrea sono state protagoniste, nel 2014, di numerose donazioni.

L’Associazione “Crescere Bene” Onlus di Brandizzo ha donato alla Pediatria di Chivasso una pompa siringa per infusione, nove mobiletti fasciatolo-bagnetto, due tiralatte elettrici e un miscelatore di aria e ossigeno da collegare a un umidificatore-riscaldatore, utile per poter effettuare terapia respiratoria ai bimbi affetti da bronchiolite, per un valore complessivo di circa 10 mila euro.

L’Associazione “Ospedale Dolce Casa” Onlus, con il sostegno di Unicredit e con la collaborazione dell’Associazione “Una Scuola per Martina” Onlus, ha donato alla Pediatria di Ciriè – per un importo complessivo di circa 40 mila euro – una sonda per ecografia cerebrale, un elettrocardiografo con relativo carrello, quattro monitor per il monitoraggio continuo dei parametri vitali dei piccoli ricoverati e la disposizione in rete dedicata dei monitor all’interno del reparto, con visione su schermo centralizzato dei parametri vitali. La stessa Associazione “Ospedale Dolce Casa” ha poi donato, sempre alla Pediatria di Ciriè, un’incubatrice, del valore di circa 20 mila euro, l’impianto di posta pneumatica, del valore di circa 20 mila euro, e accessori per il completamento della libreria di reparto, del costo di circa 1.200 euro.

L’Associazione UGI (Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini) Onlus, sezione di Ivrea-Aosta, ha donato alla Pediatria di Ivrea un monitor per la rilevazione dei parametri vitali e un lettino pediatrico attrezzato, per un valore complessivo di circa 4 mila euro. La stessa Associazione UGI, in collaborazione con l’Inner Wheel Club Cuorgnè e Canavese, ha poi donato altri due lettini pediatrici attrezzati e dotati di allunga-letto elettrico, del costo complessivo di circa 6 mila euro.

L’Associazione “Donna Oggi e Domani” (ADOD) Onlus – che da anni collabora con l’ASL nell’accoglienza e nell’ascolto delle donne affette da tumore al seno nell’ambito dell’attività dello Screening mammografico di Strambino, della Degenza chirurgica multispecialistica e della Radioterapia dell’Ospedale di Ivrea – ha offerto un contributo di 2 mila euro, che sarà ripetuto nel 2015, per la collaborazione professionale di una psiconcologa all’interno del Centro di Screening mammografico di Strambino. La stessa Associazione ADOD ha donato, sempre al Centro di Screening mammografico, un ecografo dedicato alla senologia, per un importo di circa 25 mila euro.

L’Associazione “Niemann Pick” Onlus ha offerto un contributo di 25 mila euro alla Neurologia di Ciriè. L’obiettivo è stato quello di istituire una borsa di studio per un medico neurologo, per supportare l’attività della Neurologia in collaborazione con l’Associazione, tramite l’aggiornamento scientifico nell’ambito della malattia rara di Niemann Pick.

La Sezione Torinese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) ha donato un ecografo portatile, del valore di circa 7.600 euro, al Servizio di Cure Domiciliari del Distretto di Chivasso. L’apparecchiatura è stata acquistata dalla LILT anche grazie alla donazione effettuata dal dottor Gino Torchio, medico di famiglia del territorio e scrittore. Il dottor Torchio ha messo a disposizione un suo lavoro letterario – “Oltre i limiti” – per raccogliere fondi da destinare all'acquisto di un ecografo portatile specifico per il reperimento di accessi vascolari venosi.

Diverse le donazioni da parte dei Lions e dei Rotary del territorio. Il Lions Chivasso Duomo ha donato alla Rianimazione di Chivasso un dispositivo per facilitare l’eliminazione delle secrezioni delle vie respiratorie nelle persone con difficoltà respiratorie, del valore di circa 6 mila euro. Il Rotary Club Cuorgnè e Canavese e il Lions Club Alto Canavese hanno donato uno spirometro e un elettrocardiografo, del costo complessivo di circa 6.500 euro, al Centro di Assistenza Primaria (CAP) di Castellamonte e contestualmente hanno donato, allo stesso Servizio, due formelle in ceramica realizzate dal maestro Ugo Nespolo. Il Rotary Club Ciriè-Valli di Lanzo ha offerto un contributo di 1.250 euro per il Progetto Andrologico di Screening per Studenti (PASS). Grazie al contributo del Rotary Club e del Rotaract di Chivasso è stato possibile realizzare la pubblicazione “I Frutti dell’Affido”, che costituisce uno strumento operativo per accompagnare il bambino nell’esperienza dell’affido. Lo stesso Rotary di Chivasso e i Club di Ivrea e di Settimo Torinese hanno finanziato la produzione, per un importo di 3.000 euro, di un pieghevole informativo per sensibilizzare i cittadini sull’ictus cerebrale ischemico, realizzato dalle strutture di Neurologia di Chivasso e di Ivrea.

Quelle appena citate sono solo alcune delle iniziative benefiche che si sono concretizzate nel 2014 in favore dell’ASL. A queste si devono aggiungere le numerosissime iniziative dei singoli Cittadini, che hanno contribuito con donazioni liberali in denaro o di piccole apparecchiature e arredi per le strutture dell’Azienda.

“Che siano poche decine di euro o somme rilevanti – conclude il dottor Boraso – ringraziamo tutti indistintamente con sincera riconoscenza. Queste azioni di generosità testimoniano nei fatti come sul nostro territorio la sanità pubblica sia considerata la sanità di tutti e una sanità di qualità”.

E sono già diverse le donazioni proposte all’ASL in questi primi mesi del 2015. Tra queste, si cita a esempio il contributo di 1.200 euro offerto dal Rotary e dall’Inner Wheel Club di Ciriè-Valli di Lanzo per proseguire un corso di biodanza, già sperimentato nello scorso anno, a favore delle persone seguite dall’Ambulatorio di Psiconcologia degli Ospedali di Ciriè e Lanzo.

Asl TO4 - Centro di Assistenza Primaria (CAP) di Castellamonte. Il punto a un anno dall’apertura

Ad un anno dalla sua inaugurazione l’Asl To4 fa il punto sull’attività del Centro di Assistenza Primaria (CAP) del Presidio sanitario di Castellamonte, attivato, in via sperimentale, il 7 gennaio 2014.

3.973 sono stati i passaggi complessivi al CAP al 31 dicembre scorso. Sono stati prenotati per una visita programmata 3.064 utenti (medicina d’iniziativa), convocati da parte del personale amministrativo del Centro su indicazione del loro medico di famiglia. Di questi, 2.834 si sono presentati. L’adesione alla convocazione è, quindi, stata del 92%. I liberi accessi (medicina d’attesa) sono stati 1.139, il 29% degli accessi totali.

“L’avvio del CAP ha rappresentato un importantissimo risultato – riferisce il Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Flavio Boraso –, raggiunto con la collaborazione dei medici di famiglia, che è potuto diventare una realtà in seguito alla riconversione dell’Ospedale di Castellamonte”. “I primi risultati – continua il dottor Boraso – confermano la sua valenza strategica per il nostro territorio. Abbiamo perseguito con determinazione la realizzazione di una scelta che nasce dall’idea forte che i cittadini abbiano una sede territoriale di riferimento alla quale rivolgersi in ogni momento della giornata. Sede che rappresenti una certezza di risposta concreta, competente e appropriata ai diversi bisogni di salute e di assistenza, soprattutto delle persone più fragili. E i risultati hanno premiato il nostro impegno”.

Nella fase sperimentale l’attività del CAP è stata dedicata alla gestione delle persone affette da patologie croniche (diabete, ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva, dolore cronico) e degli eventuali accessi per bassa complessità clinica acuta. In questa prima fase sono stati gestiti gli utenti residenti nell’area di Castellamonte del Distretto di Cuorgnè, che conta circa 16.400 assistiti, con la presenza di un medico di famiglia per 7 ore al giorno (dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19) dal lunedì al venerdì.

Il CAP di Castellamonte è anche un modello sperimentale di integrazione tra medici di famiglia, che sono impegnati nell’ambito del Centro oltre il loro normale orario di ambulatorio, e personale infermieristico, di supporto e amministrativo dell’Azienda. Modello volto a garantire la presa in carico globale della persona assistita.

Nell’ambito del CAP il medico di famiglia integra la propria attività con lo specialista ospedaliero o convenzionato, che si occupa dei casi di maggiore complessità clinica. Il Centro è anche strettamente integrato con gli altri servizi presenti nel Presidio sanitario di Castellamonte: il centro prelievi ad accesso diretto quotidiano, la radiodiagnostica, i servizi amministrativi distrettuali (per esempio la scelta e revoca del medico, le prenotazioni, l’assistenza integrativa e protesica) e lo sportello unico socio sanitario, che si pone come tramite tra il cittadino (soprattutto con riferimento alla condizione di non autosufficienza socio sanitaria) e la rete dei servizi socio-sanitari.

Si sta, inoltre, completando il progetto con l’attivazione, presso la sede del CAP, di una postazione di continuità assistenziale (ex guardia medica), che presumibilmente sarà operativa entro il primo trimestre 2015. Questa postazione, che servirà gli ambiti territoriali di Castellamonte e di Rivarolo, non si sostituirà, ma si aggiungerà a quella già esistente presso l’Ospedale di Cuorgnè. Quest’ultima attualmente serve gli ambiti territoriali di Cuorgnè, di Castellamonte e di Rivarolo, ma poi manterrà la competenza sull’ambito cuorgnatese.

Un approfondimento merita l’ambulatorio infermieristico attivo all’interno del CAP. Qui la figura infermieristica si pone come facilitatore dell’accesso all’assistenza accogliendo e orientando ai servizi la persona assistita, intrattiene le relazioni organizzative tra servizi e professionisti, verifica l’adesione dell’utente al percorso di cura e alla terapia, gestisce programmi educativi e di supporto  all’auto-gestione da parte dell’utente e della sua famiglia. Nel corso del 2014 sono state effettuate 1.210 prestazioni infermieristiche: soprattutto medicazioni (920) e terapia iniettiva (218), con un andamento in netta crescita, ma anche elettrocardiogrammi (68), per i quali vi è la disponibilità di consulto da parte dello specialista cardiologo, e prelievi ematici (4), per i quali è previsto il referto in giornata.

“Il CAP di Castellamonte – prosegue il dottor Boraso – è una struttura in linea con le più recenti indicazioni regionali sulla riorganizzazione della rete ospedaliera piemontese. Offrendo, infatti, risposte a diversi bisogni di salute dei cittadini, soprattutto dei più fragili, perché affetti da patologie croniche, può contribuire a decongestionare le strutture ospedaliere”. 

E’ stata condotta un’analisi, per ora limitata ai primi sei mesi del 2014, per valutare se l’attività del CAP abbia potuto prevenire i ricoveri ospedalieri, gli accessi in pronto soccorso e le prestazioni ambulatoriali. Rispetto al primo semestre dell’anno 2013, nel primo semestre della fase sperimentale dell’anno 2014 si evidenzia un significativo decremento dei ricoveri degli utenti seguiti dal CAP (riduzione da 160 a 115, pari al 23%). Importante, in particolare, la riduzione di quelli inerenti le patologie croniche specificatamente seguite dal CAP, con un valore in decremento del 25%. La valutazione dei dati di pronto soccorso evidenzia una riduzione complessiva di accessi (da 332 a 316, pari al 5%), con una riduzione di circa il 10% sui codici verdi, ma di un incremento del 3% dei codici gialli e di alcuni accessi in codice rosso, a evidenza di un seppur lieve incremento dell’appropriatezza di utilizzo dell’area dell’emergenza. L’analisi del consumo delle prestazioni ambulatoriali sottolinea, invece, un incremento relativo sia all’area specialistica (visite da 3.502 a 4.216, pari al 20%) sia all’area diagnostica (prestazioni da 19.235 a 27.611, pari al 44%). Peraltro tali prestazioni sono state effettuate su una popolazione selezionata e affetta da patologie croniche. Per quanto riguarda invece l’impatto dei consumi di ricoveri, di accessi al pronto soccorso e di prestazioni ambulatoriali in forma complessiva, l’approccio a costi standard ha dimostrato una sostanziale equivalenza tra la situazione pre e post, in quanto la riduzione dei ricoveri si è verificata in parallelo all’incremento delle prestazioni ambulatoriali. Ovviamente l’indagine condotta nei primi sei mesi del 2014 deve essere proseguita per poter trarre conclusioni più compiute e consistenti in termini numerici.

 “Visto l’esito positivo della fase sperimentale – aggiunge il dottor Boraso – stiamo definendo le azioni organizzative necessarie per estendere il servizio a tutta la popolazione del Distretto di Cuorgnè, con la presenza di due medici di famiglia per 7 ore al giorno”. “Si tratta, infatti, - conclude il dottor Boraso – di un territorio particolarmente complesso rispetto alle comunicazioni e alle distanze delle persone dai servizi e in tali realtà risulta importante portare i servizi delle cure primarie il più vicino possibile alla comunità, per poter rispondere al meglio alle necessità del cittadino”.

Il Distretto di Cuorgnè conta una popolazione pari a circa 81.000 abitanti, un’estensione territoriale pari a 95.178 metri quadrati con una densità di popolazione pari a 118 abitanti per chilometro quadrato, la più bassa nell’ASL TO4. E il Presidio sanitario di Castellamonte si colloca in posizione centrale nel Distretto di Cuorgnè.

AO Alessandria - Il progetto Sepsi@al.t quarto in Italia secondo la Commissione di Joint Commission

Un riconoscimento di alto livello per l’Azienda Ospedaliera di Alessandria: il progetto sepsi@al.t è stato riconosciuto tra i quattro finalisti della edizione 2015 del Premio per la qualità del Network Joint Commission, la rete internazionale che raccoglie le strutture certificate Joint Commission Italia e che ha come obiettivo  il miglioramento della qualità e della sicurezza dei pazienti. Alla fine è risultato quarto tra i cinquantadue progetti provenienti da tutta Italia da aziende italiane di grande prestigio.

La sepsi è una sindrome clinica complessa, difficile da definire, diagnosticare e trattare, che può evolvere rapidamente verso il quadro di sepsi severa e shock settico. Circa il 70% di pazienti con sepsi severa e shock settico necessita di cure intensive e può causare la morte nei casi più gravi. Viene spesso definita in modo generico “avvelenamento del sangue”, recenti dati epidemiologici la pongono come principale causa di decesso per infezioni, in modo particolare presso le strutture sanitarie.

L’Azienda Ospedaliera di Alessandria ha quindi ritenuto utile avviare un progetto per armonizzare le attività di controllo e prevenzione del rischio infettivo, creando un unico strumento capace di sostenere, guidare ed indirizzare le attività legate alla sepsi, capace di coniugare la qualità delle prestazioni e delle cure e la sostenibilità economica. È stato creato un gruppo di lavoro, con l’obiettivo di uniformare i comportamenti aziendali dal punto di vista della diagnostica e della terapia antibiotica per coinvolgere gli operatori aziendali a tutti i livelli grazie a percorsi formativi mirati. Fanno parte del gruppo di coordinamento del progetto: Andrea Rocchetti, Microbiologia; Grazia Lomolino, Controllo Infezioni Ospedaliere; Roberta Bellini, Sviluppo Strategico Innovazione e Qualità; Eugenio Mantia, Malattie Infettive; Franca Riva Sviluppo e Promozione Scientifica.

Spiega Rocchetti: “Il punto di forza del progetto è la sua capillarità che permette di raggiungere tutti gli operatori  uniformandone i comportamenti attraverso istruzioni semplici e condivise; ha consentito di ottenere buoni risultati non solo dal punto di vista clinico migliorando i tempi della diagnosi e della somministrazione degli antibiotici ma anche dal punto di vista economico. Entro il 2015 avremo la possibilità di mappare le sepsi in Azienda integrando le diverse banche dati in un unico database in cui sono stati inseriti tutti i parametri utili al controllo dei singoli eventi. Abbiamo partecipato al bando della Joint Commission a settembre per avere una valutazione esterna autorevole sulla qualità di quanto realizzato. È stata davvero una piacevole sorpresa essere inseriti nella rosa dei quattro finalisti, su 52 progetti inviati. Siamo poi arrivati quarti, ma per noi si tratta di un ottimo risultato, tenuto conto che abbiamo presentato i dati dei primi sei mesi di attività, peraltro lusinghieri dal punto di vista dell’attenzione al paziente (nel velocizzare la somministrazione più appropriata degli antibiotici) e dei costi risparmiati, circa settantamila euro”.   

Nell’ottica del massimo coinvolgimento, il prossimo passo sarà la sensibilizzazione dei cittadini che entrano in ospedale, comunicando in modo chiaro sulla sepsi e sui rischi ad essa correlati, sottolineando che il lavaggio delle mani è la più semplice ed efficace misura di prevenzione del rischio infettivo.

Città della Salute - Teca interattiva con reperti egizi all'ingresso dell'ospedale Regina Margherita

Il 14, 15 e 16 gennaio 2015 nell'atrio (lato corso Polonia) dell'ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino verrà posizionata una teca contenente reperti egizi.

 La Compagnia di San Paolo ha organizzato un road show che consiste nell'esposizione di una teca itinerante in alcuni luoghi significativi di Torino. Si tratta di un'installazione interattiva per far vivere in prima persona l'emozione di scoprire un antico tesoro celato sotto la sabbia. Ciò per la promozione della riapertura del restaurato Museo Egizio ad aprile 2015. La teca interattiva funzionerà utilizzando un tablet integrato che permetterà ai bambini “esploratori” ed “archeologi” di scoprire "con un soffio" le diverse repliche che saranno ricoperte di sabbia. L'evento è stato progettato e realizzato da TODO per la Compagnia di Sanpaolo.

ASL TO2 - A Torino il primo Master Universitario di I livello dedicato alle Malattie Rare

Scadenza iscrizioni 16 gennaio

Al via a gennaio il Master Universitario di I livello in "Malattie Rare", istituito dall'Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche, in collaborazione con il CMID - Centro di Coordinamento della Rete Interregionale per le Malattie Rare dell'Asl TO2. Rivolto a laureati delle professioni sanitarie che, grazie ad un percorso formativo legato maggiormente alla valutazione ed al soddisfacimento di bisogni assistenziali, rappresentano i candidati ideali alla presa in carico dei pazienti affetti da malattia rara, il Master è annuale, corrisponde a 60 crediti formativi universitari (CFU) e ha una durata complessiva di 1.500 ore. 

La scadenza per le iscrizioni è il 16 gennaio 2015 (ore 15 ora italiana).  Tutte le indicazioni sulle modalità di iscrizione sono disponibili sul sito Master I Livello Malattie Rare (http://www.malrar.formazione.corep.it/malrar14/).

Per essere aggiornati tempestivamente è possibile inviare una email a: formazione@corep.it

Le malattie rare rappresentano oggi uno dei settori in maggior espansione del Sistema Sanitario Nazionale. In Italia, infatti, si stima che i malati rari siano dai 300.000 ai 500.000. 

Le peculiarità legate alla cronicità, alle difficoltà diagnostiche e di gestione della terapia, rappresentano una sfida importante per i professionisti sanitari.

Inoltre, spesso la presenza di un malato “raro” si ripercuote sull’intera famiglia innescando delle dinamiche difficili da gestire.

Queste peculiarità rendono necessaria la formazione di operatori sanitari in grado di affrontare non solo gli aspetti clinici delle malattie rare ma anche quelli assistenziali, sociali e legislativi. 

I laureati delle professioni sanitarie, grazie ad un percorso formativo legato maggiormente alla valutazione ed al soddisfacimento di bisogni assistenziali rappresentano i candidati ideali alla presa in carico dei pazienti affetti da malattia rara. 

Il master di primo livello in “Malattie Rare” si propone di fornire le conoscenze specifiche necessarie alla presa in carico di questi pazienti spesso difficili da seguire ma anche molto stimolanti dal punto di vista lavorativo. 

Asl CN1 - A Mondovì il nuovo ortopantomografo digitale

Da dicembre è in funzione, presso la Radiologia di Mondovì il nuovo ortopantomografo digitale, acquistato con il contributo della Fondazione CRC (il costo è di circa 75 mila euro). L’apparecchiatura consente una migliore risoluzione delle immagini, a fronte di una dose di radiazioni minore rispetto alla macchina tradizionale.

Asl TO4 - Oncologia di Ivrea

Mercoledì 24 dicembre, presso l’Oncologia dell’Ospedale di Ivrea, diretta dal dottor Sergio Bretti, si è svolta la consegna ufficiale in dono di tre letti elettrici, del valore complessivo di 5.500 euro. Presidi particolarmente utili, perché permettono un maggior comfort alle persone costrette a letto e ne facilitano la mobilizzazione da parte degli operatori.

I tre letti elettrici sono stati donati, in ricordo di Francesca, dalle famiglie Gianfredi e Remondino. Francesca Gianfredi era un’Assistente Sanitaria dell’ASL TO4, presso il Servizio Medico Competente dell’Ospedale di Ivrea, prematuramente scomparsa nello scorso mese di aprile. In Azienda la perdita di Francesca ha lasciato sgomenti e un grande vuoto nei cuori di coloro che l’hanno conosciuta. Per sempre ne ricorderemo la professionalità e la dedizione al proprio lavoro, ma anche la sua umanità, la sua dolcezza e il suo sorriso.

“Rinnovo la nostra sincera vicinanza – riferisce il Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Flavio Boraso –  per il gravissimo lutto che ha colpito le famiglie Gianfredi e Remondino e porgo loro il più sentito ringraziamento per aver saputo dar voce all’immenso dolore per la perdita di Francesca con un gesto di grande generosità nei confronti di tante altre persone ricoverate in Oncologia”.

Durante l’incontro di oggi i familiari di Francesca hanno letto una lettera. Ne segue uno stralcio.

“La nostra famiglia ha voluto che il frutto delle tantissime e generose donazioni fatte in memoria di Francesca rimanesse visibile e utilizzabile presso l’Ospedale di Ivrea.

L’idea di questi tre utilissimi letti ci è stata suggerita da Francesca stessa, quando diceva: «come vorrei essere autonoma e sollevarmi o sdraiarmi senza dover “disturbare” le infermiere così tanto occupate». Lei era così, generosa fino nel midollo e disposta spesso e volentieri a soffrire in silenzio pur di non disturbare gli altri.

Il nostro intento è proprio quello di alleviare le lunghe degenze a letto dei pazienti del reparto di Oncologia e certamente ringraziare tutto il personale medico e infermieristico, aiutandoli nel loro operato.

Abbiamo avuto il tempo di conoscervi: siete medici e infermieri molto attenti, preparati e professionali, ma ci (e le) avete tenuto la mano con forza oppure teneramente, con grande rispetto, dimostrandovi anche semplici uomini e donne, sensibili e disponibili.

Avremmo solo un desiderio: che uno dei letti fosse sistemato nella stanza «farfalla»…….. la sua…………”

Città della Salute - Due piccoli bimbi dalla Somalia salvati al Regina Margherita

I piccoli MM ed MMH arrivati dalla Somalia sono stati ricoverati nei giorni scorsi per gravi cardiopatie presso la Cardiologia e la Cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino, provenienti dall’ospedale di Hargeisa in Somaliland su iniziativa di Specchio dei Tempi.

MM, 2 anni, è stato sottoposto ad intervento cardiochirurgico da parte del dottor Carlo Pace a chiusura chirurgica di un ampio dotto di Botallo pervio. MMH, 5 anni, portatore di una tetralogia di Fallot, è stato sottoposto a correzione chirurgica con un intervento a cuore aperto. Entrambi i decorsi postoperatori sono stati regolari, per cui i bimbi potranno rientrare presto nel loro Paese e vivere una vita assolutamente normale, guariti completamente dalle loro cardiopatie.

AO Alessandria - I risultati dell’indagine di soddisfazione 2014

Si è conclusa nei giorni scordsi l'indagine sul grado di soddisfazione dell'Azienda Ospedaliera di Alessandria. I cittadini sostanzialmente riconoscono nell'ospedale alessandrino un punto di riferimento importante per la salute. Un riconoscimento particolare all'umanità e alla prfessionalità del personale.

“Esperienza dolorosa ma positiva, personale molto cordiale e professionale”

“Personale medico e infermieristico molto preparato sia sotto l'aspetto professionale sia dal lato umano, seguono il paziente in ogni fase in modo splendido e questo dona ai famigliari preoccupati una grande forza nell'affrontare la situazione”

“In un momento così difficile per noi genitori, rassicura trovare un reparto così pulito ed efficiente. Medici ed infermieri assolutamente preparati ma anche cordiali e disponibili. Grazie di cuore”

“Ottima accoglienza presso la segreteria, i dottori molto preparati, ambulatori puliti e ordinati. Se qualcuno avesse bisogno, lo proporrei”

“Angeli!”

“Buona operazione. Ottima l'assistenza sia medica e paramedica”

“Molto chiari nella spiegazione dell'esame e gentili”

“La preparazione, la cortesia e l'umanità di tutto il personale (tirocinanti compresi) ha fatto sì che la permanenza in reparto sia stata resa decisamente più sopportabile. Nei momenti di bisogno si è riscontrato un pronto intervento del personale. Cibo di buona qualità e positiva possibilità di scelta. Buona pulizia”

“In accettazione razionalizzare la fila di attesa in modo da eliminare la confusione tra prioritari e gli altri. Dare maggiori chiarimenti ai nuovi arrivati sull'iter da seguire. Grazie!”

“Informazioni scarse su come si accede ai vari ambulatori (l'accesso è diretto? Occorre munirsi di numero?)”

“A volte ho problemi a mettermi in contatto con il reparto telefonicamente. Solo questo”

“Sarebbe l'ideale avere sempre la stessa dottoressa”

“Gli ascensori fanno perdere tempo ai malati e al personale”

“Esame prenotato per le ore 12.30 effettuato alle 13.10”

“Basta un sorriso in più”

“Ascensori non sempre funzionanti”

“Parcheggio piccolo”

“Un giro esagerato per arrivarci”

“Manca un cavatappi”

“Uccidete i piccioni”

“Speriamo di non avere più bisogno di voi”

Sono alcuni dei commenti riportati sulle cartoline dell’indagine di soddisfazione che l’Azienda Ospedaliera di Alessandria ha realizzato nel corso di questi mesi, cambiando anche la propria metodologia di indagine: si tratta, infatti, di un metodo diffuso nel mondo anglosassone, che permette a chi conduce l’indagine di ottenere una buona qualità dell’informazione. Grazie alla possibilità di esprimersi in modo libero e andando oltre la logica del questionario, il paziente può manifestare il proprio punto di vista con informazioni puntuali che hanno contraddistinto la sua esperienza in ospedale sulla prestazione ricevuta.

Roberta Bellini, dirigente Sviluppo Strategico Innovazione e Qualità, struttura che ha condotto l’indagine, spiega: “Complessivamente sono state distribuite più di 6100 cartoline il cui costo è stato completamente sponsorizzato così come il costo delle cassette. Sono state consuntivate 2556 cartoline (sono state escluse cartoline con evidenti «anomalie» riscontrate) di cui 1862 con l’indicazione specifica di elogi e 540 di suggerimenti/critiche. Le categorie libere sono state riclassificate in sette aree, simili a quelle degli anni precedenti, per poter avere alcuni elementi di paragone. Viene confermato il giudizio complessivo espresso nelle indagini di customer satisfaction degli anni precedenti: nel 2013 la somma dei «buono» e «ottimo» rappresentava l’89,12% (media di tutti i settori indagati), nel 2014 è oltre il 90%. Nel 40,33% degli elogi prevale l’apprezzamento della capacità relazione del personale, nel 35,88% degli elogi emerge il riconoscimento di capacità tecnico professionali. Per quanto riguarda le critiche, il 37,28% dei rispondenti ha espresso i propri giudizi riguardanti l’organizzazione delle attività di reparto e più frequentemente rispetto alla percezione di carenza di personale, i tempi morti nelle varie fasi del processo/orari di visita non rispettati, i percorsi poco snelli”.

Per avere poi un giudizio di sintesi sul servizio, la cartolina contiene una scala per esprimere un voto complessivo sulla prestazione ricevuta a livello globale: dal punto di vista clinico, alberghiero, amministrativo. Questa scala rappresenta anche uno strumento per confrontare tra loro i risultati delle cartoline e provare a fare ipotetici raffronti con l’indagine dello scorso anno. La media ponderata del voto di quest’anno è 4,54.

Il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Alessandria Nicola Giorgione commenta: “Apprezziamo i giudizi espressi, positivi o negativi che siano. Certamente i primi fanno piacere, mentre i secondi sono uno stimolo a crescere, cambiare e migliorare. Va detto che su alcune aree possiamo fare, ma relativamente: gli ascensori, che sono una criticità che conosciamo e che emerge sempre, sono una caratteristica delle strutture costruite verticalmente, nonostante la manutenzione sia costante. La mensa risente dell’elevato numero di pasti prodotti e occorre precisare che qualche volta è il tipo di dieta prevista. Sull’organizzazione generale dei singoli reparti posso dire che stiamo cercando di rendere i nostri percorsi più snelli, questo implica meno burocrazia e minori tempi morti. Dal punto di vista dell’umanizzazione, grazie alle sponsorizzazioni, alle donazioni delle associazioni e della Fondazione Uspidalet ONLUS, dei privati, in questi anni abbiamo potuto migliorare. Globalmente le criticità vengono inserite nel piano delle performance (che contiene il piano di miglioramento) per essere prese in carico dall’Azienda, mentre quelle dei singoli reparti vengono inviati ai responsabili affinché possano effettivamente prendere visione di come i cittadini “vedono” la loro struttura. Ringrazio tutti coloro che hanno dedicato tempo ad esprimere un giudizio, che per noi è un ritorno importante insieme ad altri strumenti, come la Valutazione Civica, o la certificazione. Di questa abbiamo ricevuto proprio qualche giorno fa il nuovo attestato, che dice che l’azienda ha superato in modo brillante la visita ispettiva, con la certificazione di due nuove strutture, che vanno ad aggiungersi alle 75 già certificate. In sintesi partiamo dalle segnalazioni per evidenziare i bisogni dei cittadini al fine di orientare l’organizzazione”.

Città della salute. Diminuiscono le liste d’attesa dopo la nascita della Breast Unit unificata

Da fine febbraio di quest'anno è partita la Breast Unit unificata della Città della Salute e della Scienza di Torino (diretta dal dottor Corrado De Sanctis) che ha unito la Senologia degli ospedali Sant'Anna e Molinette, con sede presso l'ospedale Sant'Anna, dove viene offerto tutto il percorso clinico – assistenziale del tumore alla mammella (diagnosi, intervento, eventuale chemioterapia o radioterapia, follow up), secondo protocolli diagnostico – terapeutico – assistenziali condivisi, con approccio multidisciplinare ed integrato

L'unificazione delle attività della Chirurgia Senologica Molinette e Sant'Anna nella Breast Unit ha comportato (anche in considerazione della chiusura dell'ospedale Valdese), come prevedibile, problemi iniziali di assestamento e riorganizzazione nelle prime settimane per armonizzare le attività delle due equipe, per completare le curve di apprendimento delle nuove tecnologie  introdotte (Faxitron ed OSNA), con un calo di interventi chirurgici ed un allungamento dei tempi di attesa per intervento. Si è provveduto ad aggiungere 4 sedute operatorie mattutine settimanali di chirurgia senologica nelle nuove sale operatorie del Sant'Anna, passando così da 489 pazienti in lista per un'attesa di più di due mesi (poi calati nel periodo estivo a circa 58 gg ed agli attuali 40) a 240 pazienti in lista, che diminuiranno ulteriormente fino ad arrivare ad inizio 2015 ad una lista di attesa entro i 30 giorni, come previsto e richiesto dalle Linee guida internazionali e come previsto dalla classe A di prenotazione. A partire da luglio 2014, grazie ai provvedimenti intrapresi dal Direttore Generale avvocato Gian Paolo Zanetta e dai Capi Dipartimento dottor Daniele Farina e professor Mario Boccadoro, si è registrato un incremento degli interventi rispetto agli analoghi periodi del 2013. Ancor di più a settembre ed ottobre 2014 sono stati eseguiti 85 interventi in più rispetto agli stessi mesi del 2013 (+13 a settembre e +72 ad ottobre). Il netto incremento del mese di ottobre è motivato dal succitato aumento delle sedute operatorie. Nel 2014 si prevede una quota finale di circa 1200 – 1300 interventi effettuati (con un +8-10% rispetto all'anno scorso). Inoltre i numeri attuali vedono 1499 visite CAS; 3294 visite senologiche; 3311 visite per medicazioni nel 2014

Dopo la chiusura del Valdese sono stati “solo” 54 i casi in più nel 2013 di mobilità passiva di ricoveri extra regionali per interventi di tumore alla mammella riferibili alle Asl di Torino e provincia, con un incremento generale rispetto al 2012 del 3,6%. Di questi interventi in mobilità passiva l'87% è stato eseguito in Lombardia, in particolare presso l'Istituto Europeo di Oncologia di Milano, e l'8% in Liguria. In ogni caso già dal prossimo anno la quota di mobilità passiva verrà ridotta con l'incremento quantitativo e qualitativo dell'attività della Breast Unit di riferimento della Città della Salute.

Un'ulteriore e definitiva spinta all'attività della Breast Unit della Città della Salute di Torino avverrà con la chiusura dei lavori di miglioramento strutturale e di comfort alberghiero per la degenza di oncologia al 2° piano lato ospedale Sant'Anna, con un finanziamento della Compagnia di Sanpaolo, intervento iniziato a metà settembre e che si concluderà entro il mese di febbraio 2015, con la costruzione di un reparto di 14 posti letto per Breast Unit (adiacente al reparto di Ginecologia oncologica), peraltro in continuità con quello attuale. Questa nuova area disponibile consentirà un ulteriore aumento dell'attività chirurgica oncologica.

Asl TO4. Il Dipartimento di Prevenzione lascia l’Eremo di Lanzo

Nei giorni dal 25 al 27 novembre, il Dipartimento di Prevenzione tornerà a occupare lo stabile originario di via Cavour 29 a Ciriè,  dove sono stati effettuati le verifiche e i lavori necessari per il riutilizzo della struttura. Sono interessati dallo spostamento il Servizio di Igiene e Sanità Pubblica (SISP), il Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (SPreSAL) e il Servizio Veterinario Area B (Igiene degli alimenti di origine animale).

Questi Servizi erano stati temporaneamente trasferiti all’Eremo di Lanzo nel dicembre 2012, a titolo precauzionale, in seguito alla caduta di una porzione di intonaco del soffitto di uno degli uffici.

Nei giorni dal 2 al 4 dicembre, il Servizio Veterinario Area A (Sanità animale) sarà trasferito dall’Eremo di Lanzo nella sede ASL di via Bocciarelli, sempre a Lanzo.

Il Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN), che è sempre rimasto a Ciriè, ma nell’immobile accanto a quello in ristrutturazione, al 29 a, rioccuperà i locali del numero civico 29.

Asl To4 - La nuova rete aziendale dei Centri per la Cura delle Stomie

La nuova rete aziendale dei Centri per la Cura delle Stomie: è quanto approvato da una delibera della Direzione Generale dell’ASL TO4 dello scorso 10 novembre. Intendendo per “stomia” il risultato di un intervento, conseguente a patologie oncologiche o infiammatorie del grosso intestino o delle vie urinarie, con il quale si crea un'apertura sulla parete addominale per poter mettere in comunicazione l’apparato intestinale o urinario con l'esterno.

“La gestione e la cura delle persone portatrici di stomia – commenta il Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Flavio Boraso – non è standardizzabile. I bisogni frequentemente cambiano e richiedono un piano di cura flessibile, redatto e gestito da operatori specializzati nel campo, che tenga conto della complessità del singolo individuo”.

“Il nostro obiettivo – prosegue il dottor Boraso – è quello di promuovere l’indipendenza e la qualità della vita delle persone portatrici di stomia, garantendo loro un percorso di cura ottimale, personalizzato e uniforme su tutta l’Azienda. E per raggiungere questo obiettivo abbiamo creato una rete aziendale dedicata”.

“Il modello organizzativo della rete, infatti, – spiega il dottor Boraso – è una strategia aziendale per uscire dalla logica di settore, per favorire la gestione integrata e condivisa tra i diversi professionisti aziendali competenti nello specifico ambito e per assicurare una crescita scientifica progressiva e multidisciplinare”.

Nell’ambito dell’ASL TO4 esistevano già attività per la cura delle stomie, per ognuna delle tre macroaree dell’Azienda. Le diverse équipe, nei mesi scorsi, su mandato della Direzione Generale, hanno intrapreso un percorso comune per uniformare i trattamenti e, anche dall’analisi effettuata da questi professionisti, si è evidenziata la necessità di attivare una rete aziendale dedicata.

La nuova rete aziendale presuppone il collegamento organizzativo e operativo tra i diversi presidi ospedalieri dell’Azienda e le attività territoriali. E prevede un punto operativo per ognuna delle tre aree di Chivasso, di Ciriè e di Ivrea. Nello specifico, un Centro per la Cura delle Stomie presso il poliambulatorio di corso Nigra a Ivrea e uno in ciascuno dei due Presidi ospedalieri di Chivasso e di Ciriè.

Per rendere ottimali e uniformi i percorsi diagnostici e assistenziali, sono, quindi, stati identificati i professionisti componenti del Nucleo di Coordinamento scientifico e organizzativo della rete. All’interno del Nucleo di Coordinamento, poi, sono stati nominati il Coordinatore della rete aziendale (Gianfranco Coppa Boli, infermiere stomaterapista che gestisce il Centro per la Cura delle Stomie di Ivrea) e il Referente medico aziendale (Lodovico Rosato, Direttore della Chirurgia di Ivrea-Cuorgnè).

Un punto di forza del progetto è sicuramente rappresentato dal ruolo strategico svolto dagli infermieri. Fanno parte della rete, infatti, infermieri esperti in stomaterapia, con competenze avanzate acquisite tramite uno specifico iter formativo nel settore. Nell’ambito della rete questi professionisti operano in stretta sinergia con altri professionisti: medici chirurghi e urologi, a cui possono affiancarsi, in base alle necessità specifiche, oncologi, radioterapisti, gastroenterologi, ginecologi, dietisti, psicologi.

“Con la costituzione della rete – conclude il dottor Boraso – abbiamo anche dato una corretta qualificazione agli infermieri formati ed esperti nella cura delle stomie, che da anni si dedicano con passione e forte motivazione a questa attività. La loro presenza garantisce la presa in carico degli utenti con una risposta assistenziale personalizzata, efficace ed efficiente”.

Nell’ambito della rete, la presa in carico della persona assistita è globale, comincia nella fase pre-operatoria, prosegue nella fase post-operatoria e nel periodo di riabilitazione e, essendo spesso le stomie definitive, permane nella maggior parte dei casi per tutta la vita dell’interessato. Ma è una presa in carico che non si realizza soltanto attraverso gli interventi tecnici, ma anche attraverso la capacità, strettamente connaturata alla professione infermieristica, di sviluppare una relazione d’aiuto con la persona e con la sua famiglia, basata sull’ascolto attivo, sulla fiducia, sul rispetto, sull’empatia e sulla risposta ai problemi della persona stessa.

I Centri per la Cura delle Stomie, quindi, hanno diverse finalità, concorrenti a promuovere l’autonomia e la qualità della vita delle persone portatrici di stomia. Forniscono un servizio continuativo, così da ridurre le problematiche assistenziali ed emotive che coinvolgono le persone portatrici di stomia e i loro familiari. Forniscono un servizio di educazione sanitaria agli interessati e ai familiari sulla prevenzione delle complicanze della gestione delle stomie. Forniscono assistenza per la corretta acquisizione degli ausili necessari. E forniscono supporto a tutti i professionisti dell’Azienda, per garantire una presa in carico collegiale, corretta ed efficace delle persone portatrici di stomia.

I Centri per la Cura delle Stomie si rivolgono alle persone portatrici di stomie provvisorie o permanenti o candidate alla confezione di una stomia, sia che siano ricoverate sia che siano utenti esterni. Questi ultimi possono accedere, previa prenotazione tramite CUP, su indicazione del proprio medico curante o di specialisti ospedalieri o territoriali.

L’attività dei professionisti facenti parte della rete, oltre a realizzarsi nel prendersi cura delle persone portatrici di stomia, è rappresentata anche dalla ricerca, per garantire il continuo aggiornamento delle conoscenze, e dalla progettazione e organizzazione di corsi di formazione nel settore rivolti a tutti gli operatori sanitari dell’Azienda. 

Città della Salute - Per la prima volta Telemedicina con telesorveglianza per pazienti affetti da SLA

E' partito per la prima volta in Italia un Servizio di Telemedicina con telesorveglianza per i pazienti affetti da SLA dell'ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Il Centro regionale Esperto per la SLA (CRESLA) dell'ospedale Molinette (diretto dal professor Adriano Chiò) ha da oltre 10 anni attuato progetti di assistenza domiciliare ai pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica SLA, istituendo servizi di visite mediche e psicologiche domiciliari specialistiche.

Il Progetto, promosso dell’Assessorato regionale alle Politiche Sociali e della Famiglia su un bando del Ministero delle Politiche Sociali, è stato attuato con ottimi risultati, sia in termini di numeri di pazienti seguiti, sia in termini di soddisfazione da parte dei pazienti stessi, sia in termini di ricaduta sugli aspetti economico-sanitari. Sono 130 i pazienti seguiti regolarmente con controlli periodici neurologici domiciliari.

Il modello su cui si basa il progetto è quello delle cure simultanee interdisciplinari. A questo modello sono aggiunti come novità assoluta il Progetto sperimentale di Telesorveglianza medica ai pazienti con insufficienza respiratoria ed il servizio di consulenza logopedica domiciliare. La Telesorveglianza rappresenta un’evoluzione rispetto ai classici progetti di telemedicina e pur mantenendo elevato il livello di assistenza ha un costo inferiore, anche per la riduzione degli accessi in pronto soccorso e dei ricoveri. Sono 42 i pazienti seguiti in Telesorveglianza medica.

Le caratteristiche innovative di tale progetto sono la presenza di strumenti di monitoraggio giornaliero che consentono di esplorare diversi ambiti clinici al domicilio dei pazienti che utilizzano la ventilazione meccanica, non solo quindi i livelli di ossigeno, ma l’entità delle secrezioni, la frequenza respiratoria, la capacità deglutitoria, con possibilità di collegamento visivo attraverso video chiamate con uno pneumologo del CRESLA, che ha il compito di  monitorare giornalmente ogni paziente. I pazienti ed i loro familiari o assistenti tramite strumenti “touch screen” inviano allo pneumologo le informazioni giornaliere e bisettimanali in via telematica. In questo modo vengono raggiunti risultati ottimi in termini di soddifazione e di riduzione di accessi in ospedale.

Il servizio di consulenza logopedica ambulatoriale e domiciliare permette di scegliere in modo individualizzato i migliori strumenti di Comunicazione Aumentativa Alternativa per i pazienti che a causa della malattia non sono più in grado di comunicare attraverso la parola e la scrittura (per esempio i comunicatori a comando oculare).

La Regione Piemonte, con autorizzazione Ministeriale, ha appena deliberato il rinnovo dei finanziamenti per proseguire per l’anno 2015 questa efficace ed efficiente sperimentazione.

Martedì 18 novembre dalle ore 8,30 si svolgerà presso l’Aula Magna “A.M. Dogliotti” dell'ospedale Molinette di Torino il Convegno dedicato al “Progetto di assistenza domiciliare per i pazienti affetti da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e le loro famiglie”. Nel corso del Convegno verranno presentati il Servizio di telesorveglianza ed il lavoro svolto dal Centro regionale Esperto per la SLA (CRESLA), nelle sue varie componenti multidisciplinari, dalla Regione Piemonte, in particolare l’Assessorato alle Politiche Sociali, dalla Direzione Sanitaria della Città della Salute di Torino, dalla Fondazione Faro e dal Dipartimento di Cultura, Politica e Società dell’Università di Torino, nell’ambito del Progetto di Assistenza Domiciliare. Parteciperanno gli Assessori Antonio Saitta e Augusto Ferrari, Massimo Mauro (presidente di AISLA – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, che da 31 anni sostiene le persone con SLA e la ricerca scientifica su questa patologia) e Gian Paolo Zanetta.

Città della Salute - Inaugurati i nuovi Day Hospital ed Ambulatori di Oncologia Medica 1 e ColoRectal Cancer Unit

Un esempio di spending review nella sanità piemontese. Un “antico” reparto chirurgico rinnovato e recuperato, con spazi dedicati alle terapie, ambulatori per le visite, sala d'attesa e uffici, realizzati con una particolare attenzione all'umanizzazione dell'ambiente ospedaliero.

E' stato inaugurato  il nuovo Day Hospital dell'Oncologia Medica 1 e della ColoRectal Cancer Unit (diretti dal dottor Libero Ciuffreda e dal Capo Dipartimento di Oncologia professor Mario Boccadoro) dell'ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, che costituisce un punto di riferimento importante per i malati di tumore che vivono in Piemonte. Nel 2013 ha garantito circa 40.000 prestazioni ambulatoriali e più di 1000 pazienti oncologici seguiti in Day Hospital.

Per consentire la sopraelevazione del Centro Oncologico Ematologico Subalpino (COES), il Day Hospital è stato trasferito al primo piano, nei locali dell'ex Chirurgia d’Urgenza, dove ora le pareti sono allegramente colorate e le decorazioni riprendono i temi delicati della natura. In ogni stanza catturano l’attenzione dei pazienti e dei loro parenti grandi poster dove i colori del mare, del cielo, il bosco di betulle ed il campo di tulipani riportano a pensieri ed emozioni positive.

Gli operatori aziendali di diverse strutture, tecniche, sanitarie ed amministrative della Città della Salute e della Scienza di Torino, con il contributo della Fondazione Ricerca Molinette ONLUS, hanno reso, con la migliore economia di mezzi possibili, confortevoli i luoghi in cui pazienti, accompagnatori e personale sanitario affrontano insieme la lotta contro la malattia.

Da un punto di vista strutturale il nuovo Day Hospital si articola in cinque aree funzionali, su una superficie di circa 1000 metri quadrati: l'area del ricovero diurno per la chemioterapia, composta da 8 sale, organizzate per contenere 30 postazioni, 3 sale visite a supporto del Day Hospital e 3 ambulatori; l’area infermieristica ricavata nell’ex “blocco operatorio” anche utilizzata per il posizionamento dei cateteri venosi centrali, un’ampia e colorata sala d'attesa e l'area della reception.

Nell'occasione il dottor Alfonso Iozzo ha consegnato a quattro giovani ricercatori altrettante borse di studio istituite, grazie al suo generoso contributo, dalla Fondazione Ricerca Molinette ONLUS in memoria della consorte “Amalia Ferino in Iozzo”: 1. la palliazione della dispnea nel paziente anziano affetto da tumore del polmone, a Lorena Teresa Consito; 2. la prevenzione, identificazione precoce e

gestione della tossicità cardiovascolare in pazienti in trattamento antineoplastico per neoplasia del tratto gastroenterico, a Francesco Pinta; 3. l'audit sulla mortalità' entro 30 giorni dal ricevimento della terapia sistemica anti-cancro, a Rosella Spadi e 4. i metodi non invasivi per lo studio di cellule tumorali e DNA circolante tumorale in pazienti affetti da tumori solidi, a Carmen Cristiano.

Fondazione Ricerca Molinette

Nata come Fondazione Internazionale di Ricerca in Medicina Sperimentale ONLUS, la Fondazione - auspici ospedale ed Università - ha assunto la nuova denominazione di Fondazione Ricerca Molinette ONLUS: l'obiettivo è di allargare le positive esperienze maturate in ambito oncologico a tutta la ricerca medica e di base, che può svolgersi in uno dei complessi ospedalieri più all'avanguardia in Italia.

I numeri di un impegno complesso:

più di 11 milioni di euro ricevuti dalle Fondazioni Bancarie, da Società, Enti pubblici e privati cittadini ed interamente impiegati nella ricerca
più di 300 ricercatori coinvolti
più di 100 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali a cura dei ricercatori
sperimentazione di un vaccino per contrastare le recidive del cancro al rene, approcci terapeutici innovativi per la leucemia ed il carcinoma delle ovaie, individuazione di nuovi bersagli per interventi immunoterapici, identificazione di antigeni tumorali per la diagnosi e la terapia dell'adenocarcinoma pancreatico sono soltanto alcuni degli studi che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti in tutto il mondo ed hanno attirato l'interesse della comunità scientifica internazionale.

Asl CN1, si rivedono i piani anticorruzione e trasparenza

L’ASL CN1 coinvolge Enti e soggetti esterni per la revisione annuale del Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione, del Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità e del Codice di comportamento. C’è tempo fino al 15 dicembre 2014.

La legge anticorruzione (L. 190/2012) prevede l’adozione e la revisione del P.T.P.C. che costituisce il documento fondamentale per la definizione della strategia di prevenzione del rischio di corruzione, inteso in senso ampio, comprensivo di ogni forma di illegalità.

Funzione essenziale del P.T.P.C. è l’individuazione delle aree di attività potenzialmente a rischio e delle misure ritenute maggiormente utili, sia ai fini della prevenzione di tale rischio sia al fine di assicurare un’adeguata tutela ai dipendenti addetti a tali aree.

Inoltre, il D.Lgs. 33/2013, specifica che le misure del Programma Triennale per la Trasparenza e l’Integrità sono collegate al Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e che a tal fine il Programma costituisce una sezione di detto Piano.

Pertanto, l’ASL chiede a dipendenti, organizzazioni sindacali, associazioni e altre organizzazioni rappresentative dei cittadini, istituzioni, enti locali, cittadini fruitori dei servizi e organismi aziendali di contribuire con osservazioni e proposte.

Le proposte, suggerimenti e osservazioni potranno avere ad oggetto, oltre al contenuto del P.T.P.C. e del P.T.T.I. adottati nel 2014, anche il contenuto del vigente Codice di comportamento aziendale, che costituisce parte integrante del PTPC.

I documenti oggetto di revisione sono consultabili sul sito istituzionale www.aslcn1.it

Le comunicazioni relative al P.T.P.C. e al Codice di Comportamento devono pervenire all’indirizzo di posta elettronica: responsabile.anticorruzione@aslcn1.it., mentre quelle relative al P.T.T.I. devono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica: osru@aslcn1.it, su appositi modelli allegati.

Asl To4 - La cura della fibrillazione atriale.

Fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca più frequente. L’ablazione, la sua cura definitiva. La Cardiologia di Ciriè-Ivrea organizza un seminario sull’ablazione della fibrillazione atriale rivolto a giovani cardiologi provenienti anche da altre regioni italiane. L’evento formativo, che sarà aperto da un intervento del Direttore Generale dell’ASL TO4, dottor Flavio Boraso, si svolgerà nei giorni 12 e 13 novembre presso il Castello di Pavone e accoglierà in qualità di relatori i maggiori esperti italiani della metodica.

L’ablazione consiste nell’eliminazione del tessuto cardiaco anomalo responsabile dell’aritmia, tramite sonde che si introducono in una grossa vena dell’inguine. Da sempre la Cardiologia di Ciriè-Ivrea, diretta dal dottor Gaetano Senatore, si occupa di questa tecnica con personale altamente specializzato e apparecchiature all’avanguardia e, ormai da mesi, medici esterni, provenienti anche da altri continenti, si susseguono all’interno della struttura operativa per un periodo di formazione.

Il dottor Senatore, insieme ai suoi collaboratori – i dottori Claudia Amellone, Marco Giuggia, Aldo Pinnavaia, Paolo Pistelli, Giuseppe Trapani –, oltre a trattare numerose persone affette da fibrillazione atriale, provenienti dal territorio aziendale, ma anche da altre zone del Piemonte e d’Italia, da tempo è impegnato in attività di ricerca e di divulgazione della tecnica di ablazione.

Il seminario si basa su un format ideato dieci anni or sono dai dottori Senatore, Stabile di Napoli e Bersaglia di Padova, colleghi e amici nella vita, autori del primo studio mondiale di confronto tra ablazione e farmaci nella cura della fibrillazione atriale. Studio pubblicato nell’European Heart Journal nel 2005. La formula prevede, a differenza dei soliti convegni, sessioni interattive tramite simulatori, con lo scopo di istruire giovani cardiologici nell’utilizzo della metodica, che necessita di tecnologia importante, ma soprattutto di professionalità nella sua esecuzione.

“L’ablazione – riferisce il dottor Senatore – rappresenta ormai una concreta possibilità per la cura definitiva della fibrillazione atriale, ma la necessità di competenze altamente specialistiche ne condiziona la diffusione. Il nostro intento, con la nuova edizione di questo seminario, è quello di allargare le competenze a giovani cardiologi, inclusi quelli della nostra rete cardiologica aziendale, che possano così iniziare a utilizzare la metodica su tutto il territorio nazionale”.

“Questo seminario – commenta il dottor Boraso – è la dimostrazione di come anche negli ospedali di provincia si possa raggiungere un livello di qualità clinica tale, da rappresentare un punto di riferimento per la formazione a livello regionale, quando non anche nazionale, come in questo caso”.

Asl TO3 - Nuovo poliambulatorio di Orbassano. Conclusioni lavori entro fine anno

A Orbassano si è tenuto l’ultimo sopraluogo al cantiere del nuovo grande poliambulatorio prima della fine dei lavori prevista per  il prossimo mese di Dicembre 2014; presenti il Direttore Generale dell’ASL TO3 dr. Gaetano Cosenza, il Sindaco Eugenio Gambetta , il Servizi Tecnico dell’ASL , la Direzione lavori ed i responsabili delle imprese appaltatrici.

La Direzione ASL ha illustrato al Sindaco le tempistiche previste per l’attivazione della nuova struttura: entro l’anno è prevista la conclusione dei lavori di cantiere ( oggi al 97% del totale in progetto) , poi a gennaio sarà la volta della sistemazione di arredi ed attrezzature sanitarie ambulatoriali , ed a Febbraio l’inaugurazione ed apertura al pubblico.

Fra gli ultimi lavori di “finitura” sono stati effettuati numerosi miglioramenti richiesti dai servizi prima dell’attivazione, in particolare nelle aree CUP,  nei percorsi di gestione del pubblico , nell’area di sterilizzazione ecc.

Agli attuali pannelli fotovoltaici se ne aggiungeranno presto altri  sull’intera copertura per rendere completamente autonoma dal punto di vista energetico la struttura. Appena ieri è stato poi posizionato un potente gruppo elettrogeno in grado di far funzionare normalmente tutti i servizi in caso di black out elettrico.

Si tratta di un investimento da circa  6 milioni di euro di cui 2.800.000 ottenuti in conto capitale dallo Stato ed oltre 3milioni euro dalla Regione Piemonte.

Sarà possibile entro alcuni mesi  trasferire i servizi  dal condominio di 5 piani (foto a fianco ) nel quale  sono posizionate tutt’oggi la Direzione del  Distretto   e l’attuale  Poliambulatorio, nonché far confluire altri servizi sanitari territoriali con un risparmio netto di 200.000 euro in affitti ogni anno .

Nel nuovo immobile  sono ben 3612 i metri quadrati mq utilizzabili, circa 800 mq. per ogni piano;  sarà punto di riferimento per una decina di Comuni ed almeno  100.000 abitanti. Il Sindaco di Orbassano Eugenio Gambetta, al termine del sopraluogo  ha dichiarato che “ dall'edificio ormai completato anche negli interni, traspare per le sue caratteristiche di grandi spazi e di un'accurata disposizione dei locali, un'evoluzione notevole nell'erogazione dei Servizi Sanitari di zona. Attendo con grande interesse l'apertura ormai programmata fra pochi mesi”.

 

Soddisfazione per l’imminente conclusione dei lavori e per  il risultato soddisfacente anche il Direttore Generale dell’ASL TO3 Gaetano Cosenza  che nell’ultimo biennio, ha pressato ufficio tecnico ed imprese a rispettare i tempi previsti, ed per assicurare la necessaria verifica costante sulla qualità delle opere svolte, evitando con determinazione ulteriori costose varianti prospettate dalle imprese stesse che avrebbero allungato notevolmente i tempi senza corrispondenti vantaggi di funzionalità.

Il progetto Follow up e Stili di Vita al Salone del Gusto

Il progetto Follow Up e Stili di vita si presenta all’edizione 2014 del Salone del Gusto – Terra Madre (23-27 Ottobre 2014, Torino, Lingotto Fiere) come un’occasione di incontro, conoscenza, apertura e dialogo.

 La saggezza popolare ha sempre predicato che il segreto di una buona salute poggia su cibo buono e un adeguato esercizio fisico. Oggi gli studi scientifici hanno dimostrato la stessa verità: mangiar sano e far muovere il corpo sono i principali ingredienti per vivere a lungo e mantenere una buona forma fisica. Una ricetta semplicissima ma che spesso non riusciamo a realizzare nonostante la natura ci abbia messo a disposizione una grande quantità di cibi che contengono tutte le sostanze nutritive indispensabili per il nostro organismo.

Partendo da una ricerca sul post operatorio dei pazienti dopo trattamento dei tumori al colon retto e alla mammella, un gruppo di esperti della Rete Oncologica Piemonte e Valle d'Aosta ha elaborato una guida in cui si possono trovare i risultati delle più recenti acquisizioni scientifiche sul ruolo dell'alimentazione e consigli di corrette abitudini alimentari estendibili a tutti, per favorire e migliorare la salute pubblica modificando lo stile di vita e le abitudini alimentari.

Il dott. Oscar Bertetto, direttore del dipartimento, interverrà alla conferenza per mettere in luce i diversi modi in cui si può agire positivamente sul proprio benessere fisico, illustrando i consigli contenuti nella guida e come metterli in pratica.

Mente sana in corpo attivo e ben nutrito Conferenza 26 ottobre h.18,00 Sala Blu

I MASSIMI ESPERTI MONDIALI NELL’ANNUALE CONFRONTO SUI PROGRESSI NELLE ARITMIE CARDIACHE E SULLE GRANDI INNOVAZIONI IN CARDIOLOGI

Saranno oltre 100 i relatori e 400 i partecipanti alle Giornate Cardiologiche Torinesi giunte quest’anno alle ventiseiesima edizione per impegno delle due Cardiologie delle Molinette.

 Da giovedì 23 con l’inaugurazione del Congresso alle ore 14.30 alla Galleria d’Arte Moderna (Via Magenta 31) al 24 e 25 ottobre prossimi al Centro Congressi dell’Unione Industriale (via Vela 17), si incontreranno i principali cardiologi mondiali provenienti anche dalla Mayo Clinic di Rochester in Minnesota per esporre i successi e confrontarsi sui progressi nelle aritmie cardiache e sulle grandi innovazioni in cardiologia. Sotto la presidenza del professor Fiorenzo Gaita , direttore della Cattedra di Cardiologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino, e del dottor Sebastiano Marra , direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Toracico della Città della Salute e della Scienza di Torino, l’ADVANCES IN CARDIAC ARRHYTHMIAS AND GREAT INNOVATIONS IN CARDIOLOGY sarà l’occasione per parlare dell’evoluzione nelle terapie: non solo di interventi salva-vita, ma anche di prevenzione e tecnologie sempre più moderne.

Ed è sul fronte della prevenzione della “morte improvvisa” – tema che apre il congresso- che dalle Giornate Cardiologiche Torinesi arriverà quest’anno la novità più rilevante .


CONTRO LA MORTE IMPROVVISA UN'ARMA IN PIÙ

La morte improvvisa colpisce prevalentemente persone fra i 40 e i 50 anni di età , e malgrado i casi siano in calo, la sfida resta la prevenzione, poiché i meccanismi che la scatenano non sono ancora completamente stati svelati. E se sopra i 40 anni l’origine principale è la cardiopatica ischemica che scatena l’infarto, prima dei 40 anni le patologie sono prevalentemente ereditarie. Proprio in questa direzione la ricerca si sta però spostando dalla sala autoptica (cioè dalle indagini dopo il decesso) al laboratori di genetica (quindi alla diagnosi precoce). L’uso delle moderne metodiche, quali la risonanza magnetica e test diagnostici che hanno lo scopo di identificare i soggetti a maggiore rischio, permette di attuare programmi di prevenzione e cura. < Ogni anno – ricorda il professor Gaita – si calcolano in Italia 50 mila morti improvvise >. < Molte vite potrebbero essere salvate – sostiene il professor Gaita – grazie a visite preventive >.


TORINO CAPITALE MONDIALE DELLA CARDIOLOGIA

I 115 relatori provengono da numerosi Paesi europei (Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Israele), ma anche da oltre Oceano, per una collaborazione che si rinnova con la Mayo Clinic di Rochester in Minnesota. Numerosi e come sempre di strettissima attualità gli argomenti che verranno affrontati da giovedì a sabato prossimi nella Torino capitale mondiale della cardiologia. < Non tutto ciò che è malattia delle arterie origina dalle placche, come comunemente si crede – spiega il dottor Marra -. La capacità delle arterie di far fronte adeguatamente allo sforzo da sopportare può dipendere anche da una disfunzione delle pareti dei vasi, che sono un laboratorio spaventosamente complesso all’interno del nostro organismo >. Dalla complessità della macchina-cuore e dei vasi ad esso collegati dipende ad esempio il fatto che le donne si ammalino meno dell’uomo di una patologia cardiaca, ma la gravità delle loro patologie sia mediamente molto superiore a quella nell’uomo.

CURARE SENZA BISTURI: SPERANZA NUOVA PER MALATI INOPERABILI

Di fronte alle patologie che colpiscono il cuore mettendo a rischio la vita, la strategia del medico è sempre meno invasiva , il che si traduce innanzitutto in una riduzione dei tempi di ricovero, in un risparmio economico del Sistema Sanitario Nazionale, ma anche in una speranza di vita per chi non può più essere sottoposto a un intervento chirurgico tradizionale, malgrado la gravità della situazione. Negli ultimi due anni è stata utilizzata con successo su una trentina di pazienti alle Molinette - da Fiorenzo Gaita e Sebastiano Marra, i presidenti delle Giornate Cardiologiche Torinesi– la tecnica <Mitral Clip>, correzione percutanea dell’insufficienza mitralica che non richiede né bisturi né apertura del torace. Grazie all’applicazione di una “clip”, oggi il cardiologo interventista è in grado di riparare la valvola mitrale anche nei pazienti altrimenti inoperabili. Questa tecnica sarà al centro del confronto nelle giornate di congresso torinese.

TRE REGOLE PER PROTEGGERE IL CUORE

Nella prevenzione delle malattie cardiache importanti sono anche i corretti stili di vita come l’alimentazione, l’attività fisica, il non fumare . L’introduzione nell’alimentazione quotidiana dei così detti cibi funzionali appare sempre più importante. Questi alimenti ( noci, riso rosso, the verde ) contengono sostanze che favoriscono una o più funzioni dell’organismo, facilitando il controllo dell’elevato stress ossidativo tipico del nostro stile alimentare e di vita.

Asl To2 - “Robe da matti”. Kermesse dedicata alla salute mentale

La Asl TO 2 partecipa alle 5 giornate di “Robe da matti”, kermesse di provocazioni, riflessioni, discussioni, opinioni, testimoni, proiezioni, recitazioni, emozioni, dedicate alla salute mentale, dal 10 al 14 ottobre a Torino .


E' un evento che fonde momenti di formazione tecnico-scientifica a occasioni di partecipazione e socializzazione, promuovendo il dialogo su temi delicati come quelli legati alla malattia mentale e alla sua diagnosi precoce.
Obiettivo: il coinvolgimento non soltanto di medici e operatori socio-sanitari, ma anche delle associazioni di volontario, degli utenti dei servizi e dei loro familiari, oltre a tutti i cittadini interessati.
Gli eventi:
Venerdì 10 OTTOBRE 2014 dalle ore 8.30 alle ore 17.00
Far finta di essere sani o Promuovere la salute mentale? La prevenzione nella salute mentale: come, quando, ma soprattutto con quali modelli?
C/O CENTRO INCONTRI REGIONE PIEMONTE C.so Stati Uniti 23 – Torino
(evento formativo in ECM rivolto agli operatori della Sanità, con iscrizione necessaria sulla piattaforma).
 
Sabato 11 Ottobre 2014 dalle ore 09.00 alle 13.00
Soggetti di Cura in salute mentale - La medicalizzazione della sofferenza
c/o CAMPUS UNIVERSITARIO Lungo Dora Siena 100 PALAZZINA D AULA A1
Evento aperto a tutta la cittadinanza, ingresso libero
 
Lunedì 13 Ottobre 2014 dalle ore 14.30 alle 15.30
Abitare e Lavorare - politiche di promozione della cittadinanza e Salute Mentale
c/o CAMPUS UNIVERSITARIO Lungo Dora Siena 100 PALAZZINA D AULA D 4
Evento aperto a tutta la cittadinanza, ingresso libero
 
Martedì 14 Ottobre 2014 dalle ore 10.00 alle 13.00
Venire al mondo è un comportamento a rischio
C/O IL CENTRO DI PROMOZIONE DELLA SALUTE
via Pietro Cossa 280 E (sopra BioBottega e fronte Mc Donalds)
Evento aperto a tutta la cittadinanza, ingresso libero
 
Martedì 14 Ottobre 2014 dalle ore 09.00 alle 13.00
Efficacia e limiti dei trattamenti psicofarmacologici a breve e a lungo termine
VIA ROSMINI 4 – AULA MAGNA
Evento aperto a tutta la cittadinanza, ingresso libero

Città della salute e della scienza. Primo robot neurochirurgico spinale in Italia

Si chiama Mazor ed è il primo robot neurochirurgico della chirurgia spinale in uso in Italia. Il sistema robotizzato è in dotazione sperimentale ed utilizzato dal dottor Michele Naddeo della Neurochirurgia dell'ospedale CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino. Mazor è un dispositivo finalizzato in campo neurochirurgico alla chirurgia spinale sia aperta sia mini invasiva percutanea. Il campo di applicazione va dalla stabilizzazione della colonna vertebrale agli interventi chirurgici spinali con approccio posteriore, dalla cura delle deformità spinali, quali la scoliosi, al trattamento della patologia tumorale, come ad esempio la possibilità di prelevare materiale patologico con estrema precisione, ed infine la cifoplastica e la vertebroplastica.

Si chiama Mazor ed è il primo robot neurochirurgico della chirurgia spinale in uso in Italia. Il sistema robotizzato è in dotazione sperimentale ed utilizzato dal dottor Michele Naddeo della Neurochirurgia dell'ospedale CTO della Città della Salute e della Scienza di Torino. Mazor è un dispositivo finalizzato in campo neurochirurgico alla chirurgia spinale sia aperta sia mini invasiva percutanea. Il campo di applicazione va dalla stabilizzazione della colonna vertebrale agli interventi chirurgici spinali con approccio posteriore, dalla cura delle deformità spinali, quali la scoliosi, al trattamento della patologia tumorale, come ad esempio la possibilità di prelevare materiale patologico con estrema precisione, ed infine la cifoplastica e la vertebroplastica.

Il sistema è molto maneggevole ed ha un’accuratezza pari al 99% nel raggiungere il bersaglio ed infine non è condizionato dall’utilizzo di raggi infrarossi esposti facilmente ad interferenze.

Il robot consente di riprodurre fedelmente in sala operatoria una procedura chirurgica già precedentemente pianificata fuori della sala sulla base delle immagini radiologiche.

Rispetto alla tecnica chirurgica tradizionale, l’utilizzo del sistema robotico permette la riduzione di circa il 60% dell’esposizione a radiazione intraoperatoria, del 50% delle complicanze postoperatorie, del 30% del periodo di degenza in ospedale e del 50% il numero di reinterventi, oltre ad una rilevante riduzione della terapia antalgica postoperatoria. Il tempo chirurgico dell’intervento si riduce di circa il 60%, infatti, ad esempio nelle stabilizzazioni vertebrali, il posizionamento corretto di una vite transpeduncolare richiede un tempo medio di circa tre minuti. Nella maggior parte dei casi di fissazione vertebrale i segmenti su cui s’interviene sono due, con l’applicazione totale di quattro viti.

I vantaggi dell’utilizzo della robotica sono l’estrema precisione nel riprodurre una procedura chirurgica preventivamente pianificata con riduzione dell’invasività, dell’esposizione del paziente e del personale a radiazioni, e dei tempi chirurgici. Quello che è richiesto al chirurgo è sostanzialmente un corretto giudizio clinico ed una attenta pianificazione della procedura, mentre le variabili legate all’esecuzione della medesima sono ridotte al minimo. Questo consente pertanto di affrontare con affidabilità anche quei casi anatomicamente più complessi.

Il sistema robotizzato ha tre componenti: 1) una stazione di lavoro equipaggiata di un computer che controlla i movimenti del dispositivo di posizionamento degli strumenti e che attraverso un touch screen consente di controllare le immagini radiologiche; 2) un software dedicato che consente di fondere le immagini radiologiche acquisite prima dell’intervento con quelle ottenute in sala operatoria; 3) una unità di posizionamento che può essere fissata sia sul paziente sia al tavolo operatorio e che dispone di una cannula di lavoro attraverso la quale vengono fatti scorrere gli strumenti chirurgici ed i mezzi di fissazione da impiantare. Il computer della stazione di lavoro governa i movimenti dell’unità fino a riprodurre le traiettorie pianificate prima dell’intervento.

La procedura chirurgica, ad esempio d’impianto di mezzi di fissazione spinale assistita dal robot, si compone di quattro passaggi.

Il primo passaggio è la pianificazione dell’intervento chirurgico sulle immagini radiografiche acquisite in fase preoperatoria. In questa fase sono definite le traiettorie ottimali per la corretta posizione dei mezzi di impianto, come ad esempio delle viti vertebrali nonché le dimensioni delle viti stesse.

Il secondo passaggio è quindi il montaggio intraoperatorio di una piattaforma solidale con la colonna vertebrale del paziente.

Il terzo passaggio è l’acquisizione intraoperatoria di due immagini radiologiche del segmento di colonna vertebrale su cui si opera. Le immagini così acquisite saranno elaborate dal software della stazione di lavoro fuse con le immagini radiografiche, ad esempio TC, acquisite pre operatoriamente e sulle quali è stata pianificata la procedura chirurgica. Il processo di fusione è automatico con valutazione dell’affidabilità della fusione delle immagini.

Il quarto ed ultimo passaggio è montare sulla piattaforma, solidale con la colonna vertebrale del paziente, il dispositivo per la posizione degli strumenti chirurgici. Il computer della stazione di lavoro manderà nella corretta posizione la cannula di lavoro del dispositivo in accordo con le traiettorie preventivamente pianificate. Eseguito questo passaggio, si collocheranno nelle vertebre le viti del sistema di fissazione vertebrale.