Comunicazione

Regione.Potenziata la rete della cure della Fibrosi cistica

Si rafforzano in Piemonte le cure alla Fibrosi cistica, malattia genetica che in Italia colpisce un neonato ogni 2500/3000: lo ha deciso la Giunta regionale del Piemonte che, nella prima riunione dopo la pausa di Ferragosto, ha approvato una delibera presentata dall’assessore alla sanità, Antonio Saitta, con l’obiettivo di migliorare la rete della presa in carico dei malati piemontesi.

Ad oggi sono 422 le persone affette da Fibrosi cistica seguite in due Aziende ospedaliere universitarie: l’ospedale Regina Margherita della Città della Salute di Torino, che si occupa dei minori, ed il San Luigi Gonzaga di Orbassano che assiste i pazienti adulti.

Con la riorganizzazione approvata oggi, viene  istituito il “Coordinamento regionale fibrosi cistica” composto dai responsabili clinici delle due sedi, dal coordinatore del centro unico, da rappresentanti delle Aziende sanitarie e delle associazioni dei pazienti, con lo scopo di predisporre le raccomandazioni regionali sui percorsi di cura, dalla diagnosi fino al trapianto d’organo.

Inoltre, nasce anche il Centro unico di riferimento e coordinamento con la creazione di un nuovo percorso terapeutico che coinvolgerà a Torino anche il presidio delle Molinette insieme al Regina Margherita: il coordinatore del centro sarà il responsabile della sede pediatrica.

Al contempo, si consolida l’attività del San Luigi di Orbassano, che continuerà a seguire tutti i pazienti attualmente in carico.

“Proprio dal Piemonte - ricorda l’assessore Saitta - è arrivato nei mesi scorsi un importante contributo alla ricerca per combattere questa malattia attraverso sperimentazioni effettuate anche da un laboratorio della Scuola di Medicina di Novara. Mentre prosegue la ricerca, la Regione Piemonte intende potenziare la rete delle cure, rispondendo in maniera sempre più efficace alle nuove esigenze dei pazienti, che proprio grazie al miglioramento delle terapie ora possono contare su un’aspettativa di vita più lunga rispetto al passato”.

La fibrosi cistica è considerata una delle malattie genetiche rare più diffuse. Colpisce soprattutto il sistema respiratorio e quello gastrointestinale e può essere estremamente invalidante per il carico di sintomi e per le terapie da affrontare. In Italia sono circa 6.000 le persone curate dai centri specializzati, con 200 nuovi casi l’anno.

In Piemonte, attraverso lo screening neonatale, vengono diagnosticati dai 12 ai 15 nuovi casi l’anno in età pediatrica.

Piemonte. Una task force per seguire l’applicazione del decreto vaccini

Dalla regione l’impegno per ridurre i disagi alle famiglie 

“Il meccanismo che abbiamo elaborato per poter applicare il decreto vaccini sta funzionando senza problemi: continueremo a monitorare i provvedimenti intrapresi attraverso una task force formata dai responsabili dei servizi vaccinali, che si riuniranno ogni 15 giorni per valutare i risultati del lavoro svolto ed affrontare le eventuali difficoltà.”

Lo ha spiegato l'assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, durante la sua comunicazione in Consiglio regionale sull'applicazione del decreto vaccini.

"Come Regione Piemonte ci siamo fortemente preoccupati delle questioni organizzative legate all'entrata in vigore del decreto, per cui abbiamo lavorato con l'obiettivo di ridurre i disagi delle famiglie - ha sottolineato l'assessore Saitta -. Oltre all'introduzione delle autocertificazioni per chi è in regola con gli obblighi e all'attivazione del numero verde, abbiamo stabilito che, anziché costringere i genitori a recarsi durante il mese di agosto ai servizi vaccinali, siano le stesse Asl ad avvisare le famiglie mandando la prenotazione per le sedute vaccinali. L'invio delle lettere alle famiglie è già iniziato, con precedenza alla scuola dell'infanzia".

In sede di conversione del decreto, è stata posticipata dal 10 settembre al 31 ottobre la scadenza per la consegna della documentazione per quanto riguarda i bambini e i ragazzi della scuola dell'obbligo.

 “E' una variazione che non costituisce alcun problema, anzi in questo modo le famiglie avranno più tempo a disposizione- precisa l'assessore-. Provvederemo in ogni caso a informarle adeguatamente e, comunque, le lettere che devono ancora essere inviate conterranno la data aggiornata. Più in generale, abbiamo un anno davanti per mettere ulteriormente a punto l'intero impianto, lavorando alla costituzione di una anagrafe vaccinale, prevedendo un maggiore coinvolgimento di tutti gli operatori, promuovendo insieme agli ordini professionali campagne di sensibilizzazione.”

DECRETO SULL’OBBLIGO DEI VACCINI

LA REGIONE SEMPLIFICA LE PROCEDURE PER LE FAMIGLIE

Saranno direttamente le Asl del Piemonte ad avvisare le famiglie non in regola con gli obblighi vaccinali, inviando una lettera contenente la prenotazione delle sedute, la data e l’ora della convocazione. La lettera, che sarà ricevuta dalle famiglie in duplice copia entro il 31 agosto, servirà anche come attestato per le famiglie da presentare a scuola entro il 10 settembre: firmandola, si esprimerà la volontà di aderire all’invito dell’Asl.

La Regione Piemonte si attrezza così per applicare entro l’inizio del nuovo anno scolastico le direttive del decreto legge sull’obbligatorietà dei vaccini, in fase di conversione. L’obiettivo è di semplificare il più possibile le procedure per le famiglie e per il mondo della scuola, attraverso la collaborazione fra gli Uffici scolastici territoriali, i Comuni e le aziende sanitarie, che organizzeranno incontri appositi per informare e sensibilizzare gli operatori. La Giunta metterà anche a disposizione il numero verde regionale 800.333.444.

Si stima che siano 61mila i bambini e i ragazzi piemontesi da convocare fra nidi, materne e scuola dell’obbligo per un totale di 225mila sedute vaccinali da effettuare a partire dalla fine di settembre, con precedenza per i bambini che frequentano nidi e materne, ovvero nelle classi di età dove le mancate vaccinazioni possono comportare rischi più elevati.

Le famiglie i cui figli sono già in regola con le vaccinazioni previste non riceveranno alcuna comunicazione da parte delle Asl. Ai genitori basterà compilare un’autocertificazione da consegnare a scuola entro il 10 settembre. Il modulo sarà scaricabile dal sito Internet della Regione Piemonte e presso i siti delle singole Asl territoriali.

“Intendiamo rassicurare le famiglie piemontesi sul fatto che, nell’attuazione del decreto vaccini, disagi e difficoltà burocratiche saranno ridotti al minimo – spiega l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta -. Non sarà necessario rivolgersi di persona ai centri vaccinali, ma saranno le Asl ad effettuare automaticamente le prenotazioni per le sedute vaccinali da recuperare, mentre per chi è già in regola basterà una semplice dichiarazione”.

“Stiamo avviando un percorso – aggiunge l’assessora all’Istruzione Gianna Pentenero – importante e delicato. L'assessorato alla Sanità ha individuato le modalità più semplici per poter dar corso al decreto, impegnandosi a ridurre al minimo l'impatto sulle scuole. Proprio per questo, stiamo collaborando attivamente con l'Ufficio scolastico regionale”.

Piemonte. Accordo tra Regione, Federfarma ed Assofarm

Distribuzione dei farmaci per conto, vaccinazione antinfluenzale e sperimentazione della fornitura di servizi a pazienti fragili

 La Regione Piemonte e Federfarma ed Assofarm, in rappresentanza delle 1600 farmacie pubbliche e private presenti sul territorio, hanno sottoscritto oggi un accordo triennale (2016-2019) che prevede il rinnovo dell’accordo per l’erogazione di farmaci in regime di distribuzione per conto, il potenziamento della vaccinazione antinfluenzale e l’avvio di una sperimentazione per la fornitura di servizi a favore di particolari categorie di pazienti.

L’accordo è stato sottoscritto dall’assessore alla Sanità, Antonio Saitta per la Regione, da Massimo Mana per Federfarma e da Roberto Forte per Assofarm.

La distribuzione per conto (DPC) è una modalità di dispensazione di alcune categorie di farmaci (quelli contenuti nel PHT, prontuario della distribuzione diretta ospedaliera-territorio) da parte delle farmacie territoriali: in pratica le ASL acquistano direttamente i farmaci ed anzichè farli dispensare ai pazienti nelle farmacie ospedaliere, ne dispongono la dispensazione nelle farmacie territoriali. I pazienti dimessi dai vari reparti e che devono seguire specifiche cure farmacologiche, in base a quanto deciso dallo specialista, possono ritirare subito la prima confezione nella farmacia ospedaliera, mentre le altre confezioni verranno dispensate nelle normali farmacie.

Per il 2016 l’attività di collaborazione fra le farmacie convenzionate e il servizio sanitario regionale sarà indirizzata principalmente sulla vaccinazione antinfluenzale.L’influenza rappresenta un serio problema di sanità pubblica ed una rilevante fonte di costi diretti ed indiretti per l’attuazione delle misure di controllo e la gestione dei casi e delle complicanze delle malattie.

I casi severi e le complicanze dell’influenza sono più frequenti nei soggetti ultra65enni e con condizioni di rischio, come diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e respiratorie croniche. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Piano nazionale prevenzione vaccinale indicano come obiettivi di copertura per la vaccinazione antinfluenzale il 75% come obiettivo minimo perseguibile ed il 95% nei soggetti over65 e nei gruppi a rischio.

L’accordo sottoscritto prevede anche l’avvio, in via sperimentale, del progetto “Farmacia dei servizi” che prevede la presa in carico dei pazienti fragili, l’erogazione di specifici servizi, l’aderenza alla terapia in particolari ambiti terapeutici e la promozione e prevenzione della salute.

Per l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta: “ Con l’accordo di oggi si avvia un percorso di collaborazione coerente con gli obiettivi che la Regione si è data in particolare sull’assistenza territoriale. Partiamo dalla vaccinazione antinfluenzale, ma puntiamo a rafforzare, con il contributo delle farmacie che sono capillarmente distribuite in tutto il territorio, l’erogazione di tutti quei servizi che possono essere utili ai pazienti, soprattutto coloro che appartengono alle fasce più deboli, come anziani e malati cronici. ”

La collaborazione tra servizio sanitario regionale e farmacie può contribuire a raggiungere questi obiettivi. Per la Regione la spesa prevista è di 6.500.000 di euro per il triennio: 500.000 euro per il 2016, 2.000.000 all’anno per il 2017, il 2018 ed il  2019. La spesa sarà commisurata alla puntuale erogazione dei servizi concordati, con un sistema di misurazione degli obiettivi: per le vaccinazioni antinfluenzali sarà definito entro settembre.

La delibera approvata dalla Giunta il 27 luglio prevede la conferma dell’Asl di Asti come Azienda capofila per la concreta applicazione delle modalità distributive dei farmaci.

Federsanità Anci. Lucio Alessio D’Ubaldo è il nuovo segretario generale

La nomina è avvenuta nel corso dell’Esecutivo nazionale che si è svolto a Roma oggi 12 luglio 2016 alla presenza dei Direttori Generali delle Aziende sanitarie ed ospedaliere e rappresentanti dei Comuni aderenti all’ANCI 

Nel corso dell’Esecutivo Nazionale di Federsanità ANCI che si è svolto oggi, 12 luglio, a Roma è stato nominato il nuovo Segretario Generale della Confederazione nella persona di Lucio Alessio D’Ubaldo. La nomina è avvenuta all’unanimità e con apprezzamento da parte dei Direttori Generali delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere e i rappresentanti dei Comuni associati a Federsanità ANCI.

Per dieci anni, dal 1986 al 1996, è stato segretario generale dell'ANCI, dove sin dal 1981 era responsabile di ANCI Sanità. Oltre ad aver svolto l’incarico di assessore al personale del Comune di Roma, è stato presidente di Laziosanità, l'agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio dal 2005.
Nel 2008 è stato eletto al Senato, lavorando nella Commissione Finanze e Tesoro, oltre che nella Commissione parlamentare di vigilanza sull'anagrafe tributaria della quale è stato vicepresidente. Attualmente è Consigliere delegato del Centro di Documentazione e Studi dei Comuni Italiani.

Soddisfazione è stata espressa dal Presidente di Federsanità ANCI Angelo Lino Del Favero che ha detto : "sono felice di questo nuovo ingresso nella squadra di Federsanità perché certamente contribuirà ad alimentare le sinergie tra aziende e territorio nel pieno rispetto della Mission principale della nostra associazione".

“Una scelta in Comune”. Anci Piemonte, Federsanità Anci Piemonte e il Coordinamento Regionale delle Donazioni e dei prelievi deg

Federsanità Anci Piemonte, insieme ad Anci Piemonte e il Coordinamento Regionale Prelievi del Piemonte hanno sottoscritto questa mattina un protocollo d’intesa che permetterà, senza aumento dei costi, l’implementazione dei software delle anagrafi comunali. L’implementazione prevede la possibilità di dichiarare o, eventualmente, di modificare in caso di ripensamento da parte del cittadino la volontà alla donazione dei propri organi dopo la morte.

L’accordo nasce nell’ambito della normativa di legge sulla dichiarazione di volontà della donazione degli organi e dell’iniziativa nazionale “una scelta in comune” finalizzata all’attivazione delle registrazioni delle volontà dei cittadini rispetto la donazione dei propri organi dopo la morte presso gli sportelli delle anagrafi; Federsanità Anci Piemonte ha proposto un gruppo di lavoro di cui fanno parte la Regione Piemonte, il Coordinamento Regionale delle Donazioni e dei Prelievi degli organi e dei tessuti, l’ANCI Piemonte e l’Ordine dei Farmacisti di Torino.

Hanno sottoscritto l’accordo: Alberto Donati di Studio K srl, Elisabetta Piccoli di Siscom Spa e Dedagroup che hanno una copertura superiore al 50% dei comuni.

Per il raggiungimento di questo obiettivo, il gruppo di lavoro ha predisposto un piano d’azione che mira innanzi tutto al coinvolgimento di tutti i Comuni del Piemonte attraverso l’organismo della Conferenza dei sindaci. Per questo è già stato predisposto un calendario di incontri nei quali verrà presentato il progetto. Ma l’adesione del Comune, oltre alla formalità burocratico-amministrativa, prevede proprio l’adeguamento del software dell’anagrafe che deve essere predisposto alla possibilità di inserire la volontà di scelta che potrà anche essere stampata sul documento di identità all’atto del rinnovo. Per questo motivo sono state coinvolte le software house che gestiscono i servizi informatici dei diversi Comuni per predisporre, senza costi aggiuntivi, l’implementazione del programma dell’anagrafe comunale.

Successivamente all’adesione del Comune si svolgerà un momento di formazione dedicato agli operatori delle anagrafe. Infine, e non ultimo, un’attività di sensibilizzazione e di comunicazione capillare su tutto il territorio regionale. In questo saranno centri nevralgici anche le farmacie del Piemonte.

Al momento sono 99 i comuni piemontesi su 1206 che hanno già dato la loro adesione, i sistemi informatici sono già stati aggiornati e i cittadini possono già, da qualche mese, inserire sulla carta d’identità la propria volontà a donare. Tra questi alcuni importanti capoluoghi come Cuneo, Novara e Verbania.

“L’accordo che abbiamo sottoscritto oggi rappresenta un momento di grande significato per il futuro di molte persone che attendono un organo per poter continuare a sperare – ha dichiarato Gian Paolo Zanetta presidente di Federsanità Anci Piemonte -. La nostra federazione, che raggruppa la quasi totalità delle aziende sanitarie territoriali e ospedaliere del Piemonte, sarà un punto nodale per portare questo messaggio di umanità e civiltà a tutti i cittadini della Regione”.

“La dichiarazione in vita della propria posizione sulla donazione degli organi aiuta il sistema sanitario a procurare più organi per trapianto – sottolinea Pier Paolo Donadio, direttore del Coordinamento regionale Prelievi del Piemonte, a rispettare pienamente la volontà delle persone e a sollevare le famiglie in lutto dalla responsabilità della scelta in un momento difficile, e va nel senso della piena applicazione della legge.”           

Il Piemonte è una regione sana in sanità

Il risultato emerge da un’indagine della società Demoskopika attraverso sette indicatori che misurano l’efficienza e la competitività della sanità delle diverse Regioni

“Il Piemonte è una Regione 'sana' in sanità''. Così, l'assessore piemontese Antonio Saitta che cita l'Ips (Indice di performance sanitaria) realizzato dall'istituto Demoskopika, che attraverso sette indicatori (tra i quali il livello di soddisfazione dei servizi sanitari, la mobilità attiva e passiva, le liste d'attesa, la spesa sanitaria) misura l'efficienza e la competitività della sanità delle Regioni.

''Il Piemonte - osserva Saitta - con 429,6 punti, è preceduto solo da Trentino Alto Adige, Lombardia e Lazio, mentre precede Umbria ed Emilia Romagna. Anche questa classifica dimostra come la sanità piemontese sia qualitativamente una buona sanità”.

In particolare il Piemonte  si colloca al terzo posto con una percentuale ben al di sopra del valore medio nel “pianeta ricoveri” dove solo un terzo degli italiani si dichiara soddisfatto. Solo il 34,9% degli italiani, infatti, dichiara il proprio gradimento sui servizi sanitari legati ai vari aspetti del ricovero: assistenza medica, assistenza infermieristica, vitto e servizi igienici. L’indicatore ideato da Demoskopika mostra un divario più che significativo tra le diverse realtà regionali. In testa il Trentino Alto Adige che ha ottenuto il massimo del risultato (100 punti), il Veneto (83,7 punti) e il Piemonte (78,3 punti).

Un altro indicatore nel quale il Piemonte compare nella top five è quello delle regioni che registrano quote minori di famiglie soggette a spese catastrofiche. La regione subalpina si piazza dopo il Lazio (100 punti), la Liguria (87,7 punti), il Trentino Alto Adige (62,4 punti), il Friuli Venezia Giulia (56,9 punti) e, appunto, il Piemonte (56,6 punti).

Bene anche nell’indicatore famiglie impoverite che esprime, in termini percentuali, le famiglie residenti che a causa delle spese sanitarie out of pocket (farmaci, case di cura, visite specialistiche, cure odontoiatriche, etc.) si sono impoverite scendendo al di sotto della soglia di povertà. A meritare il ranking migliore in questa graduatoria è il Lazio (100 punti), con una quota percentuale di appena lo 0,1% di nuclei familiari piombati al di sotto della soglie di povertà stimabile in circa 2.600 famiglie. A seguire, il Piemonte (82,5 punti) con una quota dello 0,2% pari a circa 4 mila famiglie, l’Umbria (60,9 punti) con una quota di poco superiore allo 0,2% pari a poco meno di 800 nuclei familiari e le Marche con una quota dello 0,3% pari a circa 2 mila famiglie.

Riorganizzato l’assetto della Rete regionale di terapia del dolore

Tre centri hub e sedici centri spoke sul territorio regionale. Appropriatezza ed integrazione con le cure primarie

Una riorganizzazione della rete regionale di terapia del dolore all’insegna dell’appropriatezza delle cure e della competenza clinica: lo ha deciso la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità, Antonio Saitta.

 

La rete regionale di terapia del dolore si basa sul modello organizzativo delle reti cliniche integrate e prevede il raggruppamento della casistica più complessa in un numero ristretto di centri ospedalieri di eccellenza (i centri hub ), preposti ad erogare gli interventi diagnostici e terapeutici ad alta complessità, supportati dalla rete dei centri spoke diffusi sul territorio ed integrati con le cure primarie .

 

“Lo sviluppo dei centri hub e dei centri spoke di terapia del dolore necessita ora di un ulteriore rafforzamento e strutturazione all’interno delle logiche di rete e di sistema della Regione Piemonte” afferma l’assessore Saitta . Il provvedimento consente anche la razionalizzazione della spesa, come previsto dalla normativa nazionale ed in coerenza con i provvedimenti adottati dalla Regione per rispettare il “piano di rientro”.

 

Il nuovo assetto prevede 3 hub sul territorio,   identificati nelle Aziende Ospedaliere, sedi di DEA di II° livello:

-          Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino

-          Azienda Ospedaliera Universitaria Maggiore della Carità di Novara

-          Azienda Ospedaliera SS.Antonio e Biagio e C. Arrigo di Alessandria .

 

All’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (IRCSS) di Candiolo viene riconosciuto il ruolo di centro monospecialistico per la terapia del dolore oncologico.

 

La delibera di Giunta elimina la distinzione tra centri spoke di primo e di secondo livello, equiparando le attività di tutte le strutture ospedaliere non sede di hub ed individuando i seguenti centri spoke sul territorio regionale:

 

² Area territoriale Torino Sud Est:

-          Asl TO5

 

² Area territoriale Torino Nord:

-          Asl TO2

-          Asl TO4

 

² Area territoriale Torino Ovest:

-          Asl TO1

-          Asl TO3

-          AOU S.Luigi Gonzaga di Orbassano

-          AO Ordine Mauriziano

 

² Area territoriale Piemonte Nord Est:

-          Asl VC

-          Asl BI

-          Asl NO

-          Asl VCO

 

² Area territoriale Piemonte Sud Ovest:

-          Asl CN1

-          Asl CN2

-          AO Santa Croce e Carle di Cuneo

 

² Area territoriale Piemonte Sud Est:

-          Asl AL

-          Asl AT

 

Il provvedimento prevede che i centri hub operino in sinergia con tutti i centri spoke del territorio, concordando procedure e linee guida omogenee per la selezione delle casistiche di pazienti colpiti da tutte le tipologie di dolore, a partire dalle malattie più frequenti.

 

La rete di terapia del dolore ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone adulte affette da dolore, riducendone il grado di disabilità e favorendone la reintegrazione nel contesto sociale e lavorativo.

Piemonte. “Una scelta in Comune”, anche le Software house disponibili all’implementazione dei programmi delle anagrafi senza co

Al momento del rinnovo della carta d’identità sarà possibile dichiarare la volontà alla donazione dei propri organi. Presto anche una capillare campagna di comunicazione che vedrà coinvolte le farmacie del Piemonte

Il tavolo di lavoro per dare attuazione al progetto “Una scelta in Comune” coordinato da Federsanità Anci Piemonte e composto da: Coordinamento Regionale delle Donazioni e dei Prelievi degli organi e dei tessuti, Anci  Piemonte e Ordine dei Farmacisti della provincia di Torino ha già raggiunto alcuni positivi risultati. Da un lato ha già praticamente ultimato la calendarizzazione di tutte le conferenze dei sindaci nelle quali verrà presentata il progetto, dall’altro ha ottenuto la disponibilità delle software house (alla convocazione hanno risposto: Siscom, Studio K (Gruppo Maggioli), Halley Informatica e Deda Group che insieme gestiscono 850 sistemi informativi dei 1026 comuni del Piemonte)  ad implementare senza costi aggiuntivi per i Comuni il programma per registrare la volontà alla donazione da parte del cittadino che rinnova la carta d’identità. Una dichiarazione che è possibile registrare anche se il documento non è in scadenza. E’ sufficiente recarsi allo sportello dell’anagrafe del proprio comune, compilare un modulo e farsi registrare. Da quel momento le dichiarazioni di volontà verranno trasmesse alla banca dati del Centro Nazionale Trapianti.

Alla presentazione del progetto erano presenti il Presidente della Regione, Sergio Chiamparino, l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, il professor Antonio Amoroso, direttore del Centro regionale Trapianti, il dottor Pier Paolo Donadio del Coordinamento Donazione e Prelievo di Organi, la dottoressa Daniela Storani del Centro nazionale Trapianti. Tutti hanno concordato che la solidarietà è un valore importante e la Regione sostiene il sistema dal punto di vista sanitario e di informazione ai cittadini, con la collaborazione delle associazioni di volontariato che svolgono un ruolo importante nelle attività di sensibilizzazione.

Nelle prossime settimane verrà siglato un protocollo d’intesa tra il gruppo di lavoro e le software house e partirà una campagna di comunicazione regionale che vedrà coinvolte, in prima linea, tutte le farmacie del Piemonte considerate “Antenna privilegiata” del territorio.

Piemonte. Cinquecento nuovi posti letto in più per la continuità assistenziale e ricovero di sollievo

Un piano di interventi straordinari che, a completamento di quello sui pronto soccorso,  prevede un impegno di spesa di quasi 5 milioni di euro

 L’attivazione straordinaria di 320 posti letto CAVS-continuità assistenziale a valenza sanitaria per tutto il Piemonte, altri 150 posti di ricovero di sollievo in residenze assistite, il potenziamento dei percorsi di continuità delle cure e di assistenza domiciliare e l’adozione da parte dei direttori generali delle aziende sanitarie di piani organizzativi e gestionali per aumentare i posti letto in area medica: questi gli interventi contenuti nel Piano straordinario approvato questo pomeriggio dalla Giunta regionale per prevenire l’emergenza-affollamento nei Pronto Soccorso durante le festività natalizie e poi fino a primavera per contenere i picchi di ricovero collegati all’epidemia influenzale. “Ci abbiamo lavorato nei mesi estivi, proprio per evitare la situazione di emergenza che si verifica ogni anno in inverno negli ospedali di tutto il Piemonte – spiega l’assessore regionale alla sanità Antonio Saitta – collegata sia alle festività natalizie sia alle recrudescenze dell’influenza. Lo scorso anno si era evidenziata la necessità di predisporre per il futuro di un piano di emergenza per governare i flussi, evitare il concentrarsi delle criticità su singole strutture e scongiurare che i pazienti siano costretti a rimanere per ore in barella nei corridoi. Oggi ho proposto alla Giunta regionale un Piano regionale che prevede una serie di interventi straordinari per rispondere in modo appropriato ed efficiente alle prevedibili criticità che si verificano nel periodo invernale e all’incremento degli accessi ai Pronto soccorso”. “Una delle cause che provoca il collasso dei Pronto soccorso consiste nei numerosi posti letto per acuti occupati da pazienti dimissibili, ma che non possono essere mandati a casa perché nessuno può prenderli in carico. Si tratta di pazienti fragili, anziani cronici o non autosufficienti. In questo modo si continua ad occupare un letto ospedaliero in modo inappropriato creando un effetto-tappo che poi viene a causare il sovraffollamento dei DEA ed è quindi prioritario poter disporre di una vera rete di continuità assistenziale. Lo scopo della delibera adottata oggi è favorire la dimissione dei pazienti dimessi dai reparti ospedalieri una volta superata la fase di acuzie e dare risposte ai bisogni clinici e assistenziali potenziando i percorsi di continuità assistenziale”. Dal 15 dicembre 2015 al 15 marzo 2016 i direttori delle aziende sanitarie avranno a disposizione il budget necessario per attivare 320 nuovi posti letto in CAVS- continuità assistenziale a valenza sanitaria, cui andranno aggiunti altri 150 letti di sollievo in residenze sanitarie assistite. L’impegno di spesa per questo piano straordinario raggiunge quasi i 5 milioni di euro: “li avevamo accantonati durante l’anno nel budget della sanità perché avevamo questo impegno di programmazione - aggiunge l’assessore Saitta – ed abbiamo destinato 3 milioni e 600 mila euro per i posti letto in CAVS, 700 mila euro per i letti di sollievo ed altri 500 mila euro per l’assistenza domiciliare ai pazienti più fragili”.

I nuovi posti letto in CAVS saranno così ripartiti:

Asl TO 1 80

Asl TO 2 80

Asl TO 3 40

Asl TO 5 20

Piemonte Nord Est 40

Piemonte Sud Ovest 25

Piemonte Sud Est 35

Totale 320

 

Inoltre, verranno potenziati i Nuclei distrettuali di continuità delle cure (NDCC) per l’attivazione tempestiva dei percorsi di continuità assistenziale alternativi ai ricoveri ospedalieri e si faciliterà la dimissione verso il domicilio attraverso progetti mirati a ridurre i tempi di attivazione dell’assistenza domiciliare. Per tutti gli ospedali piemontesi sede di Pronto soccorso si prevede di:

- implementare l’operatività dei Nuclei ospedalieri di continuità delle cure (NOCC) per individuare

rapidamente i pazienti più fragili, a rischio di ospedalizzazione prolungata o di dimissione difficile,

e programmare le modalità di dimissione più appropriate e l’attivazione delle procedure che

permettano l’inserimento del paziente in percorsi di continuità assistenziale;

- migliorare i percorsi intraospedalieri per il contenimento dei tempi di ricovero e assicurare una più

appropriata collocazione dei pazienti nei reparti in base alla valutazione dei bisogni clinico

assistenziali;

adottare piani organizzativi e gestionali che consentano di aumentare i posti letto di area medica.

Piano nazionale esiti Agenas. Il Piemonte si conferma tra le prime regioni in Italia per la sanità

Saitta: “Una conferma che ci da nuovi stimoli per proseguire sulla strada di una sempre migliore e più appropriata erogazione dei servizi sanitari”

 “I dati elaborati dai tecnici di Agenas sulla base di parametri nazionali attestano il buon livello complessivo della sanità piemontese – commenta l’assessore regionale Antonio Saitta dopo aver preso visione dei dati nazionali e regionali - . Nonostante i noti problemi finanziari ed i vincoli del piano di rientro al quale siamo sottoposti e dal quale contiamo di uscire in tempi brevi, anche i dati del 2014  dimostrano le numerose eccellenze della sanità è tra le migliori.”

Alcuni esempi: 

I tempi di intervento entro due giorni per la frattura del collo del femore: Agenas segnala che, nonostante un progressivo miglioramento nel corso degli ultimi anni, l’Italia si attesta su una percentuale del 50% mentre il regolamento ministeriale prevede il 60% e lo standard internazionale l’80%. In particolare, il Piemonte insieme a Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Friuli, provincia di Bolzano e Valle d’Aosta  raggiunge l’obiettivo ministeriale. L’Asl Biella è all’82%.

 Parti cesarei: standard internazionale 15%; standard regolamento 25% (sotto 1000 parti) 15%(sopra 1000parti). Anche in questo caso il trend è in continuo miglioramento con un dato nazionale al 2014 del 26%. Anche qui notevole variabilità rispettando comunque lo standard: il Piemonte si conferma  tra i migliori insieme a Friuli Venezia Giulia, Toscana ed Emilia Romagna.

 Infarto miocardico acuto: standard regolamento 60% entro 90 minuti.  La proporzione di infarti trattati con angioplastica entro 2 giorni è passata dal 32% del 2010 al 41% del 2014. 

Questo indicatore, pur essendo nella media nazionale, presenta un dato ancora migliorabile. In Piemonte si segnalano l’Asl di Asti con 53,98% e l’Asl Torino 1 con 51,67%.

 Ospedalizzazione per complicanze del diabete: il tasso di ospedalizzazione si è ridotto dallo 0,6% nel 2010 alo 0,5% nel 2014. Il Piemonte presenta ottime performance in provincia di Torino con tassi di ricoveri al di sotto della media.

Innovazione nell'emergenza con il sistema Tridima

Sulla rampa di lancio un metodo di triage immediato che unisce efficacia e risparmio nella gestione del paziente in situazioni critiche di emergenza

In questi giorni si stanno effettuando una serie di test event che hanno al centro un sistema di elaborazione e archiviazione dati di estrema importanza nelle situazioni di criticità ed eventi avversi. La nuova tecnologia che si propone di dare una risposta a una delle fasi più critiche del sistema di integrazione adottate dalle varie componenti dei servizi che intervengono nel sistema territoriale di prevenzione, protezione, emergenza-urgenza, soprattutto per quando concerne le valutazioni da farsi sul luogo del disastro e la loro immediata comunicazione alla Centrale di riferimento territoriale.

Scopo dei test è stato quello di illustrare una tecnologia innovativa, molto flessibile e a basso impatto di sostenibilità economica ed ambientale, agli addetti ai lavori che costituiscono le strutture direzionali e operative del Sistema dell’Emergenza-Urgenza.

La tecnologia permette di rendere il flusso delle comunicazioni derivanti dalle informazioni del territorio interessato al disastro, in modo totalmente integrante ed intellegibile, in maniera solida e continuativa, facilitando tutti gli aspetti funzionali e comunicativi per il personale e di tutti i servizi che afferiscono al Sistema Emergenza.

Il sistema è un utile supporto all’insieme delle attività messe in campo per tutelare l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni, che derivano dalle calamità: previsione e prevenzione dei rischi, soccorso delle popolazioni colpite, contrasto e superamento dell’emergenza e mitigazione dei rischi, mettendo a disposizione ad un’unica direzione la gestione dei dati del complesso sistema di connessione tra le varie amministrazioni territoriali.

Il fine è quello di rendere fruibili i dati che, dal Servizio nazionale di Protezione civile, vanno alle amministrazioni centrali dello Stato, Regioni, Province autonome, Città metropolitane, Comuni e le comunità Montane oltre alle varie forze di Polizia, Forze armate, Corpo Forestale dello Stato, la Comunità scientifica, a Croce Rossa Italiana, le strutture di Servizio sanitario nazionale, le organizzazioni di volontariato, il Corpo nazionale di soccorso alpino e speleologico, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Il sistema Tridima consente di superare tecnologicamente quello che oggi avviene ancora attraverso supporti di comunicazione cartacea e di radiotrasmissione che risentono ancora margini di errore di valutazione, ritardi ed errata indicazione del reale contesto del disastro. Il sistema che viene proposto fornisce tutte le risposte sui vari livelli di gravità riscontrati comunicandoli direttamente e in tempo reale al responsabile della Centrale operativa.

Il sistema è un sistema telematico flessibile di facile e rapida utilizzazione. Presenta un margine d’errore vicino allo zero per ciò che concerne l’affidabilità dei dati comunicati in modo integrato fra i vari livelli di servizio dell’emergnza territoriale e che, sostanzialmente, sono quelli che permettono di salvare la vita del maggior numero di persone.

Malattie Rare. Osservatorio nazionale di Federsanità Anci. “Mettere in rete i Centri di riferimento e coinvolgere d

L'Osservatorio, giunto alla seconda annualità, evidenzia l'importanza di individuare le figure professionali che devono alimentare il flusso informativo e le modalità e fasi in cui farlo. Atro vettore per migliorare il sistema risiede nell'implementazione di attività formative, già previste dal PNMR ma ancora poco standardizzate sia in termini di contenuti, che di destinatari, come anche in termini di responsabilità (regionale o aziendale).

Una piena implementazione del Piano Nazionale delle Malattie Rare 2013-2016 (PNMR) richiede, oltre alla individuazione dei Centri di Riferimento e la loro messa in rete, una presa in carico globale e senza soluzione di continuità che coinvolga direttamente le singole Aziende sanitarie. Diventa quindi fondamentale rilevare come le Aziende sanitarie si stiano organizzando per rispondere agli stimoli/solleciti del PNMR. È in questa ottica che si colloca la seconda annualità di ricerca dell’Osservatorio nazionale sui modelli organizzativi e gestionali delle reti di assistenza ai malati rari, promossa da Federsanità Anci e dal Gruppo Recordati, che è nata con lo scopo di rilevare i percorsi organizzativi in atto e di ricercare indicazioni tratte dall’esperienza del management delle Aziende Sanitarie (Direzione Generale, Sanitaria, Amministrativa, Direzione di Distretto e di Unità Operative ospedaliere), utili per guidare l’implementazione delle azioni previste dal PNMR.


Il lavoro è incentrato sulla rilevazione, articolata in due distinti momenti, in quattro Regioni (Lombardia, Toscana, Sardegna e Puglia): in una prima fase sono stati indagati alcuni aspetti caratterizzanti l’organizzazione regionale; in un secondo momento, l’analisi si è poi spostata sulla rilevazione delle esperienze di fattiva implementazione a livello aziendale.


Operativamente, è stata effettuata una rilevazione on site dei modelli organizzativi implementati in alcune Aziende Sanitarie aderenti a Federsanità-ANCI operanti con modelli e contesti di politica regionale diversi: la ASL Brescia, l’AUSL 8 Arezzo, l’ASL 8 Cagliari, l’ASL Taranto.
La rilevazione dei dati e delle informazioni di interesse è stata guidata da un protocollo, predisposto da un board scientifico, a cui hanno partecipato membri di Cittadinanzattiva, Farmindustria, FIMMG, Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, Orphanet Italia e Orphan Europe, Federazione Uniamo, finalizzato a rilevare gli aspetti organizzativi, nonché il percorso del paziente con malattia rara.

La rilevazione si è concentrata sui seguenti aspetti:
• organizzazione della rete e gestione del soggetto con malattia rara
• adozione, più o meno formalizzata, di Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA)
• promozione e realizzazione di attività formative per tutti gli attori coinvolti nel processo di cura della persona con malattia rara
• promozione ed implementazione delle attività per la prevenzione secondaria con particolare riguardo agli screening prenatali e neonatali.

L’analisi è stata, poi, finalizzata all’elaborazione di una tassonomia delle politiche aziendali rilevate, evidenziandone punti di forza e di debolezza, sempre alla luce delle indicazioni del PNMR. Infine è stata analizzata la prospettiva dei pazienti in merito ai modelli organizzativi in essere e le eventuali criticità ancora presenti.

La rilevazione ha permesso, anzitutto, di mettere in rilievo il sostanziale avanzamento dello sviluppo della rete: questo implica come sotto il profilo degli aspetti clinici le strategie di sviluppo delle organizzazioni regionali analizzate, Lombardia, Toscana, Puglia e Sardegna (ma il dato è ragionevolmente estensibile ad altre Regioni) si stiano dimostrando tendenzialmente efficaci: la crescita dell’offerta dei PRN (Presidi della Rete Nazionale), sebbene ancora diversa per consistenza numerica e per tipologia di patologie trattate nelle diverse Regioni, può essere ritenuta complessivamente soddisfacente; sempre da questo punto di vista, anche la raccolta di dati epidemiologici che vanno ad alimentare, in primis, i vari Registri regionali e, successivamente, quello nazionale, sebbene con tempi e modalità diverse, ha registrato una netta accelerazione.

Le scelte delle Regioni non sono state omogenee: Lombardia e Toscana hanno optato per realizzarne un proprio Registro, Puglia e Sardegna hanno, invece, in analogia ad altre Regioni tra le quali Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, stipulato una convenzione con la Regione Veneto per l’implementazione del Registro (e non solo). Le differenze nelle soluzioni organizzative sono peraltro, se non incentivate, almeno previste dal PNMR che disegna un quadro di riferimento generale, lasciando poi alle Regioni la facoltà di adattarlo ai propri modelli organizzativi, ovvero alle proprie caratteristiche socio-economiche.

Nel complesso l’Osservatorio evidenzia che, pur disponendo di uno strumento informativo con notevoli funzionalità (il registro), è necessario un process reingineering finalizzato alla corretta alimentazione dei suoi diversi moduli: in particolare andrebbero individuate le figure professionali che devono alimentare il flusso informativo e le modalità e fasi in cui farlo. Allo stato attuale, una delle principali criticità riguarda proprio la comunicazione (tipo di informazioni, ma anche modalità di comunicazione) tra i PRN e le strutture dedite alla presa in carico del malato raro sul territorio.

Un contributo importante potrebbe essere rappresentato dall’implementazione di attività formative, peraltro anch’esse previste dal PNMR ma ancora poco standardizzate sia in termini di contenuti, che di destinatari, come anche in termini di responsabilità (regionale o aziendale).
Il tema delle malattie rare, osserva lo studio, non è ancora entrato in maniera strutturata nei percorsi formativi di base e specialistici, tant’è che spesso PLS prima, e MMG, successivamente, incontrano non poche difficoltà nel formulare in tempi celeri un sospetto diagnostico con conseguenti ritardi nella somministrazione della terapia idonea. Per accrescere, quindi, la conoscenza dei professionisti sanitari sulle malattie si avverte l’esigenza di un percorso formativo dedicato ai soli aspetti clinici (diagnosi, terapia etc.), promuovere azioni formative nei corsi di formazione di base e specialistici ed, in una seconda fase, prevedere anche dei training costanti per aggiornare costantemente e tempestivamente il personale sanitario coinvolto nella gestione di pazienti affetti da patologia rara.

L’implementazione del PNMR è in qualche modo ormai entrata nella sua fase operativa, con modalità regionali da monitorare nel tempo. Alcune soluzioni sembrano di grande interesse potenziale e quindi degne di approfondimento; ma in generale lo stato ancora embrionale delle soluzioni non permette di trarre conclusioni, e questo pone l’esigenza di porsi alcune domande.
 
I principali nodi in campo segnalati dall’Osservatorio sono quindi:
1. l’utilità, e di conseguenza le eventuali funzioni, di una struttura di raccordo tra Regione e Aziende Sanitarie, come riscontrato ad esempio in Lombardia con il Gruppo di Lavoro che rappresenta un organismo trasversale con funzioni di coordinamento;
2. la assimilazione dei percorsi di presa in carico sul territorio dei malati rari, con quelli dei malati cronici, secondo le logiche del Chronic Care Model;
3. la definizione delle responsabilità di presa in carico sul territorio del paziente e della sua famiglia, oggi divise fra Distretti Socio Sanitari, UCP, singoli MMG o PLS, etc.;
4. il grado di interoperabilità dei sistemi informativi epidemiologici, di competenza dei PRN, con quelli amministrativi finalizzati alla tracciabilità di quanto erogato al paziente nel suo percorso di cura;
5. estensione e numerosità dei PDTA per le MR, e compensazione fra standardizzazione dei percorsi e loro adattamento individuale sulla base delle risultanze delle unità di valutazione multi-disciplinare.

Dipartimenti dipendenze, l’assessore Saitta: "Preservata l'autonomia e confermate le risorse, ridotte alcune posizioni apic

“La Giunta Chiamparino ha preservato l'autonomia dei SerD, le strutture che si occupano delle dipendenze, rispetto ai Dipartimenti di salute mentale, ha assegnato già da mesi risorse certe per i progetti, è impegnata a tutelare la qualità di servizi territoriali che in Piemonte da decenni sono riconosciuti all'avanguardia.

Ci accusano di aver ridotto da 19 a 13 i ruoli apicali di alcuni dirigenti di struttura complessa? E’ vero, ma si è trattato di una scelta- legata al ridimensionamento dei cosiddetti primariati- che è stata applicata in tutto il sistema sanitario per riportarne il numero a valori in linea con i parametri nazionali chiesti dal Governo.

Preferisco confermare il budget annuo di 31 milioni per trattare le dipendenze sul territorio regionale (dall'alcol al gioco d'azzardo patologico, per citarne alcuni) e far dimagrire invece gli incarichi delle strutture complesse.”

L'assessore alla sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, interviene in merito ai Dipartimenti delle dipendenze delle Asl piemontesi, dove il personale lamenta riduzioni di incarichi di vertice.

"Il mantenimento dei servizi non è in discussione e nemmeno le risorse: in Piemonte la rete dei SerD è strutturata e funziona bene. Non escludo che si possano apportare alcuni correttivi, ma solo dopo che il percorso di uscita dal  piano di rientro dal debito sanitario sarà completato".

Regione. Sicurezza alimentare, domani al via il Tavolo regionale di controllo

Il lavoro dei medici e veterinari delle aziende sanitarie. La rete dei laboratori pubblici è il supporto tecnico alle reti di controllo sul territorio, sviluppa nuovi metodi di analisi, svolge attività di sorveglianza epidemiologica e partecipa all’analisi dei rischi che sta alla base della programmazione dei controlli, svolge attività di ricerca e collabora con il servizio sanitario nazionale per la programmazione delle attività di campionamento ed analisi.

Si è insediato il Tavolo regionale degli organi di controllo nell’ambito della sicurezza alimentare per condividere i programmi annuali di controllo e i risultati delle attività concluse in tutto il Piemonte: ne fanno parte, tra  gli altri, oltre alla Regione, all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale ed all’Arpa, i rappresentanti degli uffici regionali dei Ministeri della Salute, delle Politiche agricole e dello Sviluppo Economico che si occupano di controllo e di repressione delle frodi (Nas dei Carabinieri, Corpo Forestale, Uffici delle Dogane, Guardia di Finanza, etc

Il tavolo è l’occasione per affrontare il tema delle frodi alimentari, alla luce dell’interesse dalla Commissione UE ad inserire questo tema nel pacchetto delle norme che disciplinano la sicurezza alimentare ampliando il campo di azione delle autorità competenti nazionali e degli organi di controllo.

“L’avvio di questo tavolo di confronto era previsto nel piano regionale integrato di sicurezza alimentare che avevamo approvato con delibera di Giunta regionale nel mese di luglio” sottolinea l’assessore alla sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta che precisa come “il servizio sanitario regionale svolge un’azione capillare in tutti i settori del comparto agroalimentare dal campo alla tavola e lo fa in un’ottica di prevenzione e di offerta di servizi di certificazione mentre le Forze dell’Ordine intervengono spesso su segnalazioni puntuali o su richiesta della magistratura in  un’ottica di repressione”.

 
I controlli in Piemonte: situazione e numeri

I controlli pubblici per garantire la sicurezza degli alimenti sono svolti prioritariamente dal personale dei Servizi medici e veterinari delle ASL che, con la Regione ed il Ministero della Salute, sono le autorità competenti nazionali in materia di controllo ufficiale degli alimenti destinati all’uomo e dei mangimi destinati agli animali.

I controlli cominciano dai campi e dalle fattorie e si articolano lungo tutta la catena di produzione,  distribuzione e somministrazione degli alimenti,  la “filiera agroalimentare”.

Le strutture sottoposte a vigilanza e controllo permanente ed ordinario da parte dei servizi della ASL del Piemonte (dati Regione 2014) sono, in sintesi:

14553 allevamenti bovini con 788.190 capi allevati
2852 allevamenti di suini con 1.181.446 capi allevati
11.116 allevamenti ovicaprini con 194.090 capi allevati
13547 allevamenti di cavalli con 31740 capi allevati
400 allevamenti di pollame (carne e uova) con circa 11 milioni di polli allevati
A questi allevamenti si aggiungono altri 30 allevamenti circa di specie minori (bufali, selvaggina, struzzi, lumache, pesci, api ecc.)

La sicurezza e la qualità delle produzioni alimentari comincia da questi allevamenti: occorre garantire la sanità ed il benessere degli animali, controllare la qualità della loro alimentazione e controllare l’impiego di farmaci leciti ed illeciti.

Anche nei campi ci sono controlli: la maggior parte di questi viene fatta dalle organizzazioni di controllo dell’agricoltura e servono a verificare il rispetto degli impegni assunti dagli agricoltori che beneficiano di aiuti comunitari previsti dalla Politica Agricola Comune Europea (PAC).

La sanità effettua controlli nelle imprese agricole sull’impiego di fitofarmaci e sull’assenza di residui pericolosi per la salute dei consumatori.

I controlli della Sanità pubblica proseguono poi nelle 7571 aziende di trasformazione di prodotti alimentari che operano in Piemonte fino ad interessare le 33.166 strutture di vendita al consumatore e i 35.568 punti di ristorazione (pubblici e privati) attivi nella Regione.

Nel 2014 i servizi di controllo della sanità hanno gestito 18 casi di intossicazione da funghi e 21 episodi di malattie alimentari con più di una persona colpita.

Le segnalazioni di singoli cittadini che riferivano di avere sintomi di tipo gastroenterico dopo aver consumato alimenti sono state 339, a conferma che i principali rischi si corrono tra le mura domestiche e non al ristorante.

Le ispezioni documentate di Servizi ASL sono state 19.084 e sono stati prelevati 3150 campioni di alimenti 54 dei quali è risultato positivi ai controlli di laboratorio.

Nel corso delle ispezioni delle ASL sono state rilevate 14950 irregolarità, nella maggior parte di lieve o lievissima entità e tali da non pregiudicare la salubrità degli alimenti: ma che hanno comportato 7394 prescrizioni o sanzioni alle imprese

Per quanto riguarda i controlli su residui di farmaci in alimenti o esiti di trattamenti con sostanze illecite, nel 2014, sono stati fatti 3242 campioni sui quali sono state rilevate 19 positività mentre i controlli sugli alimenti destinati agli animali hanno comportato il prelievo di 1279 campioni, 13 dei quali sono risultati non conformi.

Negli allevamenti (di tutte le specie) i controlli sono stati complessivamente 4254 a cui vanno aggiunti i controlli per il rispetto delle regole sul benessere degli animali (1993 sopralluoghi con 171 prescrizioni e sanzioni) ed i 2254 controlli sull’identità degli animali (anagrafe e rintracciabilità) che hanno comportato 151 sanzioni. Le denunce all’Autorità Giudiziaria per sostanze vietate in allevamento sono state 7.

A questi controlli sul campo si sommano le attività di gestione di 196 stati di allerta su segnalazioni di rischi rilevati in alimenti controllati da ASL di altre Regioni (sistema di allerta rapido) e la gestione di 40 stati di allerta generati da controlli fatti da ASL del Piemonte.

Rete psichiatria. Slitta a dicembre la procedura di autorizzazione per i gruppi appartamento

Nel frattempo si è in attesa che vengano perfezionate le procedure di accreditamento

Slitterà dal 2 settembre al 2 dicembre il termine ultimo entro i quali i gruppi appartamento attivi in Piemonte - in tutto 355 - e le altre residenza psichiatriche dovranno presentare domanda di autorizzazione alla Regione Piemonte in attesa che si perfezionino le procedure di accreditamento, del quale ad oggi i gruppi appartamento sono sprovvisti.

“Stiamo predisponendo una delibera di proroga - annuncia l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta - per venire incontro ad esigenze operative dei gruppi appartamento: a riprova che il riordino della rete di assistenza psichiatrica passa da procedure anche burocratiche perché vogliamo e dobbiamo fare chiarezza in un settore da anni trascurato, ma che non intendiamo penalizzare nessuno”.

“Nello stesso provvedimento - aggiunge Saitta  - si provvederà a correggere alcune ‘dimenticanze’: ad esempio, inseriremo la figura del terapista di riabilitazione psichiatrica ed aumenteremo il minutaggio dei psicoterapeuti a contatto con gli ammalati”.

Intanto sono state avviate in assessorato le procedure per la nuova valutazione di tutti pazienti ospiti delle varie comunità. “Vogliamo che il percorso di riordino della rete psichiatrica sia rispettoso prima di tutto dei bisogni degli ammalati - fa presente l’assessore - e per questo i dipartimenti di Salute mentale delle singole Asl devono compilare una scheda per ogni singolo caso. La stessa rilevazione sarà richiesta ai soggetti che gestiscono le comunità e gli stessi gruppi appartamento, in modo che la Regione possa venire informata anche sulle caratteristiche funzionali e strutturali di queste realtà, a cominciare dal personale dedicato”.

Rete psichiatria. Slitta a dicembre la procedura di autorizzazione per i gruppi appartamento

Nel frattempo si è in attesa che vengano perfezionate le procedure di accreditamento

Slitterà dal 2 settembre al 2 dicembre il termine ultimo entro i quali i gruppi appartamento attivi in Piemonte - in tutto 355 - e le altre residenza psichiatriche dovranno presentare domanda di autorizzazione alla Regione Piemonte in attesa che si perfezionino le procedure di accreditamento, del quale ad oggi i gruppi appartamento sono sprovvisti.

“Stiamo predisponendo una delibera di proroga - annuncia l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta - per venire incontro ad esigenze operative dei gruppi appartamento: a riprova che il riordino della rete di assistenza psichiatrica passa da procedure anche burocratiche perché vogliamo e dobbiamo fare chiarezza in un settore da anni trascurato, ma che non intendiamo penalizzare nessuno”.

“Nello stesso provvedimento - aggiunge Saitta  - si provvederà a correggere alcune ‘dimenticanze’: ad esempio, inseriremo la figura del terapista di riabilitazione psichiatrica ed aumenteremo il minutaggio dei psicoterapeuti a contatto con gli ammalati”.

Intanto sono state avviate in assessorato le procedure per la nuova valutazione di tutti pazienti ospiti delle varie comunità. “Vogliamo che il percorso di riordino della rete psichiatrica sia rispettoso prima di tutto dei bisogni degli ammalati - fa presente l’assessore - e per questo i dipartimenti di Salute mentale delle singole Asl devono compilare una scheda per ogni singolo caso. La stessa rilevazione sarà richiesta ai soggetti che gestiscono le comunità e gli stessi gruppi appartamento, in modo che la Regione possa venire informata anche sulle caratteristiche funzionali e strutturali di queste realtà, a cominciare dal personale dedicato”.

APPROVATI GLI OBIETTIVI 2015 PER I DIRETTORI GENERALI

Saitta: “La Regione Piemonte non guarda più solo ai risultati economici” e scrive una lettera ai sindaci per coinvolgerli sulle attività territoriali e di distretto

“Da anni ormai, ai direttori generali delle Aziende sanitarie ospedaliere e delle Asl la Regione Piemonte assegnava obiettivi troppo generici o piuttosto unicamente collegati al risultato economico: noi abbiamo lavorato per modificare questo approccio e poter finalmente misurare i nuovi vertici della sanità piemontese sui territori attraverso obiettivi puntuali e specifici. Chi non raggiungerà una valutazione sufficiente, non solo non riceverà l’incentivo economico, ma vedrà seriamente messa in discussione anche la sua permanenza nell’incarico”.

L’assessore alla sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta commenta la delibera approvata oggi dalla Giunta regionale “Obiettivi economico-gestionali, di salute e di funzionamento dei servizi dei direttori generali delle aziende sanitarie regionali per il riconoscimento del trattamento economico integrativo per l’anno 2015”.

Miglioramento tempi d’attesa e riduzione primariati

“Il miglioramento dei tempi d’attesa sia nella rete di prestazioni ambulatoriali che nei ricoveri per acuti è la voce che in percentuale avrà maggiore peso,  insieme all’obiettivi di avviare nel concreto la riduzione dei primariati e quindi delle strutture complesse che avevamo impostato con la riorganizzazione della rete ospedaliera” aggiunge Saitta.

La riduzione delle strutture complesse dovrà essere attuata per un terzo del totale complessivo entro il 31 dicembre di quest’anno, mentre il resto della riduzione sarà attuato entro due fasi, il 1° maggio e poi il 31 dicembre 2016.

Per quanto riguarda l’azione sull’abbattimento delle liste d’attesa, si rende necessario che le aziende intervengano sulla propria organizzazione aziendale per assicurare una serie di prestazioni individuate entro gli standard stabiliti a livello regionale. Le prestazioni individuate sono per le visite specialistiche cardiologia, gastroenterologia, urologia, oculistica, ortopedia, oncologia e per la diagnostica strumentale ecografia dell’addome, colonscopia, esofagogastroduodenoscopia, ecocardiografia, elettromiografia, risonanza magnetica e tac.

Il livello di raggiungimento dell’obiettivo sarà misurato attraverso la metodologia del mistery client: “a partire da novembre - spiega l’assessore Saitta – l’assessorato regionale effettuerà una serie di chiamate a campione ai CUP aziendali per provare a prenotare le prestazioni oggetto di monitoraggio. Per ogni azienda saranno effettuati 20 tentativi di prenotazione. Il livello minimo atteso è di almeno 15 prenotazioni con disponibilità entro il tempo massimo di attesa individuato. Al di sotto di questa soglia, considereremo non raggiunto dai direttori generali l’obiettivo”.

Umanizzazione, prevenzione oncologica, trapianti di organi

“Negli obiettivi per i direttori generali – aggiunge Saitta – abbiamo anche voluto inserire alcuni voci che finora non avevano mai trovato questo spazio: penso al progetto umanizzazione negli ospedali, all’implementazione degli screening oncologici che voglio siano rafforzati nell’ottica indispensabile della prevenzione ed infine al progetto per  incrementare se possibile il numero dei trapianti e quindi delle donazioni di organi, che hanno subito un calo non solo in Piemonte, ma in tutta Italia”.

 

Equilibrio economico finanziario

L’obiettivo dell’equilibrio economico finanziario resta comunque fra quelli assegnati ai direttori: “il Piemonte vuole a fine 2015 uscire dal piano di rientro dal debito – sottolinea l’assessore – e le aziende sanitarie devono garantirci il rispetto dei conti “

Domani giovedì 6 agosto nel pomeriggio il direttore dell’assessorato Fulvio Moirano illustrerà gli obiettivi assegnati durante un incontro con tutti i direttori delle aziende sanitarie; sarà l’occasione per approfondire anche contenuti e tempi degli atti aziendali che entro l’autunno dovranno essere scritti ed approvati.    

 

Collaborazione con i sindaci

Intanto l’assessore Saitta ha invito una lettera a tutti i sindaci del Piemonte: “la parte degli obiettivi che Vi coinvolge più direttamente - scrive tra l’altro Saitta - è quella che riguarda la redazione del programma delle attività territoriali e distrettuali 2016/2017: si tratta di un’azione da adottare entro il 31 dicembre 2015 in coerenza con gli strumenti di programmazione socio sanitaria locale sulla quale Vi rinnovo la richiesta di impegno e collaborazione diretta, nelle forme e nei modi che le Conferenze dei sindaci riterranno più adatte ed opportune”

Saitta conclude chiedendo ai sindaci di “avanzare anche proposte di miglioramento che possano rispecchiare il fabbisogno percepito sul territorio”  

Elide Tisi - Saper fare di più con meno

Può sembrare un paradosso, ma nei fatti è quanto realmente sta accadendo negli ultimi anni e cioè che, a fronte di un aumento progressivo della domanda di servizi socio-assistenziali, le risorse pubbliche destinate a sostenerli sono, anch’esse progressivamente, diminuite. Insomma - come espresso in forma sintetica ma molto bene dal titolo di una pubblicazione dell’economista e oggi presidente dell’Inps, Tito Boeri - siamo noi, Enti Locali, chiamati quotidianamente a “fare di più con meno”. 

Una tendenza confermata proprio in questi giorni dal Censis, nel corso degli incontri organizzati nell’ambito dell' annuale appuntamento con “Un mese di sociale”. Secondo l’Istituto italiano di ricerca socio-economica infatti, in sette anni la spesa sociale pubblica è stata ridotta ad un quinto di  quello che era e, per evidenziare la situazione attraverso i numeri, le risorse assegnate al Fondo sociale sono passate da 1,6 miliardi di euro nel 2007 a 435,3 milioni nel 2010, per poi scendere a soli 43,7 milioni nel 2012. Mentre solo negli ultimi due anni c’è stato un qualche recupero, arrivando ai 297,4 milioni del 2014. Analogo andamento per il Fondo destinato alla non autosufficienza, che è passato dai 400 milioni di euro del 2010 al totale annullamento nel 2012, per poi risalire a 350 milioni nell'ultimo anno. Una ripresa del finanziamento pubblico importante ma se non integrata da azioni finalizzate alla riorganizzazione dei servizi e la ricerca di risorse nuove, non sufficiente a rispondere in modo adeguato alla crescente domanda di welfare a livello territoriale. Negli ultimi anni, noi Amministratori locali,  abbiamo cercato di trovare soluzioni e strumenti alternativi, che permettessero di mantenere inalterato il livello degli investimenti e dei servizi offerti. Ci siamo impegnati ad adottare tutti quegli strumenti offerti dal mercato e dalla legislazione che potevano consentirci di compensare le risorse che progressivamente venivano tagliate.  Ma oggi tutto ciò sta diventando difficile, molto difficile.  Ci misuriamo a livello locale con dinamiche economiche (ma anche sociali: si pensi in primo luogo alla demografia) che hanno un carattere nazionale ed europeo. Risulta evidente che la risposta a questi problemi non può dipendere esclusivamente dalle potenzialità endogene di una società locale che invecchia progressivamente, con tutte le conseguenze che non è difficile immaginare. A Torino, solo per fare un esempio, la popolazione ultrasessantenne e un terzo di quella totale, gli ultrasettantacinquenni  sono oltre  il 13% e  più del 40% dei nuclei familiari risulta composto da un’unica persona. Questa è la realtà con cui dobbiamo quotidianamente confrontarci. Una realtà che ci pone domande a cui, come amministratori pubblici, non possiamo esimerci dal dare risposte. Che cosa fare allora per non alzare bandiera bianca davanti al calo di risorse disponibili e mantenere il welfare locale ai livelli attesi dai cittadini? Innanzitutto rivedere il rapporto tra enti territoriali, competenze e risorse a loro attribuite;  poi ripensare al welfare considerando la compresenza attiva di una molteplicità di attori pubblici e privati, seppure posti a distinti livelli di governo. Altra misura riguarda la scelta di politiche economiche capaci  di sostenere finanziariamente la domanda privata di alcuni servizi, a condizione che i privati si facciano carico di una parte predeterminata della spesa e che ciò avvenga nell’ambito di una cornice istituzionale (per esempio erogatori e/o sistemi di servizi accreditati). Sostenibilità al welfare locale potrebbe venire anche dallo sviluppo di un sistema integrato e da fonti di finanziamento plurali (anche pubbliche e private insieme), in grado di integrare   politiche e servizi  sociali con politiche e  servizi per il lavoro.  Per favorire la canalizzazione di risorse verso il welfare locale risulterebbe assai utile il sostegno di un quadro normativo nazionale che prevede, ad esempio, misure di defiscalizzazione e decontribuzione.  Ecco, forse non è tutto, e altre soluzioni sicuramente possono essere cercate per disegnare il welfare di domani e, soprattutto, per individuare soluzioni che garantiscano un domani al welfare.
Elide Tisi
Vicepresidente Vicario Federsanità ANCI

Costi standard. Chilelli (Federsanità): “In Italia sono già realtà. Si implementi la rete per evitare nuovi tagli lineari”

Il Network N.I.San, è una rete finalizzata allo scambio di informazioni relative ai costi standard delle attività sanitarie. Oggi questo gruppo di lavoro, che ha prodotto delle vere linee guida, conta 25 aziende aderenti (per un totale di ben 40 ospedali). Il metodo prodotto da questo network oggi può essere replicato in qualunque struttura grazie a Federsanità Anci.

La crisi economica, di cui il nostro Paese è ancora vittima nonostante l’ottimismo di molti, costringerà a nuovi tagli sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e, se non si darà vita ad una riorganizzazione dei costi, ci ritroveremo di fronte all’ennesimo taglio lineare o come amo definire macrospecifico (un taglio lineare mal camuffato). In materia di costi standard è necessario avviare un processo di riflessione e contestualmente dare il via ad azioni concrete che trasformino quella che potremmo definire una cultura del finanziamento standard. Questo atteggiamento culturale porta ad una degenerazione qualitativa dell’offerta sanitaria, senza contare che ogni efficienza del paese o qualunque innovazione in termine di gestione dei costi viene svilita e danneggiata da finanziamenti basati ancora su elementi quantitativi e non qualitativi.

Non ci sono più scuse e se qualcuno crede che scegliere il percorso dei costi standard possa mettere in pericolo una tenuta del sistema, venga a vedere il successo di iniziative come N.I.San., di cui dopo racconterò. Insomma, è necessario avviare un processo di eguaglianza sanitaria che passa attraverso la necessità di valorizzare chi lavora bene e mettere in condizione gli altri di emularlo. Un processo meritocratico e democratico che migliorerà la gestione della cosa pubblica in ambito sanitario.

Sono entusiasta di alcune delle dichiarazioni del Direttore Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, Renato Botti, il quale ha chiarito come quando si parla di costi standard bisogna uscire dalla logica della mera siringa, ma determinare il rapporto tra costo e qualità del servizio erogato. Ma tengo a sottolineare che la confusione e l’assenza di una determinazione chiara ci ha portato in questi anni ad una stato confusionale che ha provocato diseguaglianze anche all’interno delle singole regioni, poiché non si riesce a misurare l’efficienza e a dare a questa un valore chiaro.
Cosa succederà se vi sarà una nuova riduzione del Fondo per il Servizio Sanitario Nazionale? Come faremo a tagliare senza parametri oggettivi di efficienza? Succederà che ricorreremo nuovamente a tagli lineari che di norma penalizzano chi è maggiormente efficiente (è già successo molti anni fa ai Comuni che avevano esternalizzato i servizi pubblici locali). Senza considerare il danno concreto che subiranno i cittadini stessi.

Esiste tuttavia un possibilità per dare vita ad un vero processo di efficientamento e standardizazzione dei costi sanitari. Questa possibilità è nata sei anni fa grazie alla volontà di tre Direttori Generali di Aziende Sanitarie, Adriano Lagostena, Domenico Francesco Crupi e Adriano Marcolongo che, insieme alla competente collaborazione del Professor Alberto Pasdera, hanno dato vita al Network N.I.San.. Il Network Italiano Sanitario per la condivisione dei costi standard è una rete finalizzata allo scambio di informazioni relative ai costi standard delle attività sanitarie. Oggi questo gruppo di lavoro che ha prodotto delle vere linee guida conta 25 aziende aderenti (per un totale di ben 40 ospedali) ed è la terza banca dati europea sulla misurazione dei costi effettivi con all’interno oltre tre milioni di ricoveri.

Il metodo prodotto da questo network di aziende sanitarie oggi può essere replicato in qualunque struttura grazie a Federsanità ANCI che ha industrializzato la procedura e la base informativa. Così oggi il trasferimento di competenze è estremamente breve e poco costoso e sarebbe auspicabile che ogni Azienda Sanitaria adottasse questo modello per evitare quegli iniqui tagli lineari che tanto male fanno al Servizio Sanitario Nazionale. Insomma, i costi standard in Italia esistono già, basta avere la volontà per avviare questa piccola rivoluzione della governance aziendale. Venticinque Direzioni aziendali hanno avuto il coraggio di affrontare questo spinoso tema aderendo al Network N.I.San., non resta che seguirli.
 
Enzo Chilelli
Direttore Generale
Federsanità ANCI 

La Regione Piemonte avvia il riordino dell’assistenza ai pazienti psichiatrici

Il riordino prevede l’individuazione di tre tipologie di strutture residenziali psichiatriche sulla base dell’intensità terapeutico riabilitativa dei programmi attuati e dei livelli di intensità assistenziale:

struttura residenziale psichiatrica per trattamenti terapeutico riabilitativi a carattere intensivo; struttura residenziale psichiatrica per trattamenti terapeutico riabilitativi a carattere estensivo; struttura residenziale psichiatrica per interventi socio riabilitativi, con differenti livelli di intensità assistenziale, articolata in tre sotto tipologie, con personale sociosanitario presente nelle 24 ore, nelle 12 ore, per fasce orarie.

Antonio Saitta e Augusto Ferrari: “Regole certe non per risparmiare, ma per spendere meglio”

La Regione Piemonte riordina il settore dell’assistenza ai pazienti psichiatrici, “un impegno irrinunciabile – dice l’assessore alla sanità Antonio Saitta – sia perchè rientra nei programmi operativi imposti dal tavolo ex Massicci, sia perché da troppo tempo in Piemonte non si riusciva a disciplinare l’intera filiera dei servizi residenziali psichiatrici presenti sul territori, definendone i requisiti autorizzativi e di accreditamento, i criteri di accesso, il regime tariffario e la funzione di vigilanza e controllo. Non pensiamo di risparmiare, ma di spendere meglio i soldi pubblici”.

Attualmente in Piemonte sono presenti tre tipologie di strutture residenziali riservate ad accogliere i pazienti adulti affetti da patologie psichiatriche: i gruppi appartamento, le comunità alloggio e le comunità protette (di tipo A e B). Una delibera del 2009 accreditava le comunità protette e le comunità alloggio, rinviando la previsione di modalità autorizzative e di accreditamento per i Gruppi Appartamento, che quindi ad oggi non sono erano mai stati accreditati. Da un’ultima rilevazione e dall’analisi dei piani di attività (al dicembre 2014) la situazione risulta:
-  Gruppi Appartamento: il numero di strutture è pari a 355, con 1.365 posti letto e 440.184 giornate erogate;
-  Comunità Alloggio: il numero di strutture accreditate è pari a 21 con 208 posti letto e 111.691 giornate erogate;
-  Comunità Protette: il numero di strutture accreditate è pari a 64 (di cui 54 di tipologia B e 10 di tipologia A) con un totale di 1.263 posti letto e 250.896 giornate erogate.

“Su questo settore - aggiunge Saitta - c’è una forte attenzione da parte della Conte dei Conti e la Giunta Chiamparino si era impegnata fin dall’insediamento a fare chiarezza e rimettere ordine. Del resto è un settore che impegno ogni anno 200 milioni di euro del fondo sanitario ed io
sento forte la necessità di  capire come vengono spese le risorse pubbliche. Per questo partiamo facendo una fotografia dell’esistente, che ad oggi manca, garantendo il mantenimento dello status quo fino a fine anno, ma dal 2016 entreranno in vigore le nuove regole”.

“Questa riforma era necessaria e doverosa - spiega l’assessore alle politiche sociali Augusto Ferrari – contiene un processo di accompagnamento proprio grazie alla fase transitoria fino a tutto il 2015 soprattutto per consentire ai gruppi di appartamento di accreditarsi continuando a lavorare alle attuali condizioni. Nessuna mannaia quindi, ma nuove regole certe e chiare dal prossimo anno, dopo il necessario confronto con i Comuni e gli Enti gestori dei servizi socio assistenziali. Ci sarà un ulteriore provvedimento di Giunta specifico sui gruppi appartamento e sui temi della compartecipazione successivo ad un momento di confronto e di approfondimento con i Comuni e i Consorzi dei servizi socio-assistenziali.”

In Piemonte risulta un numero di posti di assistenza psichiatrica anche superiore ai parametri nazionali (l’indicatore di fabbisogno fissato nel “Progetto obiettivo tutela salute mentale” definiva un rapporto ottimale di 1 posto di assistenza residenziale ogni 5.000 abitanti, oggi si rileva una
dotazione esistente media di 3,2 posti ogni 5.000 abitanti). Saitta ha sottolineato che sul territorio “risulta anche la presenza di alcune RSA che accolgono utenti con patologie psichiatriche nonostante siano dedicate ad accogliere altre tipologie di pazienti” Il riordino prevede l’individuazione di tre tipologie di strutture residenziali psichiatriche sulla base dell’intensità terapeutico riabilitativa dei programmi attuati e dei livelli di intensità assistenziale:

struttura residenziale psichiatrica per trattamenti terapeutico riabilitativi a carattere intensivo; struttura residenziale psichiatrica per trattamenti terapeutico riabilitativi a carattere estensivo; struttura residenziale psichiatrica per interventi socio riabilitativi, con differenti livelli di intensità assistenziale, articolata in tre sotto tipologie, con personale sociosanitario presente nelle 24 ore, nelle 12 ore, per fasce orarie.

Le prime due sono strutture sanitarie, la terza tipologia è di natura soci-osanitaria. Le Comunità Protette di tipo A e B confluiranno nelle prime due tipologie, mentre i gruppi appartamento e le comunità alloggio nella, invece, in quella socio sanitaria Per le Comunità Protette, inoltre, viene rivisto il sistema di classificazione dell’utenza, adeguandolo ai nuovi bisogni, attraverso un sistema che considera il livello di intensità assistenziale e di intensità terapeutico riabilitativa necessaria, prevedendone tre livelli. Coerentemente, viene aggiornato il sistema dei requisiti specifici di accreditamento ed il sistema tariffario. Nel caso dei Gruppi Appartamento, invece, vengono definiti i sistemi autorizzativi e di accreditamento fino ad oggi mancanti e le tariffe.

Federsanità Anci. Donazione organi "Una scelta in Comune"

Federsanità ANCI è stata promotore del progetto "Una scelta in
comune" che rende gli uffici anagrafe dei Comuni italiani punti di raccolta
e di registrazione delle dichiarazioni di volontà in merito alla donazione
di organi e tessuti. Questa la sezione che è sul nostro sito nazionale:
http://www.federsanita.it/html/scelta_comune/it/una_scelta_in_comune.asp

Federsanità ANCI è stata promotore del progetto "Una scelta in
comune"
che rende gli uffici anagrafe dei Comuni italiani punti di raccolta
e di registrazione delle dichiarazioni di volontà in merito alla donazione
di organi e tessuti. Questa la sezione che è sul nostro sito nazionale:
http://www.federsanita.it/html/scelta_comune/it/una_scelta_in_comune.asp

Il Piemonte vince, con l’Aou Maggiore della Carità di Novara la “Gerbera d’Oro 2015”

Il premio della Fondazione Gigi Ghirotti è stato assegnato all’azienda ospedaliera universitaria di Novara per il progetto realizzato da EuroPain Laboratory in occasione della Giornata Nazionale del Sollievo che si celebra il 31 maggio 2015

Questa mattina, in occasione della presentazione della XIV Giornata Nazionale del Sollievo in programma domenica 31 maggio, la Fondazione Gigi Ghirotti e la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, hanno assegnato il premio “Gerbera d’oro 2015” alla Regione Piemonte e in particolare all’Azienda Ospedaliera Universitaria di Novara per il progetto “Assistenza sanitaria transfrontaliera in Algologia”, realizzato da EuroPain Laboratory.

La “Gerbera d’oro” è un riconoscimento assegnato ogni anno dalla Fondazione Gigi Ghirotti (intitolata al giornalista del quotidiano “ La Stampa”, morto nel 1974 a 54 anni dopo una lunga malattia) alle strutture sanitarie che, proprio partendo dalla centralità della persona malata, si sono distinte nel sollievo e nell’affrancamento dal dolore inutile non solo con le cure palliative ma anche con il sostegno psicologico e quel bene prezioso che è la capacità di rapportarsi umanamente.

 Il premio è stato assegnato al progetto EuroPain Laboratory – un gruppo di medici con esperienza ultra ventennale in algologia coordinato dalla dottoressa Rossella Marzi, responsabile della SCDO Terapia del dolore dell’Aou di Novara, in quanto progetto d’avanguardia per la lotta al dolore in Italia e in Europa: “L’eccellenza, la professionalità e la competenza delle persone che partecipano al progetto – si legge nella motivazione - nonché la considerazione della terapia del dolore come servizio alla persona trasversale a tutte le aree terapeutiche, contraddistinguono questo Progetto che consente di estendere l’applicazione della legge 38 oltre i confini italiani”.

 La Giornata nazionale del Sollievo, promossa dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dal Ministero della Salute e dalla Fondazione Gigi Ghirotti, è finalizzata a “promuovere e testimoniare, attraverso iniziative di sensibilizzazione e solidarietà, la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale in favore di tutti coloro che stanno ultimando il loro percorso vitale, non potendo più giovarsi di cure destinate alla guarigione”. La novità di quest’anno è “Il Manifesto del sollievo” che ogni Regione diffonde sul proprio territorio

 Per il Presidente Sergio Chiamparino: “ La Conferenza delle Regioni promuove la Giornata del Sollievo nella convinzione profonda che sia utile mantenere alta l’attenzione sul tema delle cure per chi soffre. E’ un fatto di civiltà per il servizio sanitario nazionale e di dignità per il paziente. Con soddisfazione, anche quest’anno siamo riusciti a coinvolgere molte strutture in tutt’Italia che lavorano con dedizione e con grande sensibilità su questo fronte.”

 “È un orgoglio l’assegnazione della Gerbera d’oro a una struttura della nostra Regione – ha sottolineato l’assessore Antonio Saitta -  che ha una consolidata tradizione nel campo delle cure palliative e dalla terapia del dolore. Ho conosciuto la dottoressa Rossella Marzi che con il suo gruppo svolge un prezioso lavoro presso l’ospedale di Novara, una vera eccellenza della nostra sanità pubblica regionale. La Giornata del Sollievo rappresenta l’occasione per una riflessione su un tema che coinvolge i malati e le loro famiglie. Continueremo il nostro impegno per consentire a chi sta male di poter evitare sofferenze inutili. Un grazie particolare agli operatori della nostra Regione per il loro impegno quotidiano e peri risultati raggiunti.”

 In Piemonte è attiva anche una Rete regionale di Cure palliative, articolata su tutto il territorio.

Numerose anche quest’anno le iniziative organizzate nelle singole aziende sanitarie regionali.

L’elenco è disponibile sul sito:

 http://www.regione.piemonte.it/sanita/cms2/notizie-87209/notizie-dalle-asl-e-dalle-aso/3308-22-5-2015-settimana-nazionale-del-sollievo-le-iniziative-in-piemonte

Federsanità Anci al Forum Pa. Del Favero: “Strada da seguire è l’innovazione e l’integrazione sociosanitaria”

Si è tenuta martedì 26 a Roma, presso il Forum PA, l'Assemblea Nazionale di Federsanità ANCI e la Tavola Rotonda sull’approccio del progetto STOPandGO che vede l’Italia tra le apripista del procurement di servizi sanitari innovativi.

Il Presidente Angelo Lino Del Favero ha introdotto i lavori auspicando una coesione dei Direttori di tutte le Federazioni regionali in modo che Federsanità ANCI possa divenire il centro di offerta di servizi di qualità per ogni azienda sanitaria italiana. "Federsanità ANCI - ha detto tra l'altro Del Favero - sta svolgendo progetti con vari partner istituzionali, dal Ministero della Salute a quello dell'Ambiente, fino ai progetti europei, come STOPandGO, e continuerà nei prossimi anni su questa strada, dando il proprio contributo all'integrazione delle politiche della salute con quelle sociali".
 
Nel corso della mattinata è stato inoltre affrontato il tema dell’innovazione dei modelli di cura. In particolare, grazie all’intervento di Lorenzo Terranova, Direttore del Centro Studi di Federsanità, è stata evidenziata la necessità di cambiamento nel sistema sanitario al fine di preservarne la sostenibilità, mentre il Direttore Generale Enrico Desideri ed il Direttore Sanitario Giuseppe Noto hanno fornito una riflessione dal punto di vista strategico ed organizzativo sui percorsi di innovazione da attuare.
Successivamente Angelo Rossi Mori, Coordinatore dei partner italiani, ha presentato ai direttori generali delle aziende sanitarie il progetto "StOPandGO", cofinanziato dalla Commissione europea nell'ambito delle politiche di sviluppo dell'Information and Communication Technology. Obiettivo principale del progetto è quello di mettere a punto specifiche comuni a tutti i paesi dell'Unione per la definizione di appalti pubblici innovativi in ambito sociosanitario.
Federsanità ANCI sta coordinando tre sperimentazioni concrete nelle Asl Roma D, Asp Catanzaro e con l'Arsan, l'Agenzia regionale sanitaria della Campania. La Asl Roma D sta per lanciare una "Open Market Consultation" con la quale sarà possibile acquisire le informazioni sulle migliori soluzioni tecniche offerte dalle aziende ICT nel settore dei servizi sociosanitari per gli anziani. "In questo modo - ha affermato il Direttore Generale Vincenzo Panella - potremo promuovere modelli assistenziali innovativi e incentivare il lavoro di rete tra medici, familiari e le altre figure di cura".
 
A Catanzaro, ha annunciato il Direttore del servizio informativo della locale Asp Giuseppe Romano, si sta lavorando all’acquisizione di servizi sanitari e sociali potenziati dalle tecnologie digitali per gli anziani in cura presso la Casa della salute. "Attraverso l’utilizzo appropriato delle tecnologie digitali non solo promuoveremo il coordinamento tra i setting assistenziali - ha commentato Romano - ma favoriremo la medicina di iniziativa ed il self-care del paziente, al fine di creare le condizioni ottimali per preservare l’autonomia dell’anziano e favorire l’invecchiamento attivo e in salute”.

La sperimentazione curata dall’ARSAN, illustrata dall’Ing. Mariangela Contenti, verrà realizzata in collaborazione con le aziende sanitarie campane e interesserà vari percorsi assistenziali. In via preliminare, le tre aree di applicazione riguarderanno le dimissioni protette, la teleassistenza domiciliare e l’empowerment e coaching per la gestione dei primi stadi delle cronicità. Le gare d’appalto verranno predisposte e gestite in collaborazione con SO.Re.Sa, centrale di committenza regionale

Pronto il Piano regionale di prevenzione. Saitta: “Una visione strategica per la salute del Piemonte”

Sono dieci i programmi di lavoro che la Regione Piemonte intende sviluppare all’interno del Piano regionale della prevenzione che a breve, entro fine mese, sarà approvato dalla Giunta: “dopo un confronto con il Ministero – spiega l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta – abbiamo concentrato l’attenzione sui temi della salute declinati nelle scuole (in Piemonte ci rivolgiamo a circa 600mila alunni di cui il 13% stranieri, 51mila insegnanti e qualche migliaio il personale non docente), comunità e ambienti di vita, ambienti di lavoro e prevenzione sanitaria, screening della popolazione del Piemonte, lavoro e salute, ambiente e salute (ad esempio esposizione all’amianto), malattie infettive, sicurezza alimentare”.

Il documento di visione strategica prende l’avvio dal recepimento, avvenuto in Giunta già a dicembre scorso, del Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 e tutti i programmi saranno sviluppata a livello regionale e locale attraverso programmazioni annuali; “tantissimi i campi di intervento, partendo dai dati che già possediamo sulla popolazione piemontese” precisa l’assessore Saitta.

Nel 2012, un bambino nato in Piemonte poteva contare su un’attesa di vita di 79,6 anni, una bambina di 84,4 anni. Nello stesso anno, un uomo di 65 anni aveva un’aspettativa di vita di ulteriori 18,3 anni, una donna di 21,8. “Valori – dice Saitta - in costante miglioramento nel tempo: in soli 5 anni, gli uomini piemontesi hanno guadagnato quasi un anno di speranza di vita, le donne 0,3 anni. Le ragioni di questo continuo miglioramento sono molteplici; certamente la diminuzione della mortalità infantile, che ha raggiunto in Italia, ma soprattutto in Piemonte, valori tra i più alti al mondo gioca un ruolo importante, ma tra le cause principali c’è anche la riduzione della mortalità nelle fasce più giovanili per incidenti stradali, cause correlate all’uso di droghe e infortuni sul lavoro”.

Il piano della prevenzione interverrà soprattutto sugli stili di vita: ad esempio, sappiamo che tra gli adulti (18-69 anni) in Piemonte più di una persona su 3 è in eccesso ponderale, un allarme che negli ultimi anni non mostra variazioni significative tra gli adulti ma neppure tra i bambini (in III elementare nel 2013 in Piemonte erano in sovrappeso il 20,3% degli alunni, e l’8% erano già obesi).

Per quanto riguarda il fumo di sigaretta, le azioni di contrasto hanno già prodotto una diminuzione della mortalità: nella popolazione adulta (18-69 anni) in Piemonte dal 2008 al 2013 i fumatori si sono ridotti dal 29% al 26% e gli ex fumatori dal 21% al 18%. Aumenta anche la porzione di popolazione di quanti non hanno mai fumato  nel corso della vita, mentre chi consuma bevande alcoliche, pur essendo in diminuzione, continua ad essere la maggioranza degli adulti: nel 2013 in Piemonte il 55% della popolazione tra 18 e 69 anni.

Collaborazione con Quotidiano Sanità

Cari colleghi

Come avrete visto, da gennaio, il Piemonte, prima regione ad attuarlo, ha avviato una speciale collaborazione con Quotidiano Sanità, il notiziario on line che è divenuto, nel giro di poco tempo, uno dei più importanti punti di riferimento della sanità nazionale.

Artefice di questa sperimentazione che sta trovando eco anche in altre Regioni, è stata Federsanità Anci Piemonte. La scelta è stata fatta per dare alle aziende sanitarie piemontesi il giusto e legittimo risalto alle loro attività e iniziative. Una scelta anche, per dare voce alle associazioni, alle società scientifiche e alle organizzazioni sindacali. Una pagina, insomma, che segue la traccia di comunicazione e informazione scelta dalla testata nazionale. L’aggiornamento in tempo reale di quanto accade nel panorama sanitario è quanto mai prezioso per chi lavora e opera nel nostro settore.

Il coordinatore della pagina piemontese, è Claudio Risso, direttore di Federsanità Anci Piemonte (335/6817209 – direttore@federsanita.piemonte.it). Ti chiederei se, cortesemente, il tuo ufficio stampa, laddove non lo avesse già fatto, potesse mettersi in contatto con lui per l’invio di materiale utile alla comunicazione delle vostre iniziative.

E’ un servizio in più che Federsanità Anci Piemonte offre alle aziende sanitarie regionali insieme alle altre attività di formazione e convegnistica che da tempo stiamo attuando.

Certo di trovare accoglienza in questa richiesta ti invio un caro saluto e con l’occasione ti auguro una serena Pasqua.

Piemonte - Sanità: sbloccati 85 milioni di euro di trasferimenti, fermi dal 2011

Sono stati sbloccati oggi trasferimenti di cassa per 85 milioni di euro, relativi ad adempimenti del 2011 fermi a Roma e mai erogati a causa di una serie di inadempienze cui la sanità piemontese non aveva mai ottemperato.
“Un altro piccolo grande passo dell’operazione credibilità che la Giunta Chiamparino persegue da mesi nei confronti del Tavolo ex Massicci che aveva commissariato la sanità piemontese della Giunta Cota e che ancora oggi ha potuto registrare con soddisfazione gli ulteriori progressi in materia di chiarezza nei conti e nei bilanci delle aziende sanitarie”. 

L’Assessore alla sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, commenta così le notizie positive che il direttore Fulvio Moirano, ha registrato questa mattina al Ministero dell’Economia dove ha illustrato nella seduta ordinaria del Tavolo ex Massicci  i pre-consuntivi 2014 dei bilanci delle aziende sanitarie che chiudono in equilibrio e le delibere sulla gestione sanitaria accentrata e consolidata dell’anno 2012 (quella del 2013 sarà approvata dalla Giunta nelle prossime settimane).

“Confido che nella prossima convocazione prima dell’estate – aggiunge Saitta – Roma sblocchi altri importanti risorse di cassa; nel frattempo lavoriamo alacremente per approvare la delibera sui nuovi tetti di spesa per il personale delle aziende sanitarie che, a maggio, ci consentirà di far partire le 600 assunzioni indispensabili nei nostri ospedali”.

Quindicimila euro a 12 studenti del Master in Economia sanitaria dell’Università di Torino e della Scuola Superiore di Scienze M

Un concorso di Federsanità Anci Piemonte nell’ambito di “Torino 2015 Capitale europea dello Sport”. La cerimonia di premiazione venerdì 20 marzo alle ore 9 nell’aula Magna della facoltà di Economia in corso Unione Sovietica

Un premio alle buone pratiche per la salute e il benessere con un occhio al risparmio. Un premio a 12 tesi, sei del Master in economia sanitaria e sei del la Scuola superiore di Scienze Motorie (SUISM) che hanno avuto come filo conduttore l’economia sanitaria da un lato e il benessere e la salute dall’altro. Il tutto nato da una collaborazione tra Federsanità Anci Piemonte che ha promosso l’iniziativa, il Master in Economia sanitaria dell’università di Torino e la Scuola Superiore di Scienze Motorie (SUISM). Il contesto è quello di “Torino 2015 Capitale europea dello sport” nel quale Federsanità Anci Piemonte è coinvolta attraverso un protocollo d’intesa per la realizzazione di eventi di carattere scientifico-divulgativo sui temi della promozione della salute.

 “Torino  Capitale europea dello Sport per il 2015 – afferma Stefano Gallo Assessore allo Sport della Città di Torino -. Quale migliore occasione per premiare 12 studenti che hanno concluso il loro corso di studi con tesi che ci danno la percezione di quanto si possa ancora fare in sanità per migliorare la prevenzione alle malattie croniche. E’ inoltre un piacere acclarare che Torino 2015 può essere il consolidamento del percorso di collaborazione sempre più intensa tra il Comune,  l’Università e il Politecnico”.

“Federsanità Anci Piemonte premierà 12 studenti con 15 mila euro complessivi – illustra il presidente dell’associazione regionale Maurizio Dore -. Per noi e dunque per tutte le aziende sanitarie ma anche per i Comuni che rappresentiamo si tratta di un investimento su progetti che trattano temi di prevenzione, cura ed economia sanitaria. E’ fondamentale che si uniscano le forze per puntare sulla prevenzione per far sì che le persone possano stare meglio e, di conseguenza, avere un minore accesso ai servizi sanitari con un significativo risparmio per l’intero sistema”.

Dialogo sull'innovazione in sanità

Nell’ultimo Esecutivo di Federsanità ANCI abbiamo dato ampio spazio al tema dell’evoluzione del sistema sanitario attraverso quello che abbiamo definito un “Dialogo sull’innovazione in sanità”. Lo abbiamo fatto alla presenza del dr. Massimo Casciello, Direttore generale della Direzione generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica del Ministero della Salute. Un’occasione unica di scambio per parlare in particolare delle evoluzioni previste dal Patto per la Sanità Digitale e di cosa questo comporterà nelle nostre strutture sanitarie territoriali.

In veste di delegato al Coordinamento per le Tecnologie Sanitarie, ho introdotto i lavori presentando lo scenario nel quale si collocava il nostro ragionamento. A partire dagli imprescindibili dati sociodemografici che evidenziano un progressivo invecchiamento della popolazione a fronte di una costante riduzione della spesa sanitaria, abbiamo riflettuto sul livello di investimenti in sanità digitale che in Italia nel 2013 sono stati pari a 1,17 miliardi di €, diminuiti del 5% rispetto al 2012, e incidendo appena per l’1,1% sul totale della spesa sanitaria pubblica. L’Italia spende 19,72 € ad abitante contro i 70 € della Danimarca e i 60 € della Gran Bretagna. Gli investimenti poi si concentrano in ambiti quali la cartella clinica elettronica e i sistemi di front end, mentre solo cifre residuali vengono destinate a servizi strategici quali teleassistenza e mobile health.

A partire da tutto ciò in Federsanità ANCI è stato attivato un gruppo di lavoro dedicato all’eHealth che ha elaborato 10 proposte presentate al fine di rendere il Patto per la Sanità Digitale uno strumento a servizio dell’evoluzione del sistema sanitario nazionale.
Le proposte riguardano azioni di sistema, ricerca dell’efficacia e incentivi/disincentivi per la digitalizzazione alla sanità. Per lo specifico dei contenuti rinvio al documento completo, evidenziando alcuni aspetti salienti.
Il gruppo di lavoro evidenzia almeno quattro punti necessari per innovare la sanità. In primo luogo la necessità di concentrarsi sulla centralità del dato, ma anche, e soprattutto, di migliorare la governance della sanità elettronica attraverso un tavolo di coordinamento dal forte commitment politico, capace di indicare le priorità ed il relativi incentivi. È necessario inoltre offrire nuovi servizi ai cittadini, che siano concepiti già come servizi digitali e non applicare modalità digitali a vecchi servizi. Infine, serve che il concetto di buona prassi territoriale possa diventare replicabile in modo uniforme ed integrato. In particolare, il gruppo di lavoro evidenzia come occorra aumentare l’impatto sui sistemi di gestione delle reti di patologia dato che è fondamentale favorire la condivisione dei dati clinici del paziente tra medici di vari livelli di cura.
Tra le proposte emergono quelle riguardati il sistema incentivante per la digitalizzazione: vanno accelerati i processi di dematerializzazione delle cartelle cliniche, i pagamenti elettronici, il processo di centralizzazione delle procedure di gestione del bilancio e del personale a livello regionale e le azioni previste dovrebbero essere inserite nelle penalizzazioni previste per le Regioni inadempienti rispetto ai debiti informativi.
Per quanto riguarda la ricerca clinica un aspetto cogente, emerso in quanto richiede un’accelerazione, è la misurazione dei costi effettivi di esercizio per le singole prestazioni, unica soluzione individuata per evitare tagli lineari e operare attraverso tagli selettivi.
Infine, sottolineo le azioni di sistema proposte che riguardano la costituzione di un nomenclatore delle cure primarie ed una SDO territoriale, l’adozione di PDTA a livello di aziendale sanitarie e l’attivazione di uno specifico tariffario per la telemedicina.
Complessivamente l’incontro è stato un’occasione significativa di confronto con il dr. Casciello che ha prestato particolare attenzione alle proposte, apprezzando lo sforzo prodotto da Federsanità ANCI e garantendo il proprio supporto affinché le proposte vengano esaminate nelle opportune sedi.

Claudio Dario
Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Padova
Delegato al Coordinamento delle Tecnologie Sanitarie Infrastrutturali/HTA/ICT di Federsanità ANCI

SAITTA: “INIZIA UNA NUOVA FASE PER LA SANITÀ PIEMONTESE:
LE 600 NUOVE ASSUNZIONI FINALIZZATE  ESCLUSIVAMENTE A  RIDURRE LE LISTE
D’ATTESA”

“Oggi da Roma abbiamo avuto la conferma di quanto già annunciato in
occasione della recente riunione del Tavolo ex Massicci: abbiamo
ufficialmente il via libera per procedere alle nuove assunzioni di
personale sanitario e le Asr piemontesi potranno assumere 600 persone tra
medici, infermieri e operatori socio sanitari”: questo il commento
dell’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta alla comunicazione
giunta quest’oggi del verbale all’incontro di verifica con il Tavolo ex
Massicci che si è svolto a Roma la scorsa settimana. “Abbiamo inviato una
lettera a tutti i Direttori generali delle Asr ai quali chiedendo loro di
indicarci quali sono le criticità più importanti rispetto alla liste
d’attesa (sia diagnostica sia interventistica). Le nuove assunzioni,
infatti, non saranno a pioggia ma vincolate a un obiettivo, ovvero far
aumentare significativamente l’attività sanitaria che si è andata riducendo
in questi anni in cui la Regione è stata sottoposta a piano di rientro. Il
personale dovrà essere assegnato sulla base di una dimostrazione precisa
della possibilità di ridurre i tempi di attesa”.
Una volta segnalate dalle Aziende le varie criticità, seguirà una puntuale
verifica da parte dell’assessorato e, quindi, l’adozione da parte della
Giunta regionale della definizione dei tetti di spesa del personale per
singola azienda. “In Piemonte sono quattro anni che non si assume più –
conclude l’assessore Antonio Saitta – e siamo ben consapevoli della
difficile situazione a cui il personale sanitario è sottoposto da troppo
tempo. La possibilità di tornare ad assumere costituisce un’importante
boccata d’ossigeno per tutto il sistema ed è il frutto del lavoro fatto in
questi mesi, sia con le delibere sul riordino della rete ospedaliera sia
sul versante dei risparmi (coordinamento di appalti e acquisti, bandi,
etc.). Sarà così possibile concretizzare 600 assunzioni, che sono quelle
che possiamo garantire con le risorse che abbiamo risparmiato in modo
strutturale, grazie all’operazione di contenimento dei costi fatta in
questi mesi. Inizia, finalmente, una nuova fase per la sanità piemontese:
dopo anni in cui si è risparmiato solo sul personale riducendo l’attività
sanitaria e facendo esplodere le liste d’attesa, ora, grazie ai risparmi
ottenuti dal contrasto agli sprechi e da una gestione più efficiente,
possiamo tornare a far crescere l’attività dei nostri ospedali e dare
risposte migliori ai bisogni di salute dei cittadini”.

Sla. Saitta e Ferrari: “In attesa del riparto del fondo nazionale, le Asl anticipino i contributi a sostegno dei malati”.

La legge di Stabilità ha previsto uno stanziamento di 400 milioni di euro per l’anno 2015 del Fondo per le non autosufficienze, anche per  per gli interventi a sostegno delle persone affette da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). In attesa che il Decreto

relativo all’erogazione del Fondo per le non autosufficienze venga firmato dai Ministri competenti, con la relativa indicazione delle risorse destinate alla Regione Piemonte, per non pregiudicare ulteriormente la situazione di persone in condizione di non autosufficienza così grave, l’assessore alla Sanità, Antonio Saitta e l’assessore alle Politiche sociali, Augusto Ferrari, hanno invitato- con una lettera indirizzato ai Direttori generali- le Aziende sanitarie locali a non interrompere i progetti a sostegno dei malati di Sla, anticipando i contributi previsti dalla legge.

La Regione provvederà non appena possibile al riparto del Fondo per le non autosufficienze per l’anno 2015 e fornirà indirizzi per la successiva imputazione e copertura delle spese.

Federsanità Anci - Il ruolo degli Enti Locali nella sfida sociosanitaria

Il punto della vicepresidente Elide Tisi sul ruolo degli enti locali nel socio-sanitario.

Lo scorso 17 dicembre si è svolto il primo incontro dei Responsabili di area del Forum degli Enti locali, con la partecipazione, oltre la mia persona, di: Emanuela Fracassi, Assessore Comune di Genova; Betty Leone, Assessore Comune dell’Aquila e Agnese Ciulla, Assessore Comune di Palermo. Un’occasione fondamentale per discutere dell’importanza dell’integrazione sociosanitaria e del ruolo chiave che in ambito di tutela della salute, i Comuni possono avere nella cura del cittadino, soprattutto visto l’aumento di  patologie croniche e dell’invecchiamento della popolazione, sempre più spesso associate a condizioni di fragilità sociale o economica. Ruolo che potrà portare importanti benefici solo se Aziende sanitarie e Comuni avranno la capacità di parlare la stessa lingua.
Le sfide che il contesto economico ci pone dinanzi sono veramente significative. La grave crisi finanziaria degli ultimi anni ha, infatti, generato nuovi fabbisogni di protezione sociale (nuovi poveri, migranti,ecc…) che, associati ai bisogni già esistenti, richiedono un ripensamento del nostro Welfare e, nello specifico, del paradigma tecnico-culturale delle azioni a carico sia dei servizi sociali che di quelli sanitari. Un’emergenza faticosa da gestire, se si pensa all’importante riduzione delle risorse finanziarie che ha coinvolto sia gli Enti locali che le ASL e, talvolta, l'improprio trasferimento  ai Comuni di richieste di persone con patologie sanitarie. Esempio ne sono in particolare le prestazioni relative all'area della cronicità, non autosufficienza, patologie invalidanti, psichiatriche o a favore di minori, donne, famiglia, anziani, HIV, ricomprese nei Livelli essenziali di assistenza/LEA sanitari, ma oggi spesso a carico di Comuni e cittadini.  Per questo è necessario che i LEA sanitari e socio-sanitari vengano garantiti  da risorse del Fondo sanitario nazionale, pur prevedendo quote di compartecipazione alla spesa.  Allo stesso tempo, è necessario lavorare affinché gli stessi siano assicurati su tutto il territorio nazionale. Non dimentichiamo che il Patto della Salute, all’articolo 6, nel declinare  l’integrazione sociosanitaria, pone un preoccupante  vincolo alle  risorse disponibili, limitando di fatto l'esigibilità delle  prestazioni sanitarie  per malati cronici, siano esse le prestazioni residenziali, semi residenziali, diurne o domiciliari.
Uno scenario complesso, quindi, che richiede uno sforzo maggiore da parte di tutti gli attori coinvolti e la presentazione di proposte concrete utili a raggiungere l’unico obiettivo importante, quello del benessere dei cittadini, ma anche un quadro normativo chiaro che non discrimini le persone sulla base delle patologie e garantisca titolarità sanitaria, laddove vi sia una condizione di malattia.
Per quanto riguarda il ruolo degli Enti locali, nel corso della riunione sono emerse delle idee  condivise. Per prima cosa, l’aumento delle cronicità e l’invecchiamento della popolazione impongono di ragionare sulla necessità di un fondo ad hoc oppure di ri-finanziare il Fondo delle politiche sociali in maniera adeguata alle nuove necessità onde garantire adeguatamente l'integrazione e compartecipazione in capo ai Comuni, senza gravare esclusivamente sui Bilanci degli Enti locali già fortemente chiamati a coprire quote crescenti di spesa sociale anche dovuti agli effetti di impoverimento delle famiglie e alle sempre più numerose richieste di tutele per minori sia italiani che stranieri conseguenti ai recenti nuovi flussi migratori. Parimenti da approfondire il tema della compartecipazione con l’attivazione di spesa privata anche attraverso fondi sanitari integrativi e fondi pensione. In secondo luogo, per rispondere ad un processo di scollamento tra sociale e sanitario  è necessario che i Piani Assistenziali Individuali siano predisposti, laddove vi siano condizioni di fragilità sociale, attraverso il lavoro integrato di ASL e Comuni onde cogliere tutte le necessità del cittadino e impiegare tutte le competenze sia sanitarie che sociali necessarie. Fondamentale, poi, definire cosa vuol dire oggi integrazione sociosanitaria territoriale anche per risolvere situazioni dove le ASL rischiano  di ridurre il proprio intervento (es. neuropsichiatria infantile, salute mentale ....) e, soprattutto, estendere buone prassi già presenti sul territorio nazionale. Come necessario è ribadire la necessità del coinvolgimento dell’ANCI al Tavolo per la definizione dei LEA. Infine, come ultimo punto ma non meno importante, vi è l’esigenza di assicurare il coinvolgimento dei Comuni nella definizione del Patto per la Salute, in ragione delle ricadute sul territorio e al fine di garantire omogeneità ed esigibilità delle prestazioni sul territorio nazionale.

Permettetemi ancora una volta di ringraziare Federsanità ANCI per l’opportunità che mi è stata concessa e di augurarvi a nome di tutta la Federazione un caro e sereno Natale e un buon 2015.

Elide Tisi
Vicesindaco Comune di Torino
Vicepresidente Vicario Federsanità ANCI

POSTI LETTO DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE A VALENZA SANITARIA

Incontro della Direzione regionale Sanità con le Aziende sanitarie di Torino e area metropolitana.

Sono oltre 1330 i posti di letto di continuità assistenziale che in tutto il Piemonte verranno creati, entro il 2017, con la revisione della rete ospedaliera pubblica e privata.

Nel pomeriggio di oggi, dopo l’approvazione da parte della Giunta regionale della delibera che prevede la realizzazione della funzione di continuità assistenziale da parte delle Aziende sanitarie regionali, in assessorato si è svolto un incontro  con le otto Direzioni generali delle Aziende che fanno riferimento all’area di  Torino e area metropolitana.

Su indicazione del direttore regionale della sanità, Fulvio Moirano, è stato chiesto alle aziende di garantire un’operatività in via transitoria,  in attesa che venga definito l’accordo anche con i privati per la riconversione dei posti letto di post-acuzie da convertire in continuità assistenziale a valenza sanitaria.

“Abbiamo chiesto alle aziende di utilizzare in via prioritaria i posti letto per coprire le dimissioni ospedaliere e da Pronto soccorso, visto il periodo di festività” - ha dichiarato il direttore Moirano.

Nei prossimi giorni si terrà, inoltre, un incontro con le Aziende per concordare le modalità operative di dettaglio.

APPROVATO IL RIPARTO 2014 DEL FONDO SANITARIO

La Giunta del Piemonte ha approvato il riparto alle Aziende sanitarie del Fondo sanitario nazionale, per un totale di 8.038.119.584,49 euro.

 “ Nel documento approvato oggi dalla Giunta - sottolinea l’assessore Saitta- l’obiettivo  è attribuire alle Aziende le risorse di parte corrente 2014, dopo l’approvazione dei provvedimenti nazionali del 4 dicembre scorso relativi all’intesa sul Riparto 2014 riguardanti la quota indistinta, le quote vincolate alla realizzazione degli obiettivi del Piano sanitario nazionale e le quote premiali. L’altro obiettivo- aggiunge l’assessore- è migliorare progressivamente l’impiego dei parametri di allocazione delle risorse rispetto alle attività di competenza degli enti del SSR, agli obiettivi economici e sanitari, alle fonti di finanziamento, nel rispetto degli indirizzi di programmazione regionale e nazionale.”

Oltre alle consuete voci, quest’anno è stato maggiormente esplicitato il contributo regionale per la copertura del disavanzo dell’anno 2000.

Il riparto 2014 di assegnazione delle risorse di parte corrente  è stato definito per

·        garantire il mantenimento del livello di eccellenza del SSR

·        perseguire l’equilibrio della gestione delle aziende sanitarie, in

condizioni di efficienza ed appropriatezza

·        migliorare di conseguenza il finanziamento legato alle

particolarità delle singole aziende del SSR

Il riparto tiene conto di alcune modalità: livello di assistenza sanitaria collettiva in ambienti di vita e di lavoro, il livello di assistenza distrettuale e del livello di assistenza ospedaliera: in particolare il valore del finanziamento globale degli ospedali pubblici è stato definito con riferimento agli ospedali con Dea di II livello, Dea di I° livello anche tenendo conto dell’efficienza gestionale.

Tra le novità introdotte con la delibera approvata oggi, l’indicatore del fabbisogno di ricoveri. Alle aziende sanitarie regionali era già stato assegnata un trasferimento provvisorio a febbraio.

Polizza Colpa Grave per il personale medico delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere

In un mercato assicurativo in continua evoluzione ma anche caratterizzato da assicuratori che si affacciano al comparto del “med mal” per brevi periodi non fornendo garanzie di continuità e stabilità nel tempo, la nostra convenzione sottoscritta con i Lloyd’s of London si pone come una conferma di continuità in un settore che ha necessità di certezze.

Come ogni anno, Federsanità pensando ai propri associati, ha migliorato ulteriormente la propria convenzione di Colpa Grave per i medici offrendo un unico prodotto di Colpa grave e RC amministrativa contabile a condizioni estremamente vantaggiose:
 

• Massimale:

€ 5.000.000

• Retroattività:

10 anni

• Postuma:

2 anni gratuita (compresa retroattività)

• Attività intramoenia:

compresa

• Spese legali:

25% del massimale

• RC amministrativa amministrativa-contabile:

compresa

 

 

Esempi di premi annui lordi:

 

• Dirigente Medico

€ 536

• Comitato Etico

€ 536

• Dirigente Sanitario non medico

€ 365

• Medici Specializzandi

€ 268

• Medici Convenzionati

€ 268

 
Adesione rapida ed in pochi click o preventivazione senza registrazione: Cliccando nel link potrai accedere e provvedere on line direttamente dalla quotazione all’emissione della tua polizza on line, con la possibilità di firmare digitalmente la tua polizza, senza dover scambiare documenti cartacei per posta.

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LOTTA ALL’AIDS, IN REGIONEI RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI

L’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, ha incontrato oggi i rappresentanti di alcune associazioni (Anlaids, Arcigay, Arcobaleno Gay) attive sul fronte della lotta anti Aids.

Le associazioni hanno chiesto all’assessore Saitta di attivare la Consulta Hiv/Aids prevista in una delibera della Giunta regionale del 2009 ma che di fatto non è mai stata istituita.

Ampia disponibilità  a collaborare è stata assicurata dall’Assessore che si è anche impegnato a porre la questione del finanziamento per le attività di prevenzione a livello nazionale, nell’ambito della Commissione salute composta dagli assessori alla Sanità delle regioni. 

All’incontro era presente anche un infettivologo dell’ospedale Amedeo di Savoia. “Ribadisco- ha detto Saitta- che non c’è alcuna intenzione di ridurre l’attenzione della sanità rispetto alle malattie infettive. Occorre garantire continuità: nessuna struttura, e  questo vale ovviamente anche per l’Amedeo di Savoia, chiude se non si trova una soluzione che garantisca la prosecuzione dell’attività attualmente erogata.”

“Non intendiamo disperdere – ha aggiunto Saitta-  il patrimonio di conoscenze specialistiche e di servizi che questo ospedale storicamente offre, ma puntiamo ad integrarlo in un contesto che ne valorizzi le sue riconosciute eccellenze nella cura dei pazienti sieropositivi, come il laboratorio di analisi specializzato.”

In Piemonte, in base ai dati resi noti dal SeReMi in occasione della Giornata mondiale della lotta all’Aids il 1° dicembre, ogni anno circa 300 persone scoprono di aver contratto l’HIV. Nel 2013 sono stati 314, pari a un tasso di incidenza di 7,2 casi ogni 100.000 abitanti. In Piemonte, questa infezione è tra le prime dieci patologie infettive segnalate, la terza tra i giovani uomini dai 25 ai 34 anni di età.

All’inizio del 2014 più di 8.200 persone vivevano con l’infezione da HIV nella nostra regione. La prevalenza di circa 2 casi ogni mille abitanti, paragonabile a quella stimata a livello nazionale, è in costante crescita nell’ultimo decennio ed è raddoppiata rispetto a quella stimata nel 1999.

Nella nostra regione, così come a livello nazionale ed europeo, l’infezione si trasmette prevalentemente per via sessuale, questa modalità riguarda quasi il 90% dei casi del 2013.

In Piemonte esiste una rete di nove Centri di prevenzione delle Malattie sessualmente trasmissibili: 3 a Torino e 6 nel resto della regione: Asti, Biella, Cuneo, Novara, Verbania  e Vercelli.

I Centri MST garantiscono l’accesso agli utenti con un orario prefissato per un minimo di  tre giorni la settimana e offrono la possibilità di accedere direttamente alle prestazioni ambulatoriali senza prenotazione e senza impegnativa del medico di medicina generale. Garantiscono, inoltre, su richiesta, l’anonimato secondo le vigenti norme.  

Per evitare che l’accesso ai Centri MST sia limitato dal costo delle prestazioni, sono assicurate la gratuità, per gli utenti a rischio, delle visite, dei test diagnostici e di alcune terapie come da protocollo regionale. 

I Centri MST provvedono alla somministrazione diretta di alcuni farmaci per avviare la cura e interrompere la catena di contagio, facilitano la presa in carico del  paziente da  parte dei centri  specialistici  (nel  caso di diagnosi di patologie croniche particolari (es. HIV)), offrono assistenza ai partner dei pazienti con IST (Infezioni Sessualmente Trasmesse) proponendo loro i controlli e le eventuali cure necessari.

Maurizio Dore: "Un sistema sanitario a tre gambe? Meglio quattro"

Vorrei rispondere a Giuseppe Zuccatelli, l'immagine organizzativa proposta di un SSN a tre gambe mi pare non solo impraticabile ma foriera di un peggioramento progressivo della qualità delle cure

Zuccatelli si è dimenticato che una struttura per reggersi compiutamente e stabilmente ha necessità di avere quattro gambe, la gamba perduta è rappresentata dall' assistenza ospedaliera, non si può pensare di immaginare, come è stato fatto un sistema sanitario nazionale senza ospedali, la visione rappresentata mi sembra un po' miope.

I luoghi delle cure non sono solo rappresentati dal settore emergenza, dalla prevenzione e dalla post acuzie ricomprendendo in questo la cronicità.

È solo da un giusto mix di offerta che scaturisce una buona sanità, a meno che non si voglia dimostrare che le patologie acute non esistano, per fare ciò non credo che un decreto di qualsivoglia natura possa modificare l'evoluzione di quelle malattie che esordiscono acutamente. Il modello proposto farebbe intravedere il diretto passaggio dal settore emergenza a quello delle post acuzie e della cronicità, ovvero il paziente o viene accolto in un DEA/PS o si reca direttamente in una RSA. Zuccatelli poi si ravvede prevedendo che i medici si formino negli ospedali, ma se aveva appena detto che il sistema a tre gambe non li avrebbe previsti?

La visione di Zuccatelli determinerebbe nel medio periodo un incremento della mortalità per mancanza di accesso alle cure ospedaliere, un impoverimento della ricerca clinica e nel complesso lo smantellamento di quel sistema sanitario che il mondo ci invidia proprio perché dotato di quattro gambe: emergenza, ospedale, prevenzione e territorio quattro gambe che devono essere dotate di uguale dignità organizzativa e risorse commisurate, anzi visto che oggi i finanziamenti previsti per livello di assistenza sono divisi tra ospedale 44%, territorio 51% e prevenzione 5% , introdurrei un nuovo livello di assistenza quello dell' emergenza per dare forza anche a questa gamba.

Maurizio Dore

Presidente Federsanità Anci Piemonte

Federsanità Anci. Del Favero confermato presidente: “Ci aspetta un compito impegnativo”

Riorganizzazione della programmazione sanitaria, maggiore coinvolgimento degli enti locali, potenziamento del territorio e maggiori investimenti strutturali. Questo l’impegno di “governo” di Del Favero. Con lui eletti i vicepresidenti Enrico Desideri, Dg Ulss 8 ed Elide Tisi, vicesindaco di Torino.

Con 102 schede a favore, su 172 delegati votanti in rappresentanza di tutte le federazioni regionali, gli enti locali e le aziende, Angelo Lino Del Favero è stato confermato alla presidenza di Federsanità Anci. Come vicepresidenti sono stati eletti Enrico Desideri, Dg Ulss 8 Arezzo e coordinatore del Forum dei DG; ed Elide Tisi, vicesindaco di Torino.
 La scelta dei due vicepresidenti, uno del mondo della sanità e uno degli enti locali vuole sottolineare l'importanza della collaborazione tra mondo sanitario e territorio. L'intenzione di Del Favero è quella di guidare Federsanità per 1 o 2 anni, ha detto, “il tempo strettamente necessario per consolidare un gruppo di lavoro e tornare ad un nuovo congresso”.
 “Ci aspetta un compito impegnativo – ha riferito all’assemblea, dopo la lettura del verbale di nomina, il riconfermato presidente – il segnale del voto ci dice che i sindaci e gli enti locali chiedono un maggiore protagonismo. Dovremo tenere conto di questa indicazione e dovremo pensare a strumenti per una maggiore partecipazione”.

 Tra le tante esigenze, una su tutte per il presidente di Federsanità Anci Del Favero: “La riorganizzazione della programmazione sanitaria, questo è il nostro progetto futuro. Il sistema deve prevedere maggiore partecipazione“. Questo comporterà inevitabilmente “un potenziamento del territorio e maggiori investimenti strutturali”.
 Infine Del Favero ha inteso chiarire che il suo sarà “un mandato a tempo”, quindi uno al massimo due anni, contro i cinque canonici, giusto lo stretto necessario “per consolidare il gruppo di lavoro e tornare ad un nuovo congresso”.

Verso il IV Congresso Nazionale di Federsanità ANCI

Siamo al termine dei cinque anni di questo mandato presidenziale. Un periodo ricco di eventi, azioni e progetti di grande rilievo sia sul piano istituzionale che su quello associativo. Attraverso le iniziative che abbiano promosso si sono consolidati i rapporti con gli interlocutori istituzionali come i Ministeri, le Regioni e Age.na.s. I Tavoli di lavoro su specifici temi hanno prodotto seri e importanti contributi. L’ultimo in ordine temporale è quello relativo ai tavoli su Diabete e BPCO che possono essere un contributo agli indirizzi del Piano Nazionale per le cronicità in via di redazione da parte del Ministero della Salute.

Siamo al termine dei cinque anni di questo mandato presidenziale. Un periodo ricco di eventi, azioni e progetti di grande rilievo sia sul piano istituzionale che su quello associativo. Attraverso le iniziative che abbiano promosso si sono consolidati i rapporti con gli interlocutori istituzionali come i Ministeri, le Regioni e Age.na.s. I Tavoli di lavoro su specifici temi hanno prodotto seri e importanti contributi. L’ultimo in ordine temporale è quello relativo ai tavoli su Diabete e BPCO che possono essere un contributo agli indirizzi del Piano Nazionale per le cronicità in via di redazione da parte del Ministero della Salute. Il confronto costante con gli interlocutori istituzionali ha consentito a Federsanità ANCI di esprimersi nelle sedi competenti sui grandi temi delle politiche sanitarie nazionali, dal Decreto Balduzzi al Patto per la Salute, dai costi standard alla sanità elettronica fino agli standard ospedalieri.  In ognuno di questi momenti abbiamo analizzato e sottoposto una lettura delle normative che tenesse conto degli effetti che queste producono sui servizi sanitari e socioassistenziali. E per questo spesso abbiamo avviato azioni di studio come “LITIS” (Livelli di innovazione tecnologica in sanità) che dessero il quadro effettivo dello stato di informatizzazione del SSN. E che, oggi, ci consentono di dare un apporto importante al Patto per la sanità digitale. Partire dall’esistente per costruire, in questo caso, la digitalizzazione dei servizi, articolando i diversi profili professionali e valorizzando la medicina territoriale in modo da garantire una presa in carico del paziente continuativa e completa. E sempre in questa direzione va la costituzione della Fondazione NU.SA (Nuvola per la Sanità) tra Federsanità ANCI e FIMMG, nata per favorire l’integrazione delle cure e la gestione delle cronicità.  In questi anni si sono consolidati maggiormente i rapporti con l’ANCI e con i singoli Comuni su questioni strettamente legate all’integrazione sociosanitaria e su progetti legati ai corretti stili di vita (“Dieta mediterranea” e “Frutta a scuola”) e a temi di civiltà come il progetto “Una scelta in Comune”, in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti e con tutti i Comuni che via via stanno acquisendo dai cittadini la dichiarazione di volontà sulla donazione organi trasmettendola poi al Servizio Informativo Trapianti. Questi sono anche gli anni in cui abbiamo discusso sul tema dell’aziendalizzazione e disegnato una nuova visione delle Aziende sanitarie che, rispetto al passato, non possono più essere considerate come aziende autonome e isolate ma – con una Regione-Holding - hanno la necessità di interagire tra loro proprio per rispettare la mission che si sono date. In questo quadro abbiamo dato vita alla Rete grandi ospedali, per dare voce alle strutture di eccellenza nazionali. In ogni attività svolta abbiamo cercato di seguire due linee guida: la concretezza e la coerenza con le istanze che venivano dal territorio. Insieme siamo cresciuti e, se molto è stato fatto, ancora molto c’è da realizzare: dal consolidamento associativo sul territorio all’intraprendere nuove strategie istituzionali comuni per l’implementazione e il coordinamento di nuovi servizi, necessari ed utili ai cittadini.

Angelo Lino Del Favero

Fondo per le non autosufficienze lo Stato stanzia 26.758.000 di euro

La Giunta regionale ha approvato, nella seduta del 6 ottobre 2014, la delibera, presentata dall'Assessore regionale alle Politiche sociali, Augusto Ferrari "Fondo statale per le non autosufficienze, annualità 2014. Approvazione Programma attuativo"

La Giunta regionale ha approvato, nella seduta del 6 ottobre 2014, la delibera, presentata dall'Assessore regionale alle Politiche sociali, Augusto Ferrari "Fondo statale per le non autosufficienze, annualità 2014. Approvazione Programma attuativo"

"Con l'istituzione del Fondo per le non autosufficienze" ha spiegato l'Assessore Ferrari "sono state individuate, fin dal 2007, risorse statali finalizzate alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell'assistenza sociosanitaria per le persone non autosufficienti. I fondi assegnati alla Regione Piemonte, unitamente a risorse proprie dell'Ente, hanno consentito di attivare e potenziare su tutto il territorio i Punti Unici di Accesso e di riconoscere il contributo economico a sostegno della domiciliarità alle persone anziane non autosufficienti, riconoscimento esteso, successivamente ,alle persone disabili di età inferiore ai 65 anni ".

"La delibera approvata dalla Giunta regionale - ha continuato l'Assessore - stabilisce la ripartizione degli stanziamenti statali, per il 2014, del Fondo per le non autosufficienze, pari a 26.758.000 euro, prevedendo, in particolare, che la quota di euro 10.703.200 euro, il 40% della somma totale assegnata, venga destinata ad interventi di assistenza domiciliare diretta ed indiretta a favore di persone in condizioni di disabilità gravissima che necessitano, a domicilio, di cure continuative e monitoraggio socio-sanitario nelle 24 h per bisogni derivanti dalle gravi condizioni psicofisiche".

"E' stato stabilito, altresì - ha proseguito Ferrari - di riservare, dalla somma dei 10.703.200 euro, una quota pari a 3.600.000 euro per assicurare le prestazioni ai malati di SLA, secondo un modello organizzativo specifico concordato con le loro Associazioni".

"Le risorse che lo Stato ha stanziato - ha concluso l'Assessore - permetteranno di garantire i servizi a favore dei cittadini non autosufficienti, attraverso prestazioni professionali, di assistenza familiare e servizi di tregua, consistenti in prestazioni domiciliari mirate ad alleviare gli oneri di cura da parte della famiglia e si affiancheranno al fondo regionale di 17 milioni di euro per il 2014".         

15 e 16 ottobre. Assemblea Congressuale nazionale

Si svolgerà a Roma i prossimi 15 e 16 ottobre l’Assemblea Congressuale di Federsanità Anci. Nella giornata del 15 si terrà un convegno nazionale su “Integrazione sociosanitaria per la sostenibilità del SSN. Territorio e sostenibilità delle cure”. L’inizio è fissato per le ore 14.30 a Villa Malta, via di Porta Pinciana 1.

Il 16 si svolgerà l’assemblea elettiva con inizio alle ore 8.30 con l’accoglienza dei delegati. Alle 9.15 la relazione del Presidente

Si svolgerà a Roma i prossimi 15 e 16 ottobre l’Assemblea Congressuale di Federsanità Anci. Nella giornata del 15 si terrà un convegno nazionale su “Integrazione sociosanitaria per la sostenibilità del SSN. Territorio e sostenibilità delle cure”. L’inizio è fissato per le ore 14.30 a Villa Malta, via di Porta Pinciana 1.

Il 16 si svolgerà l’assemblea elettiva con inizio alle ore 8.30 con l’accoglienza dei delegati. Alle 9.15 la relazione del Presidente